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26 febbraio 2013 2 26 /02 /febbraio /2013 20:18

a cura di Gabriella Pison

 

Recensione all’Archivio storico a cura di Ninnj Di Stefano Busà e Antonio Spagnuolo

Scrivere poesie non è difficile, scriveva Bukowsky, è difficile viverle e questa recentissima ed esaustiva raccolta miscellanea rappresenta il primo solido tentativo di dare una classificazione alla dimensione del simbolico di quest’ultimo ventennio, individuando nella matrice antropologica culturale di ideali creativi esperienze di vita ordinaria.

Certo è che la poesia non ha bisogno di classificazioni, anche se c’è stato un fiorire in ogni epoca di riunire brani scelti , non solo come esempio di buona scrittura, ma proprio per consentire una visione d’insieme del panorama letterario, a partire dal Canzoniere di Petrarca o dalle esperienze del Novecento, per citarne qualcuna ; questa rassegna vuole essere una panoramica esauriente di quelli che sono gli attori del mondo poetico contemporaneo, diversi per percorsi, età, aree geografiche, ma nei quali si può riconoscere un filo conduttore comune, quello di esprimersi, al di là di rigidi schemi “tassonomici” con autenticità, nell’essenza del proprio sentire e del proprio codice stilistico.

L’Evoluzione delle forme poetiche

La presentazione dei testi di quest’opera eccellente si accompagna a quella che potrei definire la sapiente strategia paratestuale di Ninnj Di Stefano Busà: anticipando la lettura con il suo ricco preludio, rende evidente la necessità non solo letteraria ma anche storica di dare un corpus alle poesie selezionate , vieppiù  analizzando con rara capacità sintetica, lo stato dell’arte della quinta musa, in uno sconvolgimento epocale che non ha lasciato indenne la produzione poetica.

Si è tentati di usare un verso di John Keats-the poetry of Earth is never dead-  per augurarsi che questo poderoso testo diventi  testimone, in termini filologici e storico-culturali, della novità con cui irrompe la poesia tra secondo e terzo Millennio: non  più poesia inascoltata, o sterile iato irrigidito da stereotipi linguistici e ontologici,  ma poesia arricchita da una riflessione esistenziale di maggior ampiezza, tensione continua verso l’assoluto, rugiada  consolatrice dell’arido Vero leopardiano.

Trieste, 26 febbraio 2013

 

 

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