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3 aprile 2009 5 03 /04 /aprile /2009 16:27

di (Ninnj Di Stefano Busà)

L'Amore visto attraverso le lenti dell'indagine interiore può essere vivisezionato ad arte (o in tutta sincerità), con la specula del cuore, cercato e scavato col bulino dell'intelligenza e del valore spirituale, che è in tutti, rivisitato e misurato da diverse angolature, tutte valide, a seconda, delle esperienze, delle disillusioni, delle sofferenze più o meno personali della specie umana, dell'esigenza e della personalità più o meno progredita e sensibilizzata di ciascuno. L'Amore è un mare senza fondo, qualcosa che ci calamita e ci smarrisce, ci danna e ci consola, ci umilia e ci esalta, ma a ciascuno fa bene amare, perché, senza amore non si vive, non si progredisce, non si va da nessuna parte. (Leggere a questo proposito, nello stesso blog che riporta questo articolo la poesia inerente al tema trattato), credo renda bene l'idea di tutto quello che vi andrò a dire).
L'amore come la Poesia è misterioso. Non si sa bene quando nasce e quando finisce, non si comprende quale artificio sinergico ne determini e ne sviluppi le evoluzioni e i processi generativi della combinazione organica, perché credo decisamente si tratti di una combinazione alchemica, qualcosa che ha a che fare con la nostra vita organica, con le fragilità psicologiche, le potenzialità, le esigenze, le prospettive, i gusti, le stravaganze di un mondo che è diversificato in tutto, ma soprattutto per quanto riguarda la vicenda   -amorosa- che è un modus vivendi piuttosto complesso.
Un tema che assilla e dà agli scienziati molto materiale d'indagine, alla psicologia, alla medicina un vasto campo dove spaziare e fare sperimentazioni: vengono scomodati anche gli psichiatri, perché spesso l'Amore ammalato dà il delirio e sfocia in fatti di sangue, in omicidi e frustrazioni che solo la follia può spiegare.
L'unico rimedio sarebbe una controtendenza, una giustezza di comportamento esemplare attraverso l'AMORE.
Non l'amore degenerato, fallace, sensuale, corrotto e corruttibile della materia, non quello  abbrutito del sesso facile, dalla carnalità solcata dal denaro, non quell'amore mercenario svenduto ad ogni angolo di strada dalla prostituzione di minorenni e dal bisogno egemone di riportare qualcosa che sfami la fame e il bisogno.
Un Amore professato e condiviso dai più, sano, onesto, indotto da convincimenti morali, non bacchettone, né da sacrestie (anch'esse dietro le quinte professano la snaturalezza del Vangelo) esaltano la carne e solo qualche volta vengono scoperti fatti indecorosi. Qui si parla di Amore come fenomeno inverso al male, un amore  non facinoroso, né malato, un amore che deve sostituire il disagio esistenziale e farsi perno di un concetto nuovo che salvi l'umanità tutta.
Siamo giunti ad un bivio dal quale è difficile intuire la strada di percorso da effettuare per attraversare indenni la  -vita-  che ci sta riservando davvero molte sgradite sorprese.
La società è malata, è ossessionata dall'utile, dal materialismo estremo che sfociano in condizioni di vita estremizzanti, nelle quali l'uomo si perde e si annulla in un declino motivazionale che ha diversi aspetti da analizzare. Primo fra tutti l'aspetto antropomorfico, e in ordine, seguono: l'accelerazione furiosa, senza remore, stravagante, ai limiti della follia, e certamente compulsiva, di una generazione che ha perso il passo con quella precedente, il mancato dialogo fra gli esseri umani, il cattivo funzionamento delle leggi, l'ingiustizia dilagante, la fame e la sete dei mondi più diseredati (vedi Africa, Mozambico, tutti i paesi del terzo mondo) la dispora che coglie di sorpresa intere popolazioni decimate dalle guerre, dai regimi dittatoriali, dagli estremismi che che corrompono e affamano intere generazioni. Ma Voi, sono certa obietterete, cosa c'entra questo con l'Amore. Ecco, la risposta, io credo, la più facile possibile, la più semplice da intuire e nei limiti del possibile tentare di arginare. Il mondo non guarda più attraverso gli occhi dell'Amore, ma si è ammalato di opportunismo e si è plamato, abbeverato ad una greppia di fango e detriti di carogne, una greppia bassa, pronta a risucchiare anima e corpo di coloro che si dissetano ad essa. La vita è divenuta merce di scambio. Non si crede più in niente e in nessuno. C'è mancanza totale di Bellezza, di valori, di significati profondi, di sincerità e di amore. Nessuno è pronto a sacrificarsi per nessun motivo, a scommettere che nei prossimi anni vi sarà una revisione di fondo, perchè il mondo vive contagiato da un male che si chiama globalizzazione, quando abbiamo udito questo termine per la prima volta ci è sembrato magico, ecco oggi il risultato finale di questo fenomeno che ci è sfuggito di mano causando il declino di una generazione, la nostra, della quale non si vede più a breve scadenza alcuna salvezza.  Questo mostro generato dalle nostre stesse carni e dal sangue di tante ignare creature ha distrutto le certezze, annientato le buone intenzioni, la condotta esemplare, la morale dei popoli e ne ha provocato la necrosi storica, ma anhe umana della specie. Ha sterminato o, è in procinto di farlo, tutte le buone intenzioni, le opportunità, le motivazioni di felicità in tutto il globo. La terra, il pianeta dove poggiamo i piedi è stato letteralmente sconvolto, come da un movimento tellurico che ha spazzato via il meglio di noi, il sistema esistenziale portato alle sue estreme conseguenze ha prodotto un danno, una devastazione difficilmente valutabili. Soprattutto perché ha modificato gli assetti culturali, le tendenze, i gusti, le esigenze del mondo occidentale o non, che ha visto travolti i capisaldi di una  impostazione più umanistica e umana. In poche parole l'Homo sapiens è stato (ri)trasformato in cavernicolo, subendo una metamorfosi di gravissime proporzioni per quanto riguarda la parte più sensibile della personalità umana  -la sua spiritualità-
Senza poi parlare della morale che è stata spazzata via, tagliata dalla visione strutturale dell'uomo moderno che gli ha dato l'ultimo colpo di grazia, attraverso un processo degenerativo della specie con attacchi feroci sul tessuto morale etico e religioso.
La trama lacerata e dilapidata da ogni possibilità di salvezza reagisce come può all'istinto di sopravvivenza, ma ovviamente la qualità della vita diventa scadente, usurpata di ogni suo valore, infelice e compromessa da diversi punti di vista.
L'uomo di Nederland ha ripreso il dominio sul mondo globalizzato riuscendo a trasformarlo nuovamente in nemico di se stesso,  -il primitivo- senza capacità analitiche e di sintesi. Questa tendenza apparentemente sottovalutata e per troppo tempo volutamente ignorata dai governi di tutto il pianeta, insieme all' inerzia e indifferenza lasciate al libertarismo di questa società materialistica e per certi versi masochista ha trasformato l'uomo e la donna in oggetti, ne ha evocato di essi un uso vergognosamente arrogante, pretestuoso, incapace di dare  se stesso per il bene altrui, egoista, presuntuoso, manipolatore, incoerente, falsato nei suoi concetti generali dall'utopia del guadagno facile, del "tutto" nell'immediato, senza ombra di futuro, senza l'apertura mentale di un sistema che gli si opponga. Contenitore vuoto, di un meccanismo distrofico, che ha provocato la negazione dell'amore, e ovviamente la necessità di contrastare e di elidere tutto ciò che fa parte di esso in maniera degna e pulita.
La visione distorta, come una lente d'ingrandimento messa al contrario ha causato una miopia inarrestabile che non è facile curare, e da cui non è facile uscirne, perché la macula occlusiva della visuale si annebbia ogni giorno di più.
Il rimedio sarebbe il ravvedimento, ma come si può pensare che una ruota inclinata, che va scivolando verso il suo abisso, oggi, si possa fermare e bloccare in tempo per non entrare in quel processo degenerativo che vedrà l'estinzione? L'individuo va verso la sua morte naturale che, ormai non è più solo quella fisica, ma purtroppo, quella dell'anima e dunque, anche e soprattutto, dell'amore che è il primo motore su cui regge l'impalcatura umana dell'individuo e della sua storia.

seconda parte
5. 4.2009

Entro il grafico strutturale di una miopia quasi assoluta stanno parecchi aspetti della nostra esistenza. Essi ci proiettano in un terreno minato che difficilmente potrà essere bonificato in tempi brevi. Il mondo sta andando verso una deriva di perdita e di sgomento che sono il paradigma di un percorso di vita che và esaurendo tutte le sue certezze e i suoi presupposti  di grandezza. Con il fallimento di tutti i suoi ideali e della felicità che quasi è sparita dalla faccia della terra, siamo ridotti ad un lumicino per quanto riguarda le capacità di recupero individuali e la prospettiva di superamento salvifico. Pure se, l'uomo più che mai anela ad ebbrezze straordinarie che lo pongono in alto alle sfere della perfezione, possiede limiti che il suo ingombro terreno e il suo fardello organico non gli consentono di superare.
Infatti, non potrà spingere oltre questa condizione- limite attacco alla vita, il suo rapporto con le prospettive che aveva creduto idonee a rappresentare ogni possibile bene si è frantumato, di contro ha provato la scelleratezza del suo stesso comportamento che gli ha indotto tanto malessere e infelicità.
L'eccesso dei suoi maldestri tentativi di voler andare troppo in alto, ha causato nell'uomo moderno un processo degenerativo dei suoi equilibri andando a cozzare contro una piattaforma di sofferenza e di dolore che non avrebbe mai immaginato potesse esistere. Pur nondimeno, l'umanità dovrà capire che la frattura col mondo che essa stessa ha voluto è ormai al collasso, la barriera che la circoscrive è stata violata, sono stati raggiunti di dissesto e di declino inauditi per la morfologia del pianeta.
Non è più ammissibile che lo strazio della sua arroganza, la forza della sua incapacità umana lo allineano a Dio. L'uomo non può ritenersi alla pari, pensare di porsi in dirittura di gara con la Perfezione Suprema di un Creatore, che se, anche dal presupposto laico e agnostico non dovesse esistere, il lato materico del suo responso finale, come soggetto, seppure alto della graduatoria umana gli indica la morte biologica, dinnanzi alla quale dovrà ammettere la sua incompiutezza e la sua inadattabilità ad essere eterno.  
Finora ha compromesso e reso la sua vita un inferno, senza possibilità di recuperi; l'accelerazione massiccia e vergognosamente proterva con la quale ha provocato il suo decadimento lo ha indotto in scandali, compromessi, guerre, genocidi, odi e intemperanze d'ogni genere.
La via di salvezza sarebbe il ravvedimento, in tempo utile per non causare ulteriori catastrofi e la fine di tutto. Ma è veleno potentissimo, irrefrenabile quello che ne ha causato la morte dell'anima, e il sistema stesso della composizione biochimica non farebbe altro che accelerarne la sua fine, come dire: l'antidoto sarebbe peggio della malattia. L'organismo della specie umana è contaminato da una sorta di follia che ingenera altra follia, quasi come un'altra guerra mondiale stiamo subendo le macerie e le compromissioni di un delirio collettivo senza precedenti.
Perché nei precedenti conflitti mondiali almeno si conoscevano gli stati belligeranti, nel ventunesimo secolo aleggia il fantasma della "Fine" senza le armi. Tutto è solo riconducibile al linciaggio dell'anima, al saccheggio dei suoi valori.
E se l'anima è ammalata le linee del termometro segnano una temperatura altissima che circola nei dotti della materia sanguigna e fa saltare ogni componente biochimica.
La vita va difesa dagli attacchi, va protetta con la lungimiranza e la solidarietà fra i propri simili.
Ma oggi, qui di solidariertà non vi è nemmeno l'ombra; vige solo un sistema di infezione a tutti i livelli che abbatte le difese immunitarie del tessuto umano, ammorba e inquina tutto: come i titoli-spazzatura negli U.S.A, come i bond di aria fritta messi in circolazione per decapitare e rendere nulli i capitali  dei piccoli risparmiatori o dei gonzi. La società planetaria è contagiata da un delirio che si chiama capitolarizzazione delle risorse: chi più ne ha più conta, si potrebbe definire con parole povere, ma ormai credo che per tutti sia arrivata l'ora di capire che, la globalizzazione senza regole, è un mostro a tre teste che ingoia intere popolazioni, fa tutti Caini pronti ad uccidere Abeli, e distrugge le risorse del pianeta, anziché far vivere meglio. Certo è un male inguaribile, da cui si esce solo danneggiati, distrutti, annientati.
Se l'uomo nuovo non capirà questo concetto, credo che l'umanità risulterà irrimediabilmente decimata e condannata alla sua Fine.  (Ninnj Di Stefano Busà)

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