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11 ottobre 2013 5 11 /10 /ottobre /2013 20:05

Nota critica a  ELLITTICHE STELLE di Ninnj Di Stefano Busa’

a cura di Gabriella Pison

La poesia di NInnj Di Stefano Busà si colloca in un  punto di vista privilegiato, in cui è possibile godere  di un lirismo raro che la rende eccezionale, unica, potente: rifacendomi all’esegeta Cesare Segre,  in quest’opera si riconoscono le stigmate per definirla autorevole ed esemplare, con  un’aura sacrale che la attesta nelle opere canoniche, durature, capaci di soddisfare plurime identità.

Vi è un mandato sociale in Ninny, il gesellschaftlicher Auftrag di cui si parlava a proposito di Baudelaire: un carisma ed una personalita ’capaci di influenzare la cultura umanistica, l’antropologia poetica stessa: una voce, quella di Ninnj Di Stefano Busà inconfondibile  e annunciatrice di una nuova epifania nel panorama della poesia contemporanea.

Il vento sembra essere una presenza costante nella lirica della nostra poetessa:

“Ora – c’è solo la tregua che concede

il vento –

Altro non potrei che lasciare

poche parole al foglio,

qualche seme intatto che s’agita

sotto la neve.”

Vento che sferza le nostre vite , vento che sembra dirigerle; solo quando smette di soffiare possiamo fermarci, riflettere, lasciarci andare,

Ma cosa rappresenta il vento, sembra messaggero tra anima e spirito, un’alchimia esistenziale che permette di tracciare rette tra le ferite e il dolore,  ricorda forse il tiqqùn di ebraica memoria? Vento come evento traumatico, che fa si che l’inconscio si risvegli e si avvii sulla strada della riparazione …

“Tu mi parli di una vita in forse,

d’un seme migrato altrove,

un fuoco che non scalda.

fuori l’ora fugge, l’attimo breve

ha voce chiara, quando la notte tace

e il mondo è assenza di vento.”

O dobbiamo leggere le sue poesie  oltre la dimensione che sembra svelarci ,come in un gioco di specchi di Lacan, dove l’imago è nello stesso tempo fondante e persa, dove piu’ ci riconosciamo piu’ ci inganniamo, quasi in una sorta di alienazione immaginaria che permette di sfuggire all’ingombro del vivere quotidiano?

“Il luogo delle attese –

è questo il mondo,

stridìo di pietra pomice sul cuore,

 sussulti di vento.

solo un sorriso si attacca alla vita”.

Svariati sono gli esempi in cui l’opera della Di Stefano mostra di orientarsi in senso kantiano, legandosi al vero e al bene, così:

solo un sorriso si attacca alla vita

Oppure

-Questa è la sigla che ti rendo,

una verità senza sconti,

un passo che non arretra, affrancato

dal battito del mondo.

anziché

volgere lo sguardo al bene prezioso,

alla tenera notte che artiglia la tenebra,

a custodire quel tuo sorriso

come un sole sbucato dall’inverno

Con una sottesa spinta dall’eros all’ethos, come in “ con te ritrovo quel doloroso miele dell’abbraccio”  la sua lirica assume una gestualità emotiva dalle ieratiche tinte; le sue parole scivolano come benedicenti, annunciano una nuova alba, di solitudine e vento, ma anche di perdono e  proprio ellittiche stelle,  in una dialettica che passa dalle tonalità della tragedia greca alle risonanze voluttuose, sono una poesia che è omaggio alla Poesia.

“Poterei  innamorarmi della morte” - scrive- ma  è nella metafora che come una filigrana suggella la sua opera:

“Momenti d’erba scioglie la sera,

un desiderio che stringe il mondo

nel suo oscuro moto,

e respira venti di tempesta il suo stupore,

perdendosi nel folto della siepe,

tra ali di ortiche e aquiloni”

che Ninnj Di Stefano Busà merita di essere annoverata giustamente tra i poeti più significativi del Terzo Millennio.

 

 

 

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7 ottobre 2013 1 07 /10 /ottobre /2013 11:19

 

Città di Paullo

Assessorato alla cultura

Associazione Culturale "Frontiera"

Accademia di Teatro e Musica

 

Premio Letterario Internazionale

"Lago Gerundo"

Undicesima edizione

 

 

 

 

 

 

SEZIONE “IL BARBAPEDANNA”

 

 

PREMIO SPECIALE: NINNJ DI STEFANO BUSA’

 

TITOLO: Eros e la nudità

 

 

Poetessa di lunga esperienza, Di Stefano Busà trova ancora una volta l'accento e l'abbandono a una lingua tersa e tesa, a una dizione che entra nelle risonanze dell'esistenza con sincerità ed eleganza. Senza mai offrire la poesia come velo di parole ma come lente e come finestra sui panorami segreti dell'anima nel suo rapporto con l'amore, la sorpresa, il tempo.

 

 

 

 

Il Presidente di Sezione

                                                                               Davide Rondoni

 

Paullo, 28 settembre 2013

 

 

 

Un antico lago e il suo drago

“Tarantasio”

 

 

 

 

 

 

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3 ottobre 2013 4 03 /10 /ottobre /2013 17:22

 

 A CHE PUNTO STA LA SVOLTA DELLA CHIESA CATTOLICA SUL PIANO ECUMENICO E STORICO

 

                           di Ninnj Di Stefano Busà

 

La situazione della Chiesa cristiana sul piano liturgico, ecumenico è cambiata con l’avvento degli ultimi due Pontefici, ma il suo messaggio ancora oggi resta ancorato alla profonda crisi di fede che sembra attraversare in lungo e in largo tutto l’Occidente.

Cinquant’anni fa si apriva il Concilio Vaticano II, che avrebbe dovuto imprimere una svolta nel panorama della civiltà ecumenica.

Lo storico inglese N. Ferguson nel suo volume dal titolo Occidente: Ascesa e crisi di una civiltà (Mondadori, Mi, 2012) si pone l’interrogativo sul come una civiltà avanzata come la nostra sia riuscita a produrre un capitale enorme in fatto di ricchezza economica, politica, tecnologica, socioculturale, di come ciò abbia potuto contaminare con il vento della libertà e l’arbitrio del mercato azionario la forza produttiva del lavoro e dell’utile anche nel resto del mondo, cambiandone forse per sempre il profilo fisiognomico e strutturale.

La risposta sta nelle mosse o per meglio dire negli strumenti con cui l’Occidente si è fatto strada.

Esso lungo il corso della storia si è saputo organizzare per altre direzioni prospettiche allo sviluppo della società industriale tecnicamente più avanzata, per afferrare e competere in strategie monetarie e speculazioni finanziarie e intervenire nelle trasformazioni etico/socio/culturali del secolo che sempre più si sono allontanate dalla morale e dalla liturgia chiesistica.

Un reale sviluppo ha caratterizzato e improntato il cambiamento epocale andandosi a scontare con la tradizione e il culto ecumenico sul piano liturgico. Impressionante e rapido è stato il cambiamento di rotta: la realtà si è andata sempre più orientando sui parametri dell’utilitarismo materialistico tralasciando altri valori insieme al culto della bellezza e della verità.

Oggi da più parti si leva un interrogativo sulle nuove problematiche che attendono l’umanità e la storia. Sapremo uscire dall’empasse? ritrovare valori e significati? L’accelerazione è stata repentina. In un trentennio o poco più si è passati dalla devastazione dell’ultima guerra al clima sfrenato e ineludibile del <tutto è concesso> senza remore, senza reticenze, un libertarismo sfrenato e senza regole si è insediato nelle coscienze facendo proprio il diritto di felicità, di utile, di pienezza, “illimiti” di una classe sociale che aveva assistito alla caduta delle speranza in un clima d’impoverimento delle risorse mondiali.

Oggi a cinquant’anni dal Concilio (11 ottobre,1962) le prospettive del mondo vivono una crisi profonda e ineludibile per la storia e per gli uomini i quali  subiscono le conseguenze di un disastro finanziario senza precedenti.

Il mondo è pervaso di ansie e di paure, il mutamento percorre strade inquietanti di guerre, fame e tribolazioni, il medioriente è un focolaio di sangue, le primavere arabe ne hanno versato molto.

Il postmoderno assume il volto tumefatto di un malfunzionamento epocale che sintetizza solo un pragmatismo e una tecnocrazia aberranti, poichè viene a scontrarsi con una totale sfiducia nel mondo e nelle parole e negli atti della Chiesa. La società disincantata non risponde più con la fede in Dio, ma con la perdita sempre più ampia di consensi verso la parola di Dio, nel rifiuto della condivisione dei suoi valori ecumenici e nella comunione degli insegnamenti liturgici. Lo scontro è tra civiltà, soprattutto oggi che la postmodernità viaggia sull’etere con messaggi di guerra e minacce nucleari. La paralisi è alle porte in ogni momento. La crisi antropologica va di pari passo con la crisi evangelica, si ripudiano i dogmi della verità liturgica per abbracciare fantomatiche insidie e la totale sfiducia nella Chiesa di Dio ne è un esempio.

Manca la volontà della fede, la teologia delle capacità di rapportarvisi, manca la vita volta al cristianesimo come stimolo verso l’offuscamento delle possibili cause di morte spirituale. Vi è in atto un ateismo teocratico che è stato per tanto tempo la base distintiva del Concilio Vaticano II in fatto di secolarizzazione. Il Dio biblico è andato scomparendo per dar vita ad una eredità di declino irreversibile che le lacerazioni in atto non potranno che aumentare.  

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1 ottobre 2013 2 01 /10 /ottobre /2013 10:15

bresson suore

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113155 - Copia

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Vignetta di Alberto Cini


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30 settembre 2013 1 30 /09 /settembre /2013 20:33

 

di Ninnj Di Stefano Busà

 

 

...E' ancora sangue

 

 

Il giorno è ancora sangue

sulla linea scomposita del tempo,

sogno che si frappone ad altro sogno

tra il lungo artiglio e la parete azzurra.

La farfalla che svola già si sfaglia

sulle rotte lontane

di papaveri e grano a mietitura,

o nei cieli iperuranei delle stelle.

Mentre una luce immemore s'attarda

a ricomporre ampolle di certezze,

perché ritorni intatto il mistero aurorale,

oltre le soglie, tra il bianco e il nero,

il sapore intenso della giovinezza.

Mostri l'attonita odissea dell'uomo,

un cielo in migrazione che sorrida.

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30 settembre 2013 1 30 /09 /settembre /2013 08:38

  Il 28 settembre 2013, a Pisa sono stati consegnati i premi ai vincitori della 34° edizione del Premio "Il Portone". Grandissima affluenza di pubblico e di estimatori della Poesia. Qui di seguito i risultati parziali:

 

  

 

PREMIO "IL PORTONE" 2013: RISULTATI

 

I risultati ed i premiati del
XXXIV Premio Letterario “Il Portone”

 
SEZIONE POESIA SINGOLA
 

1° Premio
UMBERTO VICARETTI
(Roma)
Fu lungo il giorno


2° Premio
FRANCO FIORINI
(Belvedere Ostiense Veroli FR)
Ancora non parlarmi dell'inverno


3° Premio
GIOVANNI CASO
(Siano SA)
Eppure siamo uguali


4° Premio
ELENA MALTA
(Pianella PE)
Patchwork


5° Premio
CARMELO CONSOLI
(Firenze)
Grezzano di notte



SEZIONE SILLOGE


1° Premio
NINNJ DI STEFANO BUSÀ
(Segrate MI)
Ellittiche stelle


2° Premio
LIDA DE POLZER
(Varese)
A volte una farfalla


3° Premio
MIRIAM LUIGIA BINDA
(Lodi)
Gemma


4° Premio
UMBERTO VICARETTI
(Roma)
Inventario di settembre


5° Premio
NADIA CHIAVERINI
(Cascina PI)
I segreti dell'universo



SEZIONE LIBRO DI POESIA


1° Premio
RODOLFO VETTORELLO
(Milano)
Contro il tempo il tempo contro


2° Premio
MARIA LUISA DANIELE TOFFANIN
(Selvazzano PD)
Appunti di mare


3° Premio
CARLA BARONI
(Ferrara)
Versi d'ottobre


4° Premio
FRANCO CASADEI
(Cesena FC)
Il bianco delle vele


5° Premio
CRISTANA VETTORI
(Pisa)
Preziose presenze


 

 

  

 

 

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25 settembre 2013 3 25 /09 /settembre /2013 11:32

 

 

 

 

PER LO SVILUPPO E LA CRESCITA DELL’ ITALIA, DELLA PICCOLA E MEDIA IMPRESA OCCORREREBBERO RIFORME STRUTTURALI CORAGGIOSE NON PICCOLI RITOCCHI

 

Di Ninnj Di Stefano Busà

 

Ecco alcuni punti più importanti per lo sviluppo in Italia del meccanismo imprenditoriale che è il tessuto dell’economia nel ns. Paese

 

 

Dimezzare (senza se e senza ma), con decreto legge, senza dar loro il tempo di ribellarsi, le spese della Casta adeguandola a criteri ed emulamenti degli altri paesi UE

 

Eliminare i rimborsi elettorali che per referendum popolare erano stati cancellati e il governo ugualmente con altra definizione li aveva introdotti, senza tener conto della volontà del popolo italiano, ritenendolo schiavo

 

Con decreto legge attivare e regolamentare il pagamento dei debiti dello Stato entro 60 giorni

 

Defiscalizzazione degli investimenti per industrie, imprese e commerci

 

Defiscalizzazione dei redditi nei primi due anni di vita dell'impresa

 

Eliminare tutta la burocrazia, che risulta nefasta ai fini di investimenti e di imprese nel ns. Paese: la mole di permessi, di autorizzazioni che si richiedono per aprire una pur minima impresa in Italia è tale da scoraggiare gli eventuali investitori e dirottarli in altri paesi. Perlomeno ridurla all’osso, come nei paesi civilizzati.

 

Pagamento dell'IVA solo a fattura incassata, senza aumentarla ad ogni manovra correttiva, perché si è rivelata nefasta e depressiva per il PIL  

 

Eliminazione dell'IRAP

 

Prestiti agevolati elargiti dalle Banche per la sopravvivenza delle aziende in difficoltà

 

Sconti contributivi per assunzioni di giovani under 35

 

Diminuzione graduale della tassazione all’ impresa adeguandola alla tassazione europea

 

Assoluto controllo per attribuzione del "Made in Italy" solo alle aziende che producono in Italia

 

Chiusura definitiva di Equitalia, un organo incompetente e immorale che fa da mastino di guardia allo stato di fiscalizzazione con crudeltà e imperfetta visione del bene del Paese 

 

Defiscalizzazione alle aziende che assumono giovani a tempo indeterminato fino a tre anni

 

Collaborazione tra istituzioni ed Enti universitari, di ricerca, laboratori di sperimentazione e imprese con stage formati ad hoc in corso di studi o di ricerche

 

Eliminazione di qualsiasi contributo statale per enti inutili, Giornali, TV, etc.

   

    Eliminare almeno il 50% delle auto blu della casta e delle auto di   scorta, come ha fatto Hollande in Francia.

 

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18 settembre 2013 3 18 /09 /settembre /2013 17:13

di Ninnj Di Stefano Busà

 

 

Il romanzo N. (Einaudi, 2000) ricostruisce un colosso della Letteratura moderna: i trecento giorni di Napoleone all’isola d’Elba, dal maggio 1814 al febbraio 1815, sono il tempo dell’apparente rinascita/riscatto di Napoleone visto e ambientato attraverso gli occhi di un letterato locale che diventerà il suo bibliotecario personale.  Ferrero è uno storico che ama condurre storie di personaggi importanti, personalità che hanno il valore e l’aura di essere “miti” della Storia. Lo scrittore è attratto dalla loro forza, dal loro prodigioso acume, dalla loro inesauribile volontà di passare alla storia da eroi.  Ancora una volta un personaggio “fuori dal comune”, il primo eroe dell’età moderna, destinato ad alimentare un mito che non tramonta, e che il romanzo di Ferrero analizza criticamente e moralmente, riuscendo a trarre dal suo carisma personale una fonte inesauribile di notizie, di raffronti, di temi che mettono direttamente al centro la celebrazione del piccolo corso divenuto attraverso un raffinato percorso individuale un eroe dei tempi moderni.

Con quest’opera lo scrittore  vince il Premio Strega 2000, il Premio della Società dei lettori di Lucca e il Premio Alassio. Un autore per l’Europa. Nell’agosto 2000 Portoferraio conferisce a Ferrero la cittadinanza onoraria. .N. è stato tradotto nelle principali lingue europee. Nel 2006 Paolo Virzì ne ha tratto liberamente il film con Daniel Auteuil ( che interpreta Napoleone), Monica Bellucci (nella parte della Baronessa) ed Elio Germano (Martino).

Ma certamente non sono tutti i premi attribuiti allo scrittore a determinare il grande successo dell’autore.

N. resta un romanzo a sfondo storico di grandissima rilevanza.

Ernesto Ferrero ha saputo celebrarne la drammatica biografia, inducendo al personaggio i pregi, ma anche i difetti dello statista che vive fino in fondo il clima violento di una rivoluzione francese ormai al suo culmine e che esiliandolo all’isola d’Elba lo depone da un potere anche filostorico e drammaticamente visionario di un’epoca e di un avvento antropologico di questo complesso personaggio che ha dominato la scena politica della Francia dal suo fulgore, al suo declino.

Vi è dentro questo romanzo l’archetipo di una corrente che vede nella rivoluzione la fine dell’imperialismo napoleonico e ne fa la ragione di un riscatto morale, oltre che sociale d’oltralpe.

Ernesto Ferrero ne ha saputo trarre le fila, trovare le prospettive, le angolazioni anche psicologiche che ne hanno determinato il declino e la fine ingloriosa. Il tutto condito in modo superlativo. È un libro che, pure se apparentemente sembra riportarci al determinismo/decadentismo di un processo storico inequivocabile, contiene al suo interno “verità” che sono pietre miliari nella trama del romanzo e ne denotano la raffinata partitura e il talento narrativo-logico  oltre che il linguismo eccezionale del suo autore.

 

 

                                                                          Ninnj Di Stefano Busà

 

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9 settembre 2013 1 09 /09 /settembre /2013 10:10

 

a cura di Ninnj Di Stefano Busà

 

Con la patristica che rappresenta la costruzione ideologico-teosofica dei Padri della Chiesa, ha origine il pensiero filosofico morale e cristiano del medioevo.

Tipica espressione ne fu Filone l’Ebreo, vissuto ad Alessandria intorno al 20

o 40 d.C.

Egli affrontò la lettura allegorica delle Sacre Scritture intraprendendo un percorso che, dalla Bibbia lo portò a dimostrare Dio attraverso i Profeti e le verità ad essi congiunte. I postulati su cui si fonda, a grandi linee sono:

Dio trascende in assoluto il mondo.

Egli è, anche se non possiamo o sappiamo spiegare cosa Egli è e come è.

A Dio si può giungere attraverso l’estasi che è una sorta di visione mistica.

Dio è creatore del mondo, nel senso che dall’informe materia caotica preesistente ha determinato e costituito il mondo, di cui la materia stessa occasiona il bene e il male.

Dio non creò direttamente per non contaminarsi con la materia, ecco perché viene attribuita a Lui una sorta di Trinità.

Le due forme originarie di bontà e potere aggiunte alla terza: il logos, formano i pensieri divini, ovvero le Idee.

La predicazione di Gesù è tramandata dal Nuovo Testamento che conduce alla Sacra Scrittura o Bibbia.

Il Nuovo Testamento è composto da tre Vangeli, quelli di Matteo, Marco e Luca, insieme al quarto di Giovanni cui seguono gli atti degli apostoli, le epistole di S. Paolo e dell’Apocalisse.

Il grande problema escatologico (salvifico) che interpreta il fine ultimo dell’umanità si snoda attraverso due filoni teoretico-speculativi.

1° quello degli Gnostici. Essi si collocano su un’interpretazione di Gesù molto filosofica e dottrinaria, il loro pensiero si sovrappone alla fede, ne prende il sopravvento considerando che la via della salvezza non si identifichi con la figura del Cristo o del credo fideistico divino, quanto invece con la conoscenza filosofica divina e le sue emanazioni, riconducibili all’impianto dottrinario delle filosofie e del pensiero.

Contro gli Gnostici e in gran parte contro il paganesimo che in vario modo e, durante il neoplatonismo combatterono il diffondersi del Cristiansimo reagirono gli Apologisti, pensatori e ideatori di un concetto divino che si battè per una più vasta ricognizione di tutta la materia divina, ribadendo le posizioni assunte dalla dottrina cristiana che si riassume tutta nella rivelazione degli apostoli e delle Sacre Scritture.

A sua volta anche la Patristica rivelò due volti: quella occidentale e l’altra orientale. Tra i grandi esponenti dell’uno e dell’altro troncone va ricordato Tertuliano, personaggio assai di spicco della patristica occidentale.

Sono appartenuti alla concezione orientale invece Clemente e Origene.

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9 settembre 2013 1 09 /09 /settembre /2013 08:38

 

di Ninnj Di Stefano Busà

 

Ogni processo umano ha bisogno per sortire alla sua umanizzazione di avere dalla sua un comportamento dettato da etiche del pensiero, non di moralismi sui generis, che influenzano negativamente il patrimonio genetico/strutturale della sua vita interiore.

Non se ne esce da questo empasse se il problema non esamina una sorta di pensiero dominante che deve passare necessariamente da un revisionismo storico, ma anche dalla ormai ossidata forma mentis che ci dà inquietudine e malessere.

L’unico rimedio, senza che andiamo a cercarne altri, è l’indagine storica, l’analisi di se stessi che dentro una sostanziale forma radicalmente controversa e paranoica ci deforma la visuale e ci paralizza.

Questi nostri tempi sono davvero la sintesi di un rifiuto alla normalità dell’etica, al recupero di un capitale storico/individuale che ci dia l’essenza e il valore dell’esser(ci).

Siamo in preda ad un mondo che vortica senza più controllo: l’istinto e non la ragione si è impossessato dell’uomo e lo fa suo schiavo in un delirio vulnerabile e catastrofico che mette a repentaglio l’esistenza stessa degli esseri umani.

Una trappola mortale si rivela ormai il superamento del limite estremo che rischia di soppiantare la coscienza e la morale senza più freni inibitori.

Qui non si dice di tornare al medioevo, ma di dare una impostazione di ordine nuovo all’intelletto pensante, in una luce moderna e in chiave di equilibrio della società del postmodernismo, ormai in crisi per i troppi malesseri che porta in sé.

Occorre sganciarsi dalle zavorre di un malessere ingovernabile e riprendere le redini di un carro che sta correndo verso il precipizio.

Questa società planetaria deve rinunciare al clamore e alla violenza, al protagonismo, all’esibizionismo, all’egoismo delle platee, ai lustrini di un perbenismo becero e ottuso per abbracciare un più equo rapporto con la coscienza dell’essere e del divenire.

Bisogna tornare a sentire il respiro della terra, il germogliare dell’erba, il rosso del tramonto, la preghiera del mattino e del Vespro: la parola di Dio che ci assolva dalle colpe di un peccato originale che il mondo ha tramutato in peccato “mortale”.

Con le sue fandonie e menzogne, col suo ostracismo ed edonismo, con la sua malefica strategia all’utile l’uomo ha trasformato il mondo in un plateale mercato all’aperto, dove tutto si può comprare e vendere, tranne la dignità e il buon senso, la logica e l’onestà dei sentimenti.

Ed è a questi ultimi che dobbiamo fare appello se vogliamo salvare il salvabile, se ancora vogliamo dare un volto umano ad un processo spirituale che si fa sempre più lontano e sfumato.

Al contempo però questo processo di recupero delle coscienze richiede una sorta di allontanamento dalle forze del male, una riossigenazione dei processi che rilancino i motivi della cristianità, (laica, non necessariamente ecumenica e bacchettona) della purezza della Verità senza ipocrisie e infingimenti, un rilancio che  ci liberi dal nichilismo responsabile della caduta dei valori e della crisi delle civiltà del terzo millennio.

  

 

 

 

 

 

 

 

vorrei iniziare questa nuova stagione 2013/14 con un famoso pensiero di Einstein, che diventi per tutti noi una sorta di viatico, ma anche un augurio e un impegno di lavoro: “Non possiamo risolvere i nostri problemi con il pensiero che avevamo quando li abbiamo creati”.

 

Credo che questa intuizione dovremmo applicarla con cura sia alle nostre crisi personali che a quelle della cultura, dello stato nazionale, del governo mondiale, e della stessa Chiesa.

Questo è il tempo infatti in cui i problemi che incontriamo a tutti i livelli possono essere risolti solo se modifichiamo radicalmente le forme del nostro pensiero, anzi se cambiamo proprio la nostra forma mentis.

Questo rovesciamento della mente si chiama in greco metànoia.

La meta-noia universale è oggi l’unica via di uscita dalla para-noia globale, e cioè dalla fissazione mentale sostanzialmente suicidaria in cui ci stiamo paralizzando.

 

Viviamo infatti questi anni con la sensazione davvero inquietante di un mondo in preda ad una vertigine senza più controllo. Questa società planetaria iperconnessa e delirante ci appare come una sorta di valanga che precipita a valle portando con sé e travolgendo tutto ciò che incontri: case, villaggi, ecosistemi, strutture mentali, codici morali, sacrosante verità.

 

Meno male che possiamo già da ora e in ogni momento spostarci su diverse e ben più alte e aerate frequenze di pensiero rispetto al misto di angoscia, noia, ossessione economicistica, criminal minds, oscenità e pubblicità offertoci notte e dì dalla comunicazione di massa.

 

Non dimentichiamocelo, fratelli, in specie quest’anno, ne avremo bisogno: in ogni istante l’anima può cambiare punto di vista, elevarsi, sganciare le zavorre mentali, tutto il chiasso e la violenza di questo mondo, e lasciarsi assorbire dal Respiro dell’Eterno: anche ADESSO.

 

Il filosofo morale statunitense Michael Sandel dice che siamo passati da una economia di mercato a una società di mercato, in cui cioè tutto ormai è in vendita: i corpi, gli uteri, gli stessi diritti: possiamo pagare per saltare la fila o per tatuare addosso a qualche povero ragazzo spot pubblicitari o per affittare il corpo di una donna indiana e impiantarci dentro un figlio, magari con lo sperma di un “donatore” sudafricano, o ancora per affittare persone che si sottopongano a sperimentazioni farmacologiche pericolose o semplicemente per farci uccidere.

 

Questo mercato globalizzato delle carni umane in realtà sta per deflagrare: ci sono 600.000 miliardi di dollari di ricchezza fittizia in giro, e cioè qualcosa come 12/15 volte il PIL mondiale, che prima o poi manifesteranno la loro natura di buco nero, smascherando i crimini di decenni di speculazione e di consumi istericamente gonfiati.

 

Ma ancor più ci sono ormai milioni di persone fuori di testa, sballottati dentro esistenze economicamente e psicologicamente insostenibili, vittime anch’esse, insieme ai disoccupati e agli emigrati, di un mondo disumano, la cui vera natura è quella di una Matrix vampiristica universale.

 

La nostra civiltà occidentale ha superato da tempo la linea mortale, la deadline di uno sviluppo ancora pienamente umano, ha smarrito da tempo addirittura il senso comune e unificante di cosa sia l’umano.

Viaggiamo infatti da decenni in zone psico-culturali ben poco umane: osservate, vi prego, con attenzione da questo punto di vista il flusso pubblicitario che ingoiamo ogni giorno, la sua minuziosa educazione, rivolta in specie ai bambini, a uscire appunto dalla sfera dell’umano…

 

L’economista francese Serge Latouche arriva perciò ad invocare esplicitamente una radicale conversione: “Noi occidentali dovremmo trovare l’ispirazione per realizzare una metànoia, cioè un ritorno a noi stessi”.

 

Noi, nei Gruppi “Darsi pace”, lavoriamo appunto per questa conversione dell’intera civiltà cristiano-occidentale ai propri stessi ideali obliterati:

la nostra civiltà, infatti, ormai catastroficamente trionfante e planetarizzata, non ha altre vie di evoluzione umana se non quella di riscoprire in modo del tutto originale la propria matrice cristiana, l’ispirazione cristiano-messianica di tutta la modernità, della scienza come della democrazia moderne, e, purificandone le tendenze nichilistiche, proseguirne la traenza storica.

 

Al contempo però questo processo rivoluzionario richiede anche una purificazione rigenerativa ed un grandioso rilancio della stessa esperienza di fede: l’attuale crisi della fede cristiana infatti sta in realtà alla radice della crisi di civiltà in cui stiamo precipitando.

 

Non usciremo mai da questo precipizio nell’inumano e nell’antiumano se non riscopriremo la nostra sostanza spirituale ebraico-cristiana; e al contempo non riaccenderemo mai questo fuoco di luce sulla terra se non rinnoveremo profondamente e seriamente la nostra esperienza di fede, il senso cioè di una liberazione che superi ogni schiavitù, anche quella della morte.

 

Le donne e gli uomini ancora vivi in questo Occidente sconsolato dovrebbero perciò occuparsi con entusiasmo e determinazione soltanto di questo duplice rinnovamento:

della propria cultura (anche politica) e della propria fede.

 

Di questo immane compito devono occuparsi la Chiesa cattolica e le altre Chiese cristiane in primo luogo, ma poi anche quei partiti e quei movimenti culturali e politici che non diano per scontato questo progressivo ed estenuante esaurimento nervoso dell’intera civiltà umana.

 

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