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15 dicembre 2011 4 15 /12 /dicembre /2011 12:02

a cura di Ninnj Di Stefano Busà

 

 

 

Mi giunge inaspettato l'ultimo volume di liriche di Roberta Degl'Innocenti, poetessa ormai acclarata che merita tutta l'attenzione della critica militante.

E' una bella poesia, una parola che scivola come una piuma mossa da un fiato leggero di vento, ma che trascorre e percorre tutte le ansie, i sussulti, le incognite, gli affanni di un tempo tra i più difficili e critici del malessere di oggi. Sotto la parola dell'autrice troviamo, sì, una levità di linguaggio, ma anche la ruvidezza difforme di una full-immesion totalizzante ed estrema negli anfratti della vita che "graffia" e oseremo dire anche morde.

La narrazione si fa potente e determina in linea di continuità: lo stile e l'esercizio di un scrittura che, ormai, fanno di quest'autrice una sigla riconoscibile.

Roberta Degl'Innocenti non è nuova a un filone di emozioni che fanno il suo repertorio di vita, di suggestioni, di amore, di figure di sostegno come i luoghi, gli affetti, ma qui, in questa sua nuova raccolta, mi permetto di aggiungere, c'è una novità: l'esperienza stratificata nel tempo che produce quel filo memorico, tra lil presente e il passato, la passione e la creatività, la scioltezza del segno e il suo antefatto. Vi è l'orchestrazione della parola che predilige nuove forme di espressione, si evincono note alte, una musicalità "altra", che affiora dalle atmosfere idilliache del paesaggio esterno, dal piacere di ricamare sulla pelle i segni azzurri dell'anima che s'intrecciano e si smarriscono con i chiaroscuri della notte, coi suoi fantasmi, le sue magìe, e ritmano gradualmente un'amplificazione di toni e di situazioni quasi irreali.

Il lettore si sente quasi trascinato ai suoi cieli, ai suoi sogni, ai suoi incantesimi che riscrivono lo spartito con un accordo di altre note ricorrenti e irrinunciabili di vita e di passione.

Una fruibilità e un posizionamento d'immagini davvero figurativo e fantasioso, che ben si confà al carattere dell'autrice, che  ora si colloca in un linguismo elevato, atto a decifrare i suoi simboli, le sue interconnessioni, le interferenze umane ed emozionali in una sfera di grande continuità fònica e con "una libertà assoluta e vincente", come afferma il suo prefatore Paolo Ruffilli.

Le composizioni hanno una loro sonorità stringente e irrinunciabile dal punto di vista letterario, il flusso che determina i contorni, la paesaggistiva dei luoghi, il riflesso dei tempi nelle singole composizioni si deve alla partitura particolarmente musicale, ìnsita nella natura stessa della poetessa, la quale tiene inchiodato il lettore alle atmosfere idilliache, quasi aeree e proteiformi della sua poesia, che predilige l'attraversamento dell'anima, per giungere a rispecchiare la straordinaria esperienza del mondo, le sue trame, i desideri, gli sviluppi di un registro che ha la forza evocativa di un karma.

Ad un esame attento e severo, Roberta Degl'Innocenti appare quella di sempre, perché la musicalità persiste, il tono ritmico, la cura per la preziosità e la levità della parola vi si avvertono forti più che mai; ancora vi sono: il senso intrinseco della ricerca, il valore aggiunto della sua personale autenticità, i riflessi memoriali, gli echi, lo smarrimento, che Roberta sottende al destino della poesia, in una continua analisi di aperture e chiusure, verso un corpo scrittorio che è insieme di grande fascino e di provata leggibilità e fruibilità lirica.

"I graffi della luna", un libro che è tutto questo e molto di più, un  repertorio che danza con ali di libellula, ma con un ritmo materico ancorato alla zavorra del tempo.

Trattasi di connotazioni assai note nella sfera delle sue emozioni, da cui attinge la linfa vitale di tutta la suo storia letteraria. spirito e materia, brividi e rimbalzi, pulsioni e battiti, che l'autrice mette in campo per esorcizzare la danza, con un filo di rimpianto e turbamento: "un sussulto pervinca le parole" oppure: "capelli corti come vuole il vento/ a coccolare storie di parole:"

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14 dicembre 2011 3 14 /12 /dicembre /2011 17:37

di Ninnj Di Stefano Busà

 

 

Il consenso frettoloso quanto inspiegabile di Mario Monti è certamente il risultato  di un rigetto viscerale alla politica berlusconiana, una sorta di esorcizzazione e di riadattamento all'idea di poter contare su una politica seria del  -fare-  tanto ventilata e opportunamente motivata da Berlusconi (prima versione).

L'Italia aveva un grandissimo bisogno di adeguarsi alle riforme, di fare misure di emergenza che ci allineassero all'Europa, aveva l'esigenza  di un nuovo riscatto morale, di un salto di qualità, di una marcia in più che potesse riscattare la politica divenuta marcia e collusa, dopo l'afflosciamento e il galleggiamento degli ultimi tempi dell'esecutivo Berlusconi.

Pur di mandare il Cav. a casa i partiti di sinistra e la stessa destra del buon Fini avrebbero venduto l'anima al diavolo. Oggi, bisogna leggere in chiave di avvicendamento fisiologico: l'entrata in scena di Monti è una sterzata a sinistra per evitare il vecchio governo, ma bisognerò valutarlo nei fatti, non nella speranza, giudicarlo dalle azioni di governo e non mi sembrano mosse ben azzeccate, sin dal suo primo esordio parlamentare.

Intanto, l'secutivo Monti, con tutto il suo enturage riflette un atto di illealtà verso il popolo italiano, verso l'elettorato che si era democraticamente espresso,  il cui voto già espropriato del suo diritto di scelta da un metodo poco ortodosso di veti incrociati, di congreghe tra capi-gruppo arbitri decisionali degli eletti e di sotterfugi interscambiabili e di malapolitica perpetrata ai danni del popolo come quello del "porcellum" espresso più volte dal suo stesso firmatario, si è visto ora espropriato del suo sacrosanto diritto di eleggere per scelta e non per imposizione.

La ragione per cui Monti ha tutto questo credito tra il popolo italiano è soprattutto di ordine psicologico. Dopo quasi un ventennio di berlusconismo portato alle sue estreme conseguenze, soprattutto negli ultimi tempi, da un ostruzionismo di carattere patologico e spesso esacerbato da contrasti, quanto inficiato nelle forme di legalità istituzionali, (inammissibili da parte di un alleato come Fini), l'esecutivo di Berlusconi navigava in brutte acque, sul "filo del voto",ormai impossibilitato a svolgere le sue funzioni di tagli alla spesa pubblica, di riforme richieste dalla U:E, di modifiche strutturali per la crescita e il lavoro, il sistema pensionistico etc. era divenuto una roccaforte contro il giustizialismo forsennato della magistratura di sinistra, inceppato già dai mille divieti bossiani, che nutriva una coalizione d'interesse esclusivamente federalistica, in funzione del voto della prossima campagna elettorale che gli avrebbe fruttato altri voti.

Infine l'odio viscerale verso il cittadino di status mediocre, (borghese di ceto medio Berlusconi che dal  -nulla-  si era portato alle alte quote fino ad essere il 2° uomo più ricco d'Italia avevano ingenerato calunnie, malumori, invidie, polemiche a mai finire. Tutti sappiamo quanto l'odio sia meschino e crudele, mai obiettivo nei confronti di un uomo che seppure impedito nell'espletamento del suo ruolo, tuttavia in tempi non sospetti ha dato il meglio di sé. Ma tant'è, si vede solo il brutto degli ultimi tempi e si inneggia al tecnocrate Monti quale "salvatore" dell'Italia, ma di quale Italia stiamo parlando? Allo stato dei fatti, sta facendo le medesime mosse. Non porta avanti nulla dei tagli alla politica, ha escluso, eluso, volutamente glissando sulla patrimoniale, (anzi non l'ha posta tra le priorità del governo), non effettua la strategia di utilizzare l'etere, i canali di trasmissioni televosivi vengono dati gratuitamente e distribuiti tra Mediaset e Rai; non colpisce le fasce alte dei redditi o patrimoni immobiliari megagalattici, non fa pagare l'ICI al megastratosferico patrimonio immobiliare di proprietà della Chiesa, non tassa in maniera adeguata (anche se c'è stato un accordo in proposito, si può obiettare sul fatto del tentativo di frode fiscale, se andava bene a costoro avrebbero occultato ingenti ricchezze, il che potrebbe essere un reato passibile di galera, si poteva fare subito un decreto -legge lampo al riguardo. Il rienro dei capitali dall'estero, è tassato al misero 1,1/5% perché è egli stesso un magnate, come può colpire i suoi simili? Tassa il popolo e i pensionati, allunga e strozza la povera gente, i cassaintegrati, gli operai con mestieri usuranti, che devono raggiungere un sistema pensionistico egalitario a regime contributivo per tutti a 65 anni e solo per contributi versati, aumenta le accise della benzina. In poche parole, sta facendo tutto quello che avrebbe potuto fare Berlusconi, Dov'è la differenza? se non avesse dovuto scontrarsi coi divieti di Bossi, il quale vede il territorio come suo terreno di caccia al voto, sperando di inaugurare la stagione delle vacche grasse, anche per il tanto sospirato "federalismo", (ora caduto in disgrazia insieme al governo uscente) anche Berlusconi avrebbe potuto operare in tal verso e lo avrebbe fatto se avesse avuto ancora la maggioranza.

Dunque, apriamo gli occhi, giungiamo al nocciolo, guardiamo la realtà, che è quella di voler vedere a tutti i costi il bicchiere "mezzo pieno", perché assediati da una sete irrefrenabile, che è quella della speranza, quella della fiducia cieca ed esasperata in "qualcuno o qualcosa" che ci dia una mano a salvarci dal baratro.

Ma non sarà Monti, per quanto si cerchi di farlo passare per un governo tecnico, quindi non costretto a passare sotto la mannaia dell'elettorato, ce lo ritroveremo...vedrete, vedrete...e non potremo più fare la battaglia dell'odio personale verso il ricco, verso colui che si fa le leggi "ad personam" verso il dittatore, il mafioso, il libertino.

Calunnie a mai finire. So per certo che Berlusconi ultima maniera si era afflosciato, si era snaturalizzato, si era estraneato dal suo fervore iniziale. Ma sfido chiunque nei suoi panni: con le sentenze passate ingiudicate presso le preture di mezza Italia, con la giustizia che le dà la caccia come a un malfattore, per infliggergli l'ultimo colpo letale, chiunque si sarebbe arenato nelle strettoie e nei labirinti subdoli di un potere occulto pronto a denigrarlo, a fare carte false per demolirlo nella sua integrità morale, nel concetto di giustizia politica, di lungimiranza istituzionale. Berlusconi, è vero, colpe ne ha a iosa. Non sarò qui a difenderlo, avrebbe dovuto avere più coraggio, più fiuto e non imbarcare un camicia nera che poi si è trasformato in un serpente "rosso". ma tant'è col senno del "poi"...vedrete anche noi non ameremo più Monti, che non sarà affatto diverso dal precedente premier se non nel fatidico "bunga bunga" tanto vituperato e irriso ai quattro venti da suoi avversari politici che lo hanno messo alla gogna mediatica.

Monti non è un patriota, non è un Santo, non sta fcendo quasi nulla per la povera gente, non mettiamolo sull'altare, prima constatiamone la validità e mi pare che come inizio non c'è malaccio...tutte tasse, tutti sacrifici per il popolo e nulla che sia il corrispettivo per i più abbienti, se questo doveva essere il suo rimedio, mi pare siamo messi piuttosto male. Non solo non rimedierà nulla, ma peggioreranno molte, troppe cose, perché il buon giorno si vede dal mattino, e la pelle dell'orso non vorrà significare che sotto c'è l'agnello. Non dimentichiamo che proviene dall'elite, è anch'egli uno che si schiera per le fasce alte... non difenderà mai le fasce più deboli della società, perché le sue motivazioni sono connaturate con lui e non sono certamente di ceto basso

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14 dicembre 2011 3 14 /12 /dicembre /2011 14:55

di Ninnj Di Stefano Busà

 

SI AVVICINANO LE FESTE E VI SUGGERISCO MANICARETTI SPECIALI DA PORTARE IN TAVOLA:

DELIZIA ALL'ANNUNZIATA E' una vera prelibatezza

 

INGREDIENTI (per 6 persone) 500 gr. di scampi, 300 gr. di vongole, 300 gr. di cozze, 150 gr. di gamberetti, 150 gr. di "pescatrice", 1 mazzetto di prezzemolo, 2 rametti di maggiorana, 2 uova intere, 1 cipolla,  2 spicchi d'aglio, 50 gr. di polpa di pomodori (in scatola, circa 3 cucchia), olio extravergine di oliva, 4 cucchiai di Brandy, sale e peperoncino piccante q.b

 

Mettete sul fuoco l'acqua salata per lessare gli spaghetti. Rassodate le uova (8 minuti dal primo bollore). Lavate ripetutamente tutto il pesce, il crostaceo deve essere cotto in una larga padella antiaderente con un filo d'olio, l'aglio sbucciato e il sale per almeno 10 minuti, finché le valve non si aprano (buttate quelle che restano chiuse). Mettete da parte tutto il preparato. Tagliate la cipolla finemente e rosolatela nel fondo rimasto (o aggiungete un po' d'olio. Unite la pescatrice tagliuzzata a piccolissimi pezzetti, i gamberetti e la maggiorana, infine la polpa di pomodoro e fate cuocere 10 minuti. Spruzzate ora il Brandy e fatelo evaporare. Scolate gli spaghetti al dente, versateli nella padella con il preparato e mescolate bene tutti gli ingredienti. Foderate la placca del forno con carta stagnola e versatevi tutto il composto. Sgusciate le uova sode, sbriciolatele con una forchetta e cospargetele a pioggia  sul preparato. Passate un filo d'olio e chiudete a pacco il foglio di alluminio. Ponete in forno per circa 15 inuti. Aprite, eliminate la carta stagnola, versate in un vassoio, e spolverate con un trito finissimo di prezzemolo e peperoncino rosso. Servite, abbinando un Valcalepio bianco.  

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14 dicembre 2011 3 14 /12 /dicembre /2011 10:16

di Ninnj Di Stefano Busà

 

La presentazione dell'ultimo lavoro teatrale di Carmen Moscariello, organizzata dall'Editore Guida di Napoli il giorno 20 dicembre è un'occasione per esprimere un giudizio complessivo sull'attività della stessa.

Sono stata chiamata dall'autrice a relazionare sull'opera in occasione della cerimoniache si terrà nella Sala Rossa. non essendo stata nelle condizioni di farlo, per motivi di salute, desidero postare il mio giudizio sull'opera in questione, che a mio parere, è degna di attenzione, perché possiede una caratteristica di attualità e di comparazione molto forte coi tempi che viviamo. Ne parleranno dettagliatamente due personalità di tutto rilievo: Aldo Masullo e Ugo Piscopo, nomi noti nel diorama critico meridionale e nazionale.

Guida, un grande nome nel campo editoriale del Sud, ne ha pubblicato il libro che ora fresco di stampa e reduce dai fasti dell'esposizione alla Fiera del libro di Torino, sta per essere mostrato al pubblico nella sua veste migliore: ovvero un lavoro teatrale che potrebbe interessare il nostro tempo.

C'è un filo conduttore tra i tempi del filosofo e i giorni nostri, si fa riferimento a quel mondo di falsificazione, di ipocrisia e falso sistema di interseconnessioni, corrutele, peculato tra la politica e la religione, tra la Chiesa e i laici, tra il libero pensiero e i falsi miti che popolano, anche e soprattutto, il sistema istituzionale della modernità: le connivenze, le interferenze, le invasioni di campo di un clima nettamente cancerogeno della politica e della società attuale che stanno ammorbando ogni giorno di più e in modo devastante l'obiettivo finale del <bene comune>. 

"Giordano Bruno e la sorgente di fuoco" è il titolo emblematico del libro, e credo sia per l'ardore, la passione di questo frate militante "eretico", che tentò di portare a galla i difetti, stravolgendo tutti i dogmi e i paradossi filosofico-strumentali della Chiesa di allora. La sua filosofia aveva creato il panico e aveva allarmato la Chiesa e il Papato, che avevano ritenuto opportuno di bruciarlo nella pubblica piazza. Il tessuto teologico dilaniato e travolto dalla Riforma e ControRiforma è stato più volte ricondotto alla revisone di taluni punti teologici, ma non ha cambiato la struttura pervasiva e invasiva delle sue maestranze. Giordano Bruno, condannato dalla Chiesa e bruciato vivo per eresia a Roma nel 1600, non è solo un "simbolo" contro la disonestà e l'ambizione dei poteri forti, ma oggi viene rivisitato alla luce della sua dimensione umana sui "diritti" dell'umanità che viene dispogliata dal suo "essere" spirituale, nella veste più degna e pura: la visione di Dio e della sua VERITA' assoluta.

Un atto di miserabilità e di distruzione del libero pensiero, era stato perpetrato allora come ora, con un sovvertimento dei valori e un'ingerenza nella fede del cristianesimo, un atto di apostasia nei riguardi di una dottrina evangelica che diventa aporetica e distruttiva,  un'ingannevole arbitrario di sovranità terrena, assai pericoloso nel sistema e del tessuto socio-culturale e morale di una dottrina, perché vuole schiacciare il  <pensiero libero> per imporre le sue distorte ragion di forza, la sua politica oppressiva, le sue ingiustizie di classe, nel clima imbarbarito di un bene finalizzato al potere.

Il fuoco che arde è un tentativo di metaforizzare il concetto logico del ruolo che si assumono la società e la Chiesa in un momento storico di grandi carenze, di profonde divisioni ecclesiali e politiche, di ingerenze macroscopiche nei diversi livelli del sistema economico e politico, il cui maggiore obiettivo è quello di inibire il tratto verginale di purezza dell'evangelizazione, con un comportamento osceno e pusillanime che sempre più va orientando le sue necessità alla logica del benessere materico, trascurando la spiritualità, la lealtà, la morale, il sentimento, la giustizia, per rincorrere un sistema merceologico e materialista dell'essere.

Tra i personaggi del dramma s'incontra anche una figura di scrittore come Tommaso Campanella, che si presenta come compagno di sventura, entrambi infatti sono antesignani di un periodo storico che prelude alla nostra modernità e per certi aspetti anticipa il malessere e il disagio generazionale.

L'opera di questa autrice andrebbe portata sugli spalti di un teatro, quale rappresentazione coerente dei tempi che corrono, nella fedeltà ad una concezione che stratifica ogni giorno di più le incongruenze e i conflitti, riduce il pensiero a formule aritmetiche che parlano solo la lingua dell'economia, della finanza marcescenti, inculcando un modello malato di esistenza e di etica. Il libro di Carmen Moscariello è allinato ai tempi, bisogna leggerlo nella sua chiave di  antinomia e di disagio dell'oggi proprio in funzione di questa analogia temporale che induce a riflessioni, indicando come la nemesi storica tenda a ripetersi, ad essere reiterata attraverso la distorta analisi delle sue componenti: l'uomo non impara mai la lezione dalla vita, persiste nei suoi errori di fondo, si muove tra il suo personale malessere e quello dei suoi  simili con disinvolta disumanità,

L'eretico Giordano Bruno "docet", ma il mondo attuale sembra non accorgersi che reiterando gli stessi madornali errori, il mondo inffligge la tutta l'umanità l'annientamento della coscienza e la libertà indivuduali, ne comprime e ne falsifica la verità, brucia il pensiero "libero" e pericolosamente si avvicina agli estremi di una catastrofe mondiale di cui è impossibile valutarne le conseguenze.

 

Penna interessante e moderna, sa trattare le varie strutture del linguaggio in un piano di grande e interessante equilibrio di contenuti finalizzati a mostrare il disagio generazionale e a farlo emergere attraverso un confronto di stratificazioni storiche degne della massima attenzione.

Giordano Bruno è il personaggio che meglio ha saputo rappresentare il malessere del suo tempo in un Sud alla mercé della Santa Inquisizione, arretrata e sterile dal punto di vista evangelico, in un periodo storico/temporale di profondo disagio socio-culturale, il quale si avvicina molto ai nostri giorni.

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13 dicembre 2011 2 13 /12 /dicembre /2011 12:49

di Ninnj Di Stefano Busà

 

Stiamo vivendo un momento storico di grande disagio generazionale, di grande sconforto, di pessima amministrazione, di inadeguatezza, di invasione dei poteri forti che si mascherano dietro la facciata di -mercati-

Ma cosa sono questi mercati se non le persone fisiche, come si muoverebbero i "mercati" che sono "oggetti" senza i comandi dei "soggetti"? Ci si trincera dietro termini astratti..."mercati", spread, Bpt, Bond, default, tutto per annebbiare le capacità di giudizio della povera gente, per manipolare leve di potere occulto e tessere congreghe a delinquere, livelli di macelleria sociale difficilmente calcolabili nel breve tratto. Quando interi Stati sovrani (prima dell'esistenza dell'eurozona lo erano) saranno caduti ad uno ad uno, chi tesserà le fila del dominio sul pianeta? Chi ci farà risorgere?, sotto chi finiremo? sotto quale stato, governo o potere andremo a finire?

Non ci rendiamo conto che a manovrare le finanze, a portare sul lastrico e all'impoverimento delle risorse economico-finanziarie di molti Governi sono stati e continuano ad essere le Grandi Banche, che hanno un potere enorme sulla finanza in libera circolazione nel mondo globalizzato, alla cui testa appartengono "grandi menti speculative, grandissimi manager della Finanza mondiale, che spostano l'economia da un polo all'altro dell'intero sistema economico e grandi masse di ricchezza da un continente all'altro del pianeta, ovunque essi ritengano di poter manipolare, stravolgere, ricavare proventi megagalattici perpretrati da brogli, sregolatezze, mancanze di difese costituzionali, illegalità, di remore moreli, fragilità e incapacità dei governi  di contrastare il malcostume, l'anomalia, il cancro venutosi ad installare nei nostri bilanci pubblici già allo stremo, già traballanti e fragili, dovuti a decenni d'inefficienza, di corrutele, di indifferenza e incuria nei riguardi di riforme sul lavoro, sul sistema pensionistico, sull'andamento del sistema-paese, atto a costruire un argine di difesa e di legalità contro gli assalti delle potenze emergenti, che ci stanno letteramente aggredendo. La fragilità strutturale senza le grandi riforme resterebbe la piaga che non ci consentirebbe di crescere, ma ciò non include che a pagare la pessima stagione dei saldi siano sempre i meno abbienti o coloro che sono le fasce più povere della società. QUI LO DICO E QUI LO NEGO. Siamo sicuri che questa quarta manovra basterà a scongiurare il defoult? Come ben si è visto, i mercati non reagiscono bene alla beffa di Monti: togliere ai poveri per dare ai ricchi è esattamente il contrario di quanto ci si aspetterebbe da un governo di riforme strutturali. Non era stato Robin Hood a voler fare il contrario? e da allora nulla è cambiato, ad arricchirsi sono sempre gli stessi poteri forti e ad impoverirsi sempre i soliti poveri noti. Poi ci si meraviglia se avvengono le rivoluzioni, le guerre, ma non si può tirare troppo la corda senza spezzarla. Se il destino dell'eurozona è segnato, se non si farà nulla da parte dei governi associati per intervenire con equità e logica, per difendere i diritti dei Paesi più deboli, che ci sta a fare l'euro? per indebolire le risorse umane portare sull'orlo della disperazione  intere popolazioni? Che utilità c'è, allora, a salvare l'eurozona fatta solo all'insegna del capitalismo aberrato, della sola finanza, delle banche e dei banchieri? senza la veste umana, senza la sensibilità di un credo morale, di un ripensamento e riutilizzo coscienziale delle risorse mondiali si rischia davvero troppo, a rischiare sono le domocrazie più fragili, i popoli più arretrati, i paesi più ingessati in uno stritolamento di fondi che non vedrà mai la fine, ma continuerà a erodere, a depauperare e distruggere le primarie necessità dell'uomo e i suoi sacrosanti diritti di sopravvivenza.

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12 dicembre 2011 1 12 /12 /dicembre /2011 16:53

di Ninnj Di Stefano Busà

 

INGREDIENTI: 4 patate, 3 uova 1 mela verde, 1 kiwi, 2 fette di ananas sciroppate, 100 gr. di prosciutto cotto in una sola fetta tagliata spessa, 2 cucchiai di gherigli di noci, 2 cucchiai di aceto balsamico, sale e peperoncino piccante (se gradito).

 

Sbucciate le patate e fatele cuocere per 12/15 minuti in acqua bollente. Rassodate le uova (8 minuti dal primo bollore). Intanto sbucciate la mela e il kiwi, tagliateli a dadolini, sgocciolate le fette di ananas dallo sciroppo e tagliatele a piccoli pezzi. Quando sono fredde, tagliate a piccoli cubetti anche le patate. Sgusciate le uova schiacciandole con una forchetta grossolanamente. Infine tagliate il prosciutto a dadolini. Riunite in una insalatiera tutti gli elementi, condite con un filo d'olio e l'aceto balsamico, Spolverate i gherigli di noci tritati grossolanamente, mescolate bene e servite. (Se gradito potete aggiungere il peperoncino tagliuzzato minutissimo)

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12 dicembre 2011 1 12 /12 /dicembre /2011 16:39

di Ninnj Di Stefano Busà

 

INGREDIENTI: 300 g.di tagliatelle fresche all'uovo, 2 cucchiai di ricotta fresca, 1/2 cucchiai di gorgonzola dolce, 3 cucchiai di pecorino grattugiato, 8 gherigli di noci, 1/2 pera biologica, 1 porro, olio extravergine di oliva, sale e pepe nero  macinato.

 

Lessate le tagliatelle in acqua bollente salata. In una padella antiaderente con 2 cucchiai d'olio fate imbiondire il porro tritato finemente, escludendo le parti verd pià dure. Aggiungete la ricotta, il gorgonzola e le noci, fate ammorbidire tutti gli ingredienti fino a divenire una crema. Sbucciate la pera, tagliatela a fettine sottilissime e aggiungetele al composto. Scolate al dente le tagliatelle, lasciandole un po' morbide dell'acqua di cottura, versatele in padella e fatele saltare col condimento. Trasferite in un vassoio, cospargete di pepe nero macinato e di pecorino grattugiato. Servite caldo, abbinando un Fiano di Avellino bianco.

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12 dicembre 2011 1 12 /12 /dicembre /2011 16:10

di Ninnj Di Stefano Busà

 

INGREDIENTI: 350 gr. di fusilli, 1 porro, 150 gr. di salmone affumicato, 2 cucchiai di ricotta freschissima, 150 gr. di salsiccia, 2 cucchiai di Grand Marnier, alcuni fili di erba cipollina, olio extravergine di oliva, sale e pepe nero in grani.

 

In una padella antiaderente con 2 cucchiai d'olio, fate rosolare il porro tritato, dopo averne eliminate le parti verdi più dure, aggiungete la salsiccia e fate cuocere per alcuni minuti, irrorate con il Grand Marnier e fatelo evaporare. Unite il salmone tagliuzzato a piccoli pezzetti e l'erba cipollina tritata finemente. Spegnete la fiamma.

Lessate al dente i fusilli in acqua salata, scolateli e versateli nella padella col condimento, aggiungete all'ultimo momento la ricotta, mescolate bene e date una spolverata di pepe nero in grani. Vino consigliato un Arcole Garganega.

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12 dicembre 2011 1 12 /12 /dicembre /2011 10:24

di Ninnj Di Stefano Busà

 

 

INGREDIENTI: 300 gr. di ricotta fresca, 200 gr. di mascarpone, 140 gr. di zucchero, 2 uova intere, 200 gr. di burro, 2 arance (biologiche), 160 gr. di biscotti secchi (frollini), 1 bustina di vanillina, 1 noce di burro, 2 cucchiai di liquore Strega (o Grand Marnier).

 

 

Preparare una base, sciogliendo a fuoco bassissimo il burro, mescolate col burro i biscotti tritati. Aiutandovi con un cucchiaio di legno pressate e livellate bene questo composto nel fondo di una tortiera di 24 cm di diametro. Ponete in frigo a rassodare. Intanto in una terrina mescolate le uova con lo zucchero, sbattete molto bene questi ingredienti con uno sbattitore elettrico, finché il composto risulti spumoso e gonfio, unite la ricotta e il mascarpone e lavorate l'impasto piano piano con un cucchiaio di legno, finché siano bene amalgamati tutti gli ingredienti, unite il liquore, la vaniglia. Coprite tutta la base biscottata con il composto ottenuto. livellandolo bene e ponendolo in frigo. Sbucciate l'arancia e tagliuzzatene la buccia a julienne (pezzettini sottili), fatela saltare con la noce di burro in un padellino antiaderente, finchè risulti croccante. Aggiungete un cucchiaio di zucchero e fatela leggermente caramellare. Versate infine il succo dell'altra arancia spremuto e cospargete la superficie della torta. Mettetela nel freezer a rassodare per 20 minuti. Servitela. 

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12 dicembre 2011 1 12 /12 /dicembre /2011 09:20

INTERVISTA di  Carmen Moscariello  a Ninnj Di Stefano Busà

 

D. cosa trovano nella Poesia i giovani di oggi? in un'epoca così martoriata e incurante della poesia, come e perché, secondo Lei si avvicinano al mondo un po' astratto come quello dei versi.?

 

R. proprio nella tipologia del dire, del dialogo o del suo allontanamento in termini concreti dalla cultura  sta la sua risposta. La gioventù di oggi, è vero, non è affatto aliena alla Poesia, come si potrebbe supporre. Proprio in una situazione che incombe drammaticamente sulle spalle della loro generazione, il fattore poesia ne rappresenta antropologicamente il transito difficile e spesso ingrato. I giovani forse, più degli adulti, sanno bene che vi è un divario tra il passato e il presente, e vi sarà un ulteriore scollamento anche nel futuro, perciò si avvicinano alla Poesia come a qualcosa che intimamente assolve e momentaneamente lenisce senza ulteriori afflizioni. La parola scritta è <Verbo>, ma è un linguaggio che sta nella prontezza della sua vocazione, della sua emotività, ne rappresenta i nuovi momenti, la nuova ironia, i simboli, le passioni, la fede nel futuro. Forse perciò la Poesia non li coglie impreparati, non ha bisogno di interloquire con altri, solo con se stessa. La poesia è il valore stesso del loro linguaggio che non si rivolge a nessun'altro, se non al rischio dell'emozione, dell'ispirazione. Perciò al momento attuale è un valore aggiunto: un simbolo che vuole transitare alla Storia.

 

D: cosa ritiene che il poeta di oggi debba fare per introdursi in un mondo astratto e tendenzioso e conflittuale e incoerente come quello dell'oggi.

 

R: il poeta è una via di mezzo tra il suo ego più permissivo e il suo riscatto dalla solitudine e dal dubbio. All'uno si rivolge perché è tendenzialmente portato a intravedere i contorni dell'io narcisistico e più egoista, all'altro proprio nella funzione di un riscatto liberatorio e lenitorio.

In entrambi i casi il poeta è condannato alla solitudine e alla full immersion nel mondo, proprio perché avvertito e reso  -testimonial-  di un diverso modo di interpretare la vita, il poeta ne assorbe le asperità e attraverso la poesia induce le sue potenzialità espressive a rigenerasi e ad ossigenarsi.

 

D: In che modo il poeta si colloca nel mondo di oggi?

 

R: è una domanda difficile. Credo che, come la musica ha bisogno di armonia, il poeta ha bisogno di versi per sintonizzarsi col mondo. La sua matrice è sempre spiccatamente subliminale, quando scrive o si fa interprete di un'aspettativa molto precoce quale è l'occasione di esser(ci), qui e dove lo stabilisce l'avventura del poiein, spesso il luogo o il modo non sono necessariamente avvertiti. Quello che il poeta avverte nel profondo è il suo <io>, il suo fine soggettivo, ineludibile  e sorprendentemente misterioso, un richiamo quasi all'altrove, infatti per il poeta la poesia non à mai nei paraggi è sempre oltre il recinto, oltre l'ostacolo, lontano da se stesso.

 

D. Lei è scrittrice bene affermata, conosciuta. In quale ruolo si ritrova a collegarsi, sono state le occasioni a  renderla interessante? oppure, ha determinato la sua pagina poetica una sorta di significazione interiore che l'ha spinta alla ricerca di sé?

 

R: Come soggetto del mondo che mi circonda, la Poesia ha rappresentato, fin da subito, la rappresentazione di un ordine dentro la realtà del caos. In giovane età, mi sono prefigurato un mondo forse migliore, vi ho creduto, ho cercato di rifletterlo nella bellezza e ricchezza di una prospettva che mi dava lenimento: immaginarsi il bello, a volte, è come possederlo, trascriverne vuol dire, assaporarlo, raggiungerlo anche attraverso la sofferenza e il distacco. Oggi, sono in uno stato di atarassia, ovvero la funzione della Bellezza in sè è andata scemando e nella poesia ritrovo i presupposti di una dimensione oggettiva che progetta la forma espressiva, senza più appropriarsene, come se la Poesia fosse compagna di vita, nicchia refrigerante di un piacere sempre nuovo, il ritrovamento di una misura d'ispirazione autoreferenziale, di coscienza e di vita.

 

 

 

 

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