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18 ottobre 2010 1 18 /10 /ottobre /2010 09:07

di Ninnj Di Stefano Busà

 

Mi dispiace per gli ottimisti di maniera, coloro cioé che capiscono, intuiscono, ma vogliono rimuovere, per esorcizzarlo, il pericolo della disfatta. Trattasi in tal senso di una rimozione del pensiero per le cose che affliggono, o infastidiscono, ma non la loro risoluzione. Infatti, rimuoverle non vuol dire "superarle"  solamente "volerle accantonare" per viltà, per negligenza, o indifferenza, forse anche per non sentirsi addosso il pericolo incombente, come si fa spesso con il pensiero della "morte", della quale si ha paura e, allora, non se ne parla...si dribbla... 

Ebbene la situazione politica nel nostro paese è gravissima e credo proprio irrimediabile dal punto di vista concreto.

La crisi ha fatto cadere la fragile impalcatura della nostra economia poggiata più sul debito che sul credito. Noi abbiamo la più debole e instabile posizione finanziaria degli ultimi cinquant'anni riguardo agli altri paesi dell'Unione Europea. Abbiamo ereditato, in fatto di debito, dalle vecchie amministrazioni politiche e dalla gestione dei governi democristiani e  -non -     la più colossale perdita dal dopoguerra in avanti.

Non riusciamo a risanarlo perché risulta un buco nero, un pozzo senza fondo per il disavanzo di uno stato che deve far fronte annualmente a cifre colossali per il risanamento del debito pubblico.

Le nostre risorse di sviluppo e di crescita sono ridotte a un lumicino. Inoltre, il nostro è un paese "vecchio" con leggi anteguerra, con una giustizia "iarretrata" e farraginosa, molto lenta, molto politicizzata - un potere dentro il potere- che non risolve, inceppa, ostacola in un'indefinita nebulosa d'anni in cui si prolungano molti processi a carico, di cui molti di essi irrisolti, altri archiviati per scadenza di tempi e termini di legge.

Abbiamo infrastrutture vecchie, paesi periferici da terzo mondo, intere regioni sottosviluppate rispetto anche all'intero territorio, un Sud piagato e piegato dalla malavita organizzata, un costante e difficile rapporto tra lo stato e il Papato che mette spesso lo zampino negli affari interni delle leggi italiane; non siamo competitivi con l'altra parte del mondo, che preme in modo pressante e soprattutto investe in strutture più moderne come la Cina e l'India che ci hanno surclassato.

La vecchia Europa, l'Occidente è diventato un bacino di nuovi approdi clandestini sempre più massici: clandestinità, mancanza di occupazione, immigrazione indiscriminata di nuovi poveri sempre pià deseredati hanno invaso il territorio nazionale andando a far inabissare sempre più la nostra piccola scialuppa che appena stava a galla. Il tanto sospirato federalismo ancora lacunoso e nebuloso non potrebbe che avere un blocco considerevole nella già precaria condizione economica del nostro paese, perché viene a ledere e a far traballare certi equilibri già consolidati, che in tal modo vengono sbalzati fuori dai loro scranni e chissà cosa possono inventarsi per neutralizzarsi e difendersi.

Di certo, altri imbrogli, altre truffaldine manovre...Ovviamente non sono qui contemplati i capitalisti, che ovunque siano non hanno nulla da temere, metteranno sempre in salvo il bottino, ma certamente i poveri cristi che subiranno, come sempre, i danni di taluni sommovimenti e trasformazioni. Vogliamo allora, metterci la maschera e far finta che tutto vada per il verso giusto? ebbene facciamolo. Ma la delusione quando calerà la maschera sarà sempre più dura e tremendamente, profondamente demolitrice.

L'ultima manovra che dovrebbe salvare l'Italia dopo una serie di ritocchi, di dietro-front, di incongruenze, di incertezze, si presenta evasiva, lacunosa e insufficiente ad arginare il Pil e ad innescare la crescita economica che manca, così come mancano le infrastrutture più moderne, la competitività, la snellezza burocratica, Tutto in Italia viene ridotto tranne le accise della benzina, quando il petrolio è in calo. Siamo in una profonda disfatta, in un clima di after day, economico/finanziario tra i peggiori del dopoguerra. La crisi c'inghiotte, gli speculatori-iene di mezzo mondo ci danno la caccia per piegarci, per svuotarci le tasche e farci crollare.

I sistemi fin qui adottati non servono. Occorrono: maggiore fermezza, coraggio di ristrutturare, di tagliare i rami secchi, di osare e innescare più fatti che parole. Non ce ne rendiamo conto, ma siamo sull'orlo dell'abisso. Non sono di disfattismo né pessimismo i miei pensieri. Vivaddio, spero non si concluda davvero miseramente il cambio della moneta che ci ha portati direttamente nella frana. L'Europa ha fallito, non c'è alcun dubbio, lo dico con la consapevolezza del mio pensiero più profondo: cooperazione nulla, non c'è visuale d'insieme, né progetti di ottica comune strategica, date le ciircostanze, né solidarietà.

Del resto come si poteva pensare diversamente? Se neppure in una famiglia i componenti vanno tutti d'accordo, come si poteva credere che tra Paesi fosse diverso? Ora è impossibile tornare indietro alla moneta unica, perché molti burocrati ed economisti ci vedrebbero spacciati, sono per la moneta unica. Ma la nostra moneta è debole non può competere con i colossi più grandi come la Germania, la Francia. Allora l'unico rimedio alla falla lo dobbiamo trovare in casa nostra: interventi più massicci, eliminazione di strutture deficitarie o inutili, eliminazioni delle Province, dimezzare la casta dei Parlamentari, (per davvero, non solo ventilarlo), eliminare i contributi statali agli Enti ritenuti non virtuosi.

Un altro suggerimento: rivedere il Concordato, fare pagare anche la Casta dei porporati e clericali, tassare i patrimoni ingentissimi, soprattutto se essi hanno attentato alla nostra economia nazionale facendo sparire forti somme di denaro all'estero o esportando patrimoni considerevoli in isole felici. Questa truffa va sanata. Tutto il popolo italiano la sta pagando amaramente . Non ci si salva, se si vuole fare scampoli di campagna elettorale. Contro il tornado ci si attrezza, non si sta ad aspettare per vedere se passa e qui ci va di mezzo il futuro dei nostri figli e la stessa nostra esistenza.

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15 ottobre 2010 5 15 /10 /ottobre /2010 16:35

di Carmelo Mezzasalma

 

"Ancora mistero quello che scorre

ignoto, oltre la Tua dèbacle.

Cerchiamo l'ala tra bordure

aspre di rovi che concludono

la corsa nel fossato.

Benedici la mensa dei poveri,;

concedi il novilunio alla stagione

di erbe e tordi, immeritatamente

sciogli un po' di miele al labbro.

 

Non un solo dettaglio si è umanizzato,

ci siamo scaldati e sfamati,

(indegnamente), abbiamo bevuto

il nettare divino. Ancora imperversa

il rovello che ci devasta.

Tu, dall'inestricabile assillo,

rinserra le promesse, dacci la fede." (Ninnj Di Stefano Busà pag.59)

 

Questa poesia, tratta dal recentissimo libro di poesie. L'assoluto perfetto - (Meditando in Cristo (kairòs Edizioni, Napoli 20101, pref. Antonio Spagnuolo) di Ninnj Di Stefano Busà, è un bellissimo esempio di come, ancora oggi, si possa far poesia religiosa senza cadere nel manierismo o nel sentimentalismo a buon mercato. Studiosa di Estetica e di Letteratura, Ninnj Di Stefano Busà (laureata in Lettere), è anche una poetessa finissima per questo suo linguaggio così fortemente intriso di umanità e al contempo di una rigorosa religiosità che le fa intravedere, con uno sguardo nuovo e partecipe, la crisi di civiltà del nostro tempo. La poesia esprime bene questa sete d'infinito che la creatura umana reca nel suo cuore, la tensione verso l'assoluto che la parola poetica inquadra e definisce nel semplice gesto quotidiano del pane sulla tavola - allusione all'Eucaristia - di quei poveri che vedono in Cristo Colui che può dare il senso del loro destino, pur in mezzo alle contraddizioni e lacerazioni della storia. Così, il felice incastro tra la bellezza delle immagini e l'anelito inesauribile verso l'assoluto, centrato sulla figra di Gesù, non dà affatto l'idea che la fede della poetessa significhi torpore o assopimento. Al contrario, la sua tensione spirituale non ritiene di sapere quale sia il suo destino - si noti il bellissimo verso: "ancora imperversa/ il rovello che ci devasta" (pag.59 del volume) - ma sa che Dio, e solamente Lui, ne ha la chiave. Da qui la tonalità accorata della poesia che si affaccia sul mistero della vita tesa al suo compimento, ma nella serenità di una preghiera che sa di essere accolta proprio in quello slncio dell'anima che vuole nutrirsi di assoluto e non di facili menzogne, come il mondo intorno a noi.

Così, Ninnj Di Stefano Busà non esita a porre la questione di Gesù Cristo anche all'interno della ricerca poetica. Diversamente da tanti poeti del nostro tempo, non lo lascia fuori dalla porta, ma chiede che Egli entri al centro di tutto come il volto più forte di tutte le idolatrie. Il volto umanissimo del "pane" che nutre silenziosamente la fede e la vita.  (Carmelo Mezzasalma)

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15 ottobre 2010 5 15 /10 /ottobre /2010 13:08

di Ninnj Di Stefano Busà

 

di Ninnj Di Stefano Busà

 

Trattasi di un fenomeno obsoleto solo all'apparenza, che credevamo fosse rilegato al passato ormai superato da un illuminismo postmoderno, di stampo progressista e fortemente improntato alla logica del pensiero analitico e delle risultanze analogiche di esso. Tra le posizioni vecchie e stantie vi erano il laicismo e il trasformismo confessionale della vecchia guardia intellettuale. Oggi, con grande sorpresa, il fenomeno si riacutizza, entra nella cronostoria del mondo industrializzato e globalizzato, con uno scontro frontale tra le religioni monoteiste. Ecco, allora, anche in occidente il riacutizzarsi di un nuovo e più agguerrito segnale di pericolo, il riaffacciarsi, il riproporsi sotto altre aspettative di un più inquietante e subdolo : ateismo anticristiano che non ha più nulla da dividere con il passato ateismo anticlericale. Oggi la guerra è ancora in atto, la si combatte con mezzi nuovi: terrorismo, abbattimento dell'economia mondiale, speculazioni finanziarie di borsa, accaparramenti monetari e lotta senza quartiere ai valori ritenuti vuoti di significato e inutili che sono i significati etici. Disvalori e inadempienze d'ogni genere la fanno da padroni in un clima surriscaldato dalla mancanza di Dio, dall'allontanamento volontario dei nuovi atei e della fattispecie ladronesca di una società svilita e "postmodernamente" abilitata al lucro più sfrenato e senza remore. Il nuovo ateismo è sostanzialmente fatto di questa tipologia: una pletora di atei che hanno cambiato fede trasferendo tutta la religio in un crogiolo di lotte per il saccheggio di denaro da accumulare nelle grandi banche estere regolate dalla protezione degli utili anche se essi provengono da affari non limpidi e da imprese e strategie di distruzione e di disintegrazione di finanze più deboli. L'ateismo contro la religione ha fatto ormai il suo tempo. Entra in gioco con una spocchia e un'arroganza da manifesto, un'altra società di nuovi atei ben più smaliziata e senza scrupoli, che intende imporre le sue leggi di mercato sostituendo il vangelo alle manipolazioni in Borsa, intendendo esludere Dio e negarne l'esistenza confessionale, svilirne i concetti fondamentali, la Cristianità e i dogmi della fede cattolica, apostolica romana, insieme a tutta la massiccia adesione per la fede più in generale dell'Occidente, che ormai in un mondo multietnico e globalizzato è vista come un impedimento all'invasione e alla neutralizzazione con mezzi estremi..

La critica e la sovversiva opera di demolimento viene perpetrata nei confronti di una religione ormai bigotta e un cristianesimo ridotto a lumicino, tale da dover mendicare il perdono dei fedeli da parte del Papa per atti indegni da parte di una categoria di prelati pedofili e corrotti.

Se tentiamo di analizzare il nuovo fenomeno, lo vediamo riacutizzarsi e riarmarsi in un naturalismo di stampo scientifico intellettuale di certa casta. Pertanto alligna nelle aule universitarie, soprattutto tra le frange più estremiste e ribelli degli studenti, tra le baronie delle Università, e in tutti quei luoghi o situazioni che vedono l'impegno dell'intelletto tramutarsi in scienza di mercato, antagonista per eccellenza di ogni ortodossia, che vede in tal senso quest'ultima farla da protagonista in un contesto di studi e di ricerche che avanzano pretese destrutturanti nei riguardi della Chiesa e dei suoi Ministri apostolici. La Chiesa non ha mai smesso di tentare il proselitismo religioso, ma i laici da parte loro non hanno mai smesso di volere risposte certe a profondi interrogativi esistenziali, storici e sociali.

Notiamo, con un certo rammarico che in Italia anche pubblicazioni da best-seller come Dio non è grande di Christofer Hitchens o La Fine della fede di Sam Harris fanno il pelo ad un laicismo generalizzato svilito e riveduto che fa capo al "naturalismo scientifico" delle grandi religioni e ortodossie.

Vi è naturalmente un ateismo ribelle ad ogni apertura, duro e crudo come quello di Marx, Nietzsche etc. e vi è quello più morbido e fluido che non è fanatismo d'assalto, ma posizione anticlericale di organismi intellettuali ben più consolidati, i quali dal loro punto di vista escludono la religione e l'osservanza di essa nel pieno declino degli ideali, dei valori del soprannaturale e della teologia più in particolare. Il misticismo per costoro poi è frottola per gonzi, una sorta di panacea per massaie e suore..

Ci pregiamo osservare che nella società postmoderna, del cosiddetto benessere generalizzato, troppe persone vivono in modo dissennato e disperato: questo precede o acuisce la latitanza dalla fede confessionale, favorendone il distacco lento e irreversibile, dovuto alla loro infelicità. La Chiesa spesso sta in Alto, non vede e non sente i bisogni dei diseredati, degli afflitti, di coloro che soffrono la fame, le guerre, le pestilenze, le carestie, l'AIDS.

L'uomo cerca felicità e benessere, verità, giustizia,  non il loro surrogato; cerca eternità e Bellezza non vita di stenti e di avvilenti genocidi, cerca certezze non inganni e morti premature di bimbi per fame o malattie, cerca pace non guerre, non bagni di sangue e malattie, miseria e genocidi, non razzismi e usurpazione dei diritti umani: cerca insomma la voce di Dio che orienti gli animi dei governanti e li faccia aderire ad una più ottimale conduzione del potere che deve essere giusta, uguale e tollerante in tutte le latitudini del mondo.

Avviene esattamente il contrario, soprattutto nei paesi del sottosviluppo industriale e nelle regioni africane o mediorientali comandate dai ribelli e da flottiglie di piccoli dittatorelli di basso livello intellettuale e morale, i quali si spartiscono il potere o se lo passano di mano. Questo connubio tra potere e disvalori dell'umanità sembra d'obbligo e, purtroppo, va di pari passo con la perdita della fede e nella Trascendenza. 

Ormai in una società multietnica, globalizzata e multiconfessionale, l'impatto con le religioni monoteistiche ha generato grandi squilibri mondiali: troppi ricchi e troppi poveri, grandi divari e grandissime sperequazioni, esageratamente svuotato di ogni contenuto morale l'accaparramento delle ricchezze del mondo, che in verità si stanno esaurendo, o quanto meno convogliando nelle mani di pochi.

In tal modo, la linea di demarcazione è segnata da grandi conflitti e da irrevocabili strategie per raggiungere scopi indegni.

La storia costellata di lutti e miserie non ci è nuova e non ha insegnato nulla, pure se fatta di duemila anni di Cristianità. Il Vangelo è sempre lì, ad indicarci la via giusta, ma il mondo moderno non lo ascolta, vacilla sotto il peso della condotta (a)morale, priva di scrupoli e di coscienza.

Il punto è: saprà trovare il nuovo ateismo del ventesimo secolo e oltre la strada giusta per salvarsi dal baratro o troverà il baratro sempre più profondo e allettante in cui cacciarsi e in cui svilirsi come umanità e come prodotto di Cristo in terra?

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15 ottobre 2010 5 15 /10 /ottobre /2010 12:34

di Ninnj Di Stefano Busà

 

INGREDIENTI: 1 kg, di calamari medi, 2 spicchi d'aglio, 50 gr. di ghrigli di noce, 2 cucchiai di pangrattato, 2 ciuffetti di prezzemolo, 1 rametto di rosmarino, vino bianco, aceto, olio extravergine di oliva, sale e pepe rosa in grani

 

Pulite ed eviscerate i calamari, lavateli bene sotto l'acqua corrente, eliminate le sacche interne. Fate un trito finissimo con l'aglio, il prezzemolo, il rosmarino. Pestate le noci grossolanamente, unitene metà al composto. In una larga padella antiaderente con 4 cucchiai d'olio fate rosolare per 5 minuti i calamari tagliati a rondelle e infarinate. Unite il miscuglio  d'erbe tritate, aggiustate di sale e pepe e fate cuocere per almeno mezz'ora, mescolando. Se necessario aggiungete un dito di vino bianco e 2 cucchiai di aceto di vino. A fine cottura, trasferite in un piatto di portata, cospargete i calamari con le rimanenti noci tritate e pepe rosa in grani. Servite accompagnato da un vino "Aragosta" di S. Maria La Palma.

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12 ottobre 2010 2 12 /10 /ottobre /2010 17:53

di Ninnj Di Stefano Busà

 

INGREDIENTI: 250 gr. di pennette, 600 gr. di pomodori perini matuti tipo S. Marzano, 2 rametti di prezzemolo, 4 cipolle rosse d Tropea, 2 pizzichi di zucchero, 50 g. di pancetta magra tesa, olio extravergine di oliva, sale e pepe

 

Intanto che aspettate il bollore dell'acqua salata per lessare le pennette, lavate i pomodori, eliminate i semi e spellateli in acqua bollente. Sfogliate le cipolle e tagliatele ad anelli sottili, fatele rosolare in un tegame con olio, per alcuni minuti, finchè diventano morbide, (non bruciatele), se necessario aggiungete un cucchiaio d'acqua. Unite la pancetta tritata fine, fatela insaporire, aggiungete i pomodori tagliuzzati lo zucchero, aggiustate di sale e pepe. Mettete un coperchio e lasciate cuocere a fuoco lento, mescolando ogni tanto, finché la salsa si addensa. Scolate al dente la pasta, versatela nel condimento e fatela saltare. Cospargete sopra un trito finissimo di prezzemolo. Servite caldo con abbondante parmigiano grattugiato e una macinata di pepe nero. Vino consigliato il Primonero Livelli rosso salentino.

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12 ottobre 2010 2 12 /10 /ottobre /2010 17:31

di Ninnj Di Stefano Busà

 

INGREDIENTI: 200 gr. di icotta freschissima, 2 dl di panna da montare, 10 gr. di gelatina in fogli, 2 albumi, 80 gr. di zucchero, 1 limone non trattato, 2 cucchiai di mandorle tostate e tritate.

 

Mettete in acqua fredda la gelatina a sciogliere. Lavorate la ricotta con lo zucchero e un'abbondante grattatina di buccia di limone. Montate a neve fermissima gli albumi, incorporateli al composto, montate anche la panna con un cucchiaino di zucchero. Strizzate il foglio di gelatina e fatelo sciogliere in un pentolino a fuoco molto basso, unitelo alla ricotta e mescolate bene. Aggiungete gli albumi a neve e la panna. Distribuite l'impasto in quattro stampini usa e getta di alluminio (li trovate al supermercato) . Riponeteli in frigo per almeno 4 ore per farli rassodare. Rovesciateli su piattini singoli o su coppette individuali e cospargeteli di un trito di mandorle tostate e pestate grossolanamente. Servite con un Passito di Pantelleria o una Malvasia.

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12 ottobre 2010 2 12 /10 /ottobre /2010 10:14

di Ninnj Di Stefano Busà

 

INGREDIENTI: 1 polpo di circa 1,5 kg,  1 carota, 2 finocchi teneri, 1 limone non trattato, 2 cucchiai di nocciole, 3 spicchi d'aglio, 2 rametti di prezzemolo, 1 cucchiaio di timo tritato, olio extravergine di oliva, sale e pepe.

 

Battete il polpo con un pestacarne per ammorbidirne le fibre e il tessuto. Pulitelo bene, eliminate le interiora della sacca, lavatelo ripetutamente sotto acqua corrente. Immergetelo completamente in acqua bollente salata con l'aglio schiacciato, i rametti di prezzemolo, la carota tagliata a pezzi grossi. Fatelo lessare finché risulti morbido. Scolatelo e asciugatelo su carta da cucina. Nel frattempo ponete  i finocchi a lessare, dopo averli lavati e affettati, teneteli leggermente al dente. Tagliate il polpo a grossi pezzi. Trasferitelo su un vassoio e guarnitelo con le fette di finocchi lesse, un trito finissimo di timo e abbondante succo di limone. Cospargete sulla superficie il trito di nocciole e servite caldo o tiepido con fette di pane tostate. Abbinate uno Chardonnay Maiolini Brut Saten.

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12 ottobre 2010 2 12 /10 /ottobre /2010 09:31

di Ninnj Di Stefano Busà

 

INGREDIENTI: 6 cipolle bianche grosse, 200 gr. di gorgonzola dolce, 1 noce di burro, 80 gr. di speck, 4 foglie di basilico, 2 cucchiai di gherigli di noci, 1 uovo, noce moscata, 2 cucchiai di pangrattato, 2 cucchiai di parmigiano grattugiato, olio extravergine di oliva, sale e pepe.

 

Pelate le cipolle, fatele cuocere per 10 minuti in abbondante acqua salata. Scolatele e fatele raffreddare. Tagliatele a metà nel senso della lunghezza, eliminare la parte centrale di ciascuna metà con un cucchiaino o coltellino. Preparate il ripieno. in una terrina lavorate il gorgoncola con la polpa eliminata delle cipolle, lo speck e il basilico tritati finissimi, la noce moscata, l'uovo sbattuto. Riempite le mezze cipolle con il ripieno e riponetele in uno stampo da forno imburrato. Irroratele con un filo d'olio e pangrattato. Cospargete la superficie di ogni mezza cipolla con un velo di parmigiano grattugiato. Coprite con un foglio di alluminio. Infornate a 180° per 15 minuti. Eliminate il foglio di alluminio, fatele gratinare per qualche minuto, finché siano di un bel colore ramato. Sfornatele, fatele raffreddare e cospargetele con le noci pestate grossolanamente. Servite come contorno raffinato con carne alla griglia, arrosti, pollame. Vino un Dolcetto Tenute Costa.

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11 ottobre 2010 1 11 /10 /ottobre /2010 20:27

di Ninnj Di Stefano Busà

 

INGREDIENTI: 150 gr. di farina bianca, 200 gr. di carote raschiate, 1 bustina di lievito, 50 gr. di burro, 5 uova, 140 gr. di granella di mandorle, 1 mela grossa, 1 cucchiaio di cannella, 2 cucchiai di Maraschino o Alchermes, 2 cucchiai di zucchero semolato, mezzo cucchiaio di zucchero di canna.

 

Grattugiate le carote dopo averle raschiate, ponetele su un telo e fatele asciugare circa un'ora. Lavorate il burro con lo zucchero, incorporate 4 tuorli e un solo uovo intero. Aggiungete la farina, il lievito, la cannella, le mandorle pestatissime, le carote. Montate 3 albumi a neve fermissima con una puntina di sale, incorporateli al composto delicatamente. Versate tutto in uno stampo sganciabile foderato di carta forno. Spolverate sopra lo zucchero di canna. Sbucciate e tagliate a fettine la mela e fatela rosolare nel burro per alcuni minuti. Irroratela di liquore, fatelo evaporare, sistemate le fettine sul composto. Infornate la torta a 180° per 45 minuti. Fatela raffreddare e servite.

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11 ottobre 2010 1 11 /10 /ottobre /2010 20:17

di Ninnj Di Stefano Busà

 

Un rimedio semplicissimo esiste. Ve lo suggerisco volentieri. Ho sperimentato che mettendo un cucchiaio di aceto nell'acqua in cui s'immergono, la coagulazione avviene prima e il guscio rimane integro, senza cambiare minimamente il gusto che è intaccabile.

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