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10 settembre 2011 6 10 /09 /settembre /2011 10:33

di Ninnj Di Stefano Busà

 

A distanza di dieci anni esatti, come una recrudescenza maligna si rigenera  dai meandri più bui e ineludibili della nostra memoria l'incubo di quel terribile 11 settembre.

Il mondo non fu più lo stesso, la morte di circa 3.000 persone innocenti, la distruzione, le lacerazioni che quel gesto arrecò negli animi  di tutti tornano oggi a farsi sentire più vivi che mai, a tuonare come il nostro peggiore nemico.

Del resto credo che nessuno può rimuovere del tutto un comportamento deviante della psiche che semina la morte per il gusto di tracciare sul suo cammino una lunga scia di sangue. Mi viene da pensare ad un altro squilibrato: Hitler (ma questa è un'altra storia) simile solo nel lungo itinerario di morte e di annientamento, o nei meccanismi: camere a gas, forni crematori, lager).

Tralasciamo per qualche momento le motivazioni, etero/sociali, le discriminazioni razziali, le implicanze economico-finanziarie, le arretratezze tribali di quei Paesi che attaccarono l'America, soffermiamoci sul lato umano, distruttivo e invasivo della psiche e dell'inconscio. Milioni di americani da quel momento non vissero più sogni tranquilli,

In un solo momento si videro crollare addosso l'intera nazione travolta dall'impeto maledetto del Male: male gratuito, fatto a degli innocenti cittadini che ebbero il solo torto di trovarsi sui luoghi di lavoro, di essere lì, al momento sbagliato e nel posto sbagliato. Migliaia di giovani mamme, di impiegati, di operai, di gente comune furono polverizzate dalla furia omicida e dissennata di Al Qaeda, una temibile organizzazione paramilitare addestrata a compiere il lavoro sporco di un fanatico pazzoide imbonitore di menti, che ha istruito migliai di estremisti musulmani ad attaccare l'occidente con mezzi infallibili, colpendoli nei loro affetti più cari, nei sentimenti, direttamente nel cuore pulsante della nazione ritenuta nemica.

 Chiediamoci per una volta come sarebbe il mondo senza questo flagello, come si potrebbe vivere senza il  -Male- , senza quell'ombra tenace e proditoria che fa amare la morte più della vita, che trascura la coscienza, resta sorda ai richiami del mondo e con inaudita crudeltà opera direttamente sulla psiche, neutralizzando le forze del bene, formulando e progettando le più eclatanti tragedie dell'umanità, realizzando le più complesse e ingegnose strategie per colpire a morte i nemici storici.

Non si potrebbe pensare a menti più malate, a geni più perversi, perchè di geni "maligni" purtroppo si tratta, geni malati, deviati, collusi con un potere-fantasma, di origine primordiale, proiettati dentro un'arretratezza tribale di istinti malvagi ed esaltati.

Non può essere diversamente definito chi progetta il male per il male, senza remore o ragioni morali, senza scrupoli, senza luce interiore che illumini un pur minimo segno di consapevolezza della colpa.

Infatti sono pronti, a quanto pare, a colpire ancora. L'America e tutto il mondo sono in allarme, episodi così virulenti di morte e distruzione creano abissi profondi nella psiche. irreparabili e irreversibili perturbamenti.

Non si sono ancora sedati i tormenti, la sofferenza, il dolore; ancora fresche nella memoria restano la tragedia e la dissennatezza del gesto.

La perdita di spessore morale nel voler reiterare quel gesto, la furia omicida, la perturbata e instabile leicità a commettere episodi di tale inaudita violenza restano a significare che il nemico non si è ravveduto, che il sangue versato, proprio come alle iene stimola lo spargimento di altro sangue, di altre vittime.

Paradossalmente è una spirale d'odio che non vede la fine, perché non vi è un inizio nella storia del male: esso vivifica, si fa forte, si nutre e si alimenta dalla stessa fonte dell'uono. Mi viene da pensare che il Bene e il Male siano le due facce della medaglia, indossate solo in forme diverse, intendo dire che in ognuno di esse scatta la genesi malvagia del Caino che uccide il fratello e nell'altro le motivazioni di S. Teresa di Calcutta in mezzo ai lebbrosi. In entrambi i casi vi è un intelletto umano pronto ad avallare l'uno o l'altro senso della vita, a crearla o a distruggerla.

Districarsi dai meandri di un abominevole comportamento maniacale o di devianza paranoica spetta solo agli studiosi, ai laboratori di indagini scientifiche. A noi resta la certezza che il male non è stato sconfitto e lo sconforto per episodi di tal genere è immenso. Si resta disorientati, spauriti e impotenti dinnamzi a episodi catastrofici di tale ampiezza. Si avverte che tutta l'umanità è tenuta sotto scacco, da pochi fanatici alterati dal potere che regola la spartizione di se medesimo e, senza ombra di dubbio, resta in preda alla follia più cupa e disturbata.

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