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17 marzo 2009 2 17 /03 /marzo /2009 16:47

APPELLO AI POETI

Mi occupo di poesia da quarant'anni, intensamente, con impegno e con la costanza che si addice a quella sorta di accezione artistica, quale è, o dovrebbe essere l'oggetto poetico.
Oggi, alle soglie del Ventunesimo secolo, parlarvi di poesia potrebbe apparire anacronistico e completamente fuori dal mondo:. di tutto ci si occupa, tranne che di poesia, di versi, di metrica. Ma non è fuori moda l'esercizio della Poesia, magari  perché dà a chi la esprime quella carica emotiva, quel sentirsi fuori dalle righe, quel certo nonsochè che decisamente distingue e si fa carico di darci una nota di colore, di sapore, di delicato e morbido equilibrio interiore che non guasta.
Se parlare di Poesia può apparire fuori da ogni logica, e del tutto fuori dal reale, chiedo a voi interlocutori, perché mai la ricerchiamo, la desideriamo, la coltiviamo?
Sì, qualcuno di voi mi può spiegare perché le
piccole/medie case editrici di poesia sono prese d'assalto da autori più o meno mediocri/bravi/bravissimi, che pubblicano a loro spese? perché i concorsi letterari sono intasati di partecipanti? perché prolificano ogni anno tanti premi letterari? perché si continua a interessarci così tanto di un argomento considerato alieno, obsoleto o inutile?
Come addetta ai lavori (da decenni faccio parte o presiedo varie Giurie ), vi posso assicurare che in Italia insistono a scrivere poesia una percentuale altissima di autori, si calcoli la bellezza di un terzo della società del cosiddetto impero della -carta stampata. - Perché, se è vero che l'informatica e internet hanno cambiato il format, il sistema della comunicazione, l'uso di collocare parole al punto giusto, (parole sì, ma belle, eleganti, dense di significati) per interloquire con gli altri, è anche verissimo che la Poesia non ne è stata scalfita minimamente. Invece c'è un bisogno estremo, incontrovertibile, ineludibile, quasi insaziabile. Esattamente come con
l'amore, lo spirito ha bisogno di essere alimentato da un minimo di ardore, stupore, meraviglia, dolcezza, elevatezza, spiritualità. Lo stesso calore e confortante serenità che profonde al cuore una carezza la dà in egual misura anche un testo poetico: alla fine le due cose si equivalgono. Vi potrà apparire strana e sproloquiante l'analogia con l'amore, ma vi posso assicurare che una poesia ben riuscita, che rimane nella pagina della Storia della Letteratura non è molto dissimile, né dissociata dalla natura di soggetto umano fatto di anima e corpo: all'amore stanno le carezza, le blandizie, le dolcezze come alla poesia le parole che transiteranno all'infinita musica dell'eternità.
La poesia è allora una traccia del nostro DNA che ci farà essere uguali e diversi, che ci qualificherà dinanzi al futuro, che ci aiuterà a crescere, a migliorare, e provvederà in maniera idonea alla formazione spirituale del soggetto pensante, ovvero dell'essere umano diversamente abile dall'animale.
Vi sono infinite ragioni per scrivere e diffondere Poesia. In primo luogo l'individuo è un individuo che pensa, soffre, ama, viaggia, studia, in questo itinerario terrestre.
 Eppure, malgrado tutto, è estremamente solo, solo con se stesso, con le sue facoltà invisibili, con le sue paure, i suoi interrogativi irrisolti, le sue incognite che gli indicano una persistente mancanza di mezzi per dialogare col suo prossimo, (e ciò anche se, è dotato del linguaggio che è il mezzo atto a realizzarlo. Allora, come la musica, la poesia può accomunare lo spirito, arricchirlo di note, di parole, di immagini che diversamente non saprebbe esprimere, se non in poesia.
E qui sta il mistero..
Vi è un altro motivo importante perché l'individuo si avvicina al mondo poetico, trae la linfa vitale delle sue emozioni più vere dalla status intellettivo del cervello detto comunemente: "l'area di Broca", che lega profondamente le sue radici alla psiche e alle cellule cognitive del cervello, deputate allo sviluppo della conoscenza. Poesia, piuttosto che inerzia o letargo intellettuale, è la regola per vivere meglio, per sentirsi più vivi. L'inerzia del cervello, l'abulia mentale non solo fanno male, ma iniettano in coloro che non attivano le cellule cerebrali un veleno che invade tristemente lo stato d'animo, lo mortifica, lo deprime.
La Poesia è anche un antidoto contro diverse forme di alienazione che ci porterebbe lontano da quel che comunemente si chiama umanesimo. L'umanesimo è necessario all'uomo perché egli è antropologicamente attratto da forme di vita che lo qualificano e gli restituiscono un pò di dignità, di libertà, di bellezza.
Ed è Bellezza -la Poesia - , Bellezza in forma di parole, come un bel Renoir o un Caravaggio in cornice, o una musica meravigliosa, celestiale suonata al pianoforte da Chopin, da Beethoven o altri grandi.

L'ARTICOLO NON E' CONCLUSO, RIPRENDEREMO A PARLARNE

Rieccomi qui, amici utenti del mio blog, continuo la mia conversazione con voi sul tema tanto dibattuto oggi di cosa s'intenda per POESIA.
E' difficile stabilirlo, perché nel mentre è vita, linfa ed eternante fruibilità di parole per taluni che ne sono attratti, è ostica, senza attrattiva, inutile, aliena e demodé per altri, che non sapendola comporre, (di contro), la maltrattano, la umiliano, la denigrano, la ignorano nel migliore dei casi. Purtroppo,: la poesia non si può soffocare, ed essa torna a rinascere, come l'araba fenice, dalle ceneri spente del proprio personale -vaniloquio-
Sì, amici, avete capito benissimo, può anche essere questo -la poesia- un vaniloquio di chi si sente sperduto nel deserto dell'indifferenza e della solitudine di questo mondo.
Ammettiamolo, non è una giungla, una diserificazione di coscienze, un silenzio degli innocenti, questa nostra dimora terrena? Dove attingere allora, a quale sorgente bere per non affogare? Ma badate bene: non voglio dire che la poesia è conforto, pure se, chi la scrive sostiene che all'occorrenza è mezzo per lenire la sofferenza. Ma non è quello che la fa divenire sublime, se fosse solo per questo senso di compensazione del vuoto, non avremmo Poesia alta, non giungeremmo mai a farla divenire
arte del linguaggio, categoria pensante di un messaggio di transizione storica, in poche parole non vi sarebbe collegamento con la pagina letteraria del futuro, resterebbe banalità espressa più o meno bene dall'uomo sapiens, per un progetto a breve termine, che comprende anche lo sfogo personale. Ma non è così. Vi posso assicurare che vi è nella poesia un piano logico di espressione (a)temporale, un progetto che non vuole vanificare l'intelligenza di chi mostra talento e arte poetica.
La sofferenza, se di sofferenza si può parlare, è di chi non la sa comporre, perché mostra a pieno titolo, di volere farla a qualunque costo, ma di non saperla mettere in forma d'arte sublime. La perfezione non è certo prerogativa di questo mondo, ebbene, invece, per la Poesia lo è, se non è, deve almeno sfiorare i limiti imposti dalla contingenza, dalla banalità, dalla inutilità, per attestarsi il più vicino possibile alla sua vera natura di Storia della lingua, parola impreziosita dal mistero della sua stessa natura che l'ha generata.
Vi sono poeti e poeti, la diversità sta a noi individuarla...Ma siatene certi, ove la poesia alligna, ove esiste e parla, sa farsi distinguere e apprezzare.
Anche il mio salumiere, trovandosi un mio libretto di poesia che circolava fra i banconi mi disse un giorno: "dott.ssa la sua poesia è difficile, ma io l'ho capita, perché è bella, bella assai". Questo lascia intendere che certa poesia può essere migliore di altra, perlomeno da essere compresa perfino dall'uomo della strada, cioé, anche da chi non ha studi avanzati e capacità critiche ed estetiche.
Sul fatto dell'inutilità, vi sarebbe molto da dire. Anch'io ne ammetto come Montale la categoria dell'inutile, ma la investo di un fattore diversamente catalogabile: la poesia è inutile su questa terra, perché non può essere lucrata, non dà facile guadagno, soprattutto è inutile perché l'epoca in cui viviamo non le dà attenzione, presa come è dal vortice dei domini forti, dall'esigenza di imporsi con mezzi più o meno ortodossi, travolta dall'
immaginismo provocatorio, dal tutto e subito, dall'utile smanioso di guadagno in cui guazza la melma di oggi. Guardiamo per es. la Tv, spazzatura per gonzi, per Grandi Fratelli, per mediocrità da strapazzo, che guarda agli scandaletti preconfezionati dai vari curatori di programmi televisivi, da dare in pasto ai diseredati dell'intellegenza. Ma come si fa a guardare quelle scempiaggini che ci propina la Tv di Stato? Cosa ci può importare di meno se Corona o chicchessia se la fa con Belen? ma chi sono costoro? Se poi pensiamo che loro sotto la veste di concorrenti guadagnano fior di euro, mentre la povera gente li sta a guardare, ci si chiede, se per caso, il mondo dei furbi  si fa beffa dell'inteligenza altrui.
La poesia, certo che non può albergare in cuori di pietra. Cosa hanno da dire i cuori che battono per arraffare denaro, per ricattare poveri gonzi, vip da copertine di prima pagina? Ecco allora, definirla inutile è il minimo.
Ma quanto squallore e miseria affonda in quel massimo che loro ostentano...
Meglio preferire il silenzio dell'anima che boicottare l'arte che dentro ci detta qualche cosa che ha del misterioso e che non si comprende bene, non avendone gli strumenti adatti. La Poesia è una forma mentis, un privilegio di pochi, dotati della grazia della parola che distingue, che contrassegna un privilegio non proprio minimo.
La Poesia, intendo, quella vera, alta ci premierà nel dopo, ci proporrà al futuro, ci porterà a non essere dimenticati, ad essere letti sui libri di scuola. Suvvia, chi di noi non vorrebbe apparirvi ? come Ungaretti, Montale, Quasimodo e andando più indietro, Foscolo, Pascoli, Leopardi. Ma davvero credete che tutti possano dire. "ma chi se ne importa di costoro"? Francamente dubito del loro meschino giudizio, anche falso, perché d'ipocrisia si tratta. 
Allora, poeti di tutto il mondo, (poeti grandi, ve ne do atto, davvero si nasce), ma non s'intende qui, dire Poeti per forza di grandissimo rilievo, ma discreti, decorosi e bravini...datevi da fare, mostratevi degni di avere un'intelligenza, un fattore pensante, una categoria privilegiata di linguaggio. Scrivete, provateci, date segno di voi, privilegiate l'arte della parola, allenatevi, provate, provate a dire con espressioni più felici le stesse cose che direste banalmente, con linguaggio comune e usurato. Sono certa che la società se ne avvantaggerà, perché non sarà più stretta nella morsa del suo cappio indecente, non sarà più preda di scorrerie televisive, di pirati della strada, di stupratori, di arrampicatori, la poesia, scusate se poco, salverà in parte, in minimissima parte, certo, ma è pur sempre qualcosa che niente, tutti coloro che la useranno per distingersi intellettualmente, per ripararsi dagli inganni epocali, per giungere a quel minimo rispetto di se stessi di cui oggi siamo al minimo storico.  
(Ninnj Di Stefano Busà)
                                                                                      

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