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30 agosto 2014 6 30 /08 /agosto /2014 11:53

 

a cura di Ninnj Di Stefano Busà

 

 

Lucio Zinna. Nato a Mazara del Vallo nel 1938, si è trasferito giovanissimo a Palermo per seguire gli studi di filosofia e pedagogia nell’Università, dove si è laureato. Nel 1965 ha fondato a Palermo il Gruppo Beta, che interagì con il Gruppo 63. Ha operato nell’ambito dello storico “Centro Pitré”, negli anni ’70-’90. Ha collaborato con la RAI siciliana per  i programmi culturali (1981-1988). Dal 2007 vive a Bagheria. Ha pubblicato, di poesia: Il filobus dei giorni (1964), Un rapido celiare (1974), Sàgana (1976), Abbandonare Troia (1986), Bonsai (1989), Sagana e dopo (1991), La casarca (1992), Il verso di vivere (1994), La porcellana più fine (2002), Poesie a mezz’aria (2009), Stramenia (2010); di narrativa: Antimonium 14 (1967), Come un sogno incredibile/Il caso Nievo (1980, 2006), Il ponte dell’ammiraglio (1986), Trittico Clandestino (1991), Un’estate a Ballarò e altri racconti (2010). È autore di saggi, prevalentemente dedicati ad autori siciliani del ’900, in parte confluiti nel volume La parola e l’isola. Opere e figure del Novecento letterario siciliano (2007). Ha curato la sezione Sicilia (testo critico e antologia) in “Dialect Poetry of Southern Italy”, a cura di L. Bonaffini (New York, 1997). Suoi testi sono stati tradotti in inglese, spagnolo, francese, portoghese, greco, romeno, serbo-croato, macedone.

 

 Illusorietà del presente

 

 

Ciascun giorno ha la sua circoscritta

infinità che – metodica – la  clessidra

tenta di catturare imbrigliando

lo scorrere  dei granuli. Non il passato

si sottrae alla calamita dei sensi

non il futuro in attesa è l’hic et nunc

che gioca alle tre carte e la più falsa

piega l’acuminata vista.

 

È  perché i sensi colpisce (luce d’alba

corpo di donna  ampie marine ove

l’occhio respira) che pare solido

questo presente che sotto lo sguardo

si scioglie come in acqua cristalli

di sale. Il minuto successivo rinnova

l’illusione nel suo vitale impulso.

 

Il reale  – circostante si dice –

ha pesantezze e levità misurabili e tutto

pare spingersi oltre l’istante a rendere

inossidabile il presente. Ma  tutto sparisce

con l’attimo che muore mentre più è vivo

e si nega affermandosi. Nel suo sorgere

perisce e non si abbatte – virgulto di aerea

gravità – nell’avvizzire genera. Solo

la memoria è ferma finché  è data memoria

perituro macigno armonia delle sfere.

 

 

 (da “La porcellana più fine”, Sciascia editore, Caltanissetta-Roma, 2002)

 

 

 

I molti e il loro altrove

 

 

Ormai i molti sono gli scomparsi

dal mio globo e non so che velo

li ricopra quale vento sottile

sussurri tra ora e allora tra qui e dove

dove come grido sommesso.  

 

Dove siete se ancora siete chi vi cela in quale

cielo vi vela sotto quale vela navigate per quali

onde galattiche chi vi impedisce di lanciare

un amo o di agganciarlo oltre le nebbie

del ricordo se ancora in voi albergano ricordi.

Siete il mio popolo disperso nel gorgo

del tempo la mia diaspora in profondità.

Siete prossimi e inaccessibili siete compagni

silenti o smarriti in astrali spazialità

in quale comunità di trasparenze dimorate

o in quale solitudine stellare procedete

alla ricerca di un punto luminoso che nessuno

sa dove sia neanche nel vostro altrove dove sia.

 

(da “Stramenia”, con dipinti di Eliana Petrizzi, Arca Felice, Salerno 2010)

 

 

                                                 Partenze e arrivi

 

 

Non la partenza conta

né la fermezza o l’instabilità

del punto da cui ti muovi.

Conta quel che lasci

e cosa ti porti

(nel centro della pupilla

in un rincón del cuore)

il dolce e l’amaro.

E l’agrodolce.

Le esaltazioni e le paure.

E le albe

coi loro tramonti.

E il prossimo quando lo è.

 

Non l’arrivo conta

né la solidità o fluidezza

del punto verso cui ti muovi.

Conta quel che ti attende

se qualcuno ti attende

che cosa ti attendi

il cuore che vi conduci

se sono nuove le tue pupille.

E ancora le albe

coi loro tramonti.

E il prossimo se lo sarà.

 

Conta la vita

lì – nel suo spigolo –

a contare i passi.

 

                         (da “Almanacco Thule 2013”, Palermo 2012)

 

 

 

 

 

 

 

 
 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

  

 

 

 

 

 

 
 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

  

 

 
 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

  

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

  

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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