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25 agosto 2014 1 25 /08 /agosto /2014 18:09

a cura di Ninnj Di Stefano Busà

 

LORENZO SPURIO è nato a Jesi (AN) nel 1985. Laureato in Lingue e Letterature Straniere, è scrittore e critico letterario con all’attivo una serie di saggi pubblicati online, in rivista, in antologia e in volume unico, prevalentemente su autori anglosassoni.

Per la narrativa ha pubblicato le raccolte di racconti “La cucina arancione” (2013) e “Ritorn ad Ancona e altre storie” (2012 – coautrice Sandra Carresi).

Direttore della rivista di letteratura “Euterpe” fondata nel 2011, ha organizzato una serie di reading poetici e incontri tematici sul “Disagio psichico e sociale” che hanno toccato varie città per i quali ha poi curato le relative antologie dell’evento in collaborazione con la Associazione Culturale TraccePerLaMeta della quale è socio fondatore.

E’ stato ed è membro di giuria in vari concorsi letterari; è Presidente del Premio Letterario Nazionale di Poesia “L’arte in versi” e Presidente di Giuria del Premio di Letteratura “Ponte Vecchio” (Firenze) e del Premio “Città di Porto Recanati”.

La sua prima silloge poetica è “Neoplasie civili” (2014) una raccolta di liriche civili che si apre con la prefazione di Ninnj Di Stefano Busà.

 

 

 

 

 

 

L’AIUTO NON DATO (MAIDAN)

 

Rivoluzioni di provincia,

neglette reclusioni in

domini di regimi canaglia,

come sempre intimidiscono le stelle.

 

I comunitari se ne fregavano

beffando se stessi

in pensieri di fiamma,

spenti ed evacuati.

 

Cocci taglienti e scarpe spaccate

nella piazza centrale, assedio

contro un capo-cecchino

schifoso, come tutti i capi in guerra.

 

Del fuoco e dei vetri di piazza,

una neve non più bianca,

ma grigia di noia,

nera d’affanno

e prossima al rosso.

 

La battaglia si vince solo intentandola.

La vittoria è un tramestio di nuvole

e lacrime spente

mentre il giallo-blu del vessillo

si scioglie

in un verde opprimente

che fa sognare nei prati

di qualche fiaba tremenda.

 

 

NON PIU’ FAVOLE

 

Non era tempo per favole

e idiote freddure, quello.

Il sole riscaldava l’erba,

l’aria e il cemento,

ma non me.

 

Me ne andavo solo

riflettendo beota

mentre incespicavo

ai bordi di un marciapiede

spaccato.

 

Un gatto senza coda

correva baldanzoso

zampettando felice

in un prato

poco distante da me.

 

 

 

 

IL LAIDO TIMONIERE

(SEWOL INFILAZTO)

 

L’avventata decisione di solco

imprevedibile avvento di derelizione portò

nei mari avulsi da umana presenza

e regno dei flutti e scoramenti.

 

L’istruzione zuppa d’acqua,

incinta di un sale pungente

sdoganò la ratio

e l’oceano si mangiò se stesso.

 

Il fetido navigatore chinò il piglio.

Mi domandai se quei capelli fossero tinti.

Strozzai un bicchier d’acqua

e mi commossi.

 

Il comandante oceanico

rabbuiato per la sua colpa

accoltellava l’umanità di angoscia

con il traghetto-catafalco

esacerbando ferite profonde

fino all’osso.

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