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6 giugno 2009 6 06 /06 /giugno /2009 11:51

AVVERTENZA PER I MIEI UTENTI LETTORI

 

Molti miei articoli, recensioni, pezzi critici, ricette, prefazioni, comunicati e varie si trovano sul mio sito personale: www. Volapoesia.Overblog.it

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1 giugno 2009 1 01 /06 /giugno /2009 09:49
di Ninnj Di Stefano Busà

In tutte le società moderne vi sono stati periodi più o meno bui, che hanno caratterizzato il declino della morale e dell'etica, oltre che le capacità dell'individuo di riformularsi in un contesto progressivo di più matura formazione, consapevole delle pericolose conseguenze nel futuro. Ogni civiltà periodicamente subisce il deterioramento delle conquiste fatte a causa di un lento quanto inesorabile sfaldarsi della coscienza, in cui la consapevolezza del danno che si va a creare sembra minore dell'utile egoistico, (a)morale, disinibito e aggressivo, che si viena a formare in un clima politico economico e sociale difficile. Posto questo teorema, andremo ad analizzare ora alla luce dei nostri giorni, la situazione dell'attuale società supertecnologica postmoderna. Essa è il frutto un po' avariato di una tendenza al
lassismo, che ogni nuovo periodo storico apporta e dentro il quale, più o meno coscientemente l'uomo investe tutto il suo capitale genetico, il suo livello intellettuale, la sua formazione educativa, il suo grado di giudizio e discernimento, le sue più alte potenzialità, le sue fragilità o debolezze, il diverso grado di rapportarsi alla religione, al progresso, alla Storia.
Una necessità irrinunciabile sembra essere ai nostri giorni l'affrancamento da ogni verità vera o presunta, da ogni riferimento valoriale in relazione al comportamento, al diritto alla vita, alla libertà, alla società. Forse neppure ce ne accorgiamo, ma è difficile credere che le facoltà migliori del soggetto sano di mente oggi siano talmente stravolte da essere giunti sull'orlo dell'abisso. Nel clima culturale in cui si vive, le remore sono bandite, e anche le regole, definite superflue e inadeguate nel clima del post-moderismo nel quale solo la confusione regna sovrana.
Qui, però, entra in ballo il futuro dell'umanità: le conseguenze non sono valutabili, ma danno segno d'inquietudine, avvisano che siamo molto vicini a provocare conseguenze temibili per la gravità dei problemi in gioco. Vi è una debolezza di fondo nel tessuto sociale di questa nuova era che fa pensare ad una insufficiente informazione, che possa risultare idonea a comprendere che la resa dei conti è più prossima di quanto immaginiamo. In parte è aggravato dai
mass-media che giornalmente ci bombardano di vacuità: il palcoscenico è vasto, si va dalle idiozie, alla prospettiva di un bene vanesio che è occasione di indebolimento delle coscienze, soprattutto dei giovani, che non hanno la visione interamente adeguata della conoscenza e dell'esperienza. Questa confusione di ruoli, di fini, di progetti induce a sovrastare il bene comune a favore di spinte riduttive per l'umanesimo e per l'illuminata visione della vita. Non si fa che giocare al rinvio, quello che non è fatto oggi lo otterremo domani: ma cos' è, dunque, questo gioco al massacro?quale maleficio ci nutre di dentro facendoci perdere le prospettive future? Di fronte a comportamenti così massificati , senza dettami ideologici, senza spinte di legalizzazione, il compromesso porta a promuovere come finalizzazione ultima le remore coscienziali, per essere liberi di agire a proprio piacimento, senza dover rinunciare alle lusinghe della propaganda e delle mobilitazioni opportunistiche. Ma per essere libero veramente l'uomo non può esimersi dal dover educare il pensiero alla verità alla conoscenza e al sacrificio. Difendere il proprio diritto alla scelta non sempre è segno di libertà. Chi nutre passioni discordanti  e criteri di valutazione che esortano all'edonismo e al piacere dell'immediato, difficilmente riflette sulle cattive conseguenze di comportamenti brutali e dissennati, salvo poi doversi trovare a fare i conti con la coscienza...Non bisogna confondere la libertà con il libertarismo, perché è proprio il libertarismo che ha generato il nichilismo con conseguente imbarbarimento dell'attuala società. La dignità e la responsabilità sono i luoghi da raggiungere per una correzione di rotta, per un'autoreferenzialità del soggetto come libero, ma consapevole e degno di questa libertà faticosamente conquistata che darebbe al recupero dell'autentica dignità quella rinascita umana, culturale, religiosa di saper distinguere il bene dal mal: Saper riconoscere la necessità di un risveglio di coscienze è auspicabile per la vera rinascita di una società smarrita e claudicante, che vaga senza criteri di valutazione certa verso gli imponderabili scenari futuri, che non saranno certo rosei, senza una rivisitazione dell'impianto-uomo, senza una revisione e ottimizzazione degli strumenti in suo possesso, che gli sappiano indicare la strada della ragionevolezza e forse pure della salvezza.
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29 maggio 2009 5 29 /05 /maggio /2009 09:14

di (Ninnj Di Stefano Busà)

La società di oggi manca del suo obiettivo principale: la sicurezza all'interno dei nuclei, dei ruoli, dei problemi individuali e collettivi, manca di una vita serena e fiduciosa, manca all'offerta dei beni primari ed essenziali che sono alla base dell'individuo che tenta di realizzare se stesso, i propri sogni, le proprie attitudini e capacità lavorative, organizzative, di dignità e di libertà.
Vi è un'accelerazione inquietante nella nostra vita di tutti i giorni, che rapresenta la corsa verso il baratro e in cui manca quasi del tutto la felicità, la serenità, la sicurezza del proprio mondo, la promessa e la premessa di un futuro migliore per tutti.
La comunità resta assente da un ruolo primario che è di fondamentale importanza per il vivere civile, la sicurezza, l'esistenza che invece di aumentare, di giorno in giorno, si fanno sempre più lontani e avulsi da noi.
L'insicurezza cui questo mondo ci spinge è dovuta a delle ragioni profonde e pervicacemente determinate dallo status socio/economico dell'uomo moderno, incapace di restituirsi quella comunità scomparsa che faceva la differenza.
Il mondo moderno  si è andato sempre più orientando al libertarismo sfrenato e all'ansia di successo, di ricchezza, di autoaffermazione privatistica, di narcisismo andando a schiantarsi contro un muro di conquiste non precisamente nobili che mancano delle reali condizioni per una vita serena.
Non vi sono presupposti che facciano sperare la correzione di rotta a breve scadenza, perché la società dei consumi è andata peggiorando a tal punto da restare intrappolata dentro la rete da lei stessa creata.
Il male oscuro resta però legato alla solitudine e all'insufficiente dignità  dell'essere, nonché della mancata
presa di coscienza che ogni uomo induce a se stesso . Trattasi qui, di solitudine egocentrica del proprio io individualistico che arreca un danno continuo alla collettività. In questo periodo di grandi sconvolgimenti la comunità che manca è  quella asservita al buon senso e alla logica. Oggi, quella stessa comunità  smarrita e deviata, attratta dai privilegi e dall'uso ad ogni costo di beni effimeri, accelerata e distruttiva ha ingenerato il malessere e il caos, e non è più quella misurata, rivolta alle sfide e al progresso di tutti, che non consumi il proprio individuale egoismo e le proprie risorse spirituali e morali a favore solo di se medesima.
Di fatto, la società presente è andata a sostituire  quella passata in tutte le categorie imperative del pessimo vivere cristiano, facendo suo il vessillo inquietante nella corsa verso la supremazia del proprio edonistico profitto: senza ritegno, senza riserva mentale,  senza interrogativi di coscienza, direzionandosi a creare ricchezza e finanza "solitaria", (s'intenda per pochi adepti) avulsa dalla morale, circoscritta al proprio status di diritto, senza ripensamenti o interventi per l'altrui.
L'egocentrismo, l'egoismo, il libertarismo sfrenati, l'isolamento, la noia, la solitudine, il disperato bisogno di imporre l'ego al centro dell'universo hanno creato l'ingorgo, apportato lo sconvolgimento degli esseri umani che hanno seguito lo "tzunami" dell'accelerazione distruttiva dei beni valoriali, rimuovendo quasi del tutto la compassione cristiana. La solitudine, il malessere conseguenti alla perdita della morale e della dignità  hanno provocato una lacerazione socio/culturale difficilmente risanabile. L'uomo di oggi tenterà sempre più di seguire il suo istinto nel voler perseguire il suo piccolo mondo meschino, il suo benessere e l'utile così tenati, cemente perseguiti, faticosamente conquistati, mettendo da parte le remore morali, a discapito del vicino, del suo simile, del fratello. Le analisi portano tutte verso la stessa direzione: la comunità di oggi non è in grado di assolvere i doveri di liberalizazione, di associazionismo, di flessibilità, di competitivo raffronto con una società che misura i suoi privatistici interessi sulla base della ricchezza e del denaro accumulati. In realtà, credo non ci si accorga neppure di essere andati fuori rotta e che la  salvezza individuale racchiuda e accomuni in sé tutti gli altri problemi, trascinandoli verso il basso. In tal modo, con un sistema così mercificatorio e inconcludente la nostra conquista di uomini liberi diventa sempre più complicata e sfuggente. Il genere umano dovrebbe, probabilmente, capire meglio chi e che cosa ha provocato la frattura.
Il ripiegarci sul "benessere"e sull'utile immediato" non sono le premesse migliori del vivere e dell'essere felici, perché tentano di annullare le risorse e le capacità del singolo senza favorire in nessun modo la capacità collettiva di superare gli ostacoli che ci attanagliano. In "molti" si fa la storia, il singolo fa solo la sua vicenda privata e mette il filo spinato intorno al cuore perché nulla possa penetrarlo. Vi è la regia di pensatori occulti che manipolano e fanno leva sulla nostra autodeterminazione e bisogno di felicità, di libertà, di benessere, in poche parole fanno leva sui nostri primordiali bisogni. Ma il nostro essere felici e liberi finisce dove inizia il dolore e la lacerazione, l'infelicità altrui.
Si è felici fino a quando padroneggi e gestisci la tua innocente visione di libertà, senza schizofrenia, senza eccessi, senza intaccare soprattutto le finalità che sono alla base del vivere di tutti. Nessuno oggi vuole sentirsi condizionato, dipendente da qualcuno o da qualcosa. Ma proprio questi eccessi di libertarismo portano direttamente al deserto della coscienza e della dignità del concetto morale. La nostra generazione è fragile, disinibita e manipolabile, è sterile, inconcludente e scalda sogni di gloria tentando di scalare vette inaccessibili, ma viene ingannata dai lustrini abbaglianti e dagli scintillii di un mondo paganizzato, istruito al fine del falso e della ricerca ingannevole dell'identità e felicità ad ogni costo. Ma pensiamo di essere intellettualmente a posto organizzando la nostra vita alle tentazioni  <dell'oggi e subito>, senza progetti nel futuro? Tutto è camuffato e proditorio, risponde ad una certa legge privatistica, che esclude gli altri.
Le strategie e gli inganni sono innumerevoli: si va dalla persuasione occulta, al gioco sottile delle perversioni e corruzioni paludate da vocazioni apparentemente lecite, ma in realtà molto narcististiche, che non intervengono positivamente nella vita spirituale, ma la escludono e la superano in un richiamo patologico e in un desiderio ammalato dell'intero sistema esistenziale.
La lotta per emergere, per autodeterminarsi, per arrivare in alto, sempre più in alto ha frenato la pietà, ha eluso la compassione, ci ha reso tutti meno ricchi dentro; ha assecondato veri e propri sconvolgimenti nel proprio essere, andando a colpire quelle intuizioni "buone", chiamiamole così, del pensiero che ancora restano sane. Lo smarrimento e il disagio diventano sempre un coinvolgimento di significati interni a noi, che vengono manomessi a scopi non del tutto generosi e altruistici.
Per la contemporaneità che sta vivendo un'epoca di disvalori e virtù la parola "comunità" riferita al tempo passato, non certo a quella smarrita di oggi, si trasferisce in un limbo dove la diffidenza e l'indifferenza sono bandite dal progetto di un sano vivere civile. In ogni caso, a mio parere, il bandolo del problema di oggi è la fiducia: l'ottimismo e la felicità che andiamo disperatamente cercando, senza accorgerci che sta vicino a noi, più di quanto sospettiamo, e che è proprio la mancanza "dell'altrui" a determinare e rendere palpabili e inquietanti: l'insicurezza, l'odio, il razzismo, la prevaricazione.  
Tutto ciò che noi tutti bandiamo dalla nostra vita perché ci fa da ostacolo all'arrogante presupponenza, ci potrebbe dare, la solidarietà, la ragione stessa di credere di più in noi stessi e nel bisogno spirituale che ci rende uomini liberi, e perché no, forse un pò più felici.

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26 maggio 2009 2 26 /05 /maggio /2009 09:29

Ninnj Di Stefano Busà col volume: "Tra l'onda e la risacca" edito da Bastogi continua a riscuotere successi letterari. E' stata premiata con primo assoluto al "Città di Moncalieri" Torino, a " Il Golfo" di La Spezia ; al Premio "Le Muse" di Pisa. Recentemente, inoltre Le è stata assegnata la medaglia d'oro per inedito al Premio Lions Club Duomo-Milano. In tutte le occasioni le Giurie sono state di alto livello.

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24 maggio 2009 7 24 /05 /maggio /2009 17:40
di Ninnj Di Stefano Busà

La sfida educativa di questo fine secolo e dell'inizio del nuovo millennio ci porta a decifrare  attraverso coraggiose prese di posizione e contrasti, la vera ragione di un ravvedimento, che deve essere fatto alla luce di sempre nuove e inconcilibili ragioni di declino che ha subito la nostra società in questi ultimi decenni.Ci attendiamo un mondo migliore, ma quando e da chi? se singolarmente non sappiamo prendere iniziative per modificarlo, per attutire il male? per riprendere in mano il timone che sembra impazzito. Andiamo sempre più localizzando i punti di rottura, le faglie del malessere si allargano ogni giorno di più, il nostro canto del cigno si è fatto stringente, straziante, ora occorre cambiare.
Non si può permettere al mondo globalizzato di perdere i punti cardinali: la bussola impazzita muove verso un moto irriversibile di navigazione, conduce direttamente al baratro, perché lo sfacelo che si è venuto a creare subisce un deterioramento sempre più verso la decadenza e la fine certa.Alternativamente ci lasciamo prendere la mano da facili ottimismi, entusiami (sì, siamo convinti di essere in grado di gestire la peste del secolo: - Il dio denaro - la pessima condotta dell'umanità nei confronti di beni sempre più materiali non si fa scrupolo di frenate, crediamo di arrestarla in ogni momento la catabasi).Non è così,alla passività rassegnata, subentra la disperante attesa della rinascita. Come esseri umani siamo incapaci di accettare le lente maturazioni: esse si presentano ai nostri occhi ormai rischiose, fallaci, non in grado di salvarci. L'impazienza del <tutto e immediato> dà il senso dell'angoscia, del perturbamento in atto. Niente è semplice e facile. La vita non è un gioco di biglie: Sempre più desolanti e inquietanti diventano i sogni: Nella storia dell'umanità e della cultura, avviene  <un punto di non ritorno> una rottura inconciliabile (nessun filo di sutura è in grado di reggere, di rammendare, in quel preciso momento in cui vi è la necessità impellente di depurarsi dalle scorie, dai veleni, e dal male incamerati da troppo tempo nelle coscienze, c'è una verità che si nasconde ai nostri occhi. se riusciamo a vedere, a intuire che vi è altra strada alternativa, riusciremo  a sconfiggere le tenebre e uscire alla Luce:una sorta di eutanasia del male, prima della grave perdita,va fatta. Il tentativo di recupero diventa sempre più impellente e necessario. L'azione educativa è d'obbligo prima del grande bang che vedrà la rinascenza o la fine di tutto. Noi dobbiamo operare per tentare di rattoppare gli strappi, sopperire alle necessità dell'uomo, aiutare l'ottimismo a venir fuori per spingere l'umanità al discernimento. E' allora che la pietà cristiana si fa educativa, in grado di leggere nei cuori l'immediatezza dello spirito che reclama a gran voce: pulizia, ordine,raziocinio, discernimento, ricerca della verità e della dignità umane per la pratica del Bene daranno all'individuo l'intelligenza ultima che gli servirà per affrontare quella sfida che l'intera umanità attende?
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23 maggio 2009 6 23 /05 /maggio /2009 09:57
di (Ninnj Di Stefano Busà)

Stiamo vivendo uno dei periodi più brutti della storia dell'umanità. Nessun elemento si configura come adatto a salvarci dall'orrido delirio che ha investito la società, il mondo, la finanza, la morale, la politica. Tutti o quasi gli organismi dell'esistenza sono stati toccati da un'ondata di perversione, di disvalori, di inettitudine, di violenza, di sopraffazione senza apparente via d'uscita. Il peggio è che questa situazione d'intolleranza, di apocalisse e di babele, si è andata ingigantendo in misura abnorme e con una spinta di accelerazione inquietante. Cosà ha spinto il mondo verso il baratro? E' presto detto. Secondo il mio modesto giudizio quello che ha causato la caduta di ogni valore e significato morale sono, soprattutto, nell'ordine: il sovvertimento morale generato da un nichilismo e da un laicismo, senza precedenti: nulla ha senso, nulla ha valore per il genere umano, tranne che il suo imperituro, irrinunziabile benessere finanziario,. l'edonismo che, come causa di decesso delle coscienze, ha sovvertito quella che un tempo era la logica dell'etica e della morale, e la violenza fatta su tutto e tutti, pur di giungere alle finalità fissate. Si è verificato una sorta di corsa al potere, alla ricchezza, ai bisogni materiali da rendere l'uomo succube e, quasi dipendente, dalla smania del successo facile, della ricchezza facile. Lo strazio è provocato dell'illusione in tutte le sue forme, che sobilla lo spirito dell'uomo, ne fa merce di scambio per altre e più immature, quanto deleterie, forme di esistenza.Il dileggio sistematico e programmato di necessità altre,che operano per la spiritualità dell'individuo, per il bisogno dell'amore e della legge divina è diventato fuori luogo, fuori moda. Tutto è consentito. Tutto si fa in nome dell'unica legge salvifica che ci assolve: l'ego. Questo deserto ha la potenza di generare il prezzo del declino dell'umanità, fa dell'uomo un succube delle sue esigenze materialistiche, tali da indurlo a violare qualsiasi legge umana pur di giungere alla soddisfazione dei suoi piaceri più spiccioli. Il poco valore che viene attribuito alla vita umana fa il resto: l'abuso, la sopraffazione, la violenza sono ai nostri giorni ferite indelebili per la nostra coscienza, che naviga controcorrente in un mare sempre più tempestoso e inquinato. Questa sorta di ferocia, di trionfale legalizzazione di ogni misfatto rende tracotante e accanito ogni senso della misura. La vertiginosa ebbrezza, la violenza più brutale e forsennata ingenerano una sorta di esaltazione dell'io che non sa più fermarsi dinanzi a nulla. Credo si scateni in nome dell'io la più devastante scoperta che l'uomo possa fare: l'onnipotenza brutale e indiscriminata diventa capitale di tutti, scatena il furore primigenio delle prime specie umane, che erano più simili ai predatori delle caverne.  
Ogni prodotto creato dal genio dell'uomo ha bisogno di tempi lunghi per assere assorbito, metabolizzato, accettato. Qui, invece si è fatto come un "passaparola", si è verificato un arrembaggio alla ricchezza: chi ne può più accumulare e in breve tempo è bravo, altrimenti si è nessuno". Ma il fatto inquietante che è sotto gli occhi di tutti rimane la logica della conquista. Il meccanicismo ha portato l'uomo a non possedere più il maestro interiore, ovvero colui che ci stimola a fare la differenza fra il bene e il male, che ci induce ai precetti di una coscienza sana. Vi sono momenti, nella nostra esistenza, in cui si percepisce più inquietante e disagevole il malessere della società, il senso di precarietà che ci invade , deteriorando la qualità della vita. Il dramma è  -fra noi- ci scuote forte le coscienze, ci inchioda a pensare, a riflettere sulle domande: chi siamo, dove andiamo, da dove veniamo. Ma ancora una domanda ci assilla più delle altre: che cosa ci rimane, cosa si salva, cosa può resistere alla lunga di quello che inesorabilmente stiamo revocando da noi stessi, dalla nostra storia, dal nostro futuro. Faremo in tempo a capire dove stiamo andando?Faremo in tempo a fermarci sull'orlo del precipizio? La percezione di questa precarietà e caducità che ci rende schiavi dei sensi e delle passioni sta sempre all'interno di un isolamento socio/culturale che, purtroppo, viene perpetrato da troppo tempo.Le riserve e le risorse di telune parti del globo hanno accumulato ricchezze immense a discapito di altre: la fame, le malattie, le morti sono oggi una vera emergenza globalizzata.
Le condizioni socioeconomiche delle popolazioni si sono andate assottigliando finendo col convincere l'uomo che l'economia è il fulcro della vita, la sola cosa su cui ruota l'intero organigramma mondiale. Tale convinzione ha ingenerato una sorta di sconvolgimento che ha innescato il peggiore deterrente dalla fine della guerra ai nostri giorni. In circa 60 anni si è manifestato uno deterioramento di tutto il sistema socio/culturale e morale della specie. Ogni corsa sfrenata verso l'illusorio guadagno ha generato il mostro. Così, è possibile vedere sfilare come in un film tutte le nostre dissennatezze, le perversioni, le stoltezze, le carenze, le perturbazioni vere o immaginarie e cadere nel nulla la differenza sostanziale fra due epoche storiche, fra l'uomo saggio di un tempo, (anche se economicamente parlando era più povero) e l'opulente uomo d'affari di oggi che immobilizza, distrugge e polverizza interi capitali finanziari, fa fallire Banche, rende il patrimonio sociale dei suoi simili un inferno, perché ogni uomo perdendo i risparmi di una vita, viene a configurasi un <perdente> senza via di uscita per una sopravvivenza decorosa. Quello che indigna ancora di più di ogni altro, è la violenza con la quale viene perpetrata la pratica di sottrazione finanziaria a discapito di intere categorie. La perversione più vistosa sta proprio in questo modello di coinvolgimento socio (a)morale che si viene a costituire all'interno di una gerarchia autonoma e strapagata ai danni di una minoranza di persone che di alta finanza non capiscono nulla. Credo sia violentata la loro personalità, la loro identità, la loro buona fede. Diventa evidente che il discorso si associ alla pena di vivere, alla delusione che alla nostra esistenza può provocare. Si può fare un bilancio, un confronto fra il disprezzo della vita, specie se altrui, e la paura della morte?. Non credo sia sufficiente alle pretese dichiarative sulla sacralità e inviolabilità della vita umana. Una riflessione però va fatta riguardo alla rimozione del motivi valoriali che hanno caratterizzato gli ultimi settant'anni. La società civilizzata si mette al riparo della violenza affermando che i tempi sono mutati: il concetto di vita si è andato degradando fino a rivendicare l'automatismo delle grandi rivoluzioni, l'indipendenza dai processi formativi dell'uomo si può definire con un solo termine -il nichilismo- ma di questo parleremo in un altro capitolo.
 
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17 maggio 2009 7 17 /05 /maggio /2009 09:30

di (Ninnj Di Stefano Busà)

Esclusivamente personale, individuale e privata può e deve essere la laicità confessionale, poiché,trattasi della convinzione profonda di ogni individuo nei confronti di un atteggiamento confessionale che lo contraddistingue. Il libero arbitrio torna più che mai insistente a farsi sentire, quando la Chiesa vuole imporre il suo sigillo di propaganda ecclesiale. Se è vero che ogni uomo è nato libero come la Chiesa stessa afferma, si deve dare a costui l'opportunità di fissare il suo comportamento e i suoi atteggiamenti nei confronti di una sensibilità che deve portarlo a compiere l'atto di credere o non credere.
Quando la Chiesa vuole imporre ad ogni costo le proprie direttive sbaglia, perché allontana i fedeli dalle proprie intime convinzioni. La laicità non è un vestito che si può indossare solo la domenica:è un
abito mentale, un rendiconto spirituale,una misura delle proprie capacità di giudizio, una caratteristica propria della libertà e una condizione morale della propria coscienza individuale, e ancora: un bilancio delle proprie azioni, l'affermarsi del proprio  -io-  nei confronti di una fede o di un comportamento religiosi che all'uomo spettano di diritto
. L'invadenza della Chiesa nei confronti della società civile non deve essere di usurpazione dei diritti e dell'esproprio delle condizioni di vita che si rapportino con la coscienza di ognuno. Ma tant'é che, a volte, soprattutto, in materia giuridica o nelle scuole e nell'insegnamento, la gerarchia ecclesiale pretende di dettar legge, soprattutto quando nella fattispecie si sente espopriata del proprio ruolo formatore delle coscienze e dello sviluppo mentale e cognitivo delle nuove leve.Si arroga , quindi, una critica esasperata ed eccessiva nei confronti di organi e istituzioni che proprio nel ruolo riformista dovrebbero essere lasciati liberi di scelte comunitarie o individuali. 

Ogni persona ha diritto di promuovere la propria coscienza in modo autonomo e decisionale, senza incorrere nelle ire della Chiesa che vuole invadere quelli che sono i ruoli dello Stato e dei diritti civili, sociali e religiosi della parte laica. Gli intellettuali hanno un loro credo confessionale,u modello libero di intendere e di delineare all'interno del loro sistema progettuale di comportamenti e di scelte, possiedono il discernimento, le capacità di credere o meno nei dettami di una Verità eterodossa che a viva forza vuole inculcare i propri principi fideistici. Le due realtà possono convivere senza ostacolarsi a vicenda. Alla Chiesa spetta la sua parte evangelica, la sua predicazione e gli ammonimenti per una vita che sia conforme ai precetti cristiani, allo Stato e ai cittadini spetti l'ordine e la disciplina di lasciare che la Chiesa amministri la parte spirituale, la coscienza di chi crede. Libera Chiesa in libero Stato, dunque senza invadenze di campo, senza polemiche o critiche che potrebbero acuire il già fragile meccanismo e l'equilibrio di molti Stati nei confronti delle religioni. Perciò,il Papa gira il mondo. Per portare il suo messaggio pacificatore nei cuori delle genti e degli altri rappresentanti delle Chiese diverse dalla nostra e delle religioni altre.La Chiesa non è più quella delle origini o dei secoli passati, deve aggiornarsi, andare al passo coi tempi: non è più tempo di scomuniche, non è più tempo di arroganze e di atteggiamenti drastici nei riguardi di una laicità perfettamente in grado di autogestire la propria autonomia di pensiero e di azione.  

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2 maggio 2009 6 02 /05 /maggio /2009 15:57
di (Ninnj Di Stefano Busà)
L'intelletto umano è da sempre alla ricerca del suo massimo pensiero che caratterizza e rende l'uomo non un episodio isolato nella catena  genetica, ma un punto di inizio, un riferimento nella continua attuazione di un piano di crescita che si va compiendo per l'intera umanità. Non è retorico, allora, affermare che l'intelligenza trova il suo sbocco, la sua massima espressione su un piano legittimo di autodeterminazione che lo rende faberimput vengono inviati al cervello. Tra essi trova la massima espressione e qualificazione dell'individuo  l'Arte che è la più alta, la più geniale testimonianza della presenza dell'uomo sulla Terra.
I graffiti paleolitici, le scritture primordiali delle grandi pareti tombali, i geroglifici trovati dopo migliaia di anni nelle sepolture dei grandi esponenti delle civiltà antichissime, stanno a dimostrare senza ombra di dubbio che, l'uomo, per sua natura, è fatto per tramandare il segnale, il testimonial della sua esistenza oltre l'episodio apparentemente trascurabile della sua esistenza temporale. Il messaggio è forte e chiaro, vuole essere una partecipazione al post-mortem, una quieta e serena adesione alle aspettative numerose che la vita ci pone innanzi per tramandarle ai posteri.
Vi sono coinvolgimenti e partecipazioni che hanno necessità di verifica nel tempo, perciò vengono incamerati nei depositi individuali del nostro intelletto e proposti quando l'ispirazione si farà viva e impellente. Per questo motivo la Poesia è il più grande, il più vasto e profondo contenitore d'immagini. Il poeta vive nell'infinito, ma è un infinito fecondo che lascia trasparire turbamenti e rarefazioni impossibili da trovare in altre forme d'arte.
Il poeta è colui che dalla parola relegata in fondo, molto in fondo alla propria storia, sa estrapolare e portare alla luce il suo oro sotterraneo, dal suo remoto labirinto, squarciare le tenebre geografiche, fisiche del suo territorio d'ispirazione per proporci un testo che ha un significato logico, compiuto.
Nella catena di montaggio di un progetto umano vi è sempre la prioritaria affermazione dell'ego, la formazione primordiale di un concetto che vede nella realizzazione del soggetto umano le caratterizzazioni dell'intelletto.
Perciò, il punto focale di ogni determinazione intellettuale, la manifestazione più eclatante della conoscenza è (e pertanto) rimane la conoscenza poetica. Per conoscenza è intesa tutta l'appartenenza a quel patrimonio genetico che vede nel linguismo di fondo e nelle sue caratterizzazioni intellettive un punto di forza del sentire umano. La Poesia ha dalla sua parte non solo questa capacità, ma vi fa da sfondo un piano di ricognizione che accoglie le perle del mistero da cui origina, e le fa sue, le espropria per così dire, dalla realtà primordiale di un entroterra culturale, per portarle alla luce dell'ascolto. Chi non sa le fattezze del mistero poetico non può immaginare le realtà che, implicitamente o non, si vogliono attribuire al fatto poetico. Vi sono confluenze e sincronie inimmaginabili; la realtà del suo realizzarle o non sta sempre nella capacità del soggetto, ma è anche la reale estrinsecazione di un piano di sviluppo linguistico che ha le facoltà del suo magnificat, delle sue eccellenze, delle sue ammirevoli forme di vita interiore.
Ogni cosa si diparte dall'ispirazione, ma vi possono essere anche implicazioni di carattere strumentale che ne determinano il piano di sviluppo. Perciò, dire che la poesia è di tutti, può essere vero, ma il risultato alto, la determinatezza dell'esito felice, vengono dal "di dentro" dell'individuo e si rapportano con l'infinito che è in noi e  -giova ricordare-, non è accessibile a tutti (indistintamente).
del proprio progetto intellettivo, delle riflessioni, degli studi, della ricerca, dello scavo che attraverso i vari
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1 maggio 2009 5 01 /05 /maggio /2009 16:18

di (Ninnj Di Stefano Busà)

L'uomo come ebbe a dire E. Kant, appartiene al regno dei fini, e non a quello dei mezzi. Ed è per questo motivo che non deve lasciarsi condizionare da strumenti, da immagini e cose che hanno la prerogativa dell'utile a discapito del fine. Il poeta nella nostra "società dei consumi" non è altro che un'espressione vaga, aggredita dalla turba volgare e dal fiume sempre in piena, che esonda di prodotti di illegalità e di contraffazione.
In un mondo come quello al quale si appartiene, nel quale dobbiamo vivere e soprattutto sopravvivere,è inconcepibile pensare al poeta come un dio alato: del resto non lo è mai stato e mai lo sarà, per una considerazione che a dir poco è banale, egli non vola, ha i piedi ben piantati e si avvede di ciò che avviene intorno a lui. Il poeta appartiene al mondo, non è un extraterrestre, non è alieno dalle vicissitudini, dai turbamenti, dai tormenti, dal dolore che ogni essere umano porta con sé. Se possibile, soffre di più per questa sua attitudine visionaria e idealista della condizione umana, ma sono le sue insegne, dovute alla sua esistenza di esule in terra sconosciut,.(perché il poeta questo solo vorrebbe, a questo solo aspira: vivere in un mondo altro, in una dimensione più cosmica e meno mercificatoria. Una società, come la nostra aggredita brutalmente da volgarità e teleguidata da business, da vantaggi immediati, da utili stratosferici, da consorterie senza regole, da scambi spericolati e mirabilie di ogni genere, il poeta conosce i suoi limiti, sa che l'inutilità ha soppiantato la morale, che il superfluo la fa da padrone sulle necessità, che la legittimità del giusto non è mai il dato preferito di chi lo circonda, sa che il fanatismo è di regola e l'etica è divenuta uno spartiacque tra chi divora e chi è divorato. Eppure continua ad insistere, a bussare ad una porta chiusa, a chiamare da lande disertate, poco frequentate e irrise dall'altra parte del cielo. Con una carica sorprendente, (in ciò deve ricercarsi il valore del poeta) nella sua capacità di reggere lo squilibrio tra sé e gli altri, nella volontà e costanza a voler divulgare il suo credo, la parola fatta luce, il patrimonio intellettivo che lo distanzia e lo affranca dal sottoprodotto di tenebra e di oscurità mentale.
Una poesia basata sul potere creativo dell'immaginifico, pur se di difficile interpretazione, pur nel criptico che non ne sostiene la fruibilità ha sempre del miracoloso, ed è in questa complessità e contraddizione che il pensiero si riabilita dalla violenza di un mondo, che si rapporta a tifoserie acefale, a terrorismi occulti, a culture abrase, quasi cancellate. 
La Poesia allora non può fare altro che opporsi con tutte le sue forze all'insorgere del male, al suo umiliante, mediatico ruolo distruttivo, che la rende impotente. La tecnologia avanzata, computerizzata dei nuovi sviluppi telematici  sembrerebbe emarginare e quindi escludere i poeti dal suo porsi in dirittura d'arrivo verso la capacità catartica delle regole, che diventano sempre più insostenibili. Il poeta appartiene a questa terra, è impasto di carne e sangue, avverte la spinta delle suggestioni, delle passioni, delle emozioni, forse più di altri, non condivide solo l' appartenenza ad un mondo senza la luce dell' intelligenza

In questo suo progetto che va oltre ogni dettaglio pianificatore, oltre ogni esegesi sull'utile e sulla tragica appartenenza al dominio della giungla, il poeta è affiancato dalla sua carica emotiva, dal suo diniego alla brutalità, dal suo negarsi alla morte che lo rende impotente dinanzi a un piano cosmico, il cui destino è designato dal nostro Creatore e non certo dalla dissolutezza e incapacità di un di un suo simile che sente di dover snaturare la poesia per poterla ignorare. 

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28 aprile 2009 2 28 /04 /aprile /2009 16:15


COMUNICATO-Stampa

Il giorno 24 aprile a cura di Ninnj Di Stefano Busà, che ha relazionato sulla multiforme capacità dell'artista di produrre opere che si combinano felicemente in un mixer fra poesia, pittura e  scultura è stata presentata a Milano alla Galleria Reale di Via Montenapoleone, l'ultima produzione di Laura Rossi Ravaioli. Serena Siniscalco ne ha fatto gli onori di casa, accogliendo gli Ospiti e i giornalisti che per la circostanza sono stati numerosi.

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