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22 aprile 2009 3 22 /04 /aprile /2009 09:28
di (Ninnj Di Stefano Busà)

Il mondo culturale d'ora in avanti sarà meno ricco. Il critico, poeta, saggista Sirio Guerrieri di La Spezia ci ha lasciato. Si è spento, improvvissamente nella sua casa di La Spezia la notte del 18 aprile u.s.
Ci è venuto a mancare con lui un faro, una guida, un poeta vero, autentico che ha dato alla Cultura Italiana molto lustro e molte opportunità di arricchimenti letterari.
Aveva iniziato giovanissimo a scrivere e non aveva mai smesso di farlo, e sempre con lo stesso impegno, la stessa attenzione, misurata e severa vigilanza della Poesia, che era per lui fonte di bellezza e di forza.
Ci ha lasciati più soli. E' passato ad altra vita, forse serenamente, nel sonno, senza strappi né ripensamenti. Con lui gli amici tutti perdono un  punto di riferimento. E' stato una guida e un Maestro per tanti di noi che avevano visto nel susseguirsi delle varie forme letterarie stringenti e temerarie, come potrebbe essere il minimalismo di oggi, con la sua carica di estrosa alienazione, di sperdimento nei meandri della parola inesistente, una poesia carica di presagi generazionali, di allocuzioni selvagge che mostravano il pericolo di deiezione della Poesia pura e perfino di fuorvianza e di manipolazione che si era andata formando dopo il Manifesto del Realismo Puro del suo grande amico Aldo Capasso.
Sirio Guerrieri non amava forme astruse, arzigogolate e sorrette dal fumo di tanta poesia moderna, fatta a volte di "aria fritta" preferiva l'idillio fra la poesia del cuore e il naturalismo lirico della grande lezione classico/tradizionale. Si è sempre battuto perché la Poesia potesse restare parola che parla al cuore, non orpello obsoleto da eliminare, da storpiare con alieni strumenti di mortificazione e di estraneità al fatto poetico. Era e rimane nella storia della nostra Letteratura una personalità ricca dentro, che ha portato avanti per molti decenni la sorte della Poesia come fattore di concomitanza vitalistica dell'essere, coacervo di arricchimento e di particolare stato d'animo che richiede riflessione, sentimento ed emozione. A Sirio commossa dedico questi versi, affioranti dopo la triste notizia che aveva bloccato ogni mia forma di emozione, collegata alla sua improvvisa scomparsa:

Il gioco finisce a luci spente

La morte non concede proroghe,
sulla scena di un altro sipario
recita la vita nei minimi dettagli.
Qui è tutto nella capacità totalizzante
delle ossa di attutire i contraccolpi:
il gioco finisce a luci spente,
si chiude sul corpo martoriato.
La gioia di vivere è nel privilegio dell'ala,
quando tocca il cielo e vi s'ingloba
come tuorlo al guscio che lo tiene stretto.
Dimmi, ti prego, del verde di maggio
che s'apre a profili di rondini,
dettami parole appropriate, le più brevi,
virgole dimenticate sulle vie del mondo,
mentre imperversa la necessità
fi fuggire perfino da noi stessi.
E' nel battesimo dell'ardimento
la virtù dei forti, sta tutta nel coraggio
la nostra storia, poi è analogia
tra parola e silenzio, il filo teso
nel vuoto ce ne darà ragione.





A Cesare Pavese

Se il destino sortì la sorte delle stelle,
il vizio oltraggiò la parola:
"grido taciuto" lo chiamasti...
un silenzio di giorni tutti eguali
a imitare galassie che umiliassero
la morte alle tue labbra.
Non fu morte la tua,
solo resurrezione di presenze-assenze,
di giochi solitari dentro l'assoluto
che sfumava già dalla tua carne.
A rivelare segnali di albagia
si perdeva il profumo delle tue colline. 

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