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14 marzo 2009 6 14 /03 /marzo /2009 17:44

di (Ninnj Di Stefano Busà)
La Società si à andata chiudendo in una morsa, paradossamente uguale e contraria alla spinta troppo accelerata della cosiddetta globalizzazione. La quale non ha fatto altro che invadere, logorare, sperperare i buoni semi della saggezza antica a favore di uno spargimento devastante di semi secchi che hanno provocato nel mondo speculazione, fame, privazione dei diritti umani, crudeltà, sperequazioni, conflittualità, confusione dei ruoli, inadeguatezza dei governi a gestire il tutto, penetrando fin nei gangli più reposti di una conflittualità senza precedenti, essendo avvenuto il guasto, d'improvviso, con un'accelerazione imprevista, ecco che  ha distrutto tutti i  i virgulti migliori e più sani di una società, che non ha mai brillato per umanità e dottrina. In tutte le epoche vi sono stati eccidii, dispore, lutti, sciagure, guerre, fame, carestia, ma le orde dei popoli in fuga dalle guerre e dai genocidi oggi portano la miseria e l'ondata di violenza a distruggere il bisogno di umanità dell'uomo. Ecco, allora insinuarsi,  -la solitudine-. un male oscuro e innegabilmente subdolo che mina la psiche, e ingenera sempre nuove vittime, nuove pandemie di solitudine, da un paese all'altro, da un lato all'altro della terra, è come un boomerang che ritorna: devastazione, sregolatezza, squilibri più questa ci torna in dose massificata nelle nostre case, nei nostri cuori, più si crea maleficio più il male si dilata, questa volta in maniera che detto in termine moderno si traduce in globalizzazione.
E' un mostro che tenta d'ingoiarci e spesso vi riesce, ci inietta a livello cellulare e biologico una sorta di veleno sottile, che difficilmente riusciamo ad evitare fino in fondo.
 La nostra mente è ottenebrata da troppe immagini, troppi scenari, troppi elementi da comporre e scomporre, per poter individuare anche le cause esterne di un fenomeno che non ha precedenti. Per fare un ceck up occorrerà qualche secolo, ora viviamo in pieno dramma delle coscienze e degli intelletti.
La solitudine di oggi non è paragonabile a quella passata, come per i modelli di atelier, la moda è superata da una contingenza stringente e ossessiva che mette in gioco meccanismi perversi.
La solitudine di oggi si configura come un temibile mostro con tante teste, tenuto a bada, da una sottilissima linea di demarcazione che avverte che non c'è più molto spazio e molto tempo per sperare di farla franca.
Chi non possiede, come vado affermando io, "la saggezza del cuore" resta vittima di un raggiro epocale, di una esclusione che lo porterà ad essere paradossalmente, sempre più solo tra una moltitudine  di esseri umani in movimento.
Bisogna spendersi, e molto, per sopravvivere, per foraggiare l'ecoesistenza, per nutrire la coscienza di un minimo di alimentazione forzata che non ci porti a soccombere, che ci aiuti alla sopravvivenza nello sfacelo totale di una generazione che non vede più oltre il suo naso, perché è divenuta tutt'uno col male, si è incarnata in una disfatta di motivi, di ragioni, di cause e concause che hanno portato il mondo alla perdizione.
Ognuno, in questi ultimi cinquant'anni si è interessato solo di se stesso, l'io-l'io-l'io  privato è diventato il suo deus ex machina, il suo tabernacolo, la sua più libera e sfrenata illusione, il suo dominio, la rivalsa, la ricchezza, il materialismo su cui combattere sono stati  -mezzi,- solo talvolta fini, ma sono bastati questi mezzi per degenerare in una devastante implosione di se stessi, una ferocia e una crudeltà hanno dominato l'uomo facendolo vittima delle sue passioni, del suo egoismo, della sua inadempienza, dell'incapacità ad essere grande non come capitale in banca, ma come uomo di stato, di mondo, padre, marito, figlio. Nessuno ha retto a questa spinta centrifuga che ha portato uno tsunami in ogni popolo, paese, città, famiglia. La devastazione e l'alienazione verso tutti quei principi che facevano da impedimento alla ricchezza, al potere indiscriminato sono stati travolti e si è andato assistendo ad un fenomeno di continua lacerazione del tessuto umano, il quale non ha retto a tanta violenza, riversando i suoi veleni, le impurità e le malvessazioni del prodotto sociale più globalizzato che ha visto lo sfascio ed ha assistito alla più grande crisi della Storia dell'umanità. Bisogna ammetterlo, abbiamo venduto l'anima al diavolo per avere qualche spicciolo in più, per adornare le nostre case col meglio che vi sia in circolazione, abbiamo dato ai nostri figli esempi di basso profilo inondandoli di regali costosi, di abbigliamenti firmati, abbiamo voluto imitare il modello statunitense del -tutto e subito- per far ciò, la società è divenuta una sorta di Banca all'aperto, una Mercatopoli di denaro inquinato, si è mascherata di falsi ideologismi, di falsi titoli, ha venduto carta straccia, ha inondato di questo pattume la gonza civiltà dei consumi, che non voleva mantenere un basso profilo sociale e, quindi è stato fatto scempio di ogni valore morale a favore di zavorre senza contenuti. ORA SIAMO SOLI, Siamo soli e smarriti. Giunti al capolinea di una città fantasma, fatta di case possibilmente di lusso, abiti, firmati, automobili di gran pregio e oggetti costosissimi ma inutili, ma niente sale per condire la minestra, nessun discernimento in fatto di comportamenti etici.
Questa solitudine ci pesa come un macigno sulla coscienza, oggi ci sentiamo come pianeti ignorati che girano a vuoto nel gran mare dell'universo, lontani anni luce da galassie simili a noi che possano offrirci solidarietà e conforto. Oggi, e sempre di più domani, vediamo addensarsi strane ombre, inquietanti dilemmi si alternano, incognite, che nulla hanno da spartire coi tempi passati. Oggi siamo separati gli uni dagli altri da una sorta di cortina di ferro che ci stringe, ci stringe, fino al nodo scorsoio. In nessun'altra epoca della Storia umana abbiamo assistito ad un cambiamento antropologico di tale impatto,: l'emarginazione è di casa, l'emigrazione è un fenomeno incontrollabile, la fame e la sete oltre che gli squilibri e le guerre nei vari stati del mondo hanno provocato epidemie, milioni di morti. Ci siamo allontanati da noi stessi, questa è la ragione profonda del disastro, il meccanismo entro cui l'asse gira è divenuto un meccanismo talmente perverso e imperfetto da ingenerare inquietudine e paura. Sì, perché anche questo è un fatto recente: la paura è diventata la nostra peggior consigliera, si è appropriata del nostro cuore, degli ideali, dei valori traducendoli in orribili e temibili virus, che infettano, devastano, distruggono il meglio dell'umanità.
E' certo l'effetto della globalizzazione a spingere ai margini un meccanismo perverso che non è più in grado di arginare atti di coscienza, ma è anche una sorta di vulnerabilità e fragilità che ha invaso le nostre menti, i nostri cuori e i nostri cervelli, per l'accelerazione disumana, frammentata, autoreferenziale e narcisistica del nostro essere, che ha travolto in quest'ultimo scorcio epocale ogni argine, avendo trovato il terreno fertile per attecchire con pericolosissime derive, con abominevoli congegni di corruzione, di annientamento e ottundinento morali. Una generazione, la nostra, senza prospettive future, che non vede più il bene comune, ma solo quello individuale/privatistico, potenzialmente atto a creare di sè un'immagine distorta. l'immaginismo, ovvero la società per immagini, e per immagini intendo proprio flash, infatti dura quanto lo scatto di un flash la felicità che dona, l'attimo viene subito cancellato  lasciando il vuoto attorno e la bocca tanto amara di una profonda solitudine, che è il risultato inevitabile e venefico dell'immagine effimera, inconcludente, paranoica e ottusa di una società alienata e mortificata dalla sconfitta, che tenta crearsi in continuazione miti, idoli di cartapesta che non danno nessuna sostanza a livello di spiritualità e di amore.

 

 

Seconda parte (riguardo l'Amore)

E ancora riguardo all'argomento  -amore-  vi sarebbe molto da dire. Il vero sentimento, quello per cui l'assoluta potenzialità, la fiera bellezza del dono rendono migliori e quasi felici gli esseri umani sono tramontati da un pezzo.
Quella tipologia di amare appare ottenebrata, isolata, messa al bando da un criterio di condizionamenti e di concause, di mistificazioni e stravolgimenti socio/culturali che hanno generato una vera catabasi generalizzata, che si è trascinato l'assetto degli equilibri stabili dei nuovi abitanti planetari, andando a scontrarsi con una sofisticata alterazione alogica di dati interiori che instaurano nuove perturbazioni , facendola da padroni nel nostro sistema di giudizio, di comportamento, di gusti, di coscienza  riguardo a  un'entità miseramente temporale e così, l'anarchia e l'inadeguatezza di un dialogo che non esiste più hanno completato l'opera di disfacimento: niente di spirituale oggi può collegarsi e collimare con le esigenze e le attitudini moderne: persiste e si spande a macchia d'olio, una fattispecie di amore fittizio, un surrogato di valori alieni che non danno più il calore umano e intenso del risultato armonico della specie. Innanzitutto il montiplicarsi e l'arroccarsi ad una situazione ancora difficile  da chiarire, in quanto apre le porte a scenari inquietanti e imprevedibili: il numero esorbitante di omosessuali e gay che innescano un processo di libertarismo all'interno della coppia e, dunque dell'amore più aberrante, è tale oggi da lasciare stupiti. Una linea di cultura e di vocazione non ancora determinabili, né  catalogabili, né identificabili si fa strada, mentre risulta assolutamente nuova nella storia dell'uomo la sua prevaricazione e violenza nei confronti della Chiesa. Non si vuole dire con ciò che l'omosessualità sia frutto della nostra epoca: in passato si sono avuti molti fenomeni del genere, ma non tali da richiedere l'intervento delle Istituzioni per formalizzarsi in famiglie, finalizzando l'ibrido con l'adozione di figli, con diritti relativi alla giurisdizione degli aventi diritto. In tal modo si è creato uno sfacelo, uno scompenso di legami, di pretese, di assolutismi libertari senza più freni inibitori: sono stati stravolti i ruoli, annullati le componenti piane, normali del menage familiare, sostituendovi un falso -ideocratico- ingarbugliato e contorto, inquietante per certi versi, perché mette in moto meccanismi interni all'essere umano, che solo qualche tempo fa non credevamo impossibile potessero esistere, rispetto alla coscienza del passato e forse anche del futuro, il quale ha influenzato negativamente al ribasso tutti gli altri sentimenti che vi ruotano attorno, vanificando la validità del congegno che teneva uniti tutti gli elementi, per così dire, ottimizzati dell'individuo, travolgendo in una devastante accelerazione metamorfica tutti, ma proprio tutti i meccanismi del cosiddetto -amore- :Ora, questo fardello non è più di moda, è scivolato come un vestito logoro e obsoleto sul famigerato orgoglio gay, riducendo in poltiglia le opzioni di morale cristiana, di pudore, di riservatezza, di fierezza che un uomo potesse avere nei confronti della società, della famiglia, degli eventuali figli, dell'etica che va in deriva, trascinando nel baratro le unioni di fatto "fra etero" che rispettino un minimo di regolarità e di adeguatezza giuridica.  Ora, la realtà è altra da noi, va esattamente verso un liberalizazione da tutti i lacci che tengono a freno gli istinti più molesti e li sfrena,  come accennavo nella parte precedente, riguardante la solitudine. Ogni atto contronatura  ci vede reduci di una ulteriore sconfitta, di un abbassamento dei criteri morali all'interno del pianeta uomo-donna. Tutto è in uno stato pietoso d'abbandono.  Non vi sono più certezze, atmosfere di cieli alti. Chi mai amerà come in passato? con abnegazione, con sentimenti intensi, avendo caro il proprio compagno/a più di se stesso? Oggi si ama con un significato solo erotico, chi mai avverte quel desiderio prorompente, quasi esclusivo da cui nasce l'unione fra l'anima e la carne, che è tale da sorprendere per primi i due protagonisti? Chi ama in modo disinteressato e onesto? Chi vive più all'interno della coppia con lo stesso partner per cinquantanni, e se ama, è drammaticamente segnato a vista, come un reperto raro, antiduluviano. Amare come si amava una volta, totalmente, definitivamente, con l'anima e il corpo sgombri da pregiudizi, da fanatismi, da assilli perfino nei riguardi del proprio corpo e della propria mente, è diventato un caso di eutanasia. Ci si vuol suicidare per troppo bene? stando con la stessa persona per sempre? La cosa pare inaudita e provocatoria, ci dice tutta la tristezza dell'infedeltà, della miseria morale, dell'irriducibile viltà della vita odierna ferita e maltrattata dai nuovi eroi del momento. Sotto allora, con gli stupri, la violenza carnele, la libidine portata alle sue estreme conseguenze, anche all'interno delle famiglie, e ancora uxoricidi, stolking, persecuzioni sulle donne, colpevoli solo di voler rimanere a fianco degli uomini non solo come oggetti. Le nuove leggi stanno affrontando questi nuovi codici del diritto civile e riferiscono l'inadeguatezza, l'imperizia e il dramma di una vita portata all'estreme conseguenze. Un dubbio s'insinua prepotente. Potrà la politica con le sue norme di legge, la Chiesa con suo Vangelo e le sue frontiere invalicabili, ripercorrere a ritroso il tempo, tentando i recuperi, allacciare fili interrotti, abbattere falsi idoli, evitando l'impatto, lo scontro frontale fra generazioni e liberticidio?
Il dramma ora è doppio: da una parte la problematica etero sessuale che insieme all'-etico-giuridica prende il sopravvento sulla modernità dei soggetti in questione, dall'altra la ricerca di verità possibile: Eccoci, allora,  al tanto dibattuto silenzio che grida. L'intrecciarsi del dramma è divenuto un fattore di allarmismo. Ci si può perdere in pregiudizi, in riflessioni più o meno critiche, ma la realtà è ben più grave di quanto lo si voglia far credere. Allora, questo -amore- diventa una scempiaggine, l'epoca moderna non lo prevede, non lo accetta, perlomeno nei caratteri incondizionati e programmati come una volta. Ora si sceglie la propria strada in barba all'altro sesso, si comunica col corpo, si giunge ad identificare l'amore come un gelato: quando si scioglie è finito, punto e a capo. Ma quale amore può ottenere,volere, ricercare  un atteggiamento tanto spregiudicato, giuridicamente e umanamente imperfetto?Si è nel bel mezzo di un marasma, una coppia omosessuale ha tendenza a rivolgere l'interesse libidico verso persone del proprio sesso: la forma può essere più o meno inibita, ma sempre si contrappone a una eterossesualità dichiarata.
In passato considerata peccato contro natura, perversione patologica, mentale di uno status biologico, oggi viene sbandierata come un diritto aggiuntivo della più moderna new age, catalogata come predisposizione biologica, o di fattori psicologico-ambientali.
E allora, l'amore? a parte proibizioni morali interiorizzate, motivazioni strutturali di tipo psicanalitico, etico e confessionale, l'amore vi s'introduce come un orfano che ha perso la coscienza genitoriale e vive di debolezze psichiche, di fragilità organiche, socio-culturali, biologiche.
In ogni modo, l'amore risulta intollerante, oppressivo, intercambiabile, ricercato e odiato, vilipeso e strumentalizzato per gli atteggiamenti indotti da una regressione concettuale e coscienziale della vita moderna.
Oggi si ama, ma non troppo, si vuole l'amore, ma con libertà d'interscambio, si cerca l'accoppiamento fra i due diversi sessi, con dovizia di particolari:  biondi, ricchi, belli, in carriera, ma che messaggio si lancia ai nostri figli? Un amore è autenticamente vero, profondo, incondizionato,  se si relaziona all'insieme delle ragioni che vi confluiscono. Il corto circuito, la passione, il colpo di fulmine sono cose da trocloditi, da cavernicoli. oggi si amoreggia più per gusto di avventura o per civetteria che per intensità di sentimenti, si può pensare a una maschera per spettacoli teatrali del passato. All'antropologia non resta altro che un'analisi delle ritualità dell'amore. Certo è che i mutamenti epocali avvenuti nelle varie società hanno sempre registrato capovolgimenti anche nella sfera affettiva. l'istinto dell'accoppiamento si propaga nella specie da sempre, ma l'amore è una forma mentis  una bellezza che eccelle in fantasia in grazia e in conforto. Immaginiamoci! (ironia della sorte)che noia vivere con un altro da noi per ragioni profonde di correttezza, di comprensione, di sincerità e solidarietà, di affetto e premura. La luce si spegne, l'entusiasmo vede ridursi a un lumicino gli interessi reciproci, che si scontrano in un labirintismo di fattori psicodinamici: le motivazioni per stare insieme vengono meno, le perturbazioni sono troppe e sotto gli occhi di tutti. Vivremo in un mondo di disamore, dunque? No, c'è da augurarsi che la coppia veda un nuovo rinascimento dei sentimenti, rivaluti l'armonia delle componenti individuali, pur nella diversificazione dei sessi, ma non ne esca sconfitta da una moralità fuori dalle righe, che determinerebbe uno squilibrio ulteriore e una nuova aggravante all'interno delle società odierna, non solamente quella occidentale. Una predisposizione e una sollecitazione  alla devianza, non farebbe che nuocere e devastare la già precaria situazione degli equilibri interni, già fortemente compromessi, che vedrebbero ulteriormente incepparsi e arrendersi la capacità di giudizio, piegandosi al logoramento autoreferenziale di ognuno, orientandosi sempre più verso l'intolleranza, la prevaricazione dei ruoli, la violazione del patrimonio intellettivo e biologico, la disfatta globalizzata dei sentimenti, dei valori autentici della vita e ontologici della specie umana.
                                                                                      Ninnj Di Stefano Busà

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