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29 giugno 2009 1 29 /06 /giugno /2009 16:47
di Ninnj Di Stefano Busà

Cari utenti, cari lettori del mio blog, credo sia indispensabile oggi, coi tempi spietati di una civiltà che lentamente sta scivolando verso la sua estrema sponda, essere convinti di doversi reinventare una nuova vita, cercarsi nel marasma melmoso, nella palude Stigia del pìiù tragico sconvolgimento di tutti i meccanismi esistenziali una forma di vita meno inconsistente, cercare delle certezze altre, allontanare le vacuità, le forme falsate e subdole della vita che come un tarlo si sono impossessate del nostro quotidiano e ci devastano.
Bisogna saper vivere. Bisogna acquisire quelle condizioni più temperate, più soft che ci permettano di godere una vita più a dimensione d'uomo.
 Nel caos convulso di una civiltà che va a passi lunghi e decisi, verso il suo disfacimento, lo dobbiamo a noi stessi, il modo di ricercare qualche forma di esistente meno logorato e stressato.
Del resto è un meccanismo ciclico il nostro. La nemesi storica ce lo insegna, l'uomo non può vivere felice, perché costituzionalmente non è fatto per la felicità, ma almeno può rendersi meno amara e agibile la vita che conduce. Bisogna prima di ogni altra cosa essere amici di se stessi, non incrudelire, non generare astio, rancore nè malevolenza intorno a sè. Non avvelenare il frutto della vita che Dio o Chi per lui ci ha donato rendendo un inferno l'attraversamento del nostro tratto terreno. 
Per fare ciò, bisogna portarsi in un territorio neutro, senza avvallamenti, senza buche, senza scoscendimenti, spianare il territorio che ti ospita, rendendolo meno greve e senza mostri in agguato.Non aggravare situazioni già difficili, non distruggere con malvagità e stoltezza il nostro patrimonio morale/etico/sentimentale.
Quando dico che è un ciclo completo quello che viene a determinarsi ad ogni era storica, credo di intuire che l'uomo sulla terra è fatto di flussi e riflussi che nella loro irregolarità determinano le anomalie, creano e interferiscono sullo status naturale delle cose. Ma tanto, tantissimo sta a noi determinarlo, cambiarlo con la volontà, il buon senso e l'intelligenza. Il mondo entro cui gira e si arrovella, come si sa non è fatto solo di bellezze, di prelebatezze, di ottimi risultati per la sua infinita ingordigia, smania di potere, protagonismo e falso perbenismo, tutt'altro.
Ed è qui che sta il punto cruciale, se funestiamo con atti impropri, con veleni, con inganni, con tradimenti, con malvessazioni, con disperazione, con coercizioni, con nefandezze questo piccolo tratto di vita temporale che ci spetta, non ne abbiamo un'altra di ricambio. Noi viviamo poco e male. Non pensiamo mai di modificare l'assetto di quello che c'è di sbagliato intorno e dentro di noi, si può ben dire di sprecare l'unica chance che ci resta. 
L'uomo non è immortale, vive quel tanto che basta, per non riuscire a tesaurizzare, migliorare, capire assai spesso nulla del suo passato e di quello che ne seguirà. L'uomo dei nostri tempi non è un filosofo né un saggio:annaspa verso modelli e condizioni tali che gli esasperano l'esistenza, gli logorano il quotidiano, lo portano a familiarizzare con la morte, mentre è ancora in vita. La necrologia è il suo manuale d'assalto.
Non riflette, non s'interroga sulle vere ragioni della sua temporanea presenza, respira e si muove in modo disordinato, contratto, incrocia difficoltà e s'impatta con una realtà che spesso non è quella desiderata, non coordina idee e non realizza condizioni che possano generare intorno a lui energia positiva, al contrario ammorba, distrugge, condiziona, oltraggia: l'aria gli diviene a volte irrespirabile, e sbuffa e maledice e bestemmia e calca spesso la disperazione, senza neppure immaginare che la sua vita potrebbe essere riossigenata, riequilibrata con volontà e buon senso.  Muove l'aria che gli sta intorno come un pavone fa con le penne. Ma non è mai felice, mai pago, mai soddisfatto, perennemente in contrasto con se stesso agisce in modo inadeguato e provoca nella sua vita squilibri e amarezze che non lo tenfono lontano da beffe, ingiurie, delusioni, conflitti, avversità.  La realtà poi è ben lungi da quella che lo disattende in modo così totale e devastante. Più la sua corsa è frenetica più estenuante e deprimente diventa la sua delusione, il suo vuoto, il senso di smarrimento, la sua smania. In tal caso, sarebbe opportuno che si chiedesse:dove corro? perché corro?
Ma come è accennato già nel titolo, un modo più soft esiste, basterà non consentire alla bestia chiusa dentro di noi di non azzannarci. C'è un modo per acquisire quei minimi rudimentali strumenti che consentano, finché si è in tempo, di godere un minimo di serenità in un mondo sfasciato e reso invivibile da un continuo logoramento e disadattamento.
Il decalogo è il seguente.
1° lo stadio della riflessione e della revisione prevede di fermarsi a valutare se valga la pena o no inseguire cose o persone che non condividano le nostre aspettative, che siano alieni dalla nostra realtà quotidiana, dal nostro modus vivendi. Questa mancanza di saggezza spesso squalifica la nostra quotidianità, tanto da farla diventare un inferno.
2° Essere certi o mettersi nelle condizioni che siano le piccole cose a darci quelle gioie minime che il massimo contributo di gioia non riesce a regalarci. L'uomo nasce indossando l'habitat dell'infelicità, gli si attaglia perfettamente, gli è congeniale, è un lusso che non si può permettere andarsene a cercare altra con l'inganno, con la malvagità, con i comportamenti più deprecabili e scorretti.
La compensazione che può ricavare dalle gioie minime è infinitamente più vera, più godibile e autentica di quella che può immaginare origini da grandezze false e distorte, cooptate con l'inganno e la malafede. Cambia davvero tutto: lo stato d'animo diventa un sole che ride, un cielo che si spalanca agli occhi. Non è affatto ingenuità credere che sì, possiamo, col nostro atteggiamento modificare l'assetto delle condizioni che ci dominano.
Bisogna mettersi nell'ordine di idee di vedere il mondo non solo dal lato umiliante della sofferenza, ma utilizzare le tinte per colorarlo, per depauperarlo dalle score di un vissuto paranoico e difficile che umilia la nostra intelligenza.
3° La vecchiaia non è quella che tutti si ostinano a credere l'inizio della fine di tutto. La vecchiaia è un altro stadio del ciclo vitale, bisogna vederla con un'altra ottica, sotto una prospettiva di positività e di ingegnosa capacità di saperla gestire.
C'è, credetemi esiste un modo più soft di arrivare alla Senectude, senza deprimere la parte più interessante della nostra sensibilità.
4° Andando più avanti negli anni si possono fare quelle cose che non abbiamo potuto fare prima. Utilizzare i mezzi a nostra disposizione per gustare meglio la porzione di vita restante: chi lo può, viaggi, legga, si aggiorni, riprenda qualche hobby trascurato, qualche lavoretto manuale, scriva, senta musica, componga versi.
Condizione sine qua non , dalla quale non si deve derogare, è quella di non fare arrugginire il cervello che, negli anni se non viene ossigenato e usato s'inceppa, causando danni irreparabili al funzionamento delle cellule cerebrali. Il mancato uso ne deteriora la funzionalità fino a portarlo a forme di demenza difficilmente riparabili e calcolabil: dall'arterosclerosi a infinite forme di Parkinson che invadono il cervello facendolo degenerare in forme di autodistruzione.
5° Non fare conversazioni sulle varie malattie che facilmente affliggono in vecchiaia. nessun riferimento o appena solo un cenno alla salute precaria, al diabete, alla pressione arteriosa, alle vene varicose, alla prostata, all'artrosi. Non si può conversare con piacere con una persona che scodella i suoi malanni per tutto il tempo che ti sta accanto. L'anziano lo fa per farsi compatire, per trovare un argomento di conversazione, per cercare comprensione nei figli, nei vicini, nei parenti. Non solo non ottiene questo effetto, ma la sua condotta di reietto ad oltranza gli guadagna ostilità e fa scappare tutti coloro che gli si avvicinano. Perciò bando alle malinconie, alle malattie, ai rammarichi, del giorno dopo giorno in un territorio di pre-morte, di anticamera ospedaliera.
Allontanare la necrofilia vuol significare non spegnere le luci sulle capacità riproduttive dell'ingegno, sulle facoltà di una decorosa convivenza col partner, coi figli, coi nipoti, che non vedono l'ora di incontrarti, di farsi raccontare cose che emanano luce, amore, allegria, non abbandono e rassegnazione.
I miei quattro nipoti fanno a gara a starmi vicino, a farsi raccontare storie, barzellette, fiabe, non vogliono mai tornare a casa con i loto genitori, piangono e si disperano perchè questi li trascinano con la forza.
Ve lo dico all'orecchio io ho superato di gran lunga la soglia del minimo consentito, per non essere considerata vecchia. Chi non è malconcio in salute, chi proprio non è in preda a malanni gravi, a situazioni di disagio perenne, deve reagire, deve trovare in se stesso le ragioni per farlo. Non piangersi addosso, non commiserarsi, né abbattersi. Oggi si può star male, avere acciacchi, dolori, complicanze...domani è un altro giorno, facciamoci andar bene quello che per un falso istinto di conservazione giudichiamo non più funzionante, non più giovane, non più bello. Ogni stagione ha il suo frutto, ogni età può ancora darci buoni risultati, se sapremo sfruttare al meglio le condizioni fortunate di un atteggiamento mentale che, deve essere di comprensione e di gestione equilibrata e corretta  del proprio esser(ci), per non morire di inedia, di disperazione prima di aver raggiunto la vera soglia dell'altro versante che ci attende.
Solo allora, ci volteremo indietro e con serena saggezza, con distacco e ancora comprensione verso la vita le daremo l'addio senza recriminare, ma con il dovuto rispetto che merita ogni essere umano che si congeda senza sfinimento, senza avvilimento, con dignità.
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28 giugno 2009 7 28 /06 /giugno /2009 10:50

di Ninnj Di Stefano Busà

Al congresso mondiale per la sicurezza di tutte le Nazioni, Obama incassa la sua prima, vera vittoria che l'aveva visto impegnato in prima persona nel progetto di non proliferazione delle scorie tossiche che avrebbero potuto danneggiare il pianeta e renderlo nei prossimi decenni un territorio di morte, ma soprattutto di rischio, a breve scadenza, per le popolazioni della terra. L'amministrazione Bush malgrado i suoi due mandati presidenziali, non era riuscita a far passare la regolamentazione e la messa in guardia dei capisaldi internazionali delle superpotenze, allo scopo di evitare un impatto ambientale dalle proporzioni gigantesche che avrebbe potuto provocare una catastrofe nell'ecosistema geologico/ambientale dell'intero pianeta. Più volte gli scienziati e gli studiosi di tutto il mondo si erano espressi in modo perentorio nei confronti degli Stati con maggiori dispendio di veleni, che avrebbero - a loro dire- dovuto abbassare il quoziente del combustibile utilizzato nel grande sistema industriale statunitense. In effetti, l'America è stata sempre uno dei maggiori contribuenti di prodottii inquinanti,  uno dei massimi consumatori di ossigeno. Il buco dell'ozono scoperto qualche decennio fa aveva provocato un grido d'allarme fra gli scienziati e gli studiosi che ne avevano segnalato, intercettato il pericolo di cataclismi irriducibili nel caso si fosse continuato a proseguire sulla linea dell'indifferenza e della trascuratezza ambientali. Oggi, Obama con un minimo di scarto; < due> voti soltanto a favore, ha varato la legge sulle regolamentazioni e sulle priorità da apportare riguardo il consumo di energie alternative, che possano limitare il perverso meccanismo d'immissione nell'atmosfera di prodotti di scorie.
Così, l'America da impenitente colpevole di disattenzione e d'incuria, si trova oggi a guidare per prima la fiaccola dell'ecosistema rinnovabile, promulgando regolamenti più ferrei e condizioni più condivisibili da adottare a favore dell'ecosistema che, non poteva continuare nella corsa folle alla sua autodistruzione.

Obama ce l'ha fatta, ha portato a casa la sua prima, importante vittoria con la possibilità di cambiare le regole del gioco che sono state fin qui disattese dall'incapacità di aderire a piani di sviluppo per una lotta più incisiva per la sopravvivenza planetaria.

Il piano d'azione si mostra con l'effetto arginante di un vero e proprio "ripensamento" .

Obama vede giusto nel reprimere e regolamentare il prodotto di scarto ambientale del sistema statunitense, che avrebbe prodotto nell'immediato una forte impatto ambientale causando l'agonia del pianeta. 
Le ripercussioni sull'ambiente marino, sui sistemi geotermici, sul buco dell'ozono,  e sulla calotta polare che avebbero indotto i ghiacciai a sciogliersi con grandi rischi delle popolazioni, della fauna e della flora terrestri, sembrano per ora attenuarsi o quantomeno prendere l'avvio per un tentativo di contenimento.

Interi ecostistemi scardinati dall'impatto del calore terrestre provocato dal buco provocato dai gas tossici avrebbero causato nel giro di alcuni decenni la catastrofe planetaria più grave di tutte le ère precedenti.

Fin qui, è cronostoria, forse chiunque è in grado di capire e di saper apprezzare l'azione di Obama nel saper evitare le peggiori sventure che si sarebbero succedute-a catena.- sul globo terrestre.

L'intero sistema ecogeofisico, ambientale, biologico, chimico della terra è regolato da forti e inderogabili meccanismi che, se ignorati, potrebbero spalancare scenari apocalittici per l'intero pianeta.

Per il momento con Obama è scongiurato il pericolo del persistente affronto e logoramento dei congegni che sono alla base della vita di tutti noi. 
Ma, io giornalista impertinente, abituata a spaccare il capello in due vi dico, senza enfasi retorica, né catastrofismo che non è finita qui. Il mondo resta malato. L'umanità persiste nella sua perversione; è contagiata in maniera quasi irreversibile da quel gene maligno che purtroppo distrugge le cellule cerebrali, alterandole.

Ma non è questo il punto. Noi, del successo personale o politico dell'intervento di Obama non possiamo che rallegrarcene, acclamare a gran voce la sua intelligente opera di persuasione, la grande diplomazia e il carisma dell'uomo e del padre. 
Ma allo stesso tempo non possiamo ignorare una realtà inquietante che rende dubbiosi sulle vere sorti del pianeta a causa dell'elemento che lo contrasta e lo contamina : questo elemento si chiama UOMO ed è a tuttora totalmente privo di coscienza, di morale e di autoconsapevolezza del guasto.

L'uomo è intaccato dal potere malvagio del suo stesso gene, portato all'autolesionismo e alla distorsione logica della sua intellelligenza, quando ce l'ha, la usa perfino a sua svantaggio, andandosi a creare situazioni paradossali, circostanze infelici e scomode, facendo sua la regola dell'accaparramento di ingenti ricchezze, senza criteri di discernimento. Nel suo delirio di possesso, egli è una creatura fragile, senza visuali d'immenso, senza prospettive e aperture a largo raggio d'azione, come si potrebbe in altro modo spiegare che al Consiglio Mondiale della Sicurezza si possa aver varato una legge con soli 2 (dico 2) voti di scarto?
Sembra inconcepibile, ma il mostro si è impossessato del cervello dell'uomo e lo manovra a suo piacimento, facendogli balenare una vita lussuosa e agiata, fatta di prelibate illusioni, senza fargli presagire la sua fine. L'uomo senza remore, costretto a vivere attaccato a mangiatoie basse, senza luce d'oltre, nè lume d'intelletto è quello che si presenta ai nostri occhi nell'era cosiddetta <moderna>.

Un fatto che aggrava la sua situazione e rende tutto diabolico e inquietante è constatare che non ha fatto esperienza di nulla : di guerre, di genocidi, di perturbamenti climatici, di sismi catastrofici, di traversie e di esodi di massa, di rivoluzioni che lo hanno visto testimone oculare di scellerati eventi, in balìa di forze oscure.

Perciò dovrebbe aver compreso che la terra su cui poggia i piedi è anch'essa estremamente fragile, indifesa e delicata, se vengono meno certi meccanismi la situazione può precipitare fino all'estrema sua fine.

Trovarlo ancora cavernicolo, dopo duemila anni di storia fa un certo effetto.

Non ha occhi né ideali, manca di intelligenza e di saggezza, sembra non voler tener conto che, se il mondo va a rotoli, il primo responsabile è lui, ed è sempre lui ad andare all'inferno, quel piccolo uomo che crede di poter sopravvivene da nababbo, senza minimamente supporre che la sua fine è drammaticamente segnata.

Così, si assiste a menti deviate da furori d'onnipotenza, gravemente ammalate di potere, di narcisismo, di protagonismo che hanno il solo fine mirato in se stessi. Solo in tal modo si può concepire l'idea che lo sviluppo industriale, il materialismo portati alle loro estreme conseguenze non possano rispondere con la fine di tutto e il disfacimento dell'intero pianeta.

Mi chiedo se sono uomini intelligenti coscienti e degni di stare ai più alti vertici della politica mondiale, quelli che targiversano e oppongono resistenza a situazioni di pericolosità estreme, tali da essere urlate a gran voce dagli scienziati, il cui monitoraggio registra ogni pericolosità conseguente di causa-effetto, come può un uomo sano di mente pensare che il rapporto col pianeta non sia la conseguenza logica del suo operato sulla terra? Come può rinunciare alla sopravvivenza dei suoi figli e poi dei nipoti senza alzare un dito in difesa della vita?

E ancora mi chiedo, con evidente apprensione, sapranno queste nuove leggi difendere il patrimonio mondiale così duramente messo alla prova da dissenate azioni dell'uomo?

Il concetto dilagante che domina e uniforma la follia collettiva di tanti acefali è sempre lo stesso : accumulare denaro, arraffare tanti soldi da poter coprire il buco di ozono con le banconote ricavate dagli introiti stratosferici della nuova economia/finanziaria, che si andrebbe a sviluppare in un mercato libero da regole.

Limitare i gas tossici provenienti dalle ciminiere delle fabbriche, dai residui di idrogeni e idrocarburi inquinanti, prodotti dai residui industriali scaricati in mare; dei veleni eccedenti di una industrializzazione che ha varcato ogni limite, cercando nell'accelerazione dei falsi simboli di potere, la strada della ricchezza  più facile, può ancora essere modificata da una oculata politica condivisibile da tutti gli Stati?

Le risorse della terra non sono infinite. L'atmosfera terrestre è ridotta a poco più di 5 km di altezza respirabile, la crosta terrestre ospita oltre sei miliardi e mezzo di essere viventi che consumano ossigeno, fino a che punto può resistere il globo terrestre? Questi pseudogovernanti non afferrano o non vogliono afferrare il principio che è basilare : la relazione fra l'uomo e la natura. Proprio come colui che va fuori di senno, non capisce la differenza che passa fra la causa e l'effetto.

Ma come si è potuti arrivare a tanto autolesionismo? Le tare dell'uomo possono nidificare in ogni latitudine e longitudine:l'uomo, visto sotto il profilo dell'elemento naturalistico, è un anello della catena che se staccato dal contesto può provocare una vera ecatombe, una strage dalle proporzioni incalcolabili.

Eppure, mantiene alto l'ardimento del suo malificio insensato, è intenzionato a non tener conto degli alti rischi della sua condotta, vuole diffondere pandemie endemiche, veri collassi in un sistema di equilibri che dissennatamente egli stesso ha scomposto e avariato.
 
Biologicamente, per la teoria evoluzionista studiata e messa a punto da Darwin, l'uomo appartiene allo stadio più sviluppato della piramide animale: uomo erecticus, uomo sapiens, avrebbe potuto, (ma non lo ha fatto), acquisire quei tratti fondamentali di coscienza che nella scala dei valori di una crescita avrebbe dovuto accompagnare lo sviluppo dell'ingegno nella lotta per la vita, una vita che avrebbe potuto essergli meno astiosa e infelice se avesse promosso il buon senso invece che la malvagità.
Purtroppo, finora ha dimostrato di non essere in grado di possedere una coscienza, neppure a distanza di millenni.  Nella scala biologico/morale e sociale dello sviluppo naturale della specie egli è rimasto un nano : un piccolo nano insubordinato e vorace, che fa di tutto per promuovere l'autolesionismo che in lui si mantiene virulento e bastardo.
La preistoria lo riporta nei graffiti  ancora cavernicolo, e tale è rimasto, senza lume d'intelletto, col macete e la clava, un primitivo che possiede solo il fiuto di azzannare, come le bestie nella giungla. Ma non sarà un ritorno alle sue origini, ciò che lo fa indietreggiare nella storia e lo induce a compiere misfatti che restano incomprensibili all'indagine storica? Qui è il nocciolo. Qui bisognerebbe scavare nei meandri della psiche per portare alla luce il mistero della sua vera identità, che non è
buona, ma malvagia, eternamente turbolenta, priva dei presupposti di bontà e della perfezione cui aspira.
Ma è un argomento da trattare in altra sede. Entra in gioco la psichiatria e la funzione retrospettiva delle componenti umane della specie, di tutti i fattori della trasmissione genetica e del patrimonio ereditario tramandati dalle generazioni che lo hanno preceduto, ancora da studiare e indagare.
Per ora, queste figure sono come bombe ad orologeria, pronte ad esplodere ad ogni piè sospinto, omuncoli coattati da ignoranza, arroganza, e primordiale istinto.

Se tutte le ère precedenti non hanno migliorato le peculiarità dell'uomo, cosa potranno fare solo Duemila anni dalla venuta di Cristo? Per recuperare la più bieca inettitudine e la più ottusa opposizione a qualsiasi formula di Bene comune ci vorranno ancora e ancora e ancora millenni di sventure e naufragi? Ma credo che saremo sempre in preda all'homo homini lupus, perché la storia sarà sempre macchiata del suo sangue e della sua scelleratezza..

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27 giugno 2009 6 27 /06 /giugno /2009 09:53

Coloro che volessero leggere altri miei interventi, recensioni, articoli e varie sono pregati di cliccare solo sul mome e poi seguire l'onda,
ovvero sul mio sito personale:  
www.CieliAltiPoesia.it  che riporta numerosi altri elementi non contenuti su questo sito. 
Altro blog che mi ospita con pezzi diversi da questi due è : www.Beepworld.it .CieliAltiPoesia     e ancora   www.Ninnj Di Stefano Busà . Literary.it 
Benvenuti
e Buona lettura

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26 giugno 2009 5 26 /06 /giugno /2009 11:53

di (Ninnj Di Stefano Busà)

Vi sono troppi squilibri di carattere socio/culturale, economico/finanziario, tecnologico e ambientalistico, esemplarità significative anche sul piano strutturale della moralità e della capacità di relazionarsi con i tempi e le nuove strategie imperanti, che sono alla base  del fenomeno della globalizzazione mondiale. L'isolazionismo di tanti paesi del terzo mondo e la eccedente massificata ricchezza di capitali accantonati dalle banche e dagli accaparratori egocentristi e privi di scrupoli, non fanno presagire a breve, una ripresa e una ricrescita dello sviluppo industriale che è il volàno della ricchezza utilizzabile e sostenibile dalle imprese a carattere economico/familiare (ad es. come quello italiano). Lo scambio fra monete forti e monete più deboli non consente l'allineamento e la copertura del debito pubblico, la frode e la sofisticazione insieme al degrado morale e alla mancata disponibilità di sostentamento dei nuovi poveri porteranno negli anni a venire un'altra ondata di decadimento e di miseria globalizzata, proprio da quei paesi che avevano intravisto nel fenomeno e nell'attuazione comunitaria degli scambi commerciali la risoluzione dei loro problemi.

Il guasto sta proprio nell'indole, meglio dire, nella caratteristica malvagia del genere umano  che non accetta di rinunciare all'accaparramento di ingenti fortune, per limitarlo o vederlo diminuire nel tempo e nel luogo del godimento.

La condotta spregiudicata e liberticida venuta dal declino dell'Impero URSS e della caduta del muro di Berlino, ha permesso a nuove economie sottosvilluppate e incapaci a governarsi da secoli, nate dalle ceneri di questa disgregazione geopolitica, di attestarsi a condizioni di privilegio rispetto al passato: oggi i più grandi capitalisti sul mercato sono ad es. i russi, ma vi è anche l'impero orientale che non è da meno, molti che un tempo erano stati sotto il giogo del blocco comunista, o dei regimi totalitari oggi con la nuova apertura dei confini e la globalizzazione senza regole del mercato azionario internazionale hanno visto i loro ingenti capitali triplicarsi o aumentare a dismisura nel meccanismo economico/finanziario delle speculazioni di ogni genere. Di conseguenza, divenire un ostacolo per il buon andamento monetario di altre più sfortunate fasce  di popolazioni, che sono ridotte all'indigenza. Questa faglia venutasi a creare dalla sperequazione e dal malaffare dei grandi capitalisti d'oltre oceano ha causato l'ingrippo di tutta l'organizzazione del pianeta. Non vi può essere, infatti, troppa distanza fra il ricco e il povero senza causare grandi disastri nel meccanismo di sviluppo e di sopravvivenza a livello mondiale.

E' avvenuto proprio un marasma di carattere planetario. La globalizzazione che si credeva all'inizio essere la soluzione si è rivelata la pecca, la ragione profonda e abissale del depauperamento delle risorse economiche che dall'atteggiamento del genere umano ha edotto le teorie più strabilianti per stare a galla con acrobatiche mosse da rapaci di giungla.

Il concetto di sopravvivenza è divenuto concetto di prevaricazione, il concetto di collettività, di lealtà, di etica si è andato assottigliando fino a divenire nullo. La vita stessa è stata travolta e quasi annientata come dopo un evento bellico. Tutto da ricostruire, tutto da rivedere, tutto da ricominciare. Ma da dove? visto che le condizioni di degrado, di miserie e di indigenza di popoli ridotti alla fame ha superato i limiti consentiti. Ora annullate le frontiere, questi popoli esclusi e derelitti, si sono visti costretti a riversarsi per disperazione nelle aree considerate più sviluppate, premono ogni giorno sui nostri confini decine di migliaia di profughi da ogni parte del mondo, s'illudono di trovare lavoro, agiatezza, e salvezza: trovano invece precarietà, cassaintegrazione, razzismo, vessazioni che non immaginavano avessero asilo fra i lustrini e l'euforia di un mondo stellare e mediatico, vanesio quanto improbabile, se visto sotto il profilo della pubblicità e della Tv satellitare. Anche la tecnologia ha contribuito a far conoscere il volto meno autentico di una ricchezza e di una adeguatezza economica che non esistono. Oggi, si trovano ingabbiati, timorosi di tornare indietro per non incorrere nei furori delle loro leggi tribali, ma anche nella necessità di non voler restare ghettizzati in luoghi che hanno considerato paradisi di approdo e, invece, giustamente, con un giro di vite che non è la soluzione perfetta, ma almeno il tentativo di porre un argine, si para dinanzi a loro lo spettro più orribile dell'emarginazione.. 

Clandestinità e delinquenza sono di necessità i paradigmi principali della loro esistenza di disperati.

Come fa certa politica a credere, ma soprattutto a lasciar credere, (perché sono convinta lo sappia) e a far circolare la voce che elementi di tal genere possano portare vantaggio alla nostra popolazione?

A malapena riusciamo a sopravvivere con le risorse ridotte da un caro vita spaventoso, da una contingenza e da una depauperazione del denaro che ha visto il massimo grado della regressione, dell'inflazione del costo della vita.

Il nostro potere d'acquisto divenuto cartastraccia, dopo l'entrata nell'euro senza le dovute cautele e garanzie, si è visto subito messo allo sbando da uno scossone da decimo grado della scala Mercalli. Un vero sisma. Come fa certa politica a voler accogliere e distribuire ricchezza agli stranieri/clandestini, se non vi è più denaro nelle tasche della media borghesia? Il termometro rilevatore di un malessere generalizzato è giunto a livelli di guardia, rivela l'afasia e la discrasia di molti paesi che qualche decennio fa apparivano solidi?

Dall'oggi al domani interi imperi capitalistici statunitensi si sono visti sbriciolare la terra sotto i piedi, calare le saracinesche e chiudere i portoni di Banche che fino a quel momento erano considerate -altari inviolabili- e sacrari di una ricchezza fuori controllo, fasulla e malata a tal punto da dover essere lo Stato Americano la sostenere loro casse indebitate e catastoficamente verso il fallimento.

Non è facile rimettere in piedi un pianeta malato e vulnerabile, attaccato dal germe del male e della cupidigia e vanità. I potenti della Terra dovrebbere usare una politica unica di convergenze istituzionali, capitalizzare le sostanze del loro patrimonio finanziario mettendolo al servizio di una grande rivoluzione planetaria che riveda le condizioni di miseria dei paesi non allineati, aiutandoli in casa loro, senza permettere ad aperture di frontiere illimiti la libera circolazione delle persone e delle merci, (rivelatasi alla prova dei fatti un fallimento totale), unire le forze e tentare di rinascere, realizzare un vero Rinascimento planetario con regole, provvedimenti e istituzioni ben congegnati che diano garanzie e limiti certi all'espandersi del male sulle società sviluppate del Duemila. Una pandemia peggiore della febbre suina si sta spandendo e quando ne verremo invasi non vi saranno antidoti per arginare alcunché. 

Immettende regole certe e giustizia punitiva sicura, implacabile nei confronti di fraudolenze e malaffari forse ci salveremo dalla rovina totale. Ma questo è solo auspicabile, quello che è certo, invece, è che l'uomo va verso la sua fine ineludibile, se non saprà tenere a freno la cupidigia e il dissennato bisogno di ricchezza facile, che gli pesa ormai come una maledizione e gli suona il requiem.

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22 giugno 2009 1 22 /06 /giugno /2009 18:01
di Ninnj Di Stefano Busà

Non vuole essere disfattismo il mio, né allarmismo, né cinismo, né pessimismo: tutti gli ismi sono banditi dalla mia visione della realtà. Credo di avvertire il pericolo di una disfatta e ne deduco le conseguenze. Dal mio osservatorio privato fatto di riflessioni e di  analisi intendo dare al riguardo, solo una considerazione ragionata e sofferta della situazione italiana di questi ultimi anni. Il mio, che ci crediate o no, vuole essere un grido di allarme, una scampanellata vigorosa verso quelli che sono i limiti della decenza  i quali sono stati superati da un clima di irraziocinio, di viltà, di sconsiderata e abominevole trascuratezza e lassismo, indifferenza e mancanza assoluta di giustizia sociale, di vera e solidale partecipazione ai problemi reali, che ci stanno creando un feroce decentramento dal resto d'Europa e un assoluto disagio di ordine morale, sociale economico che, rischia di divenire entro qualche decennio, un vero ostacolo per il proseguimento dell'Italia entro l'orbita europea. Un ritorno all'imbarbarimento dei costumi, un libertarismo senza freni inibitori stanno creando un clima di sconnessione e di progressivo scardinamento del tessuto che tiene unito il rapporto fra partners con eguali diritti e doveri. E' sconcertante constatare che siamo tornati all'imbarbarimento e alla separazione dei ceti sociali, in barba al più esaltante liberalismo che ha creato: caste e reietti.
Una forte spinta di capitolazione ci perviene dalla globalizzazione alla quale ci siamo allineati,senza un'adeguata copertura, senza essere nelle condizioni ideali.Questo passo, sebbene necessario per la tenuta della moneta europea ai paesi più sviluppati, ci ha cambiato i connotati economico/finanziari, perché, da lì a breve, l'Italia con l'entrata dell'euro nel circuito monetario europeo, ha dovuto sostenere il passo con le monete più forti della Germania, della Francia, inoltre debilitata e quasi schiacciata da un debito pubblico stratosferico rispetto ai paesi più industrializzati ha visto calare il reddito nazionale in una smaterializzazione del costo della vita, che è giunto a livelli di povertà.L'Italia ha avuto il suo crollo finanziario, in men che non si dica. Di colpo ciò che aveva un valore di mille lire è venuto a costare il doppio, da qui l'inflazione, la messa fuori uso del prodotto economico industriale che, non è competitivo con le altre realtà, essendo l'Italia costretta ad importare le materie prime dall'Estero, non può che trovarsi sommersa anche per schizzata fuori controllo dei parametri petrolchimici, il petrolio, soprattutto, che intanto aveva impennate deliranti per il buon andamento del mondo occidentale.Ciò è avvenuto per le speculazioni scellerate di alcuni individui senza scrupoli che hanno triplicato l'oro nero, e con esso:energia, grano, prodotti del fabbisogno alimentare schizzati alle stelle, mentre il prodotto interno lordo restava al palo. Ma, mentre gli altri paesi europei si sono rimboccati le maniche e sono corsi ai ripari, il Paese Italia è rimasto a guardare l'onda anomala,senza prendere provvedimenti di alcun tipo, facendosi travolgere, inchiodata dalla crisi mondiale che,in breve sarebbe giunta a livelli paradossali. Oggi, anno 2009, pur essendo alla guida del paese un gruppo dirigente addestrato e preparato a tentare di arginare tanti dissesti, non si può pensare che ne veniamo fuori domani. Anche perché Berlusconi non è l'Arcangelo Gabriele, né il mago Rudinì che spezza le catene sott'acqua. E' un uomo come tanti, con i suoi pregi e i suoi difetti, sprovvisto di bacchetta magica, e non può fare miracoli. Ha già fatto e, molto, per arginare le cattive e torbide acque di questo paese in sfacelo,incanalarlo verso una più decente conduzione economico/sociale, ma non si può pensare di venirne a capo dall'oggi al domani. Troppe sono le cose non fatte, rinviate o eluse,  troppi i ritardi, le situazioni fuori controllo, la mancanza di regole certe, l'assoluta assenza delle pene sicure per chi delinque, troppi condoni, troppi errori, troppi lasciapassare per privilegi di casta, troppe baronìe, troppe contraddizioni nella vita delle persone comuni, c'è troppa concussione, troppo lassismo, troppi campi nomadi, troppa invasione del territorio per non pensare a una seconda Babele. Una sorta di tsumani ha colpito l'Italia in lungo e in largo stravolgendola. Ne ha fatto una terra di nessuno, una tendopoli di zingari, di extracomunitari di ogni razza e genia. Un'immigrazione senza regole e con il tratto caratteristico di pietismo peloso oltre ogni immaginazione ed equilibrio logico ha dilapidato sostanze indispensabili al mancato reddito delle famiglie comuni che non si vedono più rinnovare i contratti da decenni, anzi si assiste quotidianamente a licenziamenti o a grandi numeri di persone in cassaintegrazion: la disoccupazione e il precariato sono da capogiro. Un avanposto di deserto, ecco cose è diventata l'Italia di oggi, a causa dell'invadenza numerica dei nuovi barbari che distruggono, stuprano, rubano, violentano le donne, per rabbia e rancore verso coloro che il piede clandestino vede come terra di conquista, come la nuova Ellade. Raccapricciante vedere quanti stranieri illegali abitano la nostra penisola, quanti ladri, quanti delinquenti, quanti nomadi <stanziali> che non si integrano nel tessuto d'immigrazione, ma delinquono, liberamente coperti dal
buonismo ottuso e a buon mercato di una certa classe politica che ha fatto il suo vessillo di lotta nella politica immigratoria e ci ha stesi a terra tutti, creando un clima di accattonaggio e di molestia in ogni angolo d'Italia.
L'Italia di oggi è divenuta un colabrodo, il ventre molle dell'occidente e di ogni clandestino straniero che, considerate le circostanze vantaggiose del codice giurisdizionale che non punisce, anzi, offre il fianco e tutta la comprensione ai disadattati che si vedono offrire su un piatto d'argento l'immunità, da certa politica. Così si svuotano le carceri dei loro paesi e si riversano a fiumi nei nostri territori, facendola da padroni. Ma non è ancora questa la causa del dominio e dell'invasione barbarica. Vi è una
faglia ben più invisibile dalla sperequazione fra classi forti e classi deboli, fra ricchi e potenti, fra maggiorenti e poveri derelitti. La ricchezza ha fatto l'uomo d'Italia un potente per antonomasia. E il potente si permette di attraversare la miseria di striscio, senza sporcarsi, né restare minimamente intaccato, invischiato. Come uno che in mare, attraversa a grandi bracciate l'acqua torbida e inquinata, allo stesso modo, il potente si sottrae all'onda mefitica della miseria, attraversandola nei suoi enormi macchinoni, col finestrino brunito e l'autista al volante, sussurrandogli : "fai in fretta non voglio sporcarmi l'automobile". Il lerciume di fuori potrebbe contaminarlo e avvelenarlo. Io, giornalista di strada, amo andare a zonzo per osservare più da vicino fatti e misfatti, ebbene, mi sono trovata a Roma in quartieri residenziali, dove il lustro e il lusso delle classi abbienti fa venire i brividi, se paragonati ai bassifondi della città, che però non sono all'altro capo del mondo, sono lì, a due passi dai Parioli, da Trastevere, dal Prenestino, a due passi dal Vaticano. Intere zone degradate e sommerse dal pattume, macchine che scorrono veloci senza badare all'umanità che gli alita al fianco, senza vedere chi soffre, chi delinque, chi muore di degrado sociale e morale. Ogni individuo sembra correre verso la sua fine, verso il proprio destino di solitudine e di alienazione.
E non è un gran bello spettacolo vedere lunghe strade senza un abitante,solo extracomunitari in fuga, corrono come topi per non farsi acciuffare, escono dalle tane per arraffare cibo e tornare nel loro habitat invaso da un degrado inammissibile per un paese civile. Si vedono solo portoni sbarrati, scrostati dal tempo, dall'incuria, dall'abbandono e dalla miseria più totali. Lontano solo cento metri palazzoni, attici per politici messi momentaneamente in panchina, in attesa di un trionfale rientro in Parlamento, costoro non vanno mai in quiescenza sono tutta la vita indispensabili!!! perciò mantengono, lo status quo, lo status simbolo dell'antico tenore e splendore immutati: piscine all'interno delle loro lussuose ville,di attici enormi di parecchie metrature, fantomatici allarmi che valgono migliaia e miglaia di euro solo per l'istallazione. Mi chiedo come si farà a modificare un assetto esistenziale così disparato, così scombinato, irriverente verso chi soffre e ha bisogno di un minimo di assistenza per vivere, con un alloggio abitativo sulla testa, o una minestra calda per sopravvivere alle fatiche della povertà. Perché sapete? essere poveri è una fatica immane, una sorta di castigo che però, (ne sono convinta) non è mandato da Dio, ma dai propri simili, che attuando l'ingiustizia e un potere illogico, amorale e blasfemo impongono ai più diseredati, ai deboli, agli esclusi una forza distruttrice tale che essi non hanno più energia per combattere, per ribaltare il loro destino di vita e la loro situazione di uomini liberi sì, ma resi schiavi dal cattivo funzionamento della giustizia, per l'imbarbarimento dei costumi per il cattivo funzionamento sociale e l'assenza di equilibri coscienziali, oltre che dall'inefficienza della classe politica.
Il grande impero romano è ridotto a brandelli. Roma capitale d'Italia è un grande bordello di arrampicatori, di usurpatori, di vili e irresponsabili che mettono a frutto soltanto il loro tornaconto meschino e irrefrenabile, fatto di sotterfugi e di malaffare.
 
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18 giugno 2009 4 18 /06 /giugno /2009 10:55

di Ninnj Di Stefano Busà

La forte spersonalizzazione del capitalismo mondiale ha portato uno scompenso motorio nel cuore della vecchia Europa, ma non solo, alcuni stati della terra sono stati particolarmente colpiti dalla crisi economico/finanziaria del sistema monetario internazionale. Il vecchio continente ha subìto una forte battuta d'arresto, la politica che non ha vigilato in tempo, si è resa complice e rea di un disfunzione legiferativa e giudiziaria nei confronti della legalità e del libero scambio delle merci e, di conseguenza, di fiumi di denaro messi in circolazione con finti investimenti e capitali sociali, non ben identificabili e fuori da ogni disciplina. Li hanno denominato  -investimenti strutturati-  ovvero, sarebbe più facile dire strutturati alla maniera di paperon dè paperoni, che vedeva soldi stampati perfino negli occhi. Strutturati come? per il giro di malaffare che ha reso più povero il pianeta? o per l'assenza totale di luce e di coscienza nei cervelli negati al culto dell'umanità, dell'intelligenza, della morale, dell'etica, del raziocinio, della logica e del Bene. Immaginiamolo il bene comune! roba arcaica, chi si interessa più di quale bene si tratti? L'importante è seguire il Bene egocentrico, proprio dell'utilitarismo più sfrenato ed esaltato, quello della propria pancia e del proprio Ego più intransigente e ripugnante. 
Ma poi qual'è il Bene! quello comune è stato ripudiato del tutto, si è sentito dentro solo il richiamo al paganesimo e la voce di un dio/ mito /simbolo e feroce, legata al puro e illimitato concetto primordiale della giungla: l'uomo ridotto ancora in schiavitù dal potere mefitico del denaro. Ora quell'uomo che ha demolito tutti i paradigmi della società cosiddetta civile è tornato solo a contare il capitale ingente raggranellato con l'aberrazione assoluta del suo piano umano, solitario abitante di un regno che va in rovina, che non ha esitato a mostrarsi in tutta la sua empietà e disperata solitudine, in preda ad una follia iconoclasta ha distrutto in un baleno tutti i simboli della buona e semplice coscienza che lo ha condannato ad essere ancora una volta -barbaro- in cerca di terre straniere. Solo che questa volta, nell'èra della civilizzazione avanzata e del tecnicismo più all'avanguardia, il nuovo barbaro ha attuatoil gioco sporco dell'asso piglia tutto, ovvero: all'arrembaggio chi può. Ora Obama si affretta a dichiarare che vigilerà sui contenuti dell'impero capitalistico americano, che la maggiore Banca d'America, la Federal Reserve farà da controllore ai movimenti geopolotici e finanziari del mercato internazionale, che sorreggerà con interventi monetari e contributi dello Stato, affinché non si perpetui la grande crisi che ha colpito l'intero sistema degli scambi, delle Borse, degli investimenti, delle competenze e delle sperequazioni a livello interplanetario.
La frittata ormai è fatta, e ne piangeremo le conseguenze per un bel po' di anni, se non si correrà subito ai ripari, istituendo un fondo comune internazionale contro le ipotesi avveniristiche del denaro facile.

Le chimere sono finite, i sogni di interi paesi, di cittadini, di gente comune sono stati cancellati dall'ondata di malcostume e di assenza di regole valide, dagli inammissibili <lasciapassare> della modernità, che hanno ricreato il giurassico nella storia dell'umanità, proprio disumanizzandola e generando nuovi feticci e nuovi modelli di distorsioni morale/etico/sociali senza più autocontrolli e regole. La disciplina e il riassetto di talune forme di vita sono necessari per il buon andamento e la ripresa economica mondiale. L'accaparramento lucroso di tanti arrampicatori sociali,senza scrupoli, ha provocato un cataclisma che pagheranno i nostri figli e i nipoti. Il mondo si ricorderà questa regressione-depressione maturata nell'ambito commerciale di tutta l'ecomia del pianeta, nel degrado e nell'assenza/privazione di ogni più piccolo dettaglio coscienziale. Per i presupposti e per i diritti dell'uomo, dovrà individuare regole più precise: norme e diritti dovranno essere sanciti e fissati dai governanti di ogni nazione. Ricordando che condizionare alla potenza del mezzo economico la propria idea esistenziale è sempre una strada tendenzialmente abominevole per l'individuo e la sua stirpe. L'arricchimento privato, individuale, messo in atto col denaro pubblico, perpetrato a discapito dei gonzi, ingenui, e incompetenti di turno, ha mostrato la vera faccia del mondo: Caino è ancora fra noi, gira nei meandri e fra le rovine di una società scampata al delirio che si manifesta in azioni di degrado e di viltà. La pagina storica dovrà pure dichiarare che l'uomo del nostro tempo ha riprodotto il gene del male, lo ha clonato e reso meschino, all'interno di una teologia e di un cristianesimo che sembrano sfuggiti di mano e di mente. Come insegna Kant, "l'uomo appartiene al regno dei fini, e non a quello dei mezzi," perciò non deve farsi calamitare e attrarre dall'utilitarismo primordiale della razza, delle azioni acefale, ma deve progredire nello sviluppo globale e nella crescita morale di ogni interpretazione egoistica della specie. E' un debito morale che deve all'avvenire: l'arbitrio e la sudditanza all'io devono cedere il posto alla palingenesi della vita

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15 giugno 2009 1 15 /06 /giugno /2009 11:29

di (Ninnj Di Stefano Busà)

Nonostante lo sfacelo a livello interplanetario, la regressione monetaria della crisi mondiale che ha subito una battuta d'arresto in questo nostro periodo temporale, defraudandolo da ogni nobile principio morale, da ogni residuale remora di carattere etico/amministrativa, potrebbe essere l'occasione giusta per la revisione totale dei diritti civili dell'umanità. Cambiamenti vanno fatti per evitare conflitti e rovinose catabasi di stampo universale.  Finora la linea seguita ha fallito, ogni azione umana è stata mossa dal carattere egocentristico dell'intero sistema planetario. Lo
tsumani che ha devastato i territori spirituali del nostro esistere è stato quello di credere che, siamo nel giusto, dando tutto il carico morale ad un principio di dismorfismo intellettuale che ha caratterizzato la catastrofe.

Con l'avvento della tecnologia, del progresso pilotato dalle macchinevia internet, con la globalizzazione al servizio della telematica, con l'avvento del digitale, delle rampe satellitari, abbiamo assistito a una battaglia all'ultimo sangue per accaparrarsi le risorse  del pianeta: Si è provocata in tal modo una lacerazione del tessuto sociale e morale per l'aggressione spudorata di categorie di furbi, di bottegai volgari e violenti, di tifoserie varie, che legittimate da una sorta di lasciapassare libertario, fanatico senza più freni inibitori, protervo e aggressivo, che si è impossessato degli strati più abbienti della società, in una corsa  folle verso arricchimenti sempre più facili e fraudolenti., ha  messo il mondo in ginocchio. In tal modo la parte più debole del nostro pianeta si è impoverita, stata travolta da un'onda anomala di potentati ostativi che nulla avevano a che fare con la legalità e la condizione umana di sopravvivenza sul pianeta..

Pochi abitatori della terra hanno determinato la sorte di interi continenti ,aggredendoli in una sorta di guerra non apertamente dichiarata, ma che ha prodotto morti e feriti più di una vera battaglia sul campo.

Il risultato è una reazione a catena che ha fatto crollare l'impero economico/finanziario globalizzato, provocando danni incalcolabili per l'economia di intere fasce di popolazioni inermi e ignari. Una guerra apparentata con l'alta finanza, fatta di brutali interventi sull'economia dei paesi del sottosviluppo  (e non solo), perché anche la Grande America ha dovuto ammettere che il prodotto interno lordo ha ceduto sotto la spinta di tanta brutale dissolutezza dei costumi, Avveduti banchieri, veri geni dell'imbroglio falsari scellerati, coperti dal buon nome del loro prestigioso impero finanziario si sono accaparrati con brutale avidità e speculazioni al limite della decenza, molto disinibite, una fonte di guadagno che sarebbe bastata per sfamare i paesi del terzo e quarto mondo. Il risultato di tali giochi sporchi fatti passare come sistemi azionari  senza rischi ha prodotto il caos mondiale. Una vera pandemia speculativa, una bolla che ha causato la crisi del mondo occidentale, soprattutto della neo Europa che aveva introdotto la valuta in euro.

La barbarie è tornata ad investire sul tessuto umano, mettendo al bando gli antichi principi di ordine moralistico, si è andato attestando un nuovo tessuto sociale senza scrupoli, portato al terrorismo economico/finanziario d'assalto. La mentalità del possesso ha differito la nuova categoria dei forti, dagli strati più deboli, estendendo il tratto privatistico dell'Ego fuori dal territorio di confine, invadendo aree, di fatto, vergini, che si sono visti ridurre la capacità di mercato e d'intervento in modo drastico e inarrestabile.
Il mondo moderno paga oggi il prezzo più alto della Storia: l'implosione, la sfiducia nel genere umano e l'immoralità in ogni atto dell'esistenza. La sfida del ventesimo secolo è ora ravvedersi, tentare il salvabile. Ce lo impone lo spirito di sopravvivenza, il dovere di dire basta.

L'Organo abilitato a presiedere le regole, si è come ripiegato in se stesso,  consentendo un libero movimento di merci, senza intervenire sullo scambio monetario dell'area-euro e dei paesi aderenti  al trattato di Mastricht e alle loro strategie di sviluppo, il prodotto interno lordo che cominciava a scarseggiare per speculazioni di fatto non amputabili a nessuno in particolare, ma a tutti in generale, con l'avvento dell'euro e con lo scarso controllo sul camminamento di esso sulle strade del mondo, si è andato vanificando sempre più fino a mettere KO quasi interamente i paesi aderenti al Mercato Comune Europeo. Ma anche gli altri non sono stati del tutto esclusi, poiché la forza trainante e devastatrice dell'intero sistema ha frantumato i capitali economici dell'occidente che sono stati compromessi : la corsa scellerata, questa volta, non agli armamenti (con cui nelle vere guerre s'interviene), ma al denaro facile portato da un vento di scelleratezze e di speculazioni finanziarie ha demolito il criterio discernitivo dell'economia mondiale, basandola sullo scriteriato sviluppo dei singoli, a svantaggio delle moltitudini, che di fatto sono diventate categorie a rischio di povertà, molte di loro vi sono già entrate, altre delle fascie medio/intermedie, credo vi giungeranno a breve.

Questa svolta che ha causato il terrorismo economico/finanziario potremmo chiamarla  -guerra virtuale- del ventesimo secolo. Ogni continente ne è stato squassato, ogni stato sociale ne è stato colpito, ogni governo ha reagito come ha potuto all'ondata demolitrice dei fanatismi acefali dei gruppi di potere vigenti. Ma la crisi appare ancora grave. Non se ne vede a breve la soluzione, anche perché il greggio importato dai paesi arabi continua a salire e il mondo civilizzato è schiavo del "tesoro nero": La struttura stessa interplanetaria è costruita sulla piattaforma ineludibile di un sistema beduino della specie: il petrolio come fonte di energia e di strutturalismo dell'intero modello mondiale. Sicché si arricchiscono gli stati-cuscinetto e i governi intorno all'area desertica del prodotto petrolifero, e s'indeboliscono le economie, le risorse del resto del pianeta che non possiede l'oro nero, nel qual caso, si vede costretto ad importare dai mercati esteri il fabbisogno energetico, oltre che sottostare alla morsa iugulatoria dei potentati arabi.

Ma il precursore di tanto disastro è da collegare alla globalizzazione compulsiva del genere umano, che ha attuato un passo più veloce di quello di cui  è capace. La sollecitazione sfrenata, disinibita, acefala e senza regole né legalità ha disorientato i capisaldi di un meccanismo produttivo più generale, il quale sotto il controllo dell'etica e della morale, non fomentava il disimpegno assoluto e l'affrancamento da qualsiasi remora e disciplina etica, o almeno era sottomessa ai principi osservati da tutti i popoli civili, anche se non codifificati.

 Dal libertarismo e dalla privatizzazione di ogni bene, è andato introducendo un modello di vita sempre più opportunistico e vile: lo spoglio e l'inglobamento delle risorse da parte di una categoria senza scrupoli che ne ha tratto il maggior profitto, mentre il resto del mondo, meno sviluppato, ha visto le risorse sempre più impoverirsi, fino a divenire ricettacolo di miseria, di fame, di malattie, di guerre intestine e tribali che sotto i domini dittatoriali della fascia mediorientale o dell'est occidentale, prima foreggiati dall'ex URSS ora sono divenuti territori di sottosviluppo e di emarginazione.

Terre abbandonate, fiumi di profughi senza via d'uscita si sono portati nelle aree di maggiori risorse finendo coll'importare fame e disoccupazione: la guerra virtuale ha lasciato sul campo la povertà universalizzata. Le statistiche parlano chiaro, non vi è cibo per tutta l'umanità.

Ragione questa di altra inquietudine, perché i flussi migratori verso i paesi della speranza non cesseranno di diffondere altra miseria e degrado, quando non malattie e inurbanizzazione, scompensi sociali e disastri ambientali, perché non vi può essere integrazione senza sviluppi socio/culturali e processi di civilizzazione e di crescita in ambienti e in strati di disadattamento e di alienazione, perché culture diverse hanno bisogno di un minimo di amalgama, un minimo di uguaglianza culturale e di educazione comune, per mettersi ala pari, per stabilire un contatto, una linea di adattamento e di accettazione delle diversità. Andando a toccare i margini già sviliti ed erosi di altri paesi nati dal declino dell'impero del postcomunismo, le popolazioni dell'area mediterranea  si trovano aggredite da orde di extracomunitari, di profughi, di disperati che chiedono a gran voce di avere diritto alla vita. Ma come suddividere la razione alimentare che ancora resta al mondo civilizzato? Questo è un problema gravissimo che i governanti del G.8 o degli Stati più avanzati del mondo dovranno affrontare e discutere per non arrivare al definitivo sfacelo e all'annientamento totale delle risorse dell'intero pianeta.

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14 giugno 2009 7 14 /06 /giugno /2009 10:12
di (Ninnj Di Stefano Busà)

Non vi sono alternative, la realtà di oggi è più tragica di quanto possa apparire. Non è catastrofismo il mio, ma vuole essere una presa di coscienza che vede nella regolamentazione dei principi e dei diritti fondamentali dell'uomo la sua autentica rinascita. In questi ultimi dieci anni il fine ultimo dell'uomo è stato il suo arricchimento economico: il dio denaro ha invaso tutte le prospettive, i piani, i progetti dell'uomo moderno e civilizzato, andando a cozzare contro quelle che sono le leggi della natura e delle regole umane, la visuale del mondo si è andata sempre più restringendo fino a creare negli individui e nelle nazioni il carattere di pianificazione autodistruttivo.

Le regole e le peculiarità del concetto-uomo si sono sempre più smarrite nei meandri di cuori inariditi e persi verso la globalizzazione di un piano strategico di arricchimento che, si sperava portasse il benessere. Così non è avvenuto a causa di sperequazioni, di sperimentazioni, di speculazioni dissennate ed egocentriche che hanno creato quel disagio generazionale, ovvero: la catabasi, la sconfitta di tutti quegli ideali cristiani, (e non solo), di tutti quei legani di solidarietà, di gestione del bene comune che invece di realizzarsi in un piano di interessi e di benefici per tutti, si è andato attestando a favore di pochi privilegiati.
E' opportuno tornare alla normalità, rivedere, finché si è in tempo, la disciplina planetaria di un mondo in deriva, attuare regole, ripristinare la coscienza del bene, e il senso della comunità, non solo il richiamo folle del proprio
ego. Prima di tutto bisognerà voltare pagina, comprendere appieno che la folle corsa verso i domini della sopraffazione è la strada meno indicata per la felicità di tutti. 
La svolta della globalizzazione non ha inteso tener conto che il bene si conquista con leggi e diritti per tutti. Con la sottrazione di queste leggi e dei diritti civili di alcune fasce diseredate, s'inceppa un meccanismo di autoregolamentazione, si formano strati di povertà difficilmente calcolabili, che fomentano guerre civili, lotta fra poveri, diaspore e fughe di massa verso altri paesi che costituiscono un pericolo, una bomba ad orologeria per i fuggitivi e i perdenti, ma soprattutto per le popolazioni residenti che vedono invaso il loro territorio e reagiscono con atti di xenofobismo e di odio verso il diverso. L'emigrazione è vista sotto il profilo dell'illegalità, della clandestinità e diventa fattore di lotta e di odio razziale. La macchina-uomo prende il sopravvento sul dinamismo coscienziale della specie umana, provocandone solo distruzione, feroci squilibri sociali, morali, e religiosi; creando il caos mondiale. L'intero sistema planetario è stato sconfitto da un vento di insubordinazione globalizzata che ha generato mostri  senza scrupoli, veri vampiri assetati. Ciò ha inculcato nel folle piano esistenziale dell'uomo del Duemila, quel detestabile concetto che la finanza e la sicurezza economica dell'individuo sono alla base di tutto.  L'indifferenza verso ciò che non rappresenta il proprio egocentrismo, lontana da quella progettazione ricca di solidarietà, ha messo in atto una sorta di codice privatistico, che lo ha liberato dalla coscienza/consapevolezza, andando ad attuare un libero arbitrio fondato sul mercato sfrenato e delirante, estromesso dalla morale e dalla legalità, ambedue compromesse in modo grave. Volgendo al proprio beneficio tutto ciò che è possibile defraudare all'altrui, l'uomo di oggi si è reso reo di una drammatica pagina dell' umanità.
E' andato ad intaccare e a macchiare i suoi margini di legalità, di correttezza, e di autocontrollo, che si sono visti smarriti dentro un degrado psicologico, sociale, individuale, di grandissime proporzioni, che lo ha travolto. Ora l'uomo si è smarrito dentro la macchina che lui stesso ha sperimentato; c'è da augurarselo, che si guardi con commiserazione e prenda atto delle distorsioni e degli inganni che ha procrastinato per il suo egoismo reitto e senza scrupoli. Ma c'è da chiedersi, saprà tornare indietro? Troppo profitto ha accumulato, troppo guasto ha provocato nella sua mente afflitta da libertarismo aggressivo ed esaltato, accecato di vanagloria e di un delirante concetto  vanesio del possesso! Troppo si andato farneticando di ricchezze e onnipotenze! Impadronirsi di capitali enormi sottraendoli al fisco, alla regole, alla legalità, arraffare con disinvolta nonchalance  e avidità interi patrimoni finanziari, inghiottirli e nasconderli in paradisi fiscali è stato un gioco da bambini. La globalizzazione, il libero scambio in libero mercato tenendo in scacco intere fasce di  società, diseredandole da ogni avere, da ogni diritto alla sopravvivenza, dovrebbe farli riflettere, perchè è stato devastante per l'intero pianeta, ha umiliato i poveri e ha creato un delirio di onnipotenza in parecchi strati di elitaritarismo economico che avevano contatto diretto con la finanza mondiale.  Ora occorre una verifica di fondo: gli stati, le nazioni, i governanti del pianeta devono farsi carico di mettere in riga i capitalisti disonesti, gli arrampicatori che hanno tentato l'escalation in barba al mondo vanno puniti severamente. Il mondo ha bisogno immediato di una sterzata, una ventata di aria pulita, una disinfestazione dal degrado e dai veleni sparsi in ogni parallelo e meridiano del globo terrestre. L'inquinamento ha provocato grossi danni. Occorrerà bonificare, ripulire le coscienze. Indurre ciascun individuo ad un altro genere di vita, affrontare le conseguenze e rimediare, rimediare, rimediare...Pure se sono scettica sul risultato e non credo sia fattibile un piano di ripresa nel più breve tempo. Da quando esiste il genere umano, nessun ravvedimento ha concesso all'umanità di non proseguire sulla strada del male. Oggi, è necessario. Tornare indietro si può e si deve, prima di entrare nel baratro senza luce, nel caos assoluto e irreversibile, l'umanità ha bisogno di capire che ha sbagliato, il piano economico/finaziario senza regole ha inceppato la catena mondiale, non vi sono più possiblità reali di uscirne se, non viene attuato un progetto di solidarietà, affiancandolo a un piano forte di ricostruzione del tessuto sociale e umano lacerato.

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13 giugno 2009 6 13 /06 /giugno /2009 17:14

di (Ninnj Di Stefano Busà)

Già della sua prima opera, ma soprattutto, con la raccolta dal titolo: Ossi di seppia, Edita da Gobetti nel 1925 e poi in ed. definitiva nel 1931 a Torino, Montale fissa e delinea in una sigla ben precisa i termini e le fondamenta di quella che sarebbe divenuta la sua opera più importante, la più conosciuta e popolare, ovvero una filosofia scettica e pessimistica in cui il leitmotiv (il male di vivere) origina e si perpetua dalla inaccessibilità di ogni concetto trascendente, per poi delinearsi, in parallelo, dalla corrosione dell'io narrante e del suo linguaggio tradizionale, che sì, sono attratti dal sogno della purezza, ma sono incapaci di possederlo, di esprimerlo se non in modo assolutamente negativo e inadeguato.

Nelle due raccolte successive che rimandano alla sua poesia più alta esprime probabilmente l'esito più ascensionale del suo pensiero: Le occasioni,1939, La bufera e altro, 1956 che include anche Finisterre 1943 si evincono in un'atmosfera incerta, quasi di semiclandestinità, le linee che di volta in volta saranno tracciate nel percorso. Esse sono un approfondito evolversi della sua crisi personale cui non furono estranei gli avvenimenti dell'epoca, e a cui fa riferimento quella ricerca di una più forte densità simbolica e di un nuovo linguismo, quasi rinunciando a quanto di impressionismo aveva caratterizzato l'opera: Gli ossi.

Andava perciò prendendo forma quella più tipica rappesentazione montaliana della lezione simbolista e per la quale si accenna al correlativo oggettivo accostato a quello di Th.S. Eliot, che racchiude in sé lo stile illustre novecentesco proprio del Montale, portato alla sua massima perfezione.

A noi piacerebbe scoprire in interiore homine di Montale, la presenza o meno di una vena religiosa, capire meglio se, nei suoi versi, vi siano ravvisabili le influenze religiose o eticofideistiche di un percorso letterario in cui troppo di frequente è stato esaltato, studiato e interpretato il dato indiscutibile, incontrovertibile di una religiosità negata, o piuttosto di stampo agnostico, in netto contrasto  e comunque in opposizione alla possibilità di una presenza significativa del mistero di Dio. Innunerevoli critici, anche molto autorevoli, lo hanno sempre collocato in una sfera del sentire prettamente laico/razionalista, proprio per quella forte impronta di negazione che origina e si delinea in Montale dalla sua personale visione del mondo: col suo mal di vivere.

Eugenio Montale fu sempre alla ricerca di un credo religioso, di una delineazione più netta e precisa della vita e della morte. Ragione queste che sotto l'influsso delle letture filosofico/contingentiste da lui fatte, ha sempre trovato rifugio nel dubbio, nello scetticismo, nel nichilismo.

Egli non ritenne possibile alcun tipo di approdo ad una verità dell'oltre, che fosse di supporto e di guida alla prospettiva esistenziale, e verso cui orientare ricerche o aperture più definite e assolute.

Non vi fu, almeno nel primo Montale, una luce di apertura che gli facesse intuire una ratio  e una religio quali premesse di un Mistero di fede.

Delineò, piuttosto, una teologia negativa pronta ad esprimere dubbi e perplessità che trovano il loro sbocco nella lirica: Non chiederci la parola (1921) che costituisce quasi un vademecum , decifrando le circostanze, gli eventi della vita, quel pessimismo che dominò il suo quotidiano e di cui egli traccia il camminamento.

Il senso portante del primo lirismo montaliano  si traduce in un fondamento di negazione, su cui egli poggia il pensiero che si evince dal tratto saliente dei suoi: Non chiederci...non domandarci...non siamo...non vogliamo...Un linguismo che risponde spesso a un negativo storico, ad una visione desolata e solipsista dell'individuo e del suo esistenziale difficile, catastrofico, fatuo, incerto. "L'animo informe..." "il polveroso prato..." "Lo scalcinato muro..." La storta sillaba secca come un ramo..."pone in essere l'avvilente stato dell'uomo, in bilico tra l'essere e il divenire, svela una metafora umana precaria, amara, drammatica.

Questo tetro pessimismo montaliano, però, non può essere letto in chiave di chiusura totale, senza vie di scampo, non include una caratteristica al buio totale, si avvale di ipotesi dell'oltre, di un infinito tendenzialmente carico di incognite, ma, forse, già ammette e s'interroga sull'ipotetica linea di attraversamento, sul Mistero, che viene riformulato con l'intenzione di conciliare le infinite domande ai troppi interrogativi irrisolti. Epperò, egli torna al dubbio: l'uomo deve finire, deve conchiudere il suo itinerario terreno, perciò: "Sappiamo che dobbiamo finire , questa certezza ci rimanda all'Essere, all'Eternità" che per Montale significano la fine dell'inquietudine, della solitudine del malessere spirituale, della precarietà. E proprio in prossimità di questi interrogativi tenta di decifrare ciò che è ìnsito in ogni vicenda umana, in ogni individuo e nella sua storia: "Qualche uccello di mare se ne va;/ né sosta mai: perché tutte le immagini / portano scritto: più in là..."Questa sorta di - più in là- montaliano non è altro che l'Altrove.

Montale si muove ora verso una interpretazione nichilista del mondo, si connota come ricerca del senso della vita, nel tentativo di dare un significato al tutto.

Ogni cosa vive nel suo buio determinismo senza scampo? Ebbene, Montale tende ad un superamento  della vanità e della nullità di quesra visione, evidenziando il soprannaturale che si fa segno della parola, s'identifica ad una terminologia lessicale, che fa di Montale non un uomo perfettamente pronto ad accettare qualche variazione sul tema, ad ammorbidire le sue tendenze pessimistiche, appare un uomo laicamente senza Dio, che tenta la via della conoscenza attraverso l'indagine interiore, acuendo il bisogno di Realtà ulteriore, ovvero di premesse e chiarimenti.

Il Dio di Montale non è visibile, ma esiste, bisogna andarselo a cercare attraverso lampi e riflessioni, dubbi e convergenze che pure compaiono nel poeta ligure, proprio prendendo lezione da lui, dobbiamo indagare, derimere il Verbo, ossia la parola fatta carne, che emana dai suoi versi e che ci conduce alla sua indagine psicologica più prevedibile. Sono l'eco diffusa, quasi appena accennata di un confessionale ideologico che in lui va delineandosi dal dubbio, (perché la parola Dio nei primi versi di Montale non esiste), ma si avverte la sua ricerca affannosa (anche il mal di vivere ne è una chiara espressione), nei riguardi di una religiosità latente, titubante, dietro le parole c'è un orizzonte teologico pronto a farsi scoprire, pure se non è motivato da alcun termine in particolare, ma solo da un dato metafisico, da un riferimento ermetico di contrasto tra il male e il bene.

Così, mentre in Ossi è presente una generica metafora divina quasi racchiusa nell'umano, nella Bufera e altro si avverte per la prima volta la parola <Dio> e la poetica assolve tutta una tessitura simbolista in direzione di un richiamo religioso.

La simbologia cristologica prende forma, diventa smarrimento, e qui vi si ravvisa un fondo di umiltà intellettuale. Il riconoscere da parte di Montale che la ratio è imprecisa, si smarrisce di fronte all'indeterminatezza e all'inadeguatezza dell'essere, al suo divenire traballante e precario che diviene per il poeta uno smarrimento, che però, si badi bene, non è più agnosticismo. E' smarrimento/turbamento a fronte di qualcosa d'indefinibile, a d'mprecisabile, a fonte di un disagio sostanziale/esistenziale che fa ammettere, nonostante tutto, un quid impalpabile di cui non si ravvisano appieno la ragione, la causa, ma che esiste.

Pertanto non si esclude l'opera della salvezza da parte del Verbo, fatto carne per umanità. Montale non esclude alla luce dei fatti, che vi possa essere possibilità di salvezza per l'uomo.

In controluce, dal percorso montaliano si coglie con chiarezza la forza del Logos/parola/Cristo: " Se Dio è il linguaggio, /L'Uno che ne creò/ tanti altri/ per poi confonderli/ come faremo a interpellarlo e come credere/ che ha parlato e parlerà?"...(La lingua di Dio).

Parole siffatte non credo possano costituire ingenuità liriche, né disperdersi al vento senza una ragione, non credo possano far riferimento solo ad una posizione oltransista di stampo religioso, bensì una revisione, una nuova presa di coscienza, che dal pessimismo cosmico risalga ad una meno disperante realtà esistenziale, facendo intuire fuori e dentro le righe, un percorso che istruisca l'indagine filosofico/storica e personale di Montale.

Nonostante sia stato egli definito il cantore della disperante negazione cristologica, l'ammissione esauriente e dettagliata può evincere da questi versi:"L'avvenire è nelle mani della Provvidenza, intendendosi per Provvidenza il postulato dei filosofi? (vedi Aristotele) o non piuttosto quello manzoniano, come il Dio cristiano? " In quest'età di nascita e di morte possa/ il Figliolo, il Verbo non pronunciante / dar la consolazione d'Israele/ a un uomo che ha ottant'anni e che non ha/ domani." Parole forti che scavano nella contingenza del dubbio, gl'interrogativi più oscuri e dirompenti di un indistinto interrogarsi, di un cercare Dio nei meandri oscuri della mente e del cuore, mettendolo a confronto con l'Invisibile, in una dimensione metafisica, che va oltre l'orecchio umano, a intuire l'escatologico dell'essere e del suo significato ultimo Assoluto.

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10 giugno 2009 3 10 /06 /giugno /2009 09:05
di (Ninnj Di Stefano Busà)

Chi avrebbe potuto immaginare che la società postmoderna, allocata e indirizzata verso il progetto di più vaste e agiate prospettive di progresso e civiltà, potesse divenire una trappola per il mondo globalizzato? Le finalità, ab origine erano ottimizzate dalla spinta reale di creare ricchezza e migliori condizioni di vita alle popolazioni più disagiate. La spinta propositiva verso una condizione migliore che potesse arrecare ricchezza e benessere è una recente conquista degli ultimi decenni. Ma, sembra aver fallito in pieno il suo progetto di migliorare le condizioni economiche dell'umanità.
A fronte di un fenomeno di regressione che si profila in tutta la sua irrequietezza e contraddizione, in tutti i suoi risvolti drammatici e in tutte le sue carenze organizzative, abbiamo oggi, alle soglie del Tremila, condizioni di esistenza
peggiorative. In molti paesi vi sono flussi migratori e diaspore che non hanno nessuna delle condizioni d'immediata soluzione. La percezione sensibile è quella di diffondere panico e un vero senso di allarmismo, perchè il mondo che, negli anni della globalizzazione si è andato deteriorando, ha causato sacche di povertà difficilmente risolvibili dai governi locali. La maggior parte di queste popolazioni, per lo più extracomunitarie, subiscono giornalmente una profonda crisi d'identità socio/economica/culturale, tale da passare nella fascia dei paesi più arretrati e diseredati, dove la fame e le malattie, compiono una continua estinzione naturale a causa di sperequazioni esterne. Non si delinea nessuna prospettiva per l'immediato futuro, soprattutto, da parte dell'occidente e del mondo più civilizzato, di poter far cessare i flussi migratori,  che si protrarranno ancora per lungo tempo, favorendo discriminazioni e profondi squilibri nell'ambito di un progetto comune di convivenza pacifica.  Taluni tentativi vengono fatti per arginare il pericolo di povertà nel mondo: Obama ha neutralizzato il Caos dei grandi economisti americani, che avevano intravisto nella finanza globalizzata, il territorio privilegiato dalle iene/mercanti, faccendieri e usurpatori , i quali  con atti di vera pirateria internazionale, avevano accumulato ingenti patrimoni economici, trasferendoli nelle loro tasche private e nei paradisi fiscali. Il nuovo presidente afroamericano ha fermato, momentaneamente, il traffico indecente della capitolarizzazione monetaria avvelenata, impedendo ulteriori tracolli finanziari delle Grandi Banche, togliendo dalla circolazione il prodotto monetario inquinato dall'alta finanza, riducendo i rischi di un vero crollo monetario internazionale. Ma i miasmi e i veleni sparsi ai quattro venti, hanno causato ingenti guasti alle fasce più deboli delle popolazioni, le quali si sono trovate improvvisamente a fare i conti con una moneta defraudata dal suo potere d'acquisto, esauturata da una enorme ondata d'impoverimento sociale  che le ha messe al tappeto. Dopo aver visto " la Grande Mela" mordicchiata e resa torsolo dai grandi imperi finanziari americani, la paura per il resto del mondo è divenuta concreta, e si presenta come una incognita che terrorizza i fautori della globalizzazione ad oltranza. Ma ormai, il dado è tratto, la disfatta dell'impero economico globale ha provocato numerosi e scatenanti motivi di allarme nei paesi toccati dalla crisi: la miseria e lo spettro della povertà sono prospettive di vita che non avrebbero motivo di esistere, se il furore di denaro facile non si fosse impossessato in maniera subdola e insensata delle menti e dei cuori di tanti uomini disumanizzandoli. La ventata di libertarismo sfrenato e di speculazioni finanziarie ha visto il sistema economico vacillare paurosamente, l'impalcatura ora trova seriamente lesionate le infrastrutture sociali ed esistenziali di molti soggetti a rischio, che hanno dovuto subire un arresto, che porterà certamente alla fame molte fasce delle popolazioni meno abbienti. Le ramificazioni del male hanno profonde radici, non sarà facile, nell'immediato, far rientrare nella normalità gli arrampicatori sociali, i lupi famelici assetati di facili guadagni a scapito dei gonzi. La vita, perciò, diventa sempre più un palcoscenico di loschi individui pronti ad azzannare? Ce lo chiediamo con evidente allarmismo, poiché il mondo civilizzato di Duemila anni di storia non ha imparato che l'usurpazione dei diritti civili e umani del mondo futuro dipenderà dalla coscienza e dalla intelligenza oculata di governi maturi e solidali, ma anche dall'attenzione e dalla ferma capacità dell'individuo di saper amministrare le sue sostanze, senza far ricorso alla truffa e ad atti criminosi e illegali, la qual cosa non può che arrecare danni irreparabili al tessuto mondiale delle generazioni e arrestare il processo evolutivo più progredito della specie umana, che torna ad essere cavernicola, pronta a dare la caccia per la sopravvivenza. Le prede in questo caso sono esseri umani che persistono a rimanere gli eterni sconfitti e deseredati della terra.
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