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31 marzo 2011 4 31 /03 /marzo /2011 17:00

di Ninnj Di Stefano Busà

 

INGREDIENTI: un mazzo di asparagi (circa 400 gr), 6 uova, 2 cipollotti, 40 gr. di parmigiano grattugiato a scaglie, olio extravergine di oliva, 2 cucchiai di uvetta sultanina, 1 bicchierino di Marsala, sale e pepe..

 

Pulite gli asparagi, eliminando le parti dure, lavateli e lessateli per 15 minuti in acqua bollente leggermente salata. Quando sono morbidi, Scolateli e tagliateli a tocchetti. Mettete in una padella antoiaderente con 3 cucchiai d'olio i cipollotti sbucciati e tritati finemente, fateli ammorbidire e versate gli asparagi, aggiustate di sale e pepe. Sbattete le uova con il parmigiano e una presa di sale, versate il composto sugli asparagi e fate cuocere a fuoco bassissimo per qualche minuto, sempre mescolando. Ricordatevi che devono risultare rapprese non a frittata. Trasferite tutto in un vassoio di portata e cospargete con l'uvetta sultanina strizzata e fatta rinvenire in un bicchierino di Marsala per 10 minuti.

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31 marzo 2011 4 31 /03 /marzo /2011 16:24

di Ninnj Di Stefano Busà

 

INGREDIENTI: un cavolfiore medio, 1 avocado. mezzo spicchio d'aglio, 1 cucchiaio di pistacchi sgusciati, il succo di mezzo limone, 3 cucchia d'olio extravergine di oliva, sale e pepe, 40 gr. di parmigiano a scaglie, 1 cucchiaio di panna da cucina.

 

Lavate bene un cavolfiore, eliminate le foglie dure e il torsolo, lessatelo per 15 minuti in acqua bollente leggermente salata. Scolatelo dividetelo in cimette e tenetelo da parte. Preparate una salsa all'avocado, sbucciando il frutto ed eliminando il nocciolo. Mettete la polpa nel mix con il succo di limone, il mezzo spicchio d'aglio tritato, i pistacchi, la panna e l'olio, aggiustate di sale e pepe. Frullate il composto in modo da ottenere una salsa omogenea. Se risultasse troppo densa, diluitela con un goccio di latte. Versatela sulle cimette di cavolfiore e spolverate con il parmigiano  grattugiato a scaglie. Ottimo contorno per carni lesse, arrosti e salamelle, ottima anche per accompagnare il pesce.

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30 marzo 2011 3 30 /03 /marzo /2011 12:35

di Ninnj Di Stefano Busà

 

INGREDIENTI: 100 gr. di farina, 1 yogurt neutro, 2 uova, 100 gr. di zucchero, 50 g. di burro, 1 bustina di lievito per dolci, 2 cucchiai di Liquore (a vs. piacere). Per la farcitura: 200 gr. di ricotta freschissima, 300 gr.di fragole e una bustina di vaniglia.

 

Sbattete energicanmente i tuorli con lo zucchero, sciogliete il lievito nella confezione di yogurt e versatelo nel composto al quale aggiungerete la farina, e il burro sciolto. Spruzzate il liquore e mescolate bene tutto. Montate a neve fermissima le chiare d'uovo, (con un pizzico di sale fino), incorporatele al composto delicatamente senza smontarle. Spalmate e infarinate una tortiera di 24 cm con gancio staccabile, versatevi l'impasto. Mettete la tortiera nel forno preriscaldato a 180° per 15 minuti. Estraetela, spalmatela con uno strato abbondante di ricotta mescolata a vaniglia e 2 cucchiai di zucchero, livellando la superficie. Copritela con foglio di alluminio e riponetela in forno a 180° per altri 15 minuti. A cottura ultimata, fatela raffreddare e copritela con le fragole tagliate a metà. Se gradite potete fare dei ghirigori sulle fragole con la panna montata in bomboletta spray.

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30 marzo 2011 3 30 /03 /marzo /2011 10:38

di Ninnj Di Stefano Busà

 

INGREDIENTI. 250 gr. di mascarpone, 2 tuorli, 100 gr. di zucchero vanigliato, 2 pizzico di cannella, 80 gr. di composto "Vitalis" croccante alla frutta secca, alcune cucchiaiate di Grand Marnier, 3 cucchiai di pistacchi sgusciati e tritati.,

 

In una ciotola sbattete i tuorli d'uovo con lo zucchero e la cannella, aggiungete il mascarpone e continuate a lavorarlo finché risulti un composto ben omogeneo. Versatevi il croccante "Vitalis" e mescolate bene il composto. Suddividetelo in coppette singole e spolveratevi sopra ad ognuna i pistacchi tritati grossolanamente. Tenete in frigo per almeno un'ora. Servite spruzzando in superficie un cucchiaio di Grand Marnier  per ogni coppetta.

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29 marzo 2011 2 29 /03 /marzo /2011 14:48

di Ninnj Di Stefano Busà

 

INGREDIENTI: 400 gr di riso per insalata, 200 gr. di provolone piccante, 150 gr. di speck, 250 gr. di melone sodo e maturo, olio extravergine di oliva, 100 gr. di olive verdi snocciolate, sale e peperoncino.

 

Lessate il riso in abbondante acqua salata. Intanto, sbucciate il melone, eliminate tutti i semi, tagliatelo prima a fette e poi a dadolini piccoli, tagliate anche lo speck a juilienne. Riducete anche il Provolone a piccolissimi pezzetti. Sistemate tutto in una insalatiera. Scolate il riso al dente e passatelo sotto l'acqua fredda per fermare la cottura. Fatelo raffreddare e poi versatelo nell'insalatiera con il composto, aggiungete le olive snocciolate. Irroratelo con abbondante olio, il succo di mezzo limone, sale e peperoncino tagliuzzato finissimo oppure adoperate quello in polvere. Spolverate con i gherigli di noci tritate o tagliuzzate grossolanamente. Servite freddo

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29 marzo 2011 2 29 /03 /marzo /2011 08:38

di Carmelo Consoli

 

Quella luce che tocca il mondo di Ninny Di Stefano Busà

Saggio Critico

 

Partiamo subito da una affermazione e cioè che questo libro ha una sua logica ed una sua unità nel porsi come raccolta poetica di stampo filosofico- esistenziale sui contenuti vitali  che non ha velleità di risposte dottrinali ma bensì reiterate esplorazioni tra stagioni luminose, presenze rigenerative e consapevolezze di assenze, esili, silenzi. Vuole essere quotidiano resoconto di un vivere tra considerazioni amare e ritorni edenici onde illuminare il significato dell’esistere, condotto con estrema spoliazione di sé e coscienza dei limiti umani. Rappresenta pertanto uno scavo profondo sul percorso e sul mistero della vita.

Basterebbe, del resto, dare soltanto una rapida scorsa ai titoli delle singole opere per rendersi conto dell’intento creativo dell’autrice.

Nettamente si evidenzia il fluttuare della parola tra la percezione del finito materiale, nelle sue varianti positive/negative  e l’infinito Oltre, ( oltre la “metamorfosi” per usare un termine dell’autrice). Una condotta poetica portata avanti con lucida consapevolezza attraverso la meditazione profonda, sofferta, la confessione che diviene  canto dolce e aspro dei contrasti.  Liriche di nostalgie e stridori in cui appare anche il richiamo di una fede che colmi, per dirla con i suoi versi “ quella insostenibile distanza dal cielo  di cui scrive: ” c’è solo da immaginare la virtù degli angeli, le loro ali, le ninne nanne di un coro di bambini”.

Si ha abbandonandosi a questa poesia coinvolgente dalle tonalità vigorose e delicate al tempo stesso, la sensazione che  tramuta via, via in emozione, di entrare in un solco vitale vagante tra ombre e luci, suoni e silenzi, presenze e solitudini perennemente a cavallo tra la 

la coscienza dolorosa dell’esistenza cristallizzata nei propri conflitti, la trafittura, come l’autrice la definisce della realtà e la fuga, l’evasione verso incontaminate sponde e spazi di purezza d’anima.                                                           

Una raccolta intessuta di fiati memoriali, sinfonie di stagioni; uno  scorrere inesausto e affollato di nature, paesaggi, cromie di particolare bellezza in cui si avverte la matrice meridionale dell’autrice. Insomma un ampio excursus tematico portato avanti con la tecnica  delle riprese, degli approfondimenti, delle combinazioni, degli intrecci  e con l’utilizzo di tonalità in ampie variazioni musicali, la cui armonia e luminosità viene costantemente violata dalle “arsure” simbolo di mancanze di linfe esistenziali o accendersi di tensioni emotive, dalle “assenze”( simbologia ricorrente) ad evidenziare mancanza di contenitori vitali, ma anche incomprensione e lontananza dall’Oltre, ed infine da una realtà indecifrabile e misterica che tutto avvolge, di cui si avvertono con estrema acutezza fragilità e silenzi.

I versi di questa raccolta emergono da profondi mondi interiori  contrassegnati da un comune denominatore e  primo attore che è il  “Tempo”  nelle sue sfaccettature varianti dall’attimo lucente, dal “minimo dettaglio “salvifico,  da “un solo giorno d’idillio”, a “tutto il resto che è vuoto intorno”, nella sua comprensione esaltante e dolorosa.

Le liriche si mostrano corpose, palpabili, nelle presenze, nelle fragranze, nelle sonorità; spesso sono cromatici spazi in cui dentro si agitano con pari bellezza  il viburno, le mortelle, oppure il rezzo, le ginestre avvampanti o  i gelsi, i melograni, le cicale  e dove la poetessa  è sempre  attenta  alla ricerca della parola nel suo massimo contenuto espressivo, all’essenzialità del significato e del significante ; ogni composizione  è sapientemente condotta sul piano metrico con un linguaggio raffinato, icastico e con l’utilizzo di similitudini inedite, aggraziate componenti metaforiche, enjambements, piacevoli assonanze e  talora allitterazioni.

Ma torniamo alla questione irrisolta tra luci e ombre. Nel loro strenuo contendersi tra “ chiarori di alture di pampini, gramigne di lucciole, fuochi, case bianche” e ancora “grido di semine, tratturi tra lune e grilli  e ombre della “nicchia delle assenze”, “sensazione di macerie”, del “resto che è grido o abisso che di sé ci colma e di “ogni giorno che è principio alla sua fine” la poetessa passa al setaccio paradisi  e purgatori in cerca di una soluzione al dilemma esistenziale.

Allora se da una parte il lettore subisce la fascinazione del respiro vitale dell’autrice che con abilità di trasmutazione poetica lo conduce in un mondo altro di azzurrità celesti e rigeneranti fragranze dall’altra ne constata la fatica del vivere o del sopravvivere, l’umiliazione costante, il crudo dolore,  il frequente dissolvimento, così come “l’esilio aspro “, le “nature disseccate”, o le “rigogliose spirali di nequizie amare” e la morte” là ove periscono tutte le cose”( e  qui ritorniamo alla “metamorfosi”).  Questa costante ambivalenza del sentire la permanenza terrena( questo “essere vivi e dispersi”) sopravvive nelle poesie e si esalta a mio giudizio nella sezione “Le linfe del distacco” come ad esempio nelle liriche ” Mattinali di allodole”, “ D’ambrosia la tua manna” , “Ginestre”,  “Petali selvaggi”, “ S’attenua la magia”;  tutto insomma si svolge all’insegna del sogno luminoso e del risveglio amaro .

E così si procede in una palpitante alternanza tra esplosioni ed implosioni  di luce, fino a quando questa ardua tensione che contraddistingue la lettura si scioglie e dalla scrematura degli opposti la soluzione ci appare finalmente chiara. Intuita, scavata, dissepolta dalle profonde crepe esistenziali  esce fuori vincente la luce solida dell’amore, come una possibilità di riscatto, positività al nonsenso dell’umana condizione,  superamento di una vita che compie “la cupio suo dissolvi” ; luminosità annidata nelle pieghe dell’anima, che è quella consapevolezza, per ognuno di noi, al di sopra di ogni smentita dolorosa, di ogni ombra mortale di essere partecipe alfine di un infinito e di un eterno.

L’eterno salvifico si fa dunque pulsazione fremente  e costante nella Busà attraverso  segmenti  o graffiti d’anima che provvidenzialmente si manifestano pronti a restituire soglie di salvezza dagli annichilimenti e dai travagli. – Dice la Busà: “ la sconfitta è rimanere  fianco a fianco nel precipizio d’ombre, nei silenzi arresi dell’ultima imperfezione”

Sono allora gli stupori memoriali, i candori affettivi nelle figure della nipotina, della madre, le amicizie, la maternità così bene rappresentata nella poesia  “Come un piccolo fiore” e  tutto l’humus trasudante l’originaria bellezza della natura a compiere il miracolo, a staccarsi dalla struggente consapevolezza di un dolore antico quanto il mondo; è l’anabasi del cuore  a fendere le tenebre del mistero ed il segno cristiano che già con forza compare nella sua opera” L’assoluto perfetto”.  Scrive versi mirabili la poetessa  nella poesia” L’amore”; recita così: e tutto par nato dal piccolo giglio solitario ai piedi di una Croce.”

Luce dunque che coglie l’attimo, illumina i dettagli;  luce effetto speranza, collante salvifico, sentiero guida nell’arduo passaggio terreno che individua spiragli di immortalità e d’infinito e rigenera lo spirito.  In “ qualche grano di poesia “ si legge: “ Eppure cerco ciò che sorprenda, il fiato dei pensieri, l’orma di Dio” ; un sogno dunque anche in cerca di fede nei valori di riconoscimento.

Vi sono in questa poetica molte sintonie con il pensiero quasimodiano, con quello ungarettiano  per le tematiche inerenti il tempo reale e quello metafisico, per il riscatto al vuoto universale, ma anche con il mondo e la poesia di Mario Luzi per l’apertura a Dio e alla fede.

Mi avvio alla conclusione con una riflessione che riguarda la prefazione al libro  e cioè che questa, forse grazie ad un benevolo destino, si pone come splendido, ideale  corollario alla bellissima raccolta, in quanto realizzata dall’illustre Emerico Giachery  che dall’alto delle sue opere e tra tutte quel mirabile saggio titolato “ Abitare poeticamente la terra” ha colto come pochi altri avrebbero saputo fare  la valenza del segno luminoso  emergente dai versi, lui che del nutrirsi d’armonie e di poesie d’anima ha fatto il suo modus vivendi.

Giachery ci riporta dunque inevitabilmente alla poesia e la poesia della Busà al  poeta che lei stessa lucidamente definisce: grido di sciacallo, pelle d’angelo, fiore pesto,  infinito barlume  della luce che tocca il mondo”.

 

 

 

Carmelo Consoli

 

 

 

 

 

 

 

 

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28 marzo 2011 1 28 /03 /marzo /2011 15:55

di Ninnj Di Stefano Busà

 

INGREDIENTI   x 4 personae

350 gr.di tagliatelle fresche all'uovo, 40 gr. di tartufo grattugiato, 1 scalogno, 2 cucchiai di panna fresca, 2 carciofi teneri, sale e pepe. Pastella: 1 bicchiere di birra, 2 cucchiai di farina, 3 cucchiai di parmigiano grattugiato a scaglie, un pizzico di sale, un pizzico di noce moscata, 1 limone non trattato.

 

Mettete sul fuoco l'acqua salata per lessare le tagliatelle. Pulite i carciofi, eliminando le foglie dure e la barba, scartate netta la parte appuntita. Affettatele sottilmente come petali, spruzzateli con il succo di mezzo limone perché non anneriscano. Intanto, preparate la pastella sbattendo la farima con la birra, il sale q.b e la noce moscata. Passate i petali di carciofi nella pastella e fateli rosolare da entrambi i lati in una padella con dell'olio bollente. Teneteli da parte. In un'altra padella antiaderente con la noce di burro sciolto, fate ammorbidire lo scalogno affettato finemente, aggiungete la panna, i petali di carciofi e mescolate leggermente (senza romperli). Scolate le tagliatelle, fateli saltare nella padella col condimento, spolverate con il parmigiano  e il tartufo grattugiati a scaglie. Servite caldo con un Ansonica Costa dell'Argentario.

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27 marzo 2011 7 27 /03 /marzo /2011 18:31

di Ninnj Di Stefano Busà

 

Ho letto con piacere il nuovo lavoro di Walter Mauro appena dato alle stampe e in cui si evince tutta la sua verve e il suo particolare, unico e personalissimo mix,  nel quale si miscelano in dosi da autentico gourmet: la parodia, la militanza letteraria, la eccentrica, quanto memorabile struttura scrittoria di un Walter Mauro irripetibile.

Il volume riporta stralci e memorie dei quali lo scrittore diventa il protagonista di incontri con i vari personaggi conosciuti via via nel suo tragitto culturale e umano.

Non lasciano stupiti, conoscendo altri scritti di Mauro, la sua disinvolta e aderente concertazione di immagini, focalizzate sui tratti peculiari dei vari amici e conoscenti, propri del suo stile e della carica partecipativa con cui lo scrittore va a ritroso nel tempo. Tutti i suoi amici sfilano in modo naturale eppure intenso, così accattivante dal lato del lettore, da non poter fare a meno di evidenziarne la bravura per l'indelebile traccia  lasciata da ogni incontro.

La Letteratura è nel cortile è appena uscito nelle librerie con la Casa Editrice Giulio Perrone, ma ha già avuto ottima accoglienza di lettori. E non è solo perché Walter Mauro è uno dei massimi esponenti della Cultura oggi in Italia, ma è anche perché sa offrire a chi lo legge, una finestra di osservazione su una miriade di scrittori, di poeti, di filosofi, musicisti conosciuti lungo il suo tragitto culturale e umano, entro il quale condivideva molti interessi o lo legavano vere affinità elettive, tra le quali il jazz, il calcio, la letteratura, etc.

Walter Mauro è un personaggio a tutto tondo, oserei dire che si apre a 360° ad una interpretazione di tipo revival con anticipazioni su personaggi conosciti.

La biografia di Walter Mauro è densa di attività critico-saggistica. Non bisogna dimenticare che è uno dei più grandi esponenti della critica militante nel diorama culturale italiano. Sovraintendente della Società Dante Alighieri, ha trattato la critica come pane quotidiano, ha incontrato personalità di spicco come Moravia, Sciascia, Rafael Alberti, Garcia Lorca, Carlo Levi, Montale, Marques. Ha scritto molto su autori nostrani e anche stranieri come Baldwin, Sartre; si è interessato della Storia del jazz di cui è appassionato dedicando tre antologie al Blues, agli Spirituals e ai Work Songs, ha scritto una Storia sui neri d'America e Luis Armstrong. Il suo modo di rivivere i momenti cruciali dell'amicizia è spontaneo, allegro, mai chiuso in se stesso o vissuto con tristezza e rammarico. Il suo linguaggio ritrae tutti coloro coi quali è entrato in contatto nei loro aspetti quotidiani, nelle loro manie, nei dettagli di una partitura esistenziale che non vanifica la vita, l'amicizia quando esse sono intense, autentiche e appassionate. E' un percorso di scanzonato umorismo, di entusiasmi e di spericolate eredità a volte irripetibili nel loro stesso modus virtuale o non, di descrivere i rapporti umani. In ogni modo un lavoro di cesello, bonario e suadente, coincidente con la vita e le amicizie dell'autore, che ripercorre il suo itinerario umano entro un'aura che fa da cornice ad ognuno di essi e ne stimola la lettura eccentrica, a tratti anche ironica, ma con esiti felicemente raggiunti di superiore equilibrio letterario. 

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26 marzo 2011 6 26 /03 /marzo /2011 16:53

di Ninnj Di Stefano Busà

 

INGREDIENTI: 1 faraona, 100 gr. di pancetta stesa magra, 1 carota, 1 scalogno, erbe aromatiche (del tipo: maggiorana, menta, salvia, rosmarino, timo) 1 spicchio d'aglio, noce moscata, 1 bottiglia di Spumante Moscato d'Asti.

 

Pulite bene la faraona e fasciatela con la pancetta, fatela rosolare in un tegame antiaderente con il burro sciolto, quando è ben dorata da tutte le parti, aggiungete l'aglio sbucciato e schiacciato, lo scalogno e la carota tritati finemente, aggiungete le erbe aromatiche a volontà e versate il Moscato poco alla volta. Fate cuocere per circa 1 ora a fuoco medio/basso. Se necessario, bagnando quando ve ne sia bisogno. A cottura ultimata eliminate l'aglio. Tagliate a pezzi la faraona e sistematela su un piatto di portata innaffiandola con il sugo di cottura. Vino consigliato un Barolo. 

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26 marzo 2011 6 26 /03 /marzo /2011 16:37

di Ninnj Di Stefano Busà

 

INGREDIENTI: 80 foglie di ciliegie ben lavate e asciugate una ad una, la scorza di mezzo limone, 100 gr. di zucchero, 1 bottiglia di Moscato d'Asti, 250 gr. di alcool alimentare a 95°

 

 

In un vaso di vetro a chiusura ermetica, mettete a macerare per 45 giorni le foglie di ciliegie, lo zucchero, la scorza di limone e il Moscato. Agitate di tanto in tanto per sciogliere lo zucchero. A fine solubilizzazione aggiungere l'alcool, mescolate bene e lasciate riposare in luogo buio per altri 20 giorni. Dopo questo tempo filtrate con un telo, imbottigliate il liquore, tappatelo bene e servitelo almeno 6 mesi dopo averlo preparato.

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