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1 marzo 2009 7 01 /03 /marzo /2009 11:30

di Ninnj Di Stefano Busà
Alle soglie del Tremila, l'Occidente sembra essere in preda al delirio, a cicloni d' imprevedibile impatto che segneranno la storia di domani, ma sin d'ora rischiano di spazzare via le forze moderatrici della ragione, per sostituirle con quelle di un sistema combinato di devianze e corruzioni, imperialismi del male, atrocità e inadempienze che rischiano di sovvertire ogni principio di logica e di raziocinio.
 Di primo achitto, può apparire un rischio arginabile, ma l'accelerazione è incontrollabile, inarrestabile, perciò, rischia di degenerare in una crisi dalle proporzioni devastanti che segnerà la Storia antropologica del pianeta.
Una vicenda che origina dal deterioramento e dalla cancellazione delle coscienze del mondo occidentale (e non solo), ormai omologate e votate al più bieco individualismo, al più cinico nichilismo e tout-court all'antropomorfismo più deviante, che inevitabilmente conduce al declino di una civiltà, della quale abbiamo numerosi segnali di evidente catabasi.
Bisogna avvertire che quello a cui stiamo assistendo non è un periodo di transizione da sottovalutare, che si può limitare o superare in poco tempo, è un cataclisma d'intelletti, di coscienze e d'anime che irrimediabilmente conduce alla distruzione e a pericolose derive.
Il rifiuto sistematico dei principi fondamemtali della morale e delle radici cristiane tenta a macchia d'olio di inserirsi in un piano di devastante trasformazione delle società occidentali, istruendo linee di demarcazione e uniformando il concetto dell'esistenza ad una lotta senza quartiere, votata al principio del carpe diem, ma soprattutto della violenza e della prevaricazione gli uni sugli altri.
Uno stato di diritto manipolato da forze avverse e da progetti in cui la deformazione ottica non è più di pochi, programmato a promuovere oggi il Bene, da solo non può farcela. Occorre un revisionismo storico, una presa di coscienza delle classi politiche, una regolamentazione programmatica di soggetti nuovi, di nuove strategie atte a bloccare l'avanzata del Malessere e della corruzione, che si stanno allargando in modo inquietante.
L'uomo moderno senza antroposofia, mescitore di fandonie, arrampicatore, meschino, corrotto, proiettato in un'accelerazione temporale di proporzioni innaturali è smarrito. Ha perso le coordinate, vive in un limbo di scelleratezze e menzogne.Ctatabasi potremmo chiamarla,e obiettare. ma ì è successo altre volte, il mondo ha avuto altri declini, è la sua nemesi. Ma questa volta non è così e c'è una ragione, l'accelerazione improvvisa perversa e invasiva della globalizzazione. Il mondo è come un treno cui hanno tagliato i freni, sta correndo all'impazzata, scaricando e deragliando vagani a destra e a manca, non si fermerà se non...ha fatto tabula rasa del pianeta? Purtuttavia bisogna credere, tentando, di gestire le sorti del mondo che si avvia versocatastrofi sempre più generalizzate, quale prodotto di una logica di frammentazioni senza precedenti, votata all'ignominia, al cinismo, alla sceleratezza comportamentali.
Prima che un declino epocale ci porti all'irreparabile, tperché ciò non  avvenga bisognerebbe prendere atto della situazione che si aggrava ogni momento sempre di più, e tenerla sotto controllo, soprattutto mettendo freno alle ideologie perverse che vogliono ricusare e annientare il giusto, la verità, il bello, a favore di un relativismo becero e senza scrupoli per le sorti del mondo. Sono cancrene per la globalità e l'integrazione dei popoli certi atteggiamenti di distacco e disopraffazione. la mancanza dei diritti civili, lo status di indigenza di molti popoli afflitti dalla fame, dalle pestilenza, dai genocidi, equivale a ridurre molti più popoli nella miseria e la miseria in sé crea uno status di disagio che coinvolge tutto il pianeta, equivale a una vera pandemia.
Provare come argine alla sconfitta il solo criterio di starsene nel proprio orticello, non regge più. Fra paesi globalizzati, avviene che se una speculazione economica drogata e senza freni inibitori ha causato negli U.S.A una vera e propria crisi economica, questa ha trascinato nel suo vortice anche l'Europa, i paesi del Nord, e l'intera popolazione del mondo, perché ormai non si vive più nel proprio ristretto campo a coltivare rape: la vastità delle comunicazion, internet, il sistema telematico ha capovolto le sorti del mondo e siamo legati gli uni agli altri come anelli di una catena, se frana uno, si allentano tutti gli altri.
Fin qui la lezione del passato non ha prodotto granché per l'esperienza dell'uomo sulla terra. La contrapposizione, la lotta per il potere, per il primato economico, per lo stato sociale dei diritti hanno dato risultati mediocri. Epidemie falcidiano interi territori dell'Africa e dell'Europa, l'analfabetismo non è stato debellato, dilaga fra le fasce meno abbienti e mediorientali o africane, le quali subiscono violenze, diaspore, feroci repressioni, genocidi di massa, soprusi d'ogni genere, torture, dittature, persecuzioni (vedi i monaci del Tibet) ad es, l'A.D.S non è stato debellato, ma la fa da padrone anche nei nostri territori, dove ogni anno vengono fuori statistiche terrificanti.
Il risultato è sotto gli occhi di tutti. le guerre e le carestie creano solo morti.  E il sangue versato a fiume per la sopravvivenza.
Siamo in una lotta per la supremazie di forze contro altre forze.  Siamo ad uno scontro di civiltà.
Le ideologie in una stato laico ma indifferente, disumanizzato e corrotto non hanno prodotto che sconfessioni d'ogni genere, senza addivenire a nessuna forma di controllo né di modelli da proporre.
Il mondo sembra sordo a qualunque ordine e disciplina morali e religiosi. L'uomo moderno, senza dubbio, è in preda a un raptus di autolesionismo o di insubordinazione senza pari.
Dove il controllo delle coscienze viene meno, si produce un guasto generazionale e si apre una faglia difficilmente superabile, una frattura morale etica e civile difficilmente sanabile che porta autodistruzione e morte.
L'individuo del nostro tempo è smarrito, si trova impigliato ad una sorta di secolarizzazione, dentro la quale le spinte centrifughe lo spingono in una forma di follia collettiva, poiché tali forze, assai difformi dai bisogni reali dello spirito, acuiscono il malessere e la disertificazione delle coscienze, dobbiamo pensare a ben altre logiche comportamentali e di diritto che diciplinino le coscienze malate e li programmino in un assetto nuovo nel quale si proietti una  Luce nuova e si faccia chiara una progettazione ad ampio raggio d'azione che coinvolga tutti.

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1 marzo 2009 7 01 /03 /marzo /2009 11:20

E' stato assegnato alla ns. Presidente Dott.ssa Ninnj Di Stefano Busà per il libro edito:
"Tra l'onda e la risacca". il Primo premio assoluto al 29° Premio Internazionale "Città di Moncalieri" 2008. Si riporta qui di seguito il giudizio della Giuria a firma del Prof.
Giorgio Bàrberi Squarotti:
La poesia di N. Di Stefano Busà si sviluppa su onde di pensiero dove sogno e realtà si amalgamano in una perfetta sintesi armonica, mentre la parola, abbracciando terra e cielo, passato e presente, si proietta in un oltre che annulla spazio e tempo.
La musicalità intima e profonda e la parola ricca di forza semantica, sostengono l'architettura scritturale costruita intorno alla sofferenza del corpo e lungo traiettorie spirituali che si aprono alla speranza e tendono all'Assoluto.

                                                                                

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26 febbraio 2009 4 26 /02 /febbraio /2009 17:40

Il giorno 4 ottobre h.15.30 si è svolta la cerimonia conclusiva dei Vincitori della XX edizione Premio "Iniziative Letterarie" 2008 e l'assegnazione dei conferimenti alla Cultura, alle Arti  e alle Scienze dell'Unione Naz. Scrittori della Lombardia. Trattasi di un grande progetto di cui è Responsabile, quale rappresentante regionale la scrittrice e giornalista Dott.ssa Ninnj Di Stefano Busà.
La manifestazione si è tenuta al Circolo della Stampa con un'affluenza di pubblico davvero eccezionale e inaspettata, che anno dopo anno ci sorprende sempre più. V
ogliamo con questo dire, ancora una volta, che la POESIA TIENE, non è morta e non morirà con buona pace di coloro che non credono a nulla, soprattutto non credono nella poesia, ma questo è altro discorso che più avanti sarà ripreso.

Intanto, si deve ammettere, che il "nostro" è diventato nel tempo un vero e proprio  appuntamento fra le varie discipline che orientano il salotto culturale  milanese. Vi è uno scambio di ossigeno puro fra i vari rappresentanti che lo frequentano, fra cui editori, letterati, scrittori, giornalisti, scienziati, medici, economisti, etc.
Per l'occasione, è stata registrata un'affluenza di pubblico inimmaginabile ad una cerimonia di poesi. :Una Sala Congressi gremita all'inverosimile, proveniente da ogni città d'Italia che in questa manifestazione trova un punto di riferimento, ujn ancoraggio, un riconoscimento morale alle varie discipline o arti alle quali si dedica.
La Cultura coi tempi che corrono è considerata un "optional", un vero deserto dei tartari, in mano solo al volontariato...Ma essa, quando vuole sa ancora fare  miracoli. E per la Lombardia avviene attraverso l'impegno e l'abnegazione della Presidente e Fondatrice dott.ssa Ninnj Di Stefano Busà che ne fa un uso fra i più alti e degni della Cultura meneghina.
Nel 2008 i conferimenti sono stati assegnati alle seguenti personalità che si sono distinte.
HAFEZ HAIDAIR (Cultura e Narrativa)
PIETRO LUIGI PONTI (Assessore della Provincia di Monzas e Brianza per la Carriera Amministrativa)
DIEGO MANETTI EDITRICE PIEMME (Carriera per la Saggistica Religiosa)
ALESSANDRO QUASIMODO figlio del più grande Salvatore (Teatro e Poesia)
GUIDO ZAVANONE (Carriera Giuridica e Letteratura)
ALBERTO CAPPI (Critica e Saggistica)
ALBERTO DELL'AQUILA (Alla Cultura)
I VINCITORI DEL PREMIO DI POESIA sono stati.
Sez. A poesia singola inedita 1° premio Anna Balsamo (FI); 2° premio Giovanni Caso (Sa) 3° Lenio Vailati (Fi)
Sez B Silloge inedita. M: Adelaide Petrillo Ciucci (Parma) ; 2° Mario Viola (TO); 3° Paola Pancaldi Pugolotti (MI)
Libro Edito 1° premio Giovanni Chiellino (Caselette), 2° Antonietta Tafuri (Ro); 3à Lorenza Rocco Carbone (Sa)
Sez Giovani Autori :Riccardo Vecellio Segate (Peschiera del Garda)

                                                                                 La Segreteria "Iniziative Letterarie"
                                                                            (Unione Naz.le Scrittori della Lombardia)


La prolusione tenuta dalla nostra presidente è stata breve ma incisiva, ve la trascriviamo:

SUL FILO DELLA STORIA, PARLARE DI POESIA E' ANACRONISMO?
Parlerò di poesia. Ma non vi proporrò versi questa volta, solo pensieri e concetti scaturiti dall'esperienza diretta e dal far poesia ogni giorno, che per me è come respirare o camminare...dal leggerla, attraverso le numerose Giurie di cui faccio parte, da molti decenni, con la convinzione e la religione, ormai assai rare, di un guru, anche se può appaire anacronistico. Invece il mondo ha molto bisogno di poesia (assai più di quanto immaginiamo, credetemi, ve lo dice una che vaglia parecchie tonellate di poesia all'anno) e di molti poeti, e credo ora più che mai, per contrastare lo scriteriato e insano servilismo al male di cui siamo frequentamente preda, per deviare e alleviare la condizione innaturale della mente votata all'inerzia, alla noia, alla violenza perpetrata a se stessa e agli altri.
Non si conoscono le ragioni profonde, né le cause di una disgregazione socio/culturale/economico/storica di una tale disfatta.
Tutto è avvenuto in modo troppo accelerato. Si possono fare solo varie ipotesi, supposizioni, esprimere giudizi e criteri valutativi, parametri, sondaggi, ma tutto risentirà di opinioni personali.
Taluni psichiatri stanno tentando ipotesi, anche sociologi e psicanalisti stanno studiando un piano di lettura, che diradi le nebbie fittissime che si addensano sul genere umano e sul fenomeno trasgressivo dell'individuo,  che sta assumendo proporzioni sempre più allarmanti e inquietanti. Si dia una ragione al senso di frustrazione generale della new generation e a tutti quei caratteri di paranoia, (lancio di pietre dai cavalcavia, omicidi, infanticidi, stupri, pedofilia, droga, prostituzione, abbandoni di neonati nelle discariche), riconducibili alle differenziate forme di vita sempre più lontane dai valori e sempre più vicine ai mostri interiori, alle carneficine perpetrate ai danni della propria persona e all'altrui. Un grande torto ha la commistione delle intelligenze con il potere occulto dell'immagine, e la nuova configurazione dell'io nell'escalation difforme del progresso umano, che da esistenzialismo da sussistenza del mondo prevalentementeagricolo del pre e dopoguerra è passato a forme sempre più raffinate e celebrative di protagonismo e di imperialismo, dovuti alla fase industrializzata della compagine dtorico/ambientale, si dia la sua parte di colpa anche alla mistificazione del concetto dell'ego, al naufragio dell'essere, al libertarismo sfrenato e senza remore, imperante, arrogante, ignorante e ottuso, all'individualismo parossistico, portati alle estreme conseguenze i quali hanno prodotto  una visione del mondo esaltata, senza lume di raziocinio.
L'esistenza dell'uomo, la sua spiritualità e interiorità ne sono state danneggiate, sono andate sminuendo, o ridotte a un lumicino tutto ciò che fa parte della morale, dell'etica dei principi, dei valori nella scala dei parametri comportamentali: siamo bersagliati e bombardati da notizie dal fronte di guerra, da atrocità e assassini di gruppo, uccisioni con riti satanici, siamo alla follia collettiva, che è la peggiore follia che esista, perché contagiosa e perciciosa. Il permissivismo e il buonismo (peloso) come lo chiamo io, hanno provocato una frammentazione del cervello, in termine informatico si direbbe un tilt. La verità oggi è ben lungi dalla poesia, ma il poeta scrive ancora e ancora e ancora, nella speranza di individuare il punto di rottura. Una volta si definiva il poeta come un vate, una mente fervida e creativa in grado di generare energia trasfusa dagli dei, un indovino, oggi fa quasi rima con un altro termine che non vorrei usare...
Individuare dunque, " la maglia che non tiene"è necessario per salvarci.
La vita degli individui e dei popoli è giunta ad un bivio, ad un passo dalla disgregazione totale degli ideali, dei significati profondi dell'essere.
Eppure, c'è chi compie ancora il misfatto di fare poesia , la poesia è vista come una nemica, ma la vera nostra nemica è l'assenza di luce dai nostri cervelli, è l'assenza dei sogni, dei desideri. Utopie, (dicono!) non più di moda, non compatibili ai giorni nostri, perché non coincidono con le esigenze dell'interesse e della speculazione fraudolente. Tempi in cui tutto si assolve in nome del'indifferenza, dell'abuso, dell'arroganza, della cecità, dell'anarchia morale, del cattivo gusto, dei principi meno sani portati all'estreme conseguenze, da un servilismo assoluto alle mercé dell'utile, del  potere e del libertarismo spietato, del contorsionismo mentale più abietto: una sorta di nuova babele che ha corroso mente e anima, arrecando danni (speriam non irreparabili) alle nuove generazioni.
Parole in libertà, minimalismo e nella migliore ipotesi indifferenza per la poesia, oggi sono le parole d'ordine, e la istruiscono, la coltivano in una cornice dai contorni artefatti, sfocati, inutili, vuoti, (sempre ammesso che la poesia sia utile) fra l'elitario e l'anarchismo, senza regole, aliena da tutto, specialmente dalla vera  -poesia- che ne dovrebbe condividere le orchestrazioni, i turbamenti, i meccanismi interiori di chi la crea. Purtroppo, ai nostri giorni, la Poesia è ispirata da un sollecitazione deformante, non differentemente dalle altre manifestazioni esistenziali viaggia in piena distorsione, in un marasma generalizzato perfino emozionale e intellettuale. Chi la fa, la crea a tavolino, a freddo, con il semplice scopo di catturarne il successo immediato, la visibilità e l'ascesa editoriale, ma è come lanciare un sasso nel vuoto, dico nel vuoto, non nell'acqua, perché già nel liquido genera il cerchio, ma nel vuoto crea il nulla del nulla, è semplicemente falsità, ipotesi distruttiva, alienante e perversa di costruire e orientare l'ispirazione del genere umano e la sua sorte. E non osiamo pensare cosa sarà negli anni a venire, proprio perché è probabile che l'assetto mentale dell'individuo peggiorerà e le nuove generazioni (speriamo solo di no) subiranno ulteriori peggioramenti e deterioramenti della compagine intellettuale, socio culturale della civiltà e della Storia. Auguriamoci che sia solo un sospetto, che non abbia la forza di allignare un pensiero così mortificante e falsario per il genere umano. 
                                               Ninnj Di Stefano Busà

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24 febbraio 2009 2 24 /02 /febbraio /2009 14:43

Poesia di Ninnj Di Stefano Busà

Questo nostro andare insieme,
eppure soli, nelle vene del mondo,
schiavi in catene, o al gancio la caveza.
questo creare urgenze e infinitezze
d'occasioni che ci sfidano
con l'occhio corto e al labbro
un miele amaro.
Estreme vite, le nostre, estrema energia,
mille volte riplasmata da fremiti d'ebbrezza
che lasciano presagire varchi altrettanto estremi,
modulati a ritmi di violini scordati,
a dolori di sabbia:
sabbia negli occhi,
dolori nella carne,
filosofia di un canto modulato a pietre di dolcezza,
nella maturità di una solitudine
che se non è disamore, altro non è che assenza
sfumata, inesorabile di ombre dentro ombre,
Tutto è concluso nel suo breve transito
il nascere e morire- il nocciolo duro del distacco,
ilperdono
per l'erba bagnata, per il fiore sfatto, per il bimbo non nato
in levità assoluta
scaltrita dall'arrendevole brevità di ciò che si perde.




Che altro?



Immagino rosa il colore dei sogni,
non so in quali luoghi li sospinge
se spira il vento e li fa lieti.
Ogni diario privato concede di voltare pagina,
di cancellare con breve tratto di matita
la frase infelice, l'errore di ortografia.
Tutto si dice fedele solo alla mano che ne trascrive,
il senso, l'ironia o l'allegoria.
Che altro restituire a questa nudità?
all'impasto di molecole verbali?
Siamo gente stanziale, non carovanieri
nel deserto dei tartari, abitatori di verde,
pur se nell'assuefazione dolente di pianori,
amiamo l'incendio delle vene, le arsure,
i campi di maggese.
Lo sciriccare su dune di sale
ci mette tanta sete, ma neppure l'ombra del perdono.



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20 febbraio 2009 5 20 /02 /febbraio /2009 15:41


di (NINNJ DI STEFANO BUSA')

Il disagio socio, morale e culturale di cui soffre la gioventù di oggi è molto più complesso  e allarmante di quanto si possa immaginare, o di quanto solo all'apparenza possa far temere. C'è, invece, una grave situazione latente o palese venutasi a determinare in quest'ultimo scorcio di secolo che sta per provocare oggi tutta la rabbia, la difficoltà, il carattere eversivo reazionario di una generazione che, avendo superato il postbellico, credeva di aver raggiunto un pò di benessere e di progresso da poter vivere di rendita per il resto della vita. La situazione, invece, è sfuggita di mano, precipitata in un baratro di negatività, di egoismi, di contraddizioni non facili da raffrenare, con elementi che non definiamo normali, perché hanno raggiunto la tragedia e ora anche l'incognita del futuro.
Cosa ne sarà, ci si chiede? domani, ma stranamente in questo fenomeno disgregante e alluvionale, nel quale va di mezzo la vita stessa del contingente giovanile: il domani è oggi e l'oggi ieri, non si hanno progetti, né idee, la situazione sfugge di ora in ora, diventa più ingarbugliata, più drammatica, sempre meno reversibile e vivaddio con molta probabilità non saremo in grado di arginare i troppi problemi che ci assillano e ci madano in tilt, la ragione, i sentimenti  e la vita stessa.
Abbiamo tralasciato di comprendere e di agire, rimandato troppe soluzioni, tematiche e problematiche annose per la loro stabilità sono state continuamente ignorate, rinviate, malintese, osteggiate o sottovalutate da persone che non avevano a cuore la vita stessa. Come si può pensare di risolvere le cose, rinviandole sempre?
Allora, bisogna indagare a viva forza sulla necessutà di proiettare un minimo di attenzione, di riguardo a fenomeni di gravissima urgenza, andare ad analizzare motivazioni profonde di un vivissimo e pericoloso malessere che lacera intimamente le coscienze e distrugge il cuore delle nuove generazioni , in modo subdolo e inquietante.
Il tessuto comportamentale della nostra società è in collasso, vulnerabile. Devastante si mostra il vulnus che accompagna la reazione, la corruzione dell'intelaitaura e integrità morali dei modelli dei nostri giovani. Il disagio generazionale è compromesso da un irriverente sfiducia nei confronti dei valori tradizionali. Il concetto che oggi si tenta di realizzare è: tutto e subito, senza spreco di risorse umane, senza spreco di energie, senza fatica: guadagno elevatissimo e divertimento sfrenato, i mestieri dei padri affliggono i giovani, così li eliminano  dalla loro esistenza, non intendono battere più il ferro, (fabbro), annodare vigneti e raccogliere pomodori, (coltivatore), assistere familiari ammalati o paralitici (si preferisce dare tutto lo stipendio alle badanti). Dov'è pià l'amore che univa il padre al figlio?, la moglie al marito?i figli fra loro, i familiari ai loro anziani genitori?
Il malessere si annida in una nuova e pervertita concezione di libertarismo sfrenato, senza remore, che decade sempre più in una prospettiva di modernismo tout court e di individualismo/materialismo portato alle sue estreme conseguenze che respinge in massa le passate regole di vita, per imporre nuovi modelli distruttivi di
sopraffazione, di
ostracismo, di negatività che portano all'incenerimento del cuore, al passaparola del nulla, all'assuefazione della perdita e dell'allontanamento delle virtù che contano. E' avvenuta una sorta di demarcazione fra il prima e il dopo, fra il passato e il presente, la cosa più grave è che è accaduto tutto troppo in fretta, con un'acclerazione allarmante e disarmante: Fuori i vecchi stereotipi dentro i nuovi, alla velocità della luce, direi che è avvenuto in un ventennio quello che ci si poteva aspettare in un secolo. I nuovi modelli attitudinali  sono messi a punto da una sorta di noia collettiva, da un'esigenza di non guardare in faccia nessuno, solo il proprio tornaconto e e il proprio utile, in un avamposto d'inettitudine e di emarginazione/solitudine disarmante che registrano al primo posto. l'atteggiamento di sfida nei confronti della famiglia che li trascura, della società che  li frustra e ancoradi una giustizia che non difende i diritti, della scuola che non salvaguarda le adempienze intellettuali: In un èmpito di smarrimento e di miseria morale, di corruzione, di squilibri, di disaffezione ottusi e beceri verso valori che erano dei padri e che oggi sono respinti dai figli, l'abbattimento morale della specie umana costruisce nuovi miti, nuovi soggetti di emulazione. Così l'impotenza cresce, la rabbia per le incertezze future dilaga, la disoccupazione fa vittime precoci di disuguaglianza sociale, lo squallore impera e con esso il mercinomio, il sovvertimento delle categorie valoriali, la razionalità logica, il criterio di discernimento. Si passa dal modello d'isolamento , all'assenza di veri valori, di ideali autentici che la dignità esibisce senza convinzione solo per ostentazione o vanagloria degli status simbol. La gioventù dei nostri giorni tende sempre più l'orecchio alla fascinazione dell'inganno, rimanendo ingabbiata nell'usurpazione dei ruoli, degli interessi privati, della mistificazione dell'immagine che diventano sempre più attratti dalla mitomania e megalomania irriducibili. La psiche deviata e malata allenta i freni inibitori, va sempre più spedita verso una strada maestra che promette pochissimi sacrifici per tanta vanagloria, e pone in prima linea l'interesse individuale che calpesta i diritti altrui, del buon senso, dei fattori morali, dei legami affettivi e della cultura. Si realizza quella che io ritengo un'imperfetta versione dell'imperativo categorico kantiano, un ostracismo nei riguardi della vita stessa, che non ha più alcun significato, scade nella condotta liberticida ad oltranza e nella disonestà sfacciata e provocatoria di un bene illusorio. L'esistenza stessa viene posta in pericolo, respinta da fatti collaterali che non esigono il ben dell'intelletto, sostituendo ai poteri forti l'emozione dell'attimo, l'immagine televisiva, il sesso facile, il guadagno immediato.
Si tratta di vedere le cose come stanno. I nostri figli sono dominati da una irresponsabile catastrofica insufficienza di significati. Si sentono soli e incompresi I più fragili si dedicano alla droga, quelli che si credono più forti si dedicano a giochi pericolosi (lancio di sassi dail cavalcavia, stupri di branco, bullismo, atti di prepotenza verso i minorati, delitti efferati senza logica, solo per attenuare la noia. Spira un vento distruttivo che sembra prendere il sopravvento sulla ragione allo sbando. La perversione e l'aggressività dominano la profonda crisi di oggi, e la faglia prodotta dal sisma catastrofico tende ad allargarsi sempre più, perché senza freni inibitori appaiono le ragioni del disastro.
La gioventù di oggi ha come dictat l'inadempienza del progetto-domani, la violenza contri i più deboli, verso le donne, l'aggressività verso il diverso. Genitori assenti o indifferenti, separati, divorziati, droga facilmente reperibile, in libera offerta fino nelle scuole, furti, emarginazione, che erano l'eccezione o casi marginali segnati a dito, contenuti nei limiti delle statistiche solo qualche decennio fa, ora si può dire sono riportati quotidianamente e spesso emulati. La generazione ha fatto il salto di qualità, ne sono coinvolti anche i rampolli della buona borghesia. Il dato di questa trasgressività che dilaga fra le fasce benestanti, fra i professionisti, le famiglie-bene di una volta. Questo fenomeno è allarmante, si dilata a macchia d'olio , fa emuli ogni giorno perchè la trasgressività nell'immaginario collettivo è regola di vita, oggetto di largo consumo . Le conseguenze di questa nuova condotta è inquietante, quasi come un boomerang si ritorce sulla psiche dei giovani, del bene collettivo, della cooperazione sociale. Vi è ancora un minimo di volontariato che sopperisce alle vere mancanze di una stato latitante, ma il degrado si avverte ogni giorno di più e semina vittime. La supervalutazione dell'io ha fatto centro e con esso la competizione e la sopraffazione sull'intero sistema generazionale.
La frammentazione dei ruoli, il mancato dialogo con  la famiglia, l'inerzia delle scuole, le nefandezze perpetrate ai danni dei più deboli hanno sovvertito la pietas, il caposaldo di una educazione familiare non è più la generosità e la tolleranza verso gli anziani, è l'arbitrio e l'assoluto allineamento a fenomeni pericolosi di massa che nel branco abbandonano i freni inibitori e si scatenano. Un tessuto sociale sfaldato, degradato fatto di inadempienze, devastato dalla noia, da una carenza psichica border line con tante nefandezze, refrattario al concetto, di giustizia, di onestà, predispone i giovani ad un concetto di valore surretizio degradato e osceno, lo pone in dirittura  del profitto facile, soprattutto se è suffragato da altri anestetici: droga, sesso, potere. Il dovere per il dovere non è più di moda, i tempi sono cambiati: Ogni cosa acquisita senza meritocrazia elegge un determinismo all'infelicità.
Il giovanei di oggi si sente alieno fra i propri simili, per marchiarsi di autocontrollo e impadronirsi di una personalità entra nel branco che fa il resto. Ne origina un caos psicologico che si ponein conflitto con le regole del gioco aumenta sempre più il malessere: La vita dei nuovi schiavi del Duemila è indifferentemente un inferno li rende schiavi di una società imbibita, sterile, senza prospettive di futuro, cogliendo fior da fiore il peggio che una globalizzazione forzatamente evoluta ed economicamente avanzata vuol far credere. Chiediamoci perché si susseguono continuamente fatti di violenza, aggressioni, stupri singoli o di gruppo, omicidi, rapine?. La società, purtroppo, è ammalata, manca di un piano comportamentale che se esercitato già sin dalla prima infanzia può dare i suoi frutti, altrimenti degenera, marcisce. L'aggregazione ricevuta in famiglia manca di regole, quella dello Stato è latitante. La famiglia e la scuola non sono più perni intorno ai quali gira il criterio discernitivo, la disciplina, l'educazione, il rispetto, la conoscenza: Tutto cancellato, assumendo per certi aspetti la funzione aberrante del nichilismo e dell'estremismo assolutizzanti. L'inadeguatezza meccanicistica, strumentale del postmodernismo ha creato il mostro. Viviamo in una giungla senza possibilità di integrazione di revisione. Come madre mi chiedo spesso, saremo in grado di arginare il fenomeno. La condizione di vita ci sta esplodendo fra le mani, diventa inquietante ogni giorno di più, e il mondo sta a guardare, tutti stiamo a guardare....
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20 febbraio 2009 5 20 /02 /febbraio /2009 13:05



SENZA TITOLO

Questo parlare d'ali,
ci promette appena la relatività;
muove serti d'erica nel vento,
aliti di lecci alle radure,

retaggi spersi ai sassi della riva,

o ancorati alla rupe.
Non ditemi di riflessi che oscurano
il tramonto, difformi anche i girasoli
piegati all'umiltà di terra.
Ci chiamiamo umani senza umanità
nel disfogliare la storia di assenze,

ricorremmo all'idea della morte,
per esorcizzare la vita. Lassù in cima
all'altipiano, lontani dall'essere ciò
che non siamo, cià che non possiamo.

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20 febbraio 2009 5 20 /02 /febbraio /2009 08:45

Premio "Iniziative Letterarie"2007

COMUNICATO-STAMPA

La scrittrice e giornalista Nicla Morletti ha ricevuto IL PREMIO ALLA CULTURA il 17 nov 2007 alle h.6.00 presso il Circolo della Stampa (Palazzo Serbelloni) Corso Venezia,16 Milano alla XiX Ediz. dell'omonimo premio.
Sono state conferite, inoltre, targhe alla Cultura e alla Carriera a prestigiose personalità che si sono distinte nelle loro specifiche competenze.

LETTERATURA E FILOSOFIA al Prof. Beppe Benelli (Università di Genova, Assessore alla Cultura di Pontremoli),
CRITICA LETTERARIA Dr. Franco Manescalchi (Scrittore e critico di Firenze, Presidente Pianeta-Poesia)
GIORNALISMO Dottssa Silvana Giacobini (Direttrice Diva e Donna) e Dr. Alfonso Signorini (Direttore di "CHI"opinionista TV); Premio Speciale alla Cultura alla scrittrice Liliana Ugolini 8Firenze); Premio Speciale Giuria Prof.ssa Maria Grazia Maramotti; Carriera Economica Dr. Giuseppe Guzzetti (Economista, Presidente Fondazione Cariplo) MEDICINA Dr. Andrea Mangiagall (Chirurgia Estetica); TEATRO Valentina Cortese (Attrice)
La Giuria formata da Ninnj Di Stefano Busà (Fondatrice, Presidente, nota scrittrice e critico) e dai componenti Corrado Calabrò (Authority Garante delle Telecomunicazioni, Magistrato, scrittore, Mario Giuliacci (metereologo Mediaset, scrittore), Sirio Guerrieri (scrittore, poeta, saggista); Lia Bronzi (scrittrice, critico) nobildonna Giovanna Colonna di Stigliano (poetessa, scrittrice).Ospite d'Onore alla Manifestazione il Critico Marco Forte.
SONO STATI ESEGUITI BRANI MUSICALI AL PIANOFORTE.
La Sala era gremita da un grande pubblico della Milano bene che ha favorevolmente accolto la manifestazione in un silenzio di raccolta serenità e distensione. Presenti scrittori di grande fama. Fra i nomi prestigiosi presenti oltre a poeti, critici, scrittori  vi erano Scienziati come il Pro. Emilio Gatti (Presidente dell'Istituto Italiano di Scienze e Lettere); l'Ing. Gianni Caprara 8collaboratore della pagina scientifica del Corriere della Sera), L'Ing. Prof. Marco Pascucci, (Responsabile della Sperimentazione Spaziale) , il Dr. Alessandrini 8Sindaco di Segrate; il Dr. Gianfranco Lucini (in rappresentanza del Sindaco di Milano) tanto per citarne solo alcuni.
A fare gli onori di casa l'infaticabile Prof. Ninnj Di Stefano Busà che ha condotto l'intera manifestazione con la classe e la preparazione che si addicono a questo tipo di manifestazione culturale, generalmente fatta di pochi eletti, ma nel caso in questione, è necessario dire che questo incontro è atteso con viva partecipazione, provenendo da tutta Italia poeti, scrittori, editori. La cerimonia è ormai un appuntamento importante con la Cultura Lombarda

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15 febbraio 2009 7 15 /02 /febbraio /2009 13:45

L'inverno


Una pena ineludibile, strinata
di malinconia calca l'inverno,
condensa echi e libecciate,
fiati ai davanzali diacci di gennaio.
A riparo dei pensieri è acclive Il tempo

che respira la sua asprezza.
Ogni parola pare ricrescere dal seme,
esondare come un fiume incontro al mare:
tutto si confà al tiepido terrazzo della casa,

al suo chiarore estenuato nelle sere.

 

- Poesia -  estrema dolcezza
che freme da minuscole bocche,

da bioccoli di brina a custodire in chi l'ama la grazia,

ori e rossori di un minuscolo sguardo,

il peccato dolce della fragola al labbro.
Come passerotto attende il cibo dal becco di madre
e scioglie il rigore invernale
dal suo palpito

di gioia e dolore che confonde il nido col cielo.
Non dà
peccati, solo felicità a chi l'ama
la mutevole ragione di del verso a chi lo cerca . 

Un farsi brevi

Quel poco che ti basta già lo indossi:
un cenno di saluto, qualche ruga in più.
Se finge accenno di ripresa, è tutta un farsi breve,
la vita, spendere occasioni di voci, di strade,
morirti fra le braccia senza far rumore,
e disarmare ali e sguardi, toccare fino in fondo
i residuali silenzi, fugare dentro la frenesia
dei giorni la mutevole condizione d'essere senza confini,
vinti o sopravvissuti, rastremati dalla trascorrenza,
ancora acerbi al mondo, eppure arresi alle mutazioni
dei vivi, all'odissea dei morti.


E' altro il senso

Qui l'inventario è minimo,

solo il necessario, il frammentato.
Rivela pochi tratti di matita, qualche lume acceso,

un canto di gente di passaggio che sconfina sempre,

sconfina e non sa dove.
Il giorno è fiore stropicciato dalla pioggia.
Ogni voce si perde, come se svanisse,
abbracciando le motivazioni dell'addio,
l'inverno senza acrobazie di rondini.
I sogni non decollano, i prati vivono il tempo
illimite che risponde ai morti, agli alfabeti persi.
Le parole si stringono per poco:
la verità è altra dal suo senso.




Fedeltà disabitate


Nelle piazze di notte tacciono le voci,
ogni cosa si accorda al silenzio
come un lampione antico senza acetilene.
S'incontrano risposte atte a reclamare
la felicità del poco, del già detto, dell'addio.
Mai punti di raccordo, suture...
Le fedeltà disabitate offuscano il tuo iato, l'emozione.
Le cose sono cose e tu non le possiedi,
ti camminano accanto e non le vedi,
cercano il tuo sguardo che le spinga più in là,
oltre la tenebra, verso una luce chiara
e senza inganni.





Il limite

E' questo il limite marcato, il sogno che ti spetta?
Tradisce noia, qualche strada senza sbocco,
lo smalto ti si scrosta, l'aria punge,
si fa breve, a tratti, è quasi nulla sul tuo labbro.
Tròvalo allora il luogo condiviso, l'incontro che rallenta
la morte e ti consola, un fascio di emozioni che sa attendere
e non rantoli quando l'inverno giunge
e non c'è fuoco, non c'è fascio di rose scarlatte.
Arriveranno i giorni del sole
a rismaltare fiori sui veroni, ore nuove d'amore,
(sensi e cuore), oltre, è polvere di contrade,
luminarie che si spengono.


Camminiamo

La vita è in questo silenzio? E' questo scacco d'anime e di sguardi?
L'erba poi rinasce, l'uva pare acerba.
Tu trovala l'occasione giusta,
gli anni muovono a un battesimo nuovo,
a un risveglio che non è da vigilia d'avvento.
E tutto annotta, pare un diario necessario
che rimanda a nuovi inverni, a nuove prove, a sbagli
ancora tutti da decantare, distanze minime da coprire.



















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14 febbraio 2009 6 14 /02 /febbraio /2009 08:34


Amore, Amour quanto di te si parla....

Questo cuore, che sembra faccia rima
con amore, da tutti invocato, ripudiato,
affisso al legno come Cristo in croce,
martirizzato da ladroni e predatori, umiliato,
salvo poi farne appropriazione indebita
del più bieco egoismo: amato e non riamato,
tradito ingannato...
Se amore non è perché evocarlo?
perché rivisitarlo? farlo pupazzo monco
cui il mondo tira i fili? Perché volerlo usare
al fine di annientarlo? gridarlo al vento?
Quale autolesionismo ci divora?
quale coscienza pelosa lo trasgredisce,
senza discernimento alcuno?

Quale belva si annida fra le pieghe
del cuore fatto artificio subdolo, inquinato...

E torniamo a chiamarlo, a cercarlo,
ad avvertire fremiti d'ebbrezza
ai noviluni o ai giorni più radiosi.

Dannazione! qual'è quella scossa nella carne viva?

fatta senza il beneficio d'intelletto?

Sia esso incarnazione del suo nulla o solo smarrimento:
"amor che a nulla amato amar perdona"
come energia creata e riplasmata in vari modi osceni,

furore può chiamarsi,
seme che genera il suo fiore e poi lo schianta.

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13 febbraio 2009 5 13 /02 /febbraio /2009 11:44
POETA

pare straziarsi il ramo
al tocco di una foglia,
e si commuove la luna,
(oh se si commuove la tenerezza),
onda serena e gaia,
ad evocare spore di luce
Tu sai, poeta, perché il tuo giorno
è inchiodato al legno della croce,
e il gioco vanamente
conduce a zolle d'ombra,
dispoglia palmo a palmo.
A volte, gridi parole che ignorano la durata
dei tendini e del sangue,
bevi cicuta,
dentro un dolore esangue.
Poeta, grido di sciacallo, fiore pesto,  
- t'inventi la vita oltre la morte -
e non sai che la vita che vuoi,
sta nella grazia di Dio che tocca il mondo.
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