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1 marzo 2012 4 01 /03 /marzo /2012 11:15

UN PREZIOSO SUGGERIMENTO CHE DO' COME RIMEDIO PER EVITARE CHE LACRIMINO GLI OCCHI A CONTATTO CON LA CIPOLLA DA AFEETTARE, E' QUELLO DI LASCIARLA ALCUNI MINUTI IN FREEZER PRIMA DI AFFETTARLA. SI TAGLIERA' ANCHE MEGLIO

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1 marzo 2012 4 01 /03 /marzo /2012 10:38

NON PERDETE MAI L'OCCASIONE DI VISITARE IL MIO BLOG, AMICI CARISSIMI, VI SORPRENDERO' CON UN'ALTRA SERIE DI PIATTI PRELIBATI. BUON APPETITO !!!

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1 marzo 2012 4 01 /03 /marzo /2012 10:18

di Ninnj Di Stefano Busà

 

INGREDIENTI: 6 cipolle di media dimensione, 1 avocado, 2 cucchiai di mascarpone, 6 amaretti, 3 cucchiai di gherigli di noci, 1 noce di burro, 50 gr. di parmigiano grattugiato, sale e pepe

 

Sbucciate le cipolle e scottatele per 15 minuti in acqua bollente salata, scolatele su un canovaccio a raffreddare. Tagliatele orizzontalente a metà e scavatele un po' al centro con un cucchiaino, in modo da creare una sorta di scodellina, ma col bordo molto spesso. In una padella antiaderente col burro fate rosolare la polpa avanzata dalle cipolle, l'avocado a pezzetti, gli amaretti tritati, il parmigiano, infine versate il mascarpone e amalgamate bene Riempite le cipolle lessate, dopo averle sistemate in una teglia antiaderente foderata di carta forno, cospargete sulla superficie i gherigli di noci pestate, ponete su ogni scodellina, un fiocchetto di burro, e fate cuocere in forno preriscaldato a 160° per 15 minuti, finchè appaiono dorate. Buone fredde o tiepide.

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1 marzo 2012 4 01 /03 /marzo /2012 09:20

di Ninnj Di Stefano Busà

 

INGREDIENTI: 350 gr. di farfalle, 100 gr. di prosciutto cotto trttato finemente, 1 cucchiaino di salsa di pomodoro concentrata, abbondante basilico tritato, 2 cucchiai di panna, 4 fili i di erba cipollina, 3 cucchiai di parmigiano ben stagionato, grattugiato, sale e pepe.

 

Mettete sul fuoco l'acqua salata per lessare la pasta. In una padella antiaderente fate soffriggere con 2 cucchiai d'olio la cipolla tritata finemente, aggiungete tutti gli altri ingredienti e finite di cuocere per 3 minuti. Unite il cucchiaio di Brandy e fatelo sfumare. Scolate al dente le farfalle, unitele al condimento e mescolate bene. Trasferite in un piatto di portata. Cospargete con abbondante parmigiano grattugiato e servite ben caldo.

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1 marzo 2012 4 01 /03 /marzo /2012 08:55

di Ninnj Di Stefano Busà

 

INGREDIENTI: 1 petto di pollo lesso o arrosto (già preparato), 80 gr, di funghi porcini sott'olio, 50 gr. di mandorle pelate e tostate, 2 cucchiai di ricotta, 4 fili di erba cipollina, 1 cucchiaio di olio, sale e pepe.

 

Tagliuzzate il pollo a piccoli pezzetti. Ponetelo nel mixer insieme ai funghi, la ricotta, olio e pepe. Frullate fino ad ottenere una crema omogenea. Pestate grossolanamente le mandorle, tagliuzzate finemente l'erba cipollina, Versate il composto di pollo in una ciotola e cospargetevi sopra mandorle ed erba cipollina. Ponete in frigo a rassodare 2 ore prima di servire. Abbinatevi un Nebbiolo o un Pinot Rosa Maschio. Questo piatto può essere utilizzato anche come secondo piatto con una fresca insalatina.

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1 marzo 2012 4 01 /03 /marzo /2012 08:34

di Ninnj Di Stefano Busà

 

INGREDIENTI: 500 gr. di melanzane pelate e tagliate a dadini, 1 cipolla, una vaschetta di formaggio philadelphia, 2 formaggini caprini, 4 cucchiai di aceto 4 cucchiai d'olio extravergine di oliva, 1 spicchio d'aglio, 1 cucchiaio di curry, sale e pepe.

 

Pelate e tagliate a dadini le melanzane, fatele cuocere in poca acqua (nezzo bicchiere) con la cipolla affettata, l'olio, il sale e qualche grano di pepe, coperte a fuoco basso per 15 minuti, finché si sarà prosciugata l'acqua. Frullatele in un mixer fino ad ottenere una purea. Incorporate lavorando con un cucchiaio di legno accuratamente: l'aceto, il philadelphia, i caprini, lo spicchio d'aglio tagliuzzato, l'olio e il basilico. Versate in una ciotola e ponete in frigo per almeno 4 ore. Potete servire come patè spalmabile su fette di pane tostato o su biscotti salati. Ottimo anche come contorno con carne  e formaggi.  

 

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1 marzo 2012 4 01 /03 /marzo /2012 08:16

di Ninnj Di Stefano Busà

 

INGREDIENTI: 5 melanzane, 2 rametti di prezzemolo, 1 bicchiere e 1/2 di aceto, 2 spicchi di aglio, 100 gr. di formaggio Philadelfia, 1 cucchiaio di Brandy, 4 foglie di basilico, olio extravergine di oliva, sale e pepe 

 

Sbucciate le melanzane, tagliatele a dadini e ponetele a perdere l'acqua amara in uno scolapasta con sale grosso per un'ora.  Sciaxquatele e fatele cuocere in acqua nollente con l'aceto e il prezzemolo per 5 minuti. Scolatele e fate raffreddare. Mescolate accuratamente il Philadelphia con l'aglio tritato finissimo, le foglie di basilico e il Brandy. Versate le melanzane ben fredde in una insalatiera e incorporate il composto di philadelphia, irrorate con un filo d'olio e date una leggera spolverata di pepe nero.

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29 febbraio 2012 3 29 /02 /febbraio /2012 14:16

    

a cura di Giorgio Bonacini

 

 Ho letto le sue poesie "Il sogno e la sua infinitezza", sono versi che danno voce e scrittura alle infinite possibilità di affondare con l'intuizione pensante, di cui solo la poesia è capace, in un mondo fisico, naturale, fatto di tutto ciò che c'è. Ma che non è ciò che normalmente appare, non è semplicemente un prendere su di sé, con i propri suoni, le proprie significazioni, una verità palpabile, naturalmente data. No, questa sua incursione dentro questa "bella d'erbe famiglia e d'animali" come scrive Foscolo, è propriamente un ri-percepirne l'essere e la memoria, in ogni "vocalizzo-parola" che prende musica e unisce i gesti che rendono concreto il dire.

Perché l'attraversamento del reale in scrittura di poesia non si dà così, spontaneamente, ma deve farsi carico dei ricordi posseduti dall'acqua, dalle rocce, dall'erba, dal respiro che ne coglie la dolcezza e dall'intelletto che ne struttura la forma e la sostanza.

E’ nel suo bellissimo inizio,"Non che io conosca la geometria dell'aria", che ci dice, con tanta umiltà, l'impossibilità di conoscere totalmente una forma di senso (la geometria), essendo l'aria materia sensibilmente mobile, ma in ogni caso sa che una geometria c'è. E non l'abbandona. Infatti ritorna in una "geometria di sguardi" e in una "geometria del fango".

E in fondo, allora, conoscere, vedere, toccare, come insetti: con necessità e con il poco che serve. Questa è la poesia: una conoscenza che ritorna si rinnova sempre, fedele a un sentimento intellettivo che"come lume /.../ristora la tenebra".

 

        Correggio, 29/02/2012                                                                                      Giorgio Bonacini

 

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26 febbraio 2012 7 26 /02 /febbraio /2012 14:59

di Ninnj Di Stefano Busà

 

L’accantonamento e la rimozione del fattore culturale sembra la moda di oggi.

La modernità propone un volto devastante in cui tutti rischiamo di entrare in un terreno minato che ci rende opachi spettatori di una vita che non ci apppartiene, se non nelle apparenze: contraddittorie, vanificanti, decadenti, svuotate di ogni immaginario collettivo e individuale.

In questo territorio impervio si staglia una decadenza di valori e di significati che trovano facile attecchimento e ampi consensi in una visione di vita, senza Dio.

L’uomo della postmodernità rischia così’ di essere un assuefatto spettatore di se stesso, imprimendo alla cultura dell’oblìo la sua più alta accelerazione.

L’uomo contemporaneo divenuto scettico e insensibile ai richiami della civiltà e dell’umanesimo si è man mano avvitato su se stesso, rimanendo impigliato nei vortici pericolosi di una rimozione di <coscienza> paradossale e grave dal punto di vista umano e divino.

Divenuto cosi, estraneo a se stesso, si è visto scardinare tutte le capacità raziocinanti del pensiero da un crogiuolo di “globalizzazioni” alienanti, in cui tutte le certezze sono venute meno e l’individuo si ritrova azzerato e depresso.

Nietzche, in origine aveva interpretato e intuito la necessità dell’ <l’uomo nuovo>. Ma l’uomo nuovo della contemporaneità è un pellegrino, nomade, sfiduciato e assente che, pur respingendo la nullificazione dei propri sentimenti, si allinea ad un processo di nichilismo collettivo, socio-culturale e programmatico di tutti i fattori riconducibili alla sua volontà di <essere>.

Una sorta di fantoccio in mano a forze oscure, non in grado di realizzarsi in un progetto alto della storia, o di portare a compimento una nuova “innocenza”  e un nuovo sogno di redenzione e di riscatto.

La sua realizzazione ha diverse lacune che il contenuto e la forza morali non possono estrinsecare, per quel retaggio di dolorosa “amnesia” che determina l’abbandono dei suoi progetti più alti.

L’assuefazione allora è il peggiore nemico per l’umanità diseredata, offesa e deprivata dal suo ruolo di coscienza autonoma. La chiesa si allontana sempre più da quella visione ontologica di speranza e di apertura verso l’aldilà, non ha più attrattive né consensi, spesso entra in polemica e in sofferenza coi problemi più elementari e stringenti dell’uomo moderno.

Su questo sfondo si delinea una pericolosa e inquietante deriva. la mancanza di Dio nel tragitto dell’individuo.

La crisi dell’umanità ha determinato la catastrofe del pensiero, il declino della solidarietà, l’allontanamento dai valori e dalle prospettive etico-morali che orientano l’esistenza .

L’atteggiamento più consono diventa, allora, passare all’amnesia tout-court, azzerarsi, non avere più tracce, rimuovere l’ortodossia per sopravvivere alle ceneri di una catastrofe mondiale di proporzioni globali.

La fede vacilla, il senso della religione è in grande ambascia, anch’esso un segno dei tempi: se alcuni decenni addietro era impostato sul “Dio si, Chiesa no”; oggi si proclama più scettico e agnostico che mai: con “religione no, Dio no” correndo il rischio di svuotare definitivamente da ogni significato etico  e profetico il senso del Vangelo.

Certa teologia vede nel fatto umano la prassi di adeguamento ai tempi, ma spesso solleva inquietudine e sofferenza l’assenza di Dio nella società, nell’individuo, ancor più che nella questione di isolamento dalla fede, la tematica del <male> presente nella sequela delle assenza e della privazione del volto di Cristo.

 

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26 febbraio 2012 7 26 /02 /febbraio /2012 14:59

di Ninnj Di Stefano Busà

 

L’accantonamento e la rimozione del fattore culturale sembra la moda di oggi.

La modernità propone un volto devastante in cui tutti rischiamo di entrare in un terreno minato che ci rende opachi spettatori di una vita che non ci apppartiene, se non nelle apparenze: contraddittorie, vanificanti, decadenti, svuotate di ogni immaginario collettivo e individuale.

In questo territorio impervio si staglia una decadenza di valori e di significati che trovano facile attecchimento e ampi consensi in una visione di vita, senza Dio.

L’uomo della postmodernità rischia così’ di essere un assuefatto spettatore di se stesso, imprimendo alla cultura dell’oblìo la sua più alta accelerazione.

L’uomo contemporaneo divenuto scettico e insensibile ai richiami della civiltà e dell’umanesimo, si è man mano avvitato su se stesso, rimanendo impigliato nei vortici pericolosi di una rimozione di <coscienza> paradossale e grave, dal punto di vista umano e divino.

Divenuto cosi, estraneo a se stesso, si è visto scardinare tutte le capacità raziocinanti del pensiero dentro un crogiuolo di “globalizzazioni” alienanti, in cui tutte le certezze sono venute meno e l’individuo si ritrova azzerato e depresso.

Nietzche, in origine aveva interpretato e intuito la necessità dell’ <l’uomo nuovo>. Ma l’uomo nuovo della contemporaneità è un pellegrino, nomade, sfiduciato e assente che, pur respingendo la nullificazione dei propri sentimenti, si allinea ad un processo di nichilismo collettivo, socio-culturale e programmatico di tutti i fattori riconducibili alla sua volontà di <essere>.

Una sorta di fantoccio in mano a forze oscure, non in grado di realizzarsi in un progetto alto della storia, o di portare a compimento una nuova “innocenza”  e un nuovo sogno di redenzione e di riscatto.

La sua realizzazione ha diverse lacune che il contenuto e la forza morali non possono estrinsecare, per quel retaggio di dolorosa “amnesia” che determina l’abbandono dei suoi progetti più alti.

L’assuefazione allora è il peggiore nemico per l’umanità diseredata, offesa e deprivata dal suo ruolo di coscienza autonoma. La chiesa si allontana sempre più da quella visione ontologica di speranza e di apertura verso l’aldilà, non ha più attrattive né consensi, spesso entra in polemica e in sofferenza coi problemi più elementari e stringenti dell’uomo moderno.

Su questo sfondo si delinea una pericolosa e inquietante deriva. la mancanza di Dio nel tragitto dell’individuo.

La crisi dell’umanità ha determinato la catastrofe del pensiero, il declino della solidarietà, l’allontanamento dai valori e dalle prospettive etico-morali che orientano l’esistenza .

L’atteggiamento più consono diventa, allora, passare all’amnesia tout-court, azzerarsi, non avere più tracce, rimuovere l’ortodossia per sopravvivere alle ceneri di una catastrofe mondiale di proporzioni globali.

La fede vacilla, il senso della religione è in grande ambascia, anch’esso un segno dei tempi: se alcuni decenni addietro era impostato sul “Dio si, Chiesa no”; oggi si proclama più scettico e agnostico che mai: con “religione no, Dio no” correndo il rischio di svuotare definitivamente da ogni significato etico  e profetico il senso del Vangelo.

Certa teologia vede nel fatto umano la prassi di adeguamento ai tempi, ma spesso solleva inquietudine e sofferenza l’assenza di Dio nella società, nell’individuo, ancor più che nella questione di isolamento dalla fede, la tematica del <male> presente nella sequela delle assenza e della privazione del volto di Cristo.

 

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