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9 aprile 2009 4 09 /04 /aprile /2009 17:37

di (Ninnj Di Stefano Busà)

Sulla poesia sono state dette tante cose.Ma come ognuno può immaginare la realtà è sempre diversa da quella che appare.
Si ha l'impressione di poter fare a meno della poesia, eppure non è così, perché è in noi, come la linfa o il sangue che ci scorrono nelle vene, solo che non lo sospettiamo, non lo crediamo, perché spesso non si è in grado di scriverla in maniera eccelsa, ma che ci crediate o no, tutti la possedete, tutti la possediamo: in maggiore o minore misura, in sordina o a gran voce, che vi arda dentro o che somigli a una fiammella quasi spenta, essa c'è, non potrebbe essere diversamente, perché, altrimenti, non possederemmo l'anima, la sensibilità, l'intelligenza del cuore, che sono la parte migliore di noi stessi.
Se è pur vero che per scriverla vi debbano essere molte ragioni, prima di ogni altra la cultura dell'anima, senza di esse non si va molto lontano, poi è indispensabile possedere le doti necessarie per intravvedere con gli occhi interiori quelle forze maieutiche che intercettano la poesia dal di dentro e la trasferiscono all'esterno, in un territorio dove non sarà difficile che alligni, perché la Poesia ha caratteri FORTI, oserei dire che la sua fibra è inconciliabile con la fragilità, perché ha una dominante comune a tutti i poeti, che è la voce della propria anima ardente, una sorta di vaticinio che avviluppa e fa il nido dentro le condizioni privilegiate di un dettato linguistico che è eccelso patrimonio intellettuale, il quale verifica le risorse interiori e ci consente un dialogo con l'io più profondo, più vero. 
Quando si parla di Poesia, spesso, si ha l'impressione di essere nelle vicinanze di un corpicino fragile, una carta velina, che appena si tocca si sgretola, il poeta è creduto debole, visionario, maldestro, costantemente sopra le righe, fra le le nuvole: tutti luoghi comuni, di chi non vuol capire o ignora la forza primordiale, istintuale della parola originante dal mistero: non ha piedi piantati per terra, (si dice), oppure il poeta accarezza territori fabulistici, vive di sogni...di fantasie. Non è così, il poeta, per sua natura, almeno colui che esprime la fecondità del suo entroterra culturale, lo fa con cognizione di causa, non è fragile, né lo potrà mai essere la sua poesia, perché origina da un fuoco sotterraneo, primordiale con caratteristi  che includono: attitudine, intelligenza, capacità di dominio sulle peculiarità che governano e attraversano territori impervi di dolore, di sofferenza, di disagio, senza rimanerne impigliato, travolto. Se non credete a quello che vi dico, riflettete sul caso della mia amica Alda Merini. Nove lunghissimi anni di reclusione in ospedali psichiatrici, tanta solitudine e amarezza, danni fisici e psichici incalcolabili, eppure, la Sua poesia esce indenne da tante prove durissime che avrebbero stroncato e annientato chiunque, ma non il  -poeta- che è in lei. Come araba fenice è sempre risorta dalla cenere del suo martirio esistenziale, per andare a creare nuove prospettive di vita, al di là del dolore, al di là della morte spirituale, al di là della vita stessa che è viatico di terrestrità, di preclusione, di assenze, di carne viva macerata al lutto della propria sopravvivenza.
Ognuno poi assolve il proprio destino con le capacità che possiede, ma vi assicuro che chi possiede dentro la voce poetica, possiede una condizione aggiuntiva di privilegio che lo differisce dagli altri simili: ha in sé la forza di generare episodi di luce, verba che altrimenti non verrebbero mai ad abitare il nostro doloroso inferno, ne resterebbero tagliate fuori, e non osando volare in cieli alti, resterebbero soffocate all'interno di un tempo e di un luogo improbabili, finendo con il morirci dentro. La poesia, invece, non è un oggetto delicato, ma un soggetto fortificato al fuoco del sublime e dell'assoluto; non si rompe se la sfiorate, anzi, toccatela, (vi esorto a farlo) avvicinatevi ad essa, saggiatela, tentate di portarla alla luce, usatela con parole preziose, calde, la sentirete vibrare fra le dita, come il musicista le note che compone, non deludetela, se batte alla vostra porta. Sappiate ascoltarla, non ignoratela, non relegatela a quel tono di sufficienza (tanto è roba che non rende! ) in realtà rende allo spirito, al vs. intelletto e al cuore, se vi sta cercando, per qualificarvi, per lenire, seppure per poco la vostra sofferenza, il vostro malessere, sappiate accoglierla ed essere umili, la Poesia è Maestra di tutte le arti,   ci vuole indicare cieli più alti, atmosfere più seducenti.
Essa è forte e vi renderà forti, è voce che non conosce spegnimento e vi dirà cose bellissime, vi farà sentire migliori, più ricchi dentro. Ce n'è un gran bisogno, in questi tempi di perdizione, di abbandoni, di amaritudine. Vi è un bisogno che anela d'istinto alla coscienza dell'essere, senza la fatica dell'eccesso di modernità, che è diventato un abito troppo stretto, una visuale contaminata da elementi contraddittori che c'impongono sofferenza e dolore. Essere moderni, oggi, senza la poesia è un peso troppo gravoso, che non allevia l'equilibrio del quotidiano, listato a lutto da inaudite assenze, da indicibili contrasti. 
E' come se un peso enorme ci schiacciasse contro una parete, da cui non s'intravede salvezza: la poesia non salva, ma almeno, dà la sensazione di porre fra noi e il dolore, quella virgola che non ci vanifichi, che ci alzi qualche centimetro dalla melma e non ci dia la sensazione terrificante della  -morte in vita-  il che, è infinitamente più grave e più oltraggioso che non volerla intendere, programmare, o cogliere nei diversi stadi della sua luce. Ha radici profonde, la poesia, e affonda nell'humus fertile di ogni contraddittorio umano per alimentarsi di quel trascendente che ci collega all'eterno.

Quando si presenta a noi, giunge in sordina, ma è già roccia, acciaio fuso, non intende andare via senza aver lasciato il segno. Non lasciamo spegnere il lumicino che ci indica qualcosa di buono per la nostra psiche, per la persona umana che è in noi.
Ascoltiamola, tentiamo di capirne le ragioni che la orientano e che servono per farci sentire meglio, per indicarci le vie del cuore. Montale parlò di inutilità della poesia, ne convengo, la poesia appare inutile e lo è, solo perché non è facile trovare in essa compensazione materiale, l'incantesimo di cui ci fa partecipe è sublimante, ma immateriale, non dà lucrosi guadagni. Ma pur nella sua apparente inutilità, la poesia è quanto meno arricchimento cognitivo, dono inesauribile dell'assoluto, che ci segna come una fede l'intento poetico.  -Perdersi e ritrovarsi- fa della poesia la nostra vera compagna di viaggio. Come il primo cristiano che entra nella ragione del suo Dio, entriamo nel sublime assoluto della sua invenzione e respiriamone l'intenso profumo che da essa emana. La Poesia disegna il nostro spazio vitale, traspira fra le nostre braccia come un bimbo innocente, non tradiamola, non condanniamola: la poesia siamo noi,la poesia è il sole o il passero trafitto, la poesia è anche l'archetipo del dolore che ci consuma dal di dentro, da cui, purtroppo, non possiamo esimerci, non siamo fieri della nostra infelicità, ma proprio per questo possiamo accogliere con passione e suggestione quel poco che ci compensa.      

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