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26 novembre 2012 1 26 /11 /novembre /2012 17:00

di Ninnj Di Stefano Busà

 

INGREDIENTI (x 4 persone):   4 lombatine di vitello senza osso, 60 gr. di pancetta magra, 1 cipolla piccola, 1 noce di burro, 2 rametti di prezzemolo, 1 bustina di zafferano, 80 gr. di mascarpone, 1 cucchiaio di farina, sale e pepe rosa in grani.

 

Mettete in una lla antiaderente il burro, fatelo sciogliere e ammorbiditevi la cipolla e la pancetta tritati finemente. Sistematevi ora le lombatine appena infarinate e  fatele rosolare per 15 minuti rigirandole da ambo le parte, aggiustate di sale. avendo cura di allungare il fondo cottura con un goccio di vino bianco o brodo. Sciogliete lo zafferano in un goccio d'acqua o latte,mescolatelo al mascarpone, sbattetelo finché appaia una crema densa. Sistemate le lombatine su un vassoio, cospargete con la salsa di mascarpone eseguita ad una giusta densità, dopo aver cosparso la supercgicie con un trito finissimo di prezzemolo e pepe rosa in grani. Servite caldo.

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26 novembre 2012 1 26 /11 /novembre /2012 16:37

di Ninnj D Stefano Busà

 

INGREDIENTI: 350 gr. di linguine all'uovo, 1 mazzetto di asparagi, 2 porri, 200 gr. di salsiccia dolce, 1 bustina di zafferano, 1 noce di burro, olio extravergine di oliva, 2 cucchiai di gorgonzola dolce, 4 cucchiai di provolone stagionato Auricchio, 1/2 bicchiere di vino bianco secco, sale e pepe.

 

Mettete a bollore l'acqua salata per lessare le linguine. Pulite e lavate gli asparagi, utilizzate solo le parti verdi più tenere, tuffateli in acqua bollente per 5 minuti e tagliateli a piccoli pezzi. Pulite e affettate i porri, anche di essi usate la parte bianca tagliata finemente, fateli appassire in una padella antiaderente con l'olio, quando sono morbidi aggiungete la salsiccia spellata e sbriciolata. Fatela rosolare bene. Cospargete con mezzo bichiere di vino bianco secco e fatelo evaporare. Poco prima di ultimare la cottura, spolverizzate il prezzemolo tritato, unite il gorgonzola e lo zafferano sciolto in un cucchiaio d'acqua calda. Mescolate bene tutti gli ingredienti in padella. Spolverate abbondantemente con provolone grattugiato e servite caldo.

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26 novembre 2012 1 26 /11 /novembre /2012 16:16

di Ninnj Di Stefano Busà

 

INGREDIENTI. 4 fette di pane toscano, 4 pomodorini ciliegini, 1 confezione di philadelfia, 1 cucchiaio di latte, 1 mazzetto di basilico, 1 piccola confezione di gamberetti surgelati, 1 spicchio d'aglio, olio extravergine di oliva, 1 bustina di zafferano, origano, 1 cucchiaio di Brandy, sale e pepe.

 

Scongelate i gamberetti fateli lessare qualche minuto in acqua, versateli in un padellino antiaderente e spruzzateli con un cucchiaio di Brandy, fatelo evaporare e spegnete la fiamma. Tostate in forno o sulla griglia le fette di pane, strofinatele con lo spicchio d'aglio. Tagliate a piccoli cubetti o a spicchi i pomodorini, sciogliete nel cucchiaio di latte lo zafferano e mescolatelo col philadelfia. Spalmatelo abbondantemente sulle fette di pane, coprite con i cubetti o gli spicchi di pomodorini, cospargetevi sopra l'origano e il basilico tritato finemente. Passate un filo d'olio in superficie e sistemate i gamberetti sgocciolati e ben asciutti. Servite. 

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23 novembre 2012 5 23 /11 /novembre /2012 16:03

 

di Ninnj Di Stefano Busà

 

Il mondo di oggi è pieno di “single”. Il fenomeno è sempre più comune e notevolmente in crescita. Perché? Queste single per scelta non hanno niente da invidiare alle coniugate infelici e senza via d’uscita di un tempo, mortificate nel loro ruolo di madri, mogli, fidanzate. Sono donne spesso autonome, del tutto prive della dipendenza da un uomo, sufficienti a loro stesse, consapevoli che la vita offre altre misure esistenziali, anche senza la presenza di uomini per cui vale la pena soffrire. L’esistenza oggi è diventata difficile, il dialogo tra gli esseri umani è sempre più difficile, vi sono in gioco le mille difficoltà, la scarsità del lavoro, i sacrifici per tirare su una famiglia, dei figli, tutto ciò porta spesso le coppie a snaturarsi, a isolarsi, a erigere delle vere barriere tra di loro. Donne che si dibattono tra mille incombenze o che dopo matrimoni interrotti, matrimoni esauturati e vincoli matrimoniali che hanno avuto le massime tensioni al loro interno, cercano di ricostruirsi una vita autonome e serena nella consapevolezza assoluta, raggiunta magari con fatica e a costo di molte sofferenze. Finalmente libere possono sperimentare il loro modo di essere, con più acutezza e meraviglia il mondo che le circonda, mettere a pieno frutto il loro talento, riprendere magari gli studi interrotti, le loro passioni cui avevano dovuto rinunciare e rimettersi in gioco, sperimentando se stesse, accettandosi come sono, con rughe e sofferenze, ma libere di vivere finalmente una stagione diversa, più intensa, più divertente, più gioiosa di quella che si può vivere con un uomo, noioso, arrogante, ossessivo, prepotente e bugiardo. Esse apprendono che senza un uomo si può vivere e invecchiare anche molto bene, soprattutto, senza l’ambiguità, la sofferenza e il dolore di coppia, se questa non risulta affiatata, collaborativa, e non dia garanzia di impegno duraturo e continuativo. La solitudine di oggi –per scelta- è il frutto di una determinazione necessaria alla vita, all’opportunità di vivere una esistenza serena che c’induca a prendere la nostra libertà e utilizzarla al meglio, soprattutto se volta a avere più tempo per se e per le possibilità di carriera, di lavoro, di impegni. A cinquant’anni si ha molto da dire e da fare: si possiede l’intelligenza al suo massimo sviluppo, l’esperienza, la capacità propria di saper gestire le proprie scelte, le opportunità, non si vive permeate solo d’amore o di desiderio,: gli ormoni si sono acquietati hanno acquistato la dimensione più vivibile, la maternità spesso si è realizzata. Come conseguenza, non si vive ossessionate dal confronto paritetico con la freschezza fisica delle ventenni, ma si accettano le rughe con lungimiranza, con tolleranza, quasi come una parte di noi che ci appartiene. La solitudine non fa più paura, la castità non è una condizione claustrofobica che dà la tristezza e il pessimo equilibrio che creava nelle “zitelle” di una volta. Oggi, i parametri sono cambiati: si vive meglio sole che male accompagnate (dice un vecchio proverbio). Le donne hanno appreso dalla modernità il tratto più saliente e più attraente...si sfilano dai legami terribili che danno sofferenza e si relazionano col mondo in maniera autonoma e serena, senza l’esaltazione di uno status di diritto che preveda umiliazioni, accettazione in famiglia di un uomo-padrone, schivo e riluttante a qualsiasi segno di buona convivenza. Le single per scelta hanno capito che più che un marito serve un amico fidato, sincero per vivere più serenamente, senza l’impegno coniugale la stagione della maturità. Sono donne over, felici, sole e pacificate quelle che scelgono la posizione di single, senza il cliché della famiglia tradizionale, soprattutto perché l’emancipazione della donna ha permesso la posizione di <donne in carriera> che non accettano il matrimonio come la sola strada da intraprendere. Si dà il caso che a cinquant’anni la donna riscopra se stessa, si riprende la sua autonomia e tende ad invecchiare meglio. Vi è poi un risvolto anche psicologico da indagare: c’è un tempo per ogni cosa, quasi che la fine o l’attenuazione del desiderio sessuale porti una nuova ventata di serenità, i figli sono cresciuti, vanno via e la donna riprende le redini della sua nuova vita. In quasi tutti i casi, le donne si prestano ad una rivincita che spesso le ringiovanisce, perché in ogni modo, sono meno vulnerabili dell’uomo alla solitudine.

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22 novembre 2012 4 22 /11 /novembre /2012 14:43

 

 di Ninnj Di Stefano Busà

 

Non si può negare che da tempo è in atto una crescente e condivisibile presa di distanza dalla politica di oggi, che è discriminatoria nel riguardi del popolo sovrano, poiché tutela la casta e crea il disprezzo più assoluto per una classe dirigente, incapace, inetta, reproba, che suscita nei cittadini odio tra le classi sociali e tra i partiti stessi che però ignorano o fanno finta di non capire in che razza di democrazia viviamo. Essa si fonda da sempre su sistemi di rappresentazione democratica, che se eliminati creano il vuoto di potere o mettono a repentaglio la democrazia stessa. Il mondo di oggi sta vivendo il rischio di una deriva democratica di cui i politici (tutti) non sembrano accorgersi, o sembrano prendere sottogamba, ritenendola non pericolosa per ciò che ne può derivare: le micce si accendono all’improvviso: la storia ce ne dà atto. Sicchè discreditare e tacere, non far nulla per rimediare e dare una svolta alla politica scarsa e inefficace si rende oggi necessario nell’immediatezza e soprattutto per la ripresa di un paese allo sbando. La crisi mondiale e generalizzata in cui si viene a trovare il mondo di oggi ci ha preso contropiede, instaurando un’improvvida e scriteriata classe dirigente che fa da contraltare e muro di sostegno ad una complicata vicenda politica che irride al complesso meccanismo di risorse reali del paese. Fare politica per questi inveterati dovrebbe essere l’esercizio di ogni buona e leale vocazione al bene del paese , non alla rincorsa di “poltrone”, di incarichi, di prebende, non l’attesa di un vitalizio da nababbi...La mancanza di progettualità, di programmi, di idee eque, che siano la trasformazione dell’intero sistema in rotta di collisione è urgentemente avvertito dal paese.

Il menefreghismo più assoluto e perverso verso le classi meno abbienti che sono ridotte all’osso per la strategia di non rischiare con opportune manovre di correzione politica e non mettere in atto leggi che non intacchino e non disturbino i privilegi della classe dirigente (casta), hanno portato e continuano imperterriti a trascinarci in una voragine da cui non ne usciremo vivi. Ci hanno stritolati di tasse, di esodati, di disoccupati, ci hanno messo con le spalle al muro vicini ad un collasso sempre più doloroso e generalizzato per le fasce di indigenza del popolo che è allo stremo. L’I.m.u, la mancata crescita, la disoccupazione sempre più massiccia e senza via d’uscita, le mancate riforme, i tagli orizzontali e scriteriati verso la sanità, la ricerca, la scuola hanno tutelato fin’ora le banche e i potentati finanziari ed economici, mettendo in ginocchio la moneta dell’euro, che la mancanza di coraggio e di avvedutezza da parte di chi governa, ha creato il caos più ingovernabile dell’ultimo secolo, ma non la tacita condiscendenza passiva della popolazione, la quale è in attesa di una scintilla per esplodere. Oggi gli aventi diritto al voto stanno attuando per la prima volta la fuga dai seggi elettorali: i cittadini stanno rinunciando al diritto nonché dovere  del voto. Non s’illudano i politici che non sarà così anche per le elezioni nazionali. L’esempio della Sicilia parla chiaro, si esprime in termini di “astensione” quasi totale e non si era mai verificata una diserzione dalle urne così massiccia. In Sicilia ha votato meno di un elettore su due. La classe politica sta ignorando sistematicamente i bisogni primari del popolo, ha disatteso il rapporto col territorio, e le esigenze primarie della collettività. Questo è un segnale da ascoltare con la massima attenzione. Fingere che nulla sia successo per poi accorgersi che i segnali erano stati abbondantemente manifestati è come voler fare il gioco dello struzzo che mette la testa sotto la sabbia, e non c’è peggior sordo di chi non vuol sentire. Fingere, ignorare, godere per quel piccolissimo, risicato risultato è da incoscienti, da pazzi, e da irresponsabili e noi oggi stiamo pagando il risultato più disastroso e più inquietante dopo l’ultima guerra, solo che questa condizione di “sospensione in attesa” di condanna a morte è più insidiosa e subdola e può sfociare in episodi imprevedibili di resa dei conti, per il malessere del paese e della democrazia.

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17 novembre 2012 6 17 /11 /novembre /2012 17:18

di Ninnj Di Stefano Busà 

 

Ogni tempo ha le sue paure si potrebbe affermare, ma le paure del ns. tempo riassumono modelli di vita assolutamente inconciliabili con la serenità, la pacificazione dello spirito e della coscienza. La paura di un altro conflitto ben più aspro e distruttivo dell’ultima guerra ci pone in una realtà che più spesso assume le caratteristiche di “normalità” sotto le fattezze gravi e dirompenti di una tragedia che cova sotto le ceneri.

In una società secolarizzata, inglobata a fattori terrificanti quali la mancanza di senso logico e di umanità, l’individuo di oggi si dibatte attraverso un sistema di liberi scambi, di mercato globale, di strategie finanziarie che va sempre più vanificando la vita a favore del facile guadagno, di arricchimenti planetari, di grandissime e ingenti risorse finanziarie per il sopravvento di uomini o di gruppi di potere subdoli, che enfatizzano l’economia su tutto, raggiungendo sempre più di frequente la fisionomia di una guerra con forme di discriminazione elevatissime, tra fasce d’indigenza miserrime e fasce di ricchezza sproporzionate ai bisogni dell’individuo. Sicché, si divarica sempre più la forbice tra i ricchi e gl’indigenti, assumendo la caratteristica di violenza discriminatoria tra di essi. Posto al vertice di questo nuovo conflitto planetario che la crisi epocale di fine secolo ha reso sempre più evidente tra la società di oggi e il passato, la modernità appare una forma sincopata, sterile, afflitta da tutti i mali del mondo, una sorta di terra desolata che T. S. Eliot aveva intravisto lucidamente come condizione di perdita e smarrimento di valori che orientano e sviliscono la società del postmoderno.

Il disorientamento di una società sta proprio nel non saper ritrovare la via del ritorno, pur girando attorno a noi stessi, smarriti da troppe impellenti distrazioni, disomogeneità, contraddizioni, creiamo intorno a noi una rete di isolamento che è pregiudiziale per una vita serena, pacifica e senza danno. Siamo fatti per vivere qui, non in altri luoghi, per avere tranquillità, pace, lavoro, libertà, giustizia, ma non sappiamo darci una mossa che predisponga la ns. esistenza a più sani equilibri. La paura ormai ci prende, s’interroga sulle assenze e inadempienze di ognuno o gruppo sociale e politico di appartenenza. La nostra infelicità è legata a stretto nodo ad una graduatoria di disvalori che ci opprime e ci sgomenta. Abbiamo enorme paura del futuro. Il progresso, portato alle sue estreme conseguenze e al suo massimo grado di evoluzione, ha creato il “mostro” una specie di uomo sordo ad ogni richiamo civile, umano, lo ha disorientato, dispogliandolo dei significati profondi dell’anima e della consapevolezza di essere umano. Dall’incapacità di gestire una graduatoria esatta in termini esistenziali, nasce e origina l’insofferenza alla vita e a quella sorta di nichilismo che annulla ogni tratto di coscienza. Sicché  - l’eccesso -  è il ns. nuovo dio, paradossalmente più si sale in alto, più si precipita in basso, in un processo divenuto irreversibile, “a ping pong”perché in una concatenazione di sistemi interscambiabili, quali sono oggi quelli della globalizzazione, ogni misura perdente trascina ad altre perdenze, in un gioco di grandezza planetaria che diventa una gigantografia dei ns tempi: un vuoto a perdere di proporzioni inarrestabili che divora e ci logora dentro. Per rimediare l’umanità si mette in gioco con regole ancora più disastrose, divenendo un grosso “boomerang” che si rivolta su se stesso degradandosi e perdendo altri pezzi nel sistema valoriale della specie. Dove ci condurrà questo processo inarrestabile non si può neppure immaginare. Frastornati da rumori assordanti che il mondo ci rovescia addosso, non distinguiamo più neppure una nota della nostra musica interiore, della bellezza del creato, della magnificenza dell’amore. E non c’è più nessun luogo che possa accogliere e pacificare le belve ferite che stanno in noi. Ci sentiamo afflitti, malati nel corpo e nell’anima, il futuro è una grave incognita per le nuove generazioni, non esistono più i valori nominali dello spirito che data la complessità dei fenomeni macroeconomici vengono manomessi e rivolti a beneficio di pochi, istruendo una sorta di microscopio ad alta intensità, per focalizzare e accedere meglio ai più alti vertici della speculazione più smaliziata, inquinando i territori dell’anima e avvelenando il genere umano, che vive confuso e quasi indicizzato da un fattore estremamente procrastinabile e distruttivo come l’alta finanza, che sta inquinando le coscienze in una nuova forma di conflitto che coglie la psicosi e la paura come nuovi agenti patogeni del mal di vivere.   

 

 

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17 novembre 2012 6 17 /11 /novembre /2012 15:10

 

di Ninnj Di Stefano Busà 

 

La vita è fatta di poesia e la poesia è un itinerario complesso e variegato, una riflessione mnemonico-lirica, che tocca le corde del cuore e dell’intelletto, innesca il processo di scrittura che origina dal pensiero e si realizza nella sapienza del cuore che si nutre di essa in particolare.

Di fatto non si hanno dubbi. La poesia è per il poeta quello che per il medico è la malattia, fatti salvi: l’estro, l’immaginazione, la fantasia, il verbo, il poeta indaga nell’espressione poetica come lo sciamano coi suoi aruspici. Ogni esistenza si avvale della poesia, come un pianista, un musicista con le note dello spartito. In verità studiare o leggere un poeta e come indagare e indugiare sulle occasioni che una fulminea espressione imprime alla scrittura. Nessuna poesia è uguale all’altra, nessun poeta può essere simile ad un altro, e tutti colgono nel loro intimo concetto la realizzazione di un piano di scrittura, che collochi la poesia nello scavo privatissimo della parola, dell’emozione o dell’immagine che ogni individuo riformula al suo esterno.

La poesia è un atto di puro coraggio; è un voler far emergere in superficie ciò che rimarrebbe oscurato o retrocesso al ruolo di “ latebra del pensiero”.

Il tentativo persistente di portare alla luce la percezione lirica che accompagna il mistero della parola, fatta luce essa stessa di una luce che trascende il mistero.

Poesia è ciò che ci pone ad auscultare con caparbia intuizione e capacità d’indagine il pensiero nelle sue estreme necessarie verità e, strenuamente, ne assolve, ne compone l’intellettualità che si pone a confronto della sua narrazione più intima e autentica. Scrivere poesia è come l’alba di un giorno nuovo su un terreno accidentato e sterile, da cui, come un astronauta su pianeti sconosciuti, deve estrarre il materiale che occorre per ritornare alla normalità della terra da cui proviene. Il terreno incolto e sconosciuto è battuto palmo a palmo nell’intenzione di poter capire o interpretare al meglio enigmi che lo oscurano.

E il frammento lirico è come l’estrazione di un nuovo minerale, di una nuova geofisica che gli impone una riflessione: saprà trovare la pietra filosofale? saprà individuare lungo il percorso terreno quella piccola, infinitesimale molecola di vita che l’esistenza propone? saprà capire l’universo invisibile? leggere in un libro scritto in una lingua sconosciuta? dare un senso alla storia? scoprirne i misteri del contingente.

La voce del poeta è forma immaginaria di un sistema di luci/ombre che scandaglia a 360° la realtà, spesso ai confini indefinibili tra il relativo e l’assoluto, con la consapevolezza di un linguaggio che aspira con tutto se stesso ad un’inconfondibile risorsa conoscitiva.

 

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17 novembre 2012 6 17 /11 /novembre /2012 10:24

di Ninnj DI Stefano Busà

 

INGREDIENTI:  500 gr. di ricotta fresca, 300 gr. di zucchero, 500 gr. di kiwi, 250 gr. di savoiardi, 50 gr. di mascarpone, 1 limone.

 

Sbucciare i kiwi e tagliarli a pezzetti, metteteli a macerare per circa 1 ora col succo dell'intero limone e metà dello  zucchero, lavorate con la frusta la ricotta con l'altra metà dello zucchero e il mascarpone. Estraete dal loro liquido  i kiwi e frullateli, aggiungendo al liquido formatosi mezzo bicchierino di Alchermes o altro liquore. Mescolate il composto di kiwi frullato alla crema di ricotta. Disporre uno strato di savoiardi in una terrina, bagnarli col liquido dei kiwi e liquore rimasto, ricoprirli con uno strato di crema di ricotta e kiwi, proseguite con un paio di strati, continuando a inumidirli col fondo dei kiwi. Lasciare l'ultimo strato fatto di crema, livellate bene, decorate la superficie con fettine di kiwi e porre a rassodare in frigo per almeno 2 ore prima di servire.

Potrete sostituire ai kiwi altra frutta: pesche sciroppate o fresche, albicocche o frutti di bosco. Alla ricotta potrete sostituire il mascarpone o il Philadelfia.

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16 novembre 2012 5 16 /11 /novembre /2012 18:27

di Ninnj Di Stefano Busà

 

INGREDIENTI x 4    500 gr. di carne di manzo, 1 bottiglia di Barolo, 2 cipolle, 2 carote, 1 gambo di sedano tenero, 1 spicchio d'aglio, 2 o 3 chiodi di garofano, 1 pizzico di cannella, 2 foglie di alloro, 2 foglie di salvia, alcuni aghi di rosmarino, olio extravergine di oliva, burro, sale, pepe q.b

 

In una terrina capiente, sistemate la carne e tutte le verdure tritate, le erbe aromatiche, la cannella, sale. A freddo aggiungete il Barolo, coprite con pellicola trasparente e lasciate marinare la carne nel vino per almeno una notte. Estraete la carne e tritate le verdure nel tritatutto. Fate imbionire in un tegame capiente con 4 cucchiai di olio la cipolla e l'aglio affettati finemente, riprendete la carne scolata e rosolatela bene da ogni parte a fuoco vivace insieme alle verdure e al soffritto, aggiungete il sugo della marinata (cioé il Barolo). Cuocete con il coperchio a fuoco basso per almeno 2 ore, controllando ogni tanto la cottura e rigirando la carne. Affettate il brasato e trasferitelo su un vassoio, versatevi sopra tutto il fondo di cottura e il sugo che si è formato e servite caldo.

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15 novembre 2012 4 15 /11 /novembre /2012 11:05

di Ninnj Di Stefano Busà

 

 

INGREDIENTI x 4 persone: 1 kg di cipolle, 60 gr. di burro, 4 fette di pane casereccio, 1 cucchiaio di farina gialla, 1 litro di brodo di carne (o di dado), 100 gr. di emmenthal, 100 gr. di Philadelfia, 100 gr. di parmigiano grattugiato, 1 bustina di zafferano, 1 bicchierino di Maraschino, sale e pepe q.b.

 

Sbucciate le cipolle, affettatele sottili e fateli imbiondire senza bruciare in un capiente tegame antiaderente col burro, a fuoco molto basso, per 10 minuti. Quando sono morbide e ben spappolate, cospargetele con la farina, versate il brodo caldo, lo zafferano e lasciate sobbollire per altri 10 minuti, unite il Maraschino, sale e pepe. Tostate in forno le fette di pane e sistematele in 4 ciotole individuali, versate il composto di cipolle,  distribuite le fettine sottili di emmenthal, il philadelfia spolverate di formaggio grana e qualche fiocchetto di burro. Passate le ciotole in forno per 15 muniti a 200° Estraetele quando hanno fatto una leggera crosticina in superficie. Servite la zuppa molto calda.

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