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29 luglio 2014 2 29 /07 /luglio /2014 09:33

a cura di Ninnj Di Stefano Busà

 

 

 

DAVIDE RONDONI

 

Nato nel 1964, a Forlì, si è Laureato in Letteratura italiana a Bologna, dove vive. Dirige il Centro di poesia contemporanea dell'Università di Bologna e svolge attività di consulenza editoriale per alcune case editrici, tra cui Marietti, Guaraldi e Laterza. Per quest'ultima ha curato una collana di narratori contemporanei rivolta alla scuola media. Ha pubblicato alcuni volumi di poesia: La frontiera delle ginestre (Forum Quinta generazione, 1985), O les invalides (Nuova Compagnia, 1988), A rialzare i capi pioventi (Nuova Compagnia - Guaraldi, 1993), Il tempo delle cose cieche (Nuova Compagnia, 1995), Il bar del tempo (Guanda, 1999), Non sei morto, amore (Quaderni del battello ebbro, 2001), Avrebbe amato chiunque (Guanda, 2003), Compianto, vita (Marietti, 2003), Il veleno, l'arte (Marietti, 2004),L'acqua visitata dal fuoco (Marietti, 2005), Vorticosa, dipinta (Marietti, 2006), Apocalisse amore (Mondadori 2008), Le parole accese. Poesie per bambini e non (Rizzoli, 2009), 3, Tommaso, Paolo, Michelangelo (Marietti 2009), Ballo lentamente con le tue ombre. Poesie per il tango (Tracce 2009), Rimbambimenti. Poesie di tipo romagnolo (Raffaelli, 2010). In prosa, i romanzi I santi scemi (Guaraldi 1995) e Hermann (Rizzoli, 2010). I saggi: L'avvenimento della poesia, on-line (Guaraldi-Logos, 1999), Non una vita soltanto. Scritti da un'esperienza di poesia (Marietti, 2002), La parola accesa (Edizioni Di Pagina, 2006), Il fuoco della poesia, In viaggio nelle questioni di oggi (BUR, Rizzoli, 2008),Contro la letteratura (Il Saggiatore, 2010). Per il teatro: Giotto, l'uomo che dipinse il cielo (Compagnia Elsinor),Barabba il liberato (per Flavio Bucci, Alvia Reale e Patrizia Zappa Mulas), Non sei morto amore (per David Riondino e Sandro Lombardi), La locanda, le stelle (per Andrea Soffiantini), Compianto, vita (per Virginio Gazzolo), Il veleno, l'arte(per Iaia Forte), Dalle linee della mano (Teatro Biondo, Regia di Pietro Cariglio), Passare delicatamente la mano. Per E. e per tutti (teatro Elsinore). Ha tradotto da Rimbaud, Péguy, Dickinson e Baudelaire. Ha curato per Rizzoli il commento ad una edizione dei Cori da la Rocca di Eliot, un'edizione delle poesie di Ada Negri, delle lettere di E. Mounier e un'antologia di Charles Péguy e altri volumi per la collana di cui è curatore, "I libri dello spirito cristiano" diretta da Luigi Giussani. Ha fondato e dirige inoltre la rivista trimestrale di letteratura "clanDestino". Ha curato un un'antologia di scritti d’amore di Giacomo Leopardi (Garzanti), un libro-conversazione con Ezio Raimondi (Guaraldi) e una versione poetica dei Salmi (Marietti). Con Franco Loi ha curato per Garzanti un’antologia della poesia italiana dagli anni ’70 a oggi.

Di critica letteraria e di cultura si è occupato e si occupa su Il Giornale, Avvenire, Il Sabato, Il Sole24 ore.

Ha diretto per due anni il mensile "Tracce - Litterae Comunionis".

 

1

Io non voglio diventare vecchio

perché lo sono già stato mille volte

e so già il buio e quella vile tempesta.

Ora che piango come vidi

pianger mio padre, la stessa ruga e la testa

abbattuta, piena di sgomento,

imparo che la giovinezza

non corre nelle sorprese

del sangue ma nello sguardo che un vento

strappa da terra

per vedere in questo duro paese

l'infinita somiglianza tra Dio

e il viso di lei tutte le sere, i rami

nudi contro il cielo, il vino

fermo nel bicchiere...

 

 

 

2

Quante volte, Milano

dalla mia terra più dolce

sono arrivato davanti al tuo volto

piatto, senza respiro.

 

 

E' il tempo dell'amore duro,

è notte, solo notte, è dignità

di sguardi che sanno d'averla

perduta, è il viale dove scendo

come bestia che è pazza a cercare

l'asfalto nero, rapido

e luminoso di pioggia come

uno stordimento.

 

 

Pioggia anche la mattina

giù dai vetri larghi al supermarket,

acqua sentita per un istante,

una stretta nel cuore all'uscita

dalle porte a cellula di luce

e giù la testa, di corsa

fino all'entrata confusa nell'auto

tra l'odore dei vestiti bagnati

e la carezza gelida del cellophàn.

 

 

Devo scordarmi di lei,

scesa per le scale

del metrò, senza più bellezza per me,

devo scordarmi di me, chiuso

in auto a guardarla senza più pensiero.

Devo scordarmi quel tuo nero, Milano,

e il vaniloquio del traffico

sotto l'acqua, e il giorno e l'ora,

scoprire che non c'era

né diritto né speranza, e neanche

amore, ma furore, solo dolce

e demente furore.

 

 

Quante volte dalla mia terra più calma

sono venuto al tuo inferno.

Mi conoscono i fedeli dei chioschi notturni,

illuminati come stelle gelate, le mosche

che sembrano i maghrebini, i turchi

che stanno intorno a trafficare, ad aver pace.

Quante volte sono venuto al tuo inferno,

Milano, a inaugurarlo.

E se quella notte speravo in una notte

più calma e di risentire il mare

non era per predare, non era

per gettare il capo in un bianco fuoco,

ma era per avere quiete, quiete

se non amore, quiete un poco...

 

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