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22 novembre 2012 4 22 /11 /novembre /2012 14:43

 

 di Ninnj Di Stefano Busà

 

Non si può negare che da tempo è in atto una crescente e condivisibile presa di distanza dalla politica di oggi, che è discriminatoria nel riguardi del popolo sovrano, poiché tutela la casta e crea il disprezzo più assoluto per una classe dirigente, incapace, inetta, reproba, che suscita nei cittadini odio tra le classi sociali e tra i partiti stessi che però ignorano o fanno finta di non capire in che razza di democrazia viviamo. Essa si fonda da sempre su sistemi di rappresentazione democratica, che se eliminati creano il vuoto di potere o mettono a repentaglio la democrazia stessa. Il mondo di oggi sta vivendo il rischio di una deriva democratica di cui i politici (tutti) non sembrano accorgersi, o sembrano prendere sottogamba, ritenendola non pericolosa per ciò che ne può derivare: le micce si accendono all’improvviso: la storia ce ne dà atto. Sicchè discreditare e tacere, non far nulla per rimediare e dare una svolta alla politica scarsa e inefficace si rende oggi necessario nell’immediatezza e soprattutto per la ripresa di un paese allo sbando. La crisi mondiale e generalizzata in cui si viene a trovare il mondo di oggi ci ha preso contropiede, instaurando un’improvvida e scriteriata classe dirigente che fa da contraltare e muro di sostegno ad una complicata vicenda politica che irride al complesso meccanismo di risorse reali del paese. Fare politica per questi inveterati dovrebbe essere l’esercizio di ogni buona e leale vocazione al bene del paese , non alla rincorsa di “poltrone”, di incarichi, di prebende, non l’attesa di un vitalizio da nababbi...La mancanza di progettualità, di programmi, di idee eque, che siano la trasformazione dell’intero sistema in rotta di collisione è urgentemente avvertito dal paese.

Il menefreghismo più assoluto e perverso verso le classi meno abbienti che sono ridotte all’osso per la strategia di non rischiare con opportune manovre di correzione politica e non mettere in atto leggi che non intacchino e non disturbino i privilegi della classe dirigente (casta), hanno portato e continuano imperterriti a trascinarci in una voragine da cui non ne usciremo vivi. Ci hanno stritolati di tasse, di esodati, di disoccupati, ci hanno messo con le spalle al muro vicini ad un collasso sempre più doloroso e generalizzato per le fasce di indigenza del popolo che è allo stremo. L’I.m.u, la mancata crescita, la disoccupazione sempre più massiccia e senza via d’uscita, le mancate riforme, i tagli orizzontali e scriteriati verso la sanità, la ricerca, la scuola hanno tutelato fin’ora le banche e i potentati finanziari ed economici, mettendo in ginocchio la moneta dell’euro, che la mancanza di coraggio e di avvedutezza da parte di chi governa, ha creato il caos più ingovernabile dell’ultimo secolo, ma non la tacita condiscendenza passiva della popolazione, la quale è in attesa di una scintilla per esplodere. Oggi gli aventi diritto al voto stanno attuando per la prima volta la fuga dai seggi elettorali: i cittadini stanno rinunciando al diritto nonché dovere  del voto. Non s’illudano i politici che non sarà così anche per le elezioni nazionali. L’esempio della Sicilia parla chiaro, si esprime in termini di “astensione” quasi totale e non si era mai verificata una diserzione dalle urne così massiccia. In Sicilia ha votato meno di un elettore su due. La classe politica sta ignorando sistematicamente i bisogni primari del popolo, ha disatteso il rapporto col territorio, e le esigenze primarie della collettività. Questo è un segnale da ascoltare con la massima attenzione. Fingere che nulla sia successo per poi accorgersi che i segnali erano stati abbondantemente manifestati è come voler fare il gioco dello struzzo che mette la testa sotto la sabbia, e non c’è peggior sordo di chi non vuol sentire. Fingere, ignorare, godere per quel piccolissimo, risicato risultato è da incoscienti, da pazzi, e da irresponsabili e noi oggi stiamo pagando il risultato più disastroso e più inquietante dopo l’ultima guerra, solo che questa condizione di “sospensione in attesa” di condanna a morte è più insidiosa e subdola e può sfociare in episodi imprevedibili di resa dei conti, per il malessere del paese e della democrazia.

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