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14 agosto 2012 2 14 /08 /agosto /2012 20:26

di Ninnj Di Stefano Busà 

 

Un poeta difficile, non ermetico, certo, ma saldamente votato ad un ché di oscuro e indecifrabile linguaggio che lo porta a considerare la poesia in chiave di lettura realistica, attraverso un’impronta icastico/ironica fondamentale, non sperimentale.

Le poesie di Finzi mostrano una struttura mai sentenziosa, né didascalica, con un coordinamento elaborativo lucido e analitico che s’interseca ad una orchestrazione mnemonico-interpretativa del travaglio umano.

La sua poesia mostra una partitura di note sempre alte, una temporalità che celebra le sue necessità, attraverso elementi suggestivi che non gravano mai sulla letterarietà, ché anzi si mostra omnicomprensiva nel bisogno di darsi al mondo in armonia di desideri, di sogni: “non c’è mondo al di fuori/ del mondo/ non c’è vita al di fuori del come siamo”....Vi è una sottile ironia a sostenere i diversificati linguaggi, ora sentimentali, ora sociali, politici, etc.

Vi è in questa poetica l’indagine microscopica del dover essere, in piena assonanza con l’essere che ne intuisce storture e brutture, dentro una metastasi del bene destabilizzante e paralizzante. Il libro: L’avventura poetica ne fa sfoggio, ipotizza una condizione del bene inattuabile nella società  e nella  civiltà moderne. Una storia che non può contare neppure sul distacco, sull’atarassia del soggetto nei confronti del mondo e della vita, perché è un viverci dentro pur nella misura temporale che essi consentono:“il puro limite del cuore non è sufficiente”/.../sullo sfondo sembrano sogni/ e sogni siano,” Versi asciutti nei quali sarcasmo e ironia vengono a mescolarsi e necessitarsi per loro precipua natura, alla libertà di vivere di ciascuno. Sottrarsi all’ascolto, dunque, o meglio prestarsi all’interruzione della scena del mondo?

Una provocazione in limine risultano i versi: “ bisogna/ non scrivere più, finire/ finirla di frinire/ fitti di mosche/ e spleen da cortile” ovvero, come recita tra le righe Finzi: avere il coraggio di estranearsi, quando la ragione profonda del congedo “è un filo di dolore" ? E qui entra in gioco la saggezza del poeta, la sua filosofia di vita prestata alla poesia.

 

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14 agosto 2012 2 14 /08 /agosto /2012 17:46

 

Bertgang (Fantasia onirica), di Luigi Fontanella, Moretti 6 Vitali, Bergamo, 2012

 

Di Ninnj Di Stefano Busà

 

Con “Bertgang” (Fantasia onirica), Luigi Fontanella ci presenta la sua ultima fatica lirica, che, a dire il vero, sembra andare oltre le forze e il fascino visionario di un deja vu, verso un mito irrisolto, oltre la sfumata, eppure, viva e presente allegoria di una figura prepotentemente impressa nella sua mente di sognatore e di poeta, per quella fluida metamorfosi erotica che lo contraddistingue.

La -donna- s’inquadra in un reticolo di fantasia, di perenne smarrimento di fascino e di teorico dissolvimento che entra nelle spire di un immaginario astrattismo, ma al contempo imprime un melodioso, quasi magico richiamo all’Eden  primitivo della specie umana: Adamo ed Eva cacciati attraverso l’ignobile azione della disobbedienza, sono protagonisti della loro vicenda personale, ma anche di quella dell’intera umanità che rivelerà ed evocherà i punti più salienti dell’inconscio freudiano. Compagni di sventura, in un delirio di ebbrezza, che va a perdersi nei sensi e nella forza dell’Eros, essi vivranno l’esilio del sensi e della carne che ideologicamente e psichicamente deformano la figura dellEros delirante e contraddittorio del mito moderno. La parabola è rivisitata da Fontanella con grande e delicata fantasia onirico-sentimentale: vi sono tutti gli elementi per catalogarla entro un labirintismo di sogni, di desideri, di aspirazioni che ognun si porta dentro, seppure in un pensiero teorico di astrattismo votato a sentimenti seducenti e impalpabili. La psiche viene (ri)visitata alla Freud: una compagine di fantasie sul punto di esplodere al primo alito di vento...e Fontanella nel suo poemetto mostra chiaramente che Zoe Bertgang gli ricorda il modello, quantomeno il <fantasma> di una realtà che prende forma e purezza poetiche dalla rivisitazione di metamorfosi oniriche: il sogno si traduce in un’idea di danza e di camminamento, identificabili in Gradiva,  come evocazione di una figura che è scolpita nell’anima tal quale il simbolismo lo mostra: epifania e vertigine di un mondo che rilancia la bellezza dell’Eros: un amore o una narrazione di felicità immaginifica mai raggiunta, che il desiderio coglie nel suo interessante <transfert> : “Vano sogno dunque il mio e solo vera/ la mia follia?” un sogno, un criptico smarrimento, un’apoteosi del ricordo che dell’amarcord restituisce interamente tutta la gamma della sensazioni virtuali o non, della passione salvifica dell’autore o del suo allusivo riferimento, quale archetipo trascolorante o in via di estinzione, sciolto da ogni qualsivoglia trama, purtuttavia, doloroso e pungente, avulso dalla felicità stringente e arcana di un simbolismo, più vicino all’atmosfera quasi idilliaco-metafisica del poemetto, che vuole rappresentare le zone oscure di una vertigine velleitaria e visionaria, atta a sperimentare i contrappunti, le orchestrazioni, le narrazioni visionarie e le  atmosfere surreali, magiche e composite di questa poesia ricca di note dolcissime, che sanno ben bilanciare un linguaggio, aulico, denso di note misteriche e di suspence, di aree magiche, surreali, carico di desiderio insopprimibile, atto ad esplorare le vie mnemoniche per portare alla luce in un gioco di dissepolti e deliranti riferimenti la carica erotica del protagonista, il quale vi costruisce il disegno di una fanciulla rassomigliante, probabilmente amata dal poeta: una "reverie" ripresa nel movimento fluido di danza e nella grazia che le imprime il suo camminamento. L’emblema tragico del mito, la fuggevole consapevolezza di una magìa, di un’elegia che non tornano, (sembra non sia stato risolto del tutto entro l’ambito psicologico dell’autore il nodo della trascendenza psicoanalitica), di cui ancora ne riconosce i segni, ne porta tracce indelebili, ne intuisce presenze oniriche, fantasie "erotiche" attraverso l’evocazione di Gradiva/Zoe.

Norbert o Fontanella amano lo stesso modello femminile, ne sono attratti  fino a trasfigurare l’Eros. Il suo richiamo, attraverso il fantasma icastico e seducente di un passo rapido e leggiadro che sa fluttuare come aria dentro la psiche, ne analizza ne indaga i contorni, parla tutte le lingue del cuore, ed è tanto intenso e tenace da ispirare l’alta poesia di questo poeta.

 

 

 

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30 luglio 2012 1 30 /07 /luglio /2012 15:37

di Ninnj Di Stefano Busà

 

INGREDIENTI x 4 persone: 300 gr. di riso, 1 litro di latte, 150 gr. di zucchero, 2 bustine di vaniglia, 1 bicchierino di Alchermes (o Grand Marnier), 1 pizzico di cannella, scorza di limone grattugiata, 2 kiwi, 1 vassoietto di frutti assortiti: fragole, more e mirtilli.(anche surgelati), crema pasticcera. Per la crema: 1 noce di burro, 2 bicchieri di latte, 2 cucchiai di zucchero, 2 tuorli d'uovo e 2 cucchiai di Maizena. Portate tutti gli ingredienti ad amalgamarsi, mescolando delicatamente prima a freddo e poi sulla fiamma (avendo cura di mescolare continuamente. Quando la crema si è addensata, spegnete il fuoco e fatela raffreddare.

 

Cuocete il riso nel latte, al quale aggiungerete anche lo zucchero, la vaniglia, la cannella e la scorza di limone grattugiata. e mescolate con cura, evitando che si attacchi al fondo. Quando il riso ha assorbito tutto il latte, versate l'Alchermes (o anche un bicchieino di Grand Marnier). Ora versate in uno stampo antiaderente apribile con gancio, metà del riso, livellatelo e copritelo con fette di Kiwi e la crema pasticcera che avrete preparato, aggiungete il resto del riso rimasto e ponete in frigo a rassodare per almeno quattro ore. Soltanto al momento di servire mettete in superficie la frutta varia e guarnite con le more, i mirtilli, le fragole. BUON APPETITO!

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29 luglio 2012 7 29 /07 /luglio /2012 18:18

di Ninnj Di Stefano Busà

 

Una personalità poliedrica e preparata, una penna che sa dosare e ritmare in forma di scrittura la condizione dell'esistente e dell'assente che, dalla sua dissertazione, prende forma "biometrica"appunto, come lui stesso titola il suo volume.

La scrittura e la poesia di Mario Lunetta sono il contrario del lirismo affabulante e mieloso: vi si riscontra una poetica affilata, tagliente, presente che mostra appieno la società scardinata e impotente di una generazione in declino, paranoica e multimediale, basata sulla precaria condizione del genere umano, votato ad un ultramodernismo smisurato, quanto privo di connotazioni interiori, di assenze valoriali, sterile e incompiuto, di un tecnologismo sofisticato, ma arido, fatto di misure aliene al vivere civile, sottoposte ad attriti, a sforzi, a conflitti, a disuguaglianze, a disordini invero inamovibili, con una scarsa o nulla propensione a rimuovere alcunché, che possa imprimere una sterzata di verità, di giustizia, di superamento sociali e umani. Una società e umanità, le nostre, drammaticamente povere in spiritualità. Infatti, "in interiore homini" vi appare come una forma aliena di protagonismo irreversibile: una società slabbrata, inadeguata ad una vita senza qualità superiori, ma indifferente all'azione, inconsapevole del suo inenarrabile "seccume", pur ammetendo l'arsura in cui è immersa, e di cui è la prima forse a riconoscerne l'esacerbata sterilità, l'impreparazione a porvi rimedio  e ad avvertire qualsiasi forma di realtà viva e fisiologica. Viviamo in un limbo in cui si sente pericoloso il dominio delle forze avverse, ma si è incapaci di reagire, di apportare una correzione di rotta alla nave in deriva. un mondo che sopravanza in pigrizia e nel sonno riparatore di una amorfa e ignava raffigurazione dell'essere in profonda mutazione di sé e da sé. Una focale enucleazione dei motivi che soggiacciono al pragmatismo dei sentimenti, degli affetti valoriali dell'uomo, una perseveranza all'inerzia che fa rischiare l'implosione in sé.

Mario Lunetta ingloba un pensiero forte, ammonisce e addita spesso responsabilità dell'uomo vanaglorioso e vacuo, perso in un mondo irreale, da cui non può che adeguarsi ad una incongrua situazione di stallo della civiltà, di necrosi quale esito di un fallimento culturale e umano che ha determinato lo svilimento e l'anarchia di un periodo storico tra i più difficili e mistificatori sul piano culturale della specie.

La scrittura di Mario Lunetta è il cuore pulsante del suo sentire in controcorente, attraverso una potente rimozione dell'omologazione colletiva, che in poesia è ben lungi dal dare risultati autentici, perché, come bene afferma lo scrittore, ne diviene il perpetrare di un male supremo di degenerazione non solo linguistica, che non dà scampo alla visione d'insieme e cresce a danno di un mondo, che si ravvisa estraneo alla logica, all'autoconsapevolezza, alla dottrina e libertà di pensiero e d'intelletto.

Infine si estenua l'idealità del vissuto, perché non corroborata da forze vitalistiche al bene e al giusto. In uno dei suoi affondi, il poeta Lunetta afferma che le parole "sono ordigni esplosivi a tempo" (Depistaggi pag.4), proprio a significare il genere di miccia  o di polvere che innesca il dramma di un mondo in disordine, divorato dal "sistema" inerme, che non fa nulla per ottemperare a rimedi o rendersi immuni dalla drammaticità invasiva e pervasiva che incombe.

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29 luglio 2012 7 29 /07 /luglio /2012 16:04
Premio “Vivarium”: consegna ai vincitori nella Sala "Concerti" del Comune di Catanzaro
22 LUGLIO 2012, 10:41 CATANZARO SPETTACOLO

Maria Bertilla Franchetti con la raccolta “Nel cuore dei giorni”, Ninnj Di Stefano Busà con la lirica “Andremo soli al delta dei silenzi” eRocco Pedatella con il romanzo inedito “Il giorno della conflagrazione” sono i vincitori della quarta edizione del Premio “Vivarium” di poesia e narrativa organizzato dall’associazione “Accademia dei Bronzi” e dalle edizioni Ursini.

“Sono tre autori - ha commentato Vincenzo Ursini, presidente del sodalizio culturale catanzarese - di primo piano che la giuria (G. Battista Scalise, Mario D. Cosco, Mauro Rechichi e Nazzareno Bosco) ha selezionato tra centinaia di partecipanti”.

Maria Bertilla Franchetti è docente di Lettere a Verona. Giornalista e collaboratrice in un gruppo di formazione e ricerca all’Università Ca’ Foscari di Venezia, ha al suo attivo quattro libri di poesia, uno dei quali con prefazione di Magdi Cristiano Allam. Le sue composizioni le sono valsi già numerosi riconoscimenti. Nell’ambito delle iniziative promosse dall’Accademia dei Bronzi, aveva vinto due anni or sono il premio speciale per la migliore lirica dedicata ad Alda Merini.

Poetessa, giornalista e saggista, Ninnj Di Stefano Busà, è siciliana di nascita ma milanese di adozione. Laureata in Lettere, si occupa da decenni di Estetica e di Storia della Letteratura oltre che di Poesia. Ha già pubblicato sedici volumi alcuni dei quali sono stati tradotti in francese, inglese e serbo croato. E’ una delle “voci” più autorevoli della poesia contemporanea tant’è che di lei si sono occupati numerosi critici e poeti tra i quali Salvatore Quasimodo, Giorgio Barberi Squarotti e la stessa Alda Merini, sua amica per anni. E’ storicizzata sulla Grande Enciclopedia Letteraria per i Licei e le Scuole Superiori dell’Editore Simone, oltre che in numerose rassegne, antologie.

Rocco Pedatella è manager di una multinazionale. Fin da giovane ha coltivato l’hobby dello scrivere, “quasi - dice - come valvola di sfogo allo stress del lavoro ed alla quotidianità”. Appassionato del genere thriller, ambienta le sue opere nei luoghi a lui cari, mescolando sapientemente mistero e suspance. Ha pubblicato “Brividi a Sud” (già alla seconda edizione). Lo scorso anno, con il romanzo “Puzzle” si era classificato al secondo posto al Premio “Vivarium - Magno Aurelio Cassiodoro”.

La consegna dei riconoscimenti ai vincitori, le cui opere saranno pubblicate gratuitamente dalle edizioni Ursini, si terrà il prossimo 27 luglio, alle ore 17, nella Sala concerti del comune di Catanzaro, alla presenza del sindaco Sergio Abramo e dell’assessore alla cultura Sinibaldo Esposito. Ricordiamo che al premio ha aderito il Presidente della Repubblica che ha anche inviato la sua medaglia ufficiale.

Ai posti d’onore sono stati classificati: (sezione “Raccolta inedita di poesie”) Marianna Novara di Palermo,Concetta Aiello di Torino, Donata Fusar Poli di Chieve e Caterina Tagliani di Sellia Marina; (Sezione “Narrativa” Tina D’Agostino di Vibo, Marco Angilletti di Catanzaro, Alda Gallerano di Milano e Giorgio Brambilla di Monza; (Sezione “Poesia singola”) Emanuele Lo Presti di Firenze, Francesco Scattarreggiadi Reggio Calabria, Stefania Peverati di Paderno Dugnano e Alessandra Peveraro di Valduggia.

In precedenza, la giuria aveva già assegnato a Francesco Saverio Capria di Catanzaro il premio riservato alla migliore poesia dedicata a Giovanni Paolo II, per l’opera dal titolo “L’ovile del Signore”, e a Maria Pia Furina di Soverato, per la lirica “Ora che non ci sei”, Dolce Fioravante di Roma, per il romanzo edito “La principessa Occhiblu” e Rosa Minei Astarita di Meta di Sorrento, per l’inedito “Enrico e Ada” i tre premi speciali riservati ai partecipanti delle edizioni Ursini.

Altre targhe e attestati saranno consegnati a poeti e scrittori di tutta Italia, molti dei quali hanno già confermato la presenza alla manifestazione.

“Il Vivarium - ha aggiunto Ursini - è diventato ormai uno dei premi letterari più seguiti d’Italia. Tutto questo senza ricevere alcun contributo da Enti pubblici”.

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23 luglio 2012 1 23 /07 /luglio /2012 16:03

Oggetto: [sovranitalimentare] BARILLA non è più italiana ma americana

 
 

BARILLA non è più italiana ma americana e usa grano con tassi di micotossine altissimo  (ammuffito), derivante da lunghi stoccaggi al prezzo più basso possibile. 

L'UE nel 2006 ha alzato con un colpo di mano i livelli accettati di micotossine presenti nel grano duro, di modo che tanti paesi potranno produrre grano duro in climi non adatti badando solo alla quantità, distruggendo i contadini del sud Italia il cui grano non contiene micotossine e portando al fallimento le industrie sementiere mediterranee. 

  Per esportare pasta in USA/Canada il grano deve avere un tasso di micotossine di circa la metà di quello che la UE accetta per le importazioni di grano duro dagli stessi paesi, così succede che: 

- I prezzi internazionali del grano duro crollano. 

- i commercianti italiani e i monopolisti internazionali acquistano al prezzo più basso possibile da contadini che hanno bisogno di soldi per pagare i debiti, per poi speculare quando tutto il grano è nei loro magazzini (ammuffito) 

- gli stessi commercianti esportano il grano migliore italiano all'estero lucrandoci sul prezzo e importano grano ammuffito e radioattivo dall'estero per avvelenare il pane e la pasta venduti in Italia. 

Boicottare la Barilla è cosa saggia perchè dobbiamo comprare solo pasta da grano duro coltivato in Italia e Biologico, senza micotossine, né pesticidi né OGM. 

Barilla è presente anche con i seguenti marchi: 

Motta, Essere, Gran Pavesi, le Tre Marie, le Spighe, Mulino Bianco, Pavesini, Voiello, Panem. 

FAI GIRARE … GRAZIE.

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23 luglio 2012 1 23 /07 /luglio /2012 11:11

UN AVVISO DA PARTE DELLA CURATRICE AGLI AMICI POETI RITARDATARI .

 

SI E' DECISO  DI DARVI UNA PROROGA FINO AL 30 SETTEMBRE PER PERMETTERVI DI ESSERE INCLUSI IN QUESTO PRESTIGIOSO CONSUNTIVO POETICO DELLA MIGLIORE PRODUZIONE DELL'ULTIMO VENTENNIO. RIPETO CHE TRATTASI DI MAPPATURA STORICA.

E' IMPORTANTISSIMO CAPIRE CHE NON E' LA SOLITA ANTOLOGIA, MA UN CONSUNTIVO EPOCALE E RIPORTERA' UNA SERIE DI NOMI AUTOREVOLI E DI GRANDE RILEVANZA. FINORA SIAMO A QUOTA 200 Starci dentro sarà un privilegio che difficilmente si ripeterà... 

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21 luglio 2012 6 21 /07 /luglio /2012 12:57

(Eliana Rossi) Rivista Controluce, giugno 2012

E' fresco di stampa l'ultimo libro della grande scrittrice dal titolo: IL SOGNO E LA SUA INFINITEZZA , Ed. Tracce con la prefazione di Walter Mauro. Poetessa, critico, saggista e giornalista, l'autrice è tra le più rappresentative della cultura dei ns. giorni e apprezzata scrittrice a livello internazionale (ha ricevuto l'onorificenza di <Dignitario di Letteratura>, equivalente al ns. cavalierato dal Consolato Gen. dell'Ecuador. Ha conseguito il Premio alla Letteratura dal SADE Societad Argentina de Escritores di Buenos Aires e innumerevoli altri riconoscimenti. 

 

Domanda: il suo ultimo libro evca un'immagine suggestiva, inafferrabile, quasi effimera. Che cosè il sogno nella sua poesia?

 

Risposta: il sogno, come simbolo di un' (ir)realtà in cui viviamo è una sorta di vita parallela, e quindi quell'irrealtà prossima alla vita vera, che noi teniamo dentro e che ci attrae più della stessa vita reale, perché veniamo coinvolti dalle varie forme d'arti che ci migliorano e ci arricchiscono, ci rendono esseri umani con tutte le caratteristiche della creatività, dell'intellettualità.

 

Domanda: in una sua intervista parafrasando Dostoewskij ha detto: " La poesia non salverà il mondo" ma "il mondo salverà la poesia". Di che cosa ha bisogno oggi la poesia per sopravvivere?

 

Risposta: la Poesia non ha bisogno di nulla, Essa è, questo basta. Sopravvive a se stessa in quanto è l'anima che parla, semmai è il pensiero che la segue passo passo, Però in questo mondo così improbabile, tormentato e complesso, noi abbiamo bisogno di un ideale, e nella Poesia questo viene rintracciato, portato alla luce. Come dicevo prima è una vita parallela che viviamo all'interno del ns. essere, che ci dà una sorta di conforto, di speranza che la vita non è tuta invasiva, distruttiva. Noi abbiamo bisogno di sognare, così come di respirare. Nel sogno, nella sua infinitezza, io rispecchio il mito della vita che si rinnova, che cerca un suo sbocco per sopravvivere a questa lordura, a questa combinazione di problematiche, di dissidi, di frantumazione...

 

Domanda: alcuni giovani oggi scrivono poesia soprattutto come cantautori nei testi.

Qual'è il consiglio che può dare a coloro che non leggono poesia perché non sono stati educati alla lettura dei versi? 

 

Risposta: smontiamo subito l'idea che i giovani oggi non sono coinvolti. Quest'anno sono stata incaricata da diversi Direttori didattici a portare la Poesia tra le medie e le primarie. E' stato un progetto grandioso, di cui vado fiera, perché i giovani hanno necessità di respirare aria pulita, avere ideali, modelli che non trovano nella società di oggi, ragione per cui, viene a cadere ogni risorsa morale e intellettuale e rimane solo la contraddizione del vivere. Questa condizione li porta a non avere futuro, a non sperare ed essere fortemente delusi. Dobbiamo avvicinare i ragazzi, a prediligere la poesia, ad amarla, perché amandola trovano la via del bene, della bellezza verso se stessi e il mondo. Potrebbe apparire retorica, ma i ragazzi mi aspettano con ansia, sono fiduciosi in questo modello di scrittura che anima la loro fantasia, mi attendono entusiasti di poter scrivere qualche verso ed è un piacere sentirli appassionare alla Poesia. Ascoltano attentamente la lettura di altri poeti, fanno confronti, si arricchiscono intellettualemnte.

Per moltissimi anni ho tenuto Corsi di Poetica e di Letteratura Italiana all'Università Terza, non avevo mai portato in classi secondarie la scrittura poetica, sono orgogliosa di saper trasferire la poesia in condizioni di apprendistato nelle classi inferiori e medie, ne sono stata molto soddisfatta.

 

Domanda: lei si interessa anche di Scienza dell'Alimentazione, quando l'arte della cucina si combina con quella letteraria, vi sono affinità tra loro? 

 

Risposta:  vi trovo compatibilità e armonia. Non è solo il corpo che deve nutrirsi ma anche l'anima, il pensiero, l'intelletto, le due discipline sono complementari, parallele se sta bene il corpo sta bene anche la mente e viceversa. Tutto nella vita è armonia, i latini dicevano: "mens sana in corpore sano" Non occorre solo mangiare allo stato brado per sopravvivere, ma mangiare per il piacere di mangiare, alimentarsi bene, con cibi sani e con gusto, ecco perché la Scienza alimentare è una disciplina che va di pari passo con la Letteratura, la Filosofia e molte altre discipline in generale, possono armonizzarsi tra loro e far vivere meglio l'individuo nel mondo.

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19 luglio 2012 4 19 /07 /luglio /2012 11:16

ULTIMO APPELLO AI POETI

 

 

 

MANCANO POCHI GIORNI ALLA SCADENZA DI QUESTA OPERAZIONE LETTERARIA CHE SARA' IL CONSUNTIVO DELLA POESIA DELL'ULTIMO VENTENNIO. LEGGETE ATTENTAMENE IL COMUNICATO IN RUBRICA. L'INIZIATIVA PREVEDE UNA MAPPATURA STORICIZZATA DELLA MIGLIORE PRODUZIONE. VI RACCOMANDIAMO DI PARTECIPARE PER NON ESSERE ESCLUSI DA QUESTO VALIDISSIMO DIZIONARIO DELLA LINGUA POETICA. 

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11 luglio 2012 3 11 /07 /luglio /2012 10:41

 

“Salva col nome” di Antonella Anedda, Almanacco Mondadori, 2012

 

di Ninnj Di Stefano Busà

 

E’ un’arte rara quella di Antonella Anedda, di scomporre parole, denunciare fatti quotidiani, respirare gli ampi spazi della mente con l’euforia del cuore.

Gli oggetti da lei descritti sono definitivi, come le sue rispondenze verbali, come i segni felicemente risolti di una fattispecie mentale che non ha altri frammenti da esporre, che quelli nominativi e da lei nominati a sostegno delle sue elegiache definizioni d’intenti.

I suoi affondi sono lapidari, inusuali: “contro il tempo trovammo l’arte dello spazio/ la precisione che non permette alla mente di affondare”.

La precarietà delle cose è appena sfiorata, come un assillo che ferisce, sete d’aria che si espone all’ascolto dei suoni, dei ritmi, degli elementi che in questa poetica quasi danzano, nel comporre la disciplina del dire, e mutuano la scomposizione della gioia in confini di essenze pure, senza l’inconsistenza del vuoto, che pure c’é e si avverte, in sottofondo con l’amarezza di un confronto di stelle.

Quello dell’autrice è un vuoto che si nobilita dalla tendenza a tessere e cucire tutti i dettagli, a sommare tutte le offese, a suturare ferite di assenze tra le incongruenze del mondo.

E’ una poetica quella di Anedda che va decifrando e scavando dentro la matrice scrittoria il linguismo colto e polifonico di cui gode il suo dettato.

Salva col nome” dà l’idea di un senso di pudore panico, entro la ricerca, seppure balbettante, pudica di una spoliazione verbale che la contraddistingue da altri autori.

Vi sono molti riferimenti alla vita quotidiana, in quanto nascita e morte del tratto terreno, ma anche e,soprattutto, come ricerca o propensione a stabilire un filo conduttore con la coscienza dell’essere di shakesperiana memoria: to be or not to be?

Sullo sfondo la tragicità del malessere umano: l’incertezza, la vacuità, il senso di inadeguatezza, quel bisogno di voler essere ora, qui, in questo istante, tutto ciò che è umanamente possibile: la vita dentro la morte, segno fuori dal tempo, spazio non adibito a recuperare le cose, tutte le cose e salvarle dall’ineluttabile momento della fine.

E’ un verso che scolpisce per arguzia e nitore di fenomeni pertinenti all’anima, ma soprattutto, al pensiero che li determina e li trasferisce all’immortalità. Ce lo confessa lei stesa in pochi versi che la descrivono: “scuotere dalla tovaglia la paura insieme alle briciole del pane/” fare un orlo al dolore, posarlo sul mucchio dei panni da stirare/.../” parole apparentemente semplici, eppure con una carica dirompente di fatalità e di lutto, di vitalità, ma anche di dolore.

 

                                                      Ninnj Di Stefano Busà

 

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