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21 novembre 2009 6 21 /11 /novembre /2009 16:53

di Ninnj Di Stefano Busà

SI TRATTA DI UNA LASAGNA VERDE, CHE RISULTA DIVERSA DALLA SOLITA PASTA AL FORNO.

INGREDIENTI: 500 gr. pasta fresca di lasagne (si trova già pronta al supermercato), 200 gr. mascarpone, 100 gr. di besciamella, mezzo vasetto di pesto genovese,(meglio se lo fate al momento), 4 uova sode, 100 gr. parmigiano grattugiato, olio extravergine di oliva, sale e pepe.

Ponete sul fuoco la pentola in cui andrete a tuffare per 1 minuto le lasagne, personalmente le do una scottatina per non metterle a crudo in teglia). Intanto preparate la besciamella leggera alla quale andrete ad aggiungere il mascarpone e il pesto, aggiustate di sale e pepe. Fate rassodare le uova e sbucciatele, tagliandole a fettine sottili. Cominciate a fare gli strati di lasagne scolandole dall'acqua e allineandole nella teglia antiaderente, mettete sul primo strato di lasagne: il composto di besciamella, mascarpone e pesto, una spolverata abbondante di parmigiano e alcune fettine di uova. Alternate in questo modo, almeno altri due strati e completate in superficie con piccoli pezzetti di burro, proprio bricioline che mantengano morbido lo strato superiore. Attraversate con un filo d'olio  e ponete nel forno a temperatura di 180° per 15 minuti. Quando si sarà formata la crosticina, sfornate, lasciate leggermente intiepidire e servite con un Bardolino Classico Rosso. 

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21 novembre 2009 6 21 /11 /novembre /2009 16:16

di Ninnj Di Stefano Busà

Il tiramisù è un dolce all'apparenza semplicissimo, ma ve ne sono tante varianti e modi diversi di farlo.
Provate il mio, regolarmente apprezzato da grandi e piccini, molto facile da realizzare e adatto a palati esigenti che amano le ricette buone, senza perdere molto tempo in cucina.

INGREDIENTI: una scatola di ananas allo sciroppo di circa 250 gr, 1 confezione di savoiardi , 2 uova, 50 gr. di zucchero a velo, 200 gr. mascarpone, 3 cucchiai di brandy, 8 amaretti morbidi e friabili per guarnire.

Aprite la scatola di ananas, scolate lo sciroppo in un piatto fondo, tagliate bene le fette a pezzettini e tenetele da parte.. Mescolate i tuorli con lo zucchero, lavorando bene con la frusta per almeno 10 minuti; unite il mascarpone, il brandy e infine aggiungete gli albumi montati a neve con un pizzico di sale (att!. il sale permette agli albumi di montare una spuma a neve splendida). Prendete una teglia pyrex trasparente rettangolare, in cui andrete ad allineare più agevolmente i biscotti inzuppati appena nel succo di ananas. Fatene un primo strato  e versate la crema spalmandola bene, aggiungete dei pezzetti di ananas sullo strato di crema, fatene almeno altri due strati allo stesso modo. Distribuendo in superficie dei pezzetti di ananas a forma di stella o di cuore, infine mettete gli amaretti tutt'intorno sulla superficie per guarnizione. Lasciate nel frigo per almeno tre ore, prima di servire, in modo che tutti gli ingredienti si amalgamano alla perfezione. Abbinate al tiramisù un vino liquoroso Vin Santo dei Colli Perugini.

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21 novembre 2009 6 21 /11 /novembre /2009 09:11

di Ninnj Di Stefano Busà

La parola "intimità" non è necessariamente una parola che allude alla "pornografia". Non prelude necessariamente a un comportamento sessuale che osteggia le zone erotiche e non si esprime solamente col corpo. Vi sono impliciti tanti segnali di coppia, di relazioni, di segreti condivisi, di complicità, di sentimenti e di tenerezze che prolungano l'intimità, la manifestano su un piano alto di rapporti interpersonali, di condivisione  ponendola su un terreno di grande incontro sentimentale con l'altro.
Il nostro "essere" ha un grande bisogno di intimità, ma allo stesso tempo non è adatto a convogliarla nella maniera giusta e nella forma che gli dà soddisfazione spirituale, perché l'intimità di relazione altro non è che l'aderenza  di noi stessi a un "corpus" in cui proiettarsi, dialogare con la parte più intima e profonda soprattutto della nostra spiritualità, nella priorità di una visione che è meno svilita e più elevata possibile.
Dal momento che cerchiamo di entrare in contatto con la vita segreta o interiore di un altro essere umano, noi apriamo una porta che ci fa scorgere un mondo da attraversare con minor aggravio di disperazione, di solitudine, se possibile,  con tutta una gamma di sentimenti da identificare, da privilegiare, da comprendere e assecondare, perché in intimità non si entra da soli...si deve necessariamente essere in due per provare le sensazioni di una concordanza affettivo-sentimentale, dove è necessario mettere in gioco tutta la nostra  aspettativa, che si consolida mano a mano che si entra in sempre più intimità con l'altro/l'altra e si manifesta in una dimensione di largo respiro,  in misura che ci fa sentire  privilegiati in quel determinato rapporto, oppure, alieni, estranei a noi stessi, prima ancora che a lui/lei, per il motivo che non ci sentiamo perfettamente a nostrio agio. 
E' fuor di dubbio che vi sia una differenziazione sostanziale alla base dell'intimità fra l'uomo e la donna nel momento di relazionarsi.
Una visione contrastante, di solito totalmente passionale e fisica per l'uno, quanto emotivo-sentimentale con astrazione affettivo-sessuale nell'altra. Le due entità entrano in collisione se vi è troppa disparità di vedute, di educazione, di cultura, di mentalità, perchè no, anche di sensorialità, di emozioni. Spesso le coppie vanno in crisi perché non sanno gestire ed equilibrare le forze che sono all'interno di una relazione intima.
Vanno in crisi perché alla base del rapporto vige imperante per lui la prerogativa di rapportarsi al corpo, in una dominanza fisica di forte impatto, mentre per lei al fattore sessuale fisico umorale e passionale è preferibile una più morbida e accattivante intimità affettiva, un dialogo intimo non un monologo che la faccia sentire meno sola.
Meno svilita  appare la posizione di lei di quanto possa apparire quella di lui. Entrambe le necessità preludono poi al rapporto di coppia che deve sfociare in una visione d'insieme che si compia in modo univoco e meno traumatizzante per entrambi. E' necessario allora essere elastici e assecondare la naturalità di entrambe le posizioni per giungere a completare un atto condivisibile che porti il corpo e la mente a completare il giro d'orizzonte  che li unirà in uno stretto legame di condivisione e di segreti, di complicità e di gioie possibili.
Infatti bisogna conquistare giorno per giorno questi spazi ed entrarvi con le modalità che sono più adatte a stabilire un rapporto di coppia armonico.
Spesso si creano malintesi sulle aspettative di intimità. L'intimità in sé implica una personalizzazione, un risvolto di premesse e di incognite che non utilizzino mai il privilegio di entrare in intimità per fini che sono estranei al rapporto di coppia. Vi sono interessi spiccioli, sentimenti di rancore, di astio magari soffocati, magari sedati momentaneamente col senno del dopo. Ma l'intimità rinvia sempre a qualcosa di interiore, di "mentale" e non può rimanere isolata dal  contesto.
Erroneamente si crede che l'intimità subentra quando finisce la passione. Invece pare sia esattamente il contrario. Alcuni studi di psicanalisi sulle coppie hanno dimostrato che sono più felici e armonizzate le coppie che dialogano, che si fanno le coccole, che si misurano col lato più estroso e meno intransigente della loro passione: il corpo viene dopo, viene spontaneo e più sodale un rapporto che si crea e si riformula alla luce di una intimità che non mette al primo posto solo la corporeità dell'atto sessuale. 
Mi pare che oggi con queste complicazioni all'ordine del giorno, con questo mondo che va in deriva, in mezzo al caos e alle temperie di una vita quotidiana difficile e implicativamente estranea al rapporto a due, vi sia più gente che inizi a capire che il corpo è fonte naturale di equilibri solo se rapportato a tutto il resto, ovvero   -la poesia- dell'intimità, che accresce la speranza e la condizione di vivere serenamente e con armonia un rapporto di coppia meno stringente, meno subìto e non malato né condizionato da fattori estranei all'amore. 

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19 novembre 2009 4 19 /11 /novembre /2009 17:18

di Ninnj Di Stefano Busà

La Poesia  riposa dove il subliminale attualizza e rende godibile il fascino dell'alfabetizzazione o la sacralità del linguaggio, il simbolismo di un paradigma che fa della parola il suo punto di forza, nella pienezza naturale e universale di un piano logico che la differenzia, distinguendosi da altre forme d'arte, proprio per il mistero che la ingloba e la orienta.
La parola si cala nelle sue latebre più oscure e ne riemerge purificata e monda da una forma che, se più propriamente non ci deriva dal sacro, può virtualmente intuire l'assoluto o essere nell'orbita di una rivelazione che li trascenda. La Poesia avverte infatti la sacralità della vita dentro una pienezza di emozioni, di suggestioni e di ispirazioni che dimorano e si compendiano in un sostrato di elementi e di riferimenti che si evincono dal sacro, dall'enigma, che consolida e rende fruibile l'universo visibile, oltre a quello invisibile che possediamo dentro, in forma di "intelligenza", di sublimità, di virtuale territorio della memoria che s'interpone tra noi e l'aldilà, intendo, oltre il reale quotidiano che ci schiaccia e si oppone alla nostra candidatura di esseri spirituali, di riferimenti conoscitivi di una cultura che ci eleva e ci nobilita interiormente.
Quando sento ventilare che la Poesia è morta o conduce ad un binario morto, mi pare di sentire quelle opprimenti profezie da mercati rionali, fra sordi e ciechi che si contendono la natura subliminale della trascendenza, attraverso un pregiudizio dettato solo dalla loro informe e ottusa banalità. Quando mai potrà morire la Poesia, se è l'uomo stesso a crearla, a volerla, a formularla in una interiorità pregressa che ne assorbe qualsiasi violenza, ne metabolizza ogni contrasto, ne sublima ogni linguaggio?
L'Informatica che, apparentemente ha soppiantato la spiritualità dell'individuo, nulla ha potuto fare contro la Poesia. Essa vivrà finché un solo uomo rimarrà sulla terra, guarderà la luce sempre più alta di una cometa  che ci narrerà delle stelle, di un firmamento celeste;  di cieli limpidi e di profezie miracolistiche, finché l'ultimo bimbo nascerà su questo pianeta.
Perché la Poesia è vita, è la vita stessa che conduce sui binari del sublime, della implicazione divina, della trascendenza e della metafisica. E' in buona sostanza l'elemento che ci chiama ad essere affrancati dal becerume ottuso e asfittico di un livello inferiore, per sacralizzare la parte più evoluta e significativa del nostro sentire.
Il territorio solcato dalla Poesia è un territorio sempre vergine, abdito ad accompagnare il rapimento e la visione del soprannaturale o del concetto stesso di universalità.
Nel mentre essere nell'universo può significare la nostra presenza in questo luogo, può anche manifestare la sfera del nostro miglior essere nel mondo attraverso la parola poetica.
Pure se sembra che il mondo rifiuti tout court la poesia e sia in preda a una follia individuale e collettiva tra le più aberranti, non vi è ombra di dubbio che la tesi del delirio sia da imputare anche alla Poesia, perché la Poesia è già di per sé delirio, esaltazione e potenza di un quid che non sappiamo da dove origina e dove ci porta. Noi non sappiamo nulla della Poesia. Ci pervade, viene e va, ci tormenta, ci sublima, ci esalta, ma non conosciamo neppure l'ombra della sua (ir)realtà che fa da contraltare alla nostra pochezza. E' ovvio che la mancanza di cultura impedisce i collegamenti giusti tra la Poesia e la vita di tutti i giorni,  ma il motivo della sua recherche resta il fattore predisponente del suo privilegio, la ragione sine qua non della sua sconvolgente esemplarità  a rivisitare con noi o senza di noi, l'amore del mondo, la libera interpretazione del viaggio che è in definitiva  -la nostra avventura terrena-
L'esistenza ha necessità di essere interpretata attraverso il mito della Poesia, perché esprime la luce interiore che tocca il mondo e la lotta per caratterizzare e rendere vivibile e meno svilita la realtà del nostro esser(ci).
L'immaginario che recita la trasformazione dei concetti banali traducendoli in elevate immagini poetiche si scontra di frequente con le difficoltà ambientali del destinatario.
Questo sì, chi non la capisce e non è iniziato alla Poesia è tentato di rifiutarla, di eluderla, ma la Poesia resta comunque a sotlineare la natura stessa della scrittura che non è digressione da se stessa, ma forza maieutica, trasmessa attraverso un'ottica perfettibile della realtà.  

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19 novembre 2009 4 19 /11 /novembre /2009 11:47

di Ninnj Di Stefano Busà

Se credete che le due cose contrastino, provate e cambierete idea.

Ingredienti: 500 gr. gnocchi di patate già pronti, 200 gr. di vongole sgusciate surgelate, 100 gr. di cozze già pulite e sgusciate surgelate, 1 spicchio d'aglio, 2 ciuffi di prezzemolo, 1 scalogno, 1 limone non trattato, 5 cucchiai abbondanti di buon pesto alla genovese, 2 dita di cherry, olio extravergine di oliva, sale

Mentre ponete sul fuoco l'acqua bollente salata per gli gnocchi, in una padella antiaderente, mettete l'olio, l'aglio sminuzzato sottilissimo e lo scalogno affettato molto sottile, lasciate soffriggere con un cucchiaio d'acqua, perché resti morbido, aggiungete le vongole e le cozze, girate qualche minuto, spruzzate lo cherry e lasciatelo evaporare, unite il pesto a tutto il resto. Scolate gli gnocchi e amalgamatele al sughetto, spolverizzate sopra una grattatina di buccia di limone e servite in tavola con prezzemolo tritatissimo all'ultimo momento (perchè non diventi amaro e scuro). 

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19 novembre 2009 4 19 /11 /novembre /2009 11:30

di Ninnj Di Stefano Busà

ANCHE QUESTO PIATTO E' PER CHI HA POCO TEMPO E AMA IL  SAPORE DEI CIBI SEMPLICI MA GUSTOSI
Ingredienti: 500 gr. tortellini freschi ripieni di carne, 250 gr. radicchio trevigiano a foglia lunga, 2 porri, una noce di burro, 50 gr. ricotta fresca di pecora, 60 gr. parmigiano grattugiato, sale e pepe.

Mentre aspettate che prenda bollore l'acqua salata per i tortellini. Pulite il radicchio, affettatelo a listarelle sottilissime, pulite i porri escludendo il verde più duro e affettando la parte bianca sottilissima. Fate appassire entrambi per 3 minuti in una larga padella antiaderente con la noce di burro. Appena i tortellini sono al dente, scolateli e  aggiungeteli al sughetto, controllate di sale, unite la ricotta fresca sbriciolata, mescolate delicatamente, spolverate sopra il parmigiano grattugiato e servite  il piatto caldo in una ciotola fonda elegante e raffinata, abbinando un vino bianco Prosecco di Valdobbiadene, appena refrigerato.

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19 novembre 2009 4 19 /11 /novembre /2009 11:08

di Ninnj Di Stefano Busà

AVRETE UN RISOTTO GUSTOSO E RAFFINATO IN 6 minuti. USANDO LA PENTOLA A PRESSIONE

Ingredienti: 350 g. riso, 1 porro, 1 mela renetta, una noce di burro, 80 gr. parmigiano grattugiato, un bicchierino di  Amaretto di Saronno, 1 litro di brodo vegetale, 2 cucchiai di mascarpone, sale e pepe q.b

Lavate il porro, affettatelo sottile e fatelo rosolare nella noce di burro che andrete a mettere nella pentola a pressione. Aggiungete la mela renetta sbucciata e tagliata a tocchetti, mescolate bene per evitare che si attacchi, unite il riso, alzate la fiamma per qualche minuto e rosolate il riso insieme agli ingredienti, spruzzate l'Amaretto di Saronno e fatelo evaporare. Aggiungete tutto il brodo vegetale e chiudete la pentola a pressione. Aspettate che cominci a fischiare la valvola e contate 6 minuti da quel momento. Lasciate sfogare il vapore che resta, aprite la pentola, unite al risotto il mascarpone, amalgamate solo un attimo tutti gli ingredienti: (attenzione, non dovete farlo cuocere). Spolverate sopra il parmigiano grattugiato e servite in tavola caldo, abbinando un vino corposo e saporito come il Sylvaner

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18 novembre 2009 3 18 /11 /novembre /2009 15:14

di Ninnj Di Stefano Busà

VI PRESENTO UNO STRUDEL INVENTATO DA ME CHE VI FARA' FARE UN FIGURONE SULLA TAVOLA IMBANDITA PER LE FESTIVITA', UN VERO TRIONFO PER IL PALATO
Ingredienti: 300 gr. di pasta brisèe o sfoglia (surgelata), 500 gr. funghi porcini o in mancanza, una busta di funghi misti surgelati, 2 zucchine, 12 olive grosse greche, un ciuffo abbondante di prezzemolo, uno scalogno grosso, 1 porro, 100 gr. scamorza affumicata grattugiata a grana grossa, alcuni aghi di rosmarino, una manciata di pangrattato, olio extravergine di oliva, sale e pepe q.b

Lavate e pulite le zucchine, mettetele a lessare per 5 minuti in acqua calda bollente e salata. Intanto in ina padella antiaderente mettete a soffriggere con 4 cucchiai di olio extravergine di oliva: lo scalogno e il porro tritatissimi, quando sono morbidi, aggiungete le zucchine affettate a rondelle, i funghi porcini, solo in caso di impossibilità, utilizzate la busta di funghi surgelati, (perché in questo caso, non è la stessa cosa), unite le olive snocciolate e tagliuzzate grossolanamente, gli aghi di rosmarino polverizzati, il prezzemolo tritato, la scamorza grattugiata, spolverizzate un'abbondante manciata di pangrattato e amalgamate tutto. Stendete la pasta col mattarello, lasciandola a temperatura ambiente almeno 10 minuti, (non usatela rigida dal frigo, perché tende a spezzarsi), formate una sfoglia sottile a forma di rettangolo, distribuite sopra il composto, avenfo cura di spolverizzare sopra una manciata abbondante di pangrattato, (per far sì che l'umidità che si forma all'interno venga assorbita), arrotolate lo strudel su se stesso, piuttostro strettamente, e sigillate le estremità perché non fuoriesca nulla. Sbattete un tuorlo, spalmatelo lungo tutta la superficie aiutandovi con un pennello dalle setole plastificate o con le dita e infornate a 180° per 30 minuti, finché non assume quel bel colore lucido e ambrato. Lasciate raffreddare e portate in tavola con un vino  Passito dolce Malvasia Istriana o Passito di Pantelleria.

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18 novembre 2009 3 18 /11 /novembre /2009 14:37

di Ninnj Di Stefano Busà

PIATTO TIPICO INVERNALE, SAPORITO,NUTRIENTE E VELOCISSIMO DA FARE

Ingredienti: 250 gr. farina, 100 gr. burro, 2 uova, 800 gr. broccoletti verdi siciliani, 100 gr. ricotta fresca di pecora, 50 gr. mascarpone, 50 gr. pinoli, 1 limone non trattato, 50 gr. di parmigiano grattugiato, sale e pepe.

Mettete a frullare nel mixer: la farina, il burro a pezzetti piccolissimi, un uovo e due cucchiai di acqua ghiacciata insieme ad un pizzico abbondante di sale. Formate una palla morbida che finirete di lavorare a mano e porrete avvolta in in carta trasparente in frigo per un'ora. Intanto lavate e lessate i broccoletti in acqua salata per 10 minuti, lasciatene qualche cimetta da parte per guarnizione, fateli raffreddare un po' e frullateli con l'altro uovo, la ricotta, il mascarpone, il parmigiano grattugiato, la scorza grattugiata del limone, un pizzico di sale. Stendete la pasta che andrete a togliere dal frigo, spianandola  e sistemandola su una teglia antiaderente di 22 cm di diametro, avendo cura di foderarla prima con carta da forno inumidita e strizzata. Bucherellate il fondo della pasta coi rebbi di una forchetta, riempitela col composto di broccoletti che avete frullato avendo cura di mescolare insieme al composto una ricca manciata di pinoli interi. Guarnite con qualche cimetta avanzata tagliata a fettine e spolverate sopra altri pinoli per guarnizione. Ponete in forno a 180° per 25 minuti. Toglietela quando la crostata è di un bel colore dorato. Lasciate raffreddare, tagliate a fette, presentandola su un bel vassoio da portata e servite in tavola con un Grillo di Marsala appena refrigerato.

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18 novembre 2009 3 18 /11 /novembre /2009 08:53

di Ninnj Di Stefano Busà

La Filosofia è in genere un viaggio intorno a noi, alla scoperta di quelle teorie vere o ipotizzate di cui il nostro essere richiede continue prove nella segreta speranza di giungere  a verità possibili, a misure d'indagini che consentano di proiettarci verso mondi sconosciuti, alla ricerca di noi stessi e delle ragioni d'essere in ambito di esistenza, di morale, di coscienza, di scienza, estrapolando dai processi culturali quelle tendenze sociali, religiose, quei mutamenti epocali, di gusto, di giudizio, di conoscenza dei quali siamo tenuti a darcene una spiegazione plausibile in quanto li viviamo quotidianamente, li condividiamo coi nostri simili, li indaghiamo etc.
E' chiaro che ogni epoca ha avuto i suoi filosofi, ma, oggi, coi tempi che corrono è ancora possibile ricorrere alla Filosofia come scienza e studio dell'intelletto per darsi risposte esaurienti e ipotizzabili?
Chi si ferma più a pensare? a meditare...? Riflettere è diventata un'impresa alquanto improbabile. Non c'è più tempo per collegare cose e persone, per studiare le correnti di vita che ci ostruiscono e ci bloccano ogni strada percorribile.
 Le guide della vita sono divenute troppo labili, le correlazioni non esistono più, si tenta in tutti i modi di evadere le problematiche, di glissare sui riferimenti, di trascurare le logiche esistenti con uno stacco da stakanovisti. Persino la materia filosofica sembra arcaica, obsoleta, confusamente e decisamente da scartare in un'epoca come la nostra dedita alla corsa ad ostacoli, e alle vicende dell'utile e del superfluo.
E' del tutto evidente che in un excursus epocale e nel mutamento stesso dei tempi e delle ragioni d'essere delle generazioni, si assiste sempre ad una metamorfosi, con conseguenze che vedono i modelli di vita farsi diversificati.
Ma oggi più che mai la Filosofia non dà quelle risposte che l'uomo della strada si attende. Un tempo, dai pensatori ci si attendeva verdetti e studi, approfondimenti e indagini che avessero a cuore la sorte dell'uomo sulla terra, le motivazioni stesse della sua esistenza sul pianeta. Oggi la materia sembra non appassionare più nessuno: il linguaggio, la ricerca, la discettazione sono andati sempre più affievolendosi fino a scomparire. Il dialogo fra esseri umani si è andato disertificando, accomiatandosi definitivamente da quello che un tempo era il tentativo dell'intelligenza di orientarsi a tutte quelle materie e categorie intellettualistiche che avessero attinenze con il raziocinio. L'isolazionismo, il nichilismo, il libertarismo la fanno da padroni in funzione dell'utile e della materia gretta orientata solo sui disvalori. Non è più di moda, non è più tempo di smarrirsi in dissertazioni "futili" (le definiscono), ancor meno sulla Metafisica che affronti il problema esistenziale dal lato del dolore, della sofferenza, della coscienza, della vita e della morte, dell'etica e della religione. Non c'è più voglia di fermarsi a riflettere su problemi di Trascendenza: si deve correre per far presto, per gestire la sopravvivenza, pensare a come sbarcare il lunario, provvedere alla rata del mutuo, portare il cane dal veterinario, i figli a scuola di karate. Correre è la parola d'ordine, correre senza pensare di fermarsi più. Ma dove?
Il mondo ruota entro un'orbita che si è fatta fuorviante, ponendoci dinanzi all'estradizione di noi stessi. Il mondo globalizzato a cui assistiamo, ora, sempre meno ammetterà di confrontarsi con la coscienza, con la ragione, col buon senso. Tutto si va restringendo sul piano politico ed etico, ma anche sociale ed economico; cioé il rapporto, le dialettiche fra i propri simili diventano sempre più voci nel deserto, senza avventure né aperture d'ali , senza confronti né verifiche, perché il tempo è un'entità nemica, si va ogni giorno di più frantumando, divenendo inesorabile congegno contro l'uomo stesso, che si dibatte in una situazione senza scampo.
L'umano è soggetto alla perdita del tempo, perché come unità di misura agli uomini spetta l'intervallo tra la vita e la morte che ogni ora è sempre più labile e si assottiglia, si atrofizza, differisce da noi, precipitandoci nel caos delle nostre contraddizioni, delle nostre abiezioni, delle nostre inadempienze e conflittualità.
Il tempo residuale è talmente precario da non poter rimandare nulla al domani. Ogni giorno, ogni ora della nostra esistenza sono preposti ed esposti al rischio di vedersi depredare la vita, senza averla vissuta. Perciò, mal si rapportano i nostri progetti col linguaggio filosofico che vede tempi lunghi e sistemi d'indagine a lunga percorrenza.
I viaggi intorno al mondo, le scoperte, le ipotesi sono tali da soppiantare in partenza ogni tentativo di scandaglio del reale. Noi infatti viviamo proiettati nell'irreale, nell'impenetrabile nostalgia dello spirito che ci rende fragili, insicuri, spaesati in una terra di nessuno, molto diversa da quella cui eravamo abituati solo 70 anni fa.
Ormai un'incolmabile distanza ci rende estranei gli uni agli altri. I nostri progenitori ci appaiono gente arcaica, quasi extraterrestri, organismi obsoleti e cavernicoli. Ma l'elemento più inquietante è il fatto che non si veda più la correlazione tra il pensiero e il mondo.
A popolare qualche nostro sogno, a sollecitare qualche guizzo d'ala ci sono solo l'Arte, la Poesia, perché distraggono dall'atrocità del momento vissuto in solitudine. Non siamo più vivi nella parte più interiore della coscienza, non avvertiamo più l'anima. La parte più vulnerabile della nostra intelligenza traghettata verso fantomatiche illusioni si è andata diradando, e sta morendo per mancanza di ossigeno. In tale agonia, in tale decadente sistema di linciaggio morale, la forma della Filosofia è bandita e ogni accanimento terapeutico per tenerla in vita è soggetto a fallire.
E' inutile al ridimensionamento qualsiasi rimedio: l'eutanasia  dell'intelligenza è in fase terminale. Ci tocca vivere nel limbo, e non è solo la mia impressione personale, credo sia la condizione sine qua non in cui ci tocca annaspare senza spiragli di luce, e il giudizio degli uomini più colti ce ne dà conferma ogni giorno.

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