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27 novembre 2014 4 27 /11 /novembre /2014 19:49

 

SOLTANTO UNA VITA romanzo di Ninnj Di Stefano Busà

 

a cura di Rosanna Di Iorio

 

Ho incontrato Ninnj Di Stefano Busà attraverso le sue poesie e ho amato il canto puro dei suoi versi, la profondità del suo sentire la vita, la delicatezza ferma e serena dei suoi principi, il suo bisogno di donare bellezza dedicando la propria intelligenza e il proprio cuore alla poesia. È innanzitutto una poetessa tra le più accreditate fra i contemporanei, oltre che critico letterario e saggista, ed oggi si propone anche come narratrice con il romanzo “Soltanto una vita” la cui trama, che potrebbe appartenere ad ognuno di noi, viene descritta con intensa partecipazione etico-sentimentale e pur snodandosi in un contesto socialmente alto, comunemente disattento ai veri sentimenti, fin quasi all’indifferenza, quest’opera è intrisa di intenso lirismo e suggestione poetica nonché di un connubio perfetto tra filosofia e poesia. Esiste un modo di comunicare le proprie opere con molta delicatezza senza far rumore, un modo di entrare in punta di piedi nel mondo degli altri, che nasce e si sviluppa da una disposizione personale che si ripromette di coinvolgere le persone nel nostro mondo interiore, per favorire uno scambio emotivo altrimenti difficile da realizzare. È l’intento, la strada che ha imboccato l’Autrice col suo romanzo “Soltanto una vita”, dove nel raccontare una storia apparentemente nella normalità, cerca di fermare le emozioni, in uno stato di grazia, coinvolgendoci nelle esperienze esistenziali dei suoi personaggi, proiettandoci nel loro mondo, in un percorso ideale che potrebbe coincidere con quello di ciascuno di noi, in questa meravigliosa esperienza che è la vita. Tra i protagonisti della storia Julie Lopez  e George Martinez, dopo tante traversie, sboccia un amore idilliaco, costellato tuttavia da inevitabili dolori, come l’aborto, un male devastante che colpisce la donna, ma insieme riescono comunque a superare le difficoltà tenendosi ben stretti al loro immenso amore. Avranno infine figli e nipoti e finiranno il viaggio sempre nel nome dell’amore. Amore che, come scrive la Busà, bisogna costruire, credendoci sempre, alimentandolo, per poi donarlo. Viverlo: perché non abbiamo molte vite…ma una soltanto…! (da qui il titolo).

Ella richiede al lettore la condivisione di una esperienza emotiva vasta, allargata, completa, esigendo una comunione nel sentire, nel rivelare sentimenti e passione. Soltanto una vita, rappresenta una testimonianza dell’esistente, che l’autrice traduce in una visione che va al di là dell’orizzonte percettivo delle apparenze, richiedendo una partecipazione più attiva, in cui tutti i sensi siano coinvolti e con essi il mondo spirituale, quello dell’animo che riassume tutte le sensazioni e le proietta in una sfera onnicomprensiva o sinestetica. La ricerca della verità che l’Autrice persegue, osserva lo schema aristotelico, per sillogismi, esplicitandosi nella contrapposizione e poi nella sovrapposizione tra io e tu, tra autrice e lettore, tra amante e amato, tra uomo e Dio. La saggezza e la verità sono dentro di noi, alla portata di ognuno, nella nostra intima quotidianità. Basta cercare! L’Amore invece è gioire per lo la stessa gioia, piangere per lo stesso dolore, sognare lo stesso sogno! Amare è condividere la vita. Operazione difficilissima, ma non impossibile, perché si svolge procedendo con equilibrio su un filo teso sul vuoto, mentre si dà la mano ad un altro. Amare è anche e soprattutto la condivisione di una ricchezza infinita, inesauribile, di un tesoro che, se si acquisisce, si può sfruttare per sempre e resta custodito nel profondo, inattaccabile a qualsiasi agguato. Nelle prime pagine si susseguono suggestioni, impressioni colte con vivezza, con la vivezza proprio del sogno. I turbamenti insorgono perché le ore liete, la gioia, la felicità corrono insieme al tempo, perché siamo immersi nel panta rei, tutto scorre e anche noi siamo destinati a passare con i nostri affanni e le nostre gioie.  Si resta prigionieri della solitudine aspettando dietro il vetro della finestra l’arrivo del domani, mentre la vita scorre davanti agli occhi e non si può fermare. Se la coscienza della morte ci fa paura, la cognizione dell’abbandono e della separazione dagli affetti più cari non è meno temibile. Julie, si sente quasi inglobata in una vera e propria prigione kafkiana, un teatro del dolore a cui il lettore prende parte con la stessa dignità, con la stessa sensibilità della protagonista. Ma piano piano, nell’incontro con George, dopo le varie vicissitudini, si stabilisce un colloquio a due, in un comune anelito alla rinascita - com’è bello capirsi con gli occhi! Non osavano più sperarlo!”-  in un patto che si realizza per tornare a vivere, nel modo in cui ognuno garantisce la Rinascita dell’altro. Patto che esplode, incontenibile, musicalmente sonoro, caldo, esuberante, profumato, luminoso, in un inno alla vita. Che è un inno all’amore, un delicato incontro con l’altro, con colui che richiede un piccolo spazio nella sua vita ed ottiene un immenso giardino, oppure è la semplice descrizione della felicità, o una preghiera di ringraziamento al Creatore. Così le emozioni sgorgano, debordano, si affollano. Quanta armonia e quanto equilibrio vi sono in questo romanzo! Quante impressioni, soffuse di gioia infantile, primaria, quasi arcaica, delicatamente sognante. Julie e George si sposano e come in ogni storia vivono momenti di gioia e dolori, di paure e speranze, ma Julie riesce a coltivare con la pazienza di una tessitrice, con la grazia di una giardiniera, il senso della vita. Con le sue parole l’Autrice ci vuole insegnare che la vita bisogna viverla ed amarla così com’è, senza mai disperare tanto da rinnegarla. Cercando di compiere l’esistenza in amorosa leggerezza, in sognante adesione alle sollecitazioni più profonde dei sentimenti. Perché “Credere nella vita/vuol dire accettarne anche il peso del suo dolore”. Una grande verità che ci rende maturi, ci fa crescere spiritualmente e ci arricchisce di un patrimonio armonico di sensi che non viene compromesso dalla forza bruta degli eventi.

 

 

 

 

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