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21 marzo 2011 1 21 /03 /marzo /2011 09:20

di Ninnj Di Stefano Busà

 

INGREDIENTI: 300 gr. di pisellini freschi puliti al netto, (oppure surgelati), 1 spicchio d'aglio, 3 foglie di salvia, succo di limone, olio extravergine di oliva, 1 rametto di prezzemolo, di 50 gr. di prosciutto cotto, sale e peperoncino.

 

Fate soffriggere leggermente in 2 cucchiai d'olio l'aglio (senza bruciarlo), aggiungete la salvia tritata, il prosciutto tagliato a piccolissimi pezzettini e fate rosolare qualche minuto, versate i pisellini e cuoceteli nel soffritto per 5 minuti, versandovi il succo di mezzo limone. Aggiustate di sale e pepe e spolverate a fine cottura un trito finissimo di prezzemolo.

 

 

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21 marzo 2011 1 21 /03 /marzo /2011 09:05

di Ninnj Di Stefano Busà

 

INGREDIENTI: pane toscano o altre fette di pane raffermo, 4 filetti di acciughe, 1 cipolla media, 2 pomodori sodi, 4 foglie di basilico, 2 pizziconi di origano, olio extravergine di oliva, 1 mozzarella fresca, il succo di mezzo limone, sale e pepe in grani.

 

Tagliate sottile la cipolla e tenetela in acqua tiepida con un pizzico di sale per 30 minuti, rinnovando ogni tanto l'acqua. Fate ammollare il pane nell'acqua al quale aggiungerete 1 cucchiaio di aceto. Strizzatelo bene e ponetelo in una insalatiera. Aggiungete la mozzarella tagliata a tocchettini, i pomodori tagliati a cubetti, dopo aver eliminato i semi, la cipolla strizzata e tritata, il basilico tagliuzzato, l'origano e una generosa aggiunta d'olio, con il succo di mezzo limone. Aggiustate di sale (se necessario) e spolverate con pepe nero in grani (se gradito).

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20 marzo 2011 7 20 /03 /marzo /2011 11:25

Grande affluenza di pubblico, molto attento e selezionato. Ottima accoglienza critica è stata riservata alla scrittrice nel  presentare l'ultimo suo lavoro lirico. Il libro porta la prefazione dell'autorevole Prof: Emerico Giachery. Ne ha curato la parte organizzativa la poetessa Roberta Degl' Innocenti. Hanno relazionato Lia Bronzi, Duccia Camiciotti, Carmelo Consoli. Le letture dei testi erano affidate alla fine dizione di Andrea Pericoli. Lo stesso libro era stato presentato qualche mese fa a Milano dal Settore Cultura del Consolato Ecuadoriano. Molto seguito anche in questa presentazione fatta a due voci insieme a Tiziana Faoro, amica e collaboratrice della Prof. Ninnj Di Stefano Busà.

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19 marzo 2011 6 19 /03 /marzo /2011 09:58

di Duccia Camiciotti

 

Iniziare subito dalla sensazione penetrante (e non concetto, -dico- perché il lirismo in qualche modo sfronda il pensiero e i contenuti in genere, pur essi presenti dell'Assenza E con ciò non intendo né il niente né l'impalpabilità (pur presente nel melodioso sfiorare il tutto con delicato tocco sui tasti di pianoforte classico) né tanto meno l'inesistenza di una tematicainerente il singolare climax lirico. Il penetrare fino in fondo, fino all'ultimo, il significato delle cose, che pure non presentano, al dispiegarsi del ragionamento, una risposta esaustiva è assolto magistralmente da questa poetica. Come mai  ci si potrebbe chiedere questo elemento così bello è anche tanto misterioso si nasconde all'ultima analisi?

Per questo, io insisto nel sentire, nel descrivere e basta, nell'evocare e nel decifrare, perché non posso fare altro.

Ma queste è solo il dialogo che ho immaginato tra Ninnj Di Stefano Busà e le sue contemplazioni concrete, le COSE insomma. E è sorprendente come tutto ciò possa fluire in tal modo inesplicabilmente melodioso senza pause stridenti, in questa sorta di sinfonia-elegia struggente, ma anche di grande rilevanza descrittiva e con una tale potenza possa sussistere e dominare l'Assenza fin quasi a neutralizzarla. Ci chiediamo qual genere d'assenza sia: mutilazione violenta, ammesso che vi sia qualcosa di violento in questo dolcissimo, enigmatico flusso di parole, oppure, nota dolente degna di lamentazione biblica (in verità moderata e quasi implicita nel canto), ovvero, se sia immersione nella totalità, nel Nirvana Buddista che può essere il tutto o il niente (in specie rispetto all'umano) ma dal quale scaturiscono costellazioni d'immagini.

E' un'assenza, più plausibilmente avvertita come un ALTROVE di difficile decifrazione.

Pertanto ciò che ritorna non si ripete in senso assoluto, ma il nominarlo e decantarlo tramite la parola diventa in sé stesso una sfida al VUOTO.

Non che il pensiero filosofico non sia presente in questa sede, ma certo non si tratta né di compendio né di sistema, senza escludere l'ispirazione cristiana nell'imanità di Cristo stesso. Kantianamente restiamo nel fenomenologico, nell'esserci qui ed ora. Non siamo neppure lontani da certa atmosfera heideggeriana, pur sollecitati da rare parvenze, da aromi squisiti, evocati poeticamente secondo un certo classicismo idiomatico che, tuttavia, funge solo da scheletro in un contesto assolutamente moderno, il quale non rigetta Montale né Ungaretti e nemmeno Quasimodo (se non altro per i ritmi della versificazione) pur rimanendo a livello di stratificazioni personali inedite. In tal senso , alcuni vocaboli concreti, reiterati protagonisti, conferiscono all'indistinto un cero senso di realtà.Si evincono alcuni titoli e termini come "riverberi alati", "crepe", "trafitture", "celestrità", i quali potenzialmente racchiudono l'estensione di senso e un quasi sconfinamento nel metafisico. Non che la trascendenza qui sia a bella posta semplificata, ma è quasi immanente nel prezioso e levigato lirismo.

Alla specie di ripetizione duemilistica e cosmica del monologo amletico. essere o non essere, si trasforma, come fa notare Emerico Giachery in  "esplodere, implodere", e non è che questa seconda versione soddisfi le speranze di coloro che auspicano un senso circostanziato alla vita.

Ricorrente è anche il termine "arsura", che non è, si badi bene, (il topos montaliano) ma una crudezza assetata, una tensione emotiva, una felicità ritmica, rapportabile forse all'estraneamento dei dervisci, o alle pratiche mistiche dei monaci del Monte Athos).

Neutralizzarsi per risvegliarsi ALTROVE (nel Nirvana forse)

Metrica senza sbavature, commisurata al respiro, al ritmo: tessitura e versificazione mediterranea? Tutto è possibile, ma non certo. Quel che è certo è che in un melange di tali e notevoli connotazioni questa poetica è magistrale.

C'è un respiro regolare (e i monaci sunnminati lo sanno bene) del contemplare, del meditare, del ricordare commemorando. Inestricabile intreccio giambico, forse vicino a certi infiniti silenzi quasi leopardiani. Un ineffabile intrecciarsi di segni in metamorfosi semantiche, fà sì che una singola parola va esaminata e soprattutto "sentita" in ogni sua sfaccettatura emozionale, si presenta variegata e traslucida e poliedrica come un brillante. Una prima chiave di lettura, tuttavia, potrebbe essere contenuta nelle concordanze, nelle occasioni, nelle condizioni temporali terrestri necessarieamente mutevoli e non certo assolute.

Come una sinfonia le note si combinano, si corrispondono, s'intrecciano così le parole, nell'armonia del tutto, un tutto - (e non a caso scrivo con la t "minuscola) segnato inequivocabilmente dalla Luce verso la quale è stabilmente proteso. Luce biblica, neo-platonica, ellinistica, luce pitagorica, aeropagita (vedi Dionigi l'Aeropagita, luce degli stiliti del deserto, quanto anche di S. Francesco, di Dante, luce-logos, luce luziana (ad es."Nel viaggio terrestre e celeste di Simone Martini"), pienezza ontologica minacciata e perduta della quale la nostra poetessa cerca di riappropriarsi, sia pure con sofferenza liricamente più pacificata. Quello che la filosofia non può, certamente può l'Arte quando è vera.

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14 marzo 2011 1 14 /03 /marzo /2011 08:55

di Ninnj Di Stefano Busà

 

Un'epoca di grandi cataclismi, di sconvolgimenti naturali e non, sociali, economici, culturali, ambientali, una deriva che nulla ha da invidiare agli "tzunami" apocalittici del Giappone degli ultimi giorni. Una voragine economico-finanziaria che ci fa sprofondare sempre più e in cui è necessario rivedere dal principio le ragioni delle catastrofiche direzioni, forse per evitare l'imminente catabasi dell'intero sistema-uomo, dell'intero progetto dell'umanità, se si vuole ancora sperare in un processo di revisione che ci porti fuori dall'empasse.

Ogni mossa va rivista alla luce di un processo moderatore, ma anche ammodernatore di equilibri storico-culturali molto oculatamente attento ai passi falsi, ai ritardi colpevoli, alle atarassie da parte dei Governi, degli Stati e degli individui che ne formano le istituzioni, perchè di essi è responsabile la coscienza di tutti. Il mondo sembra essere giunto ad una sorte di "day after", la situazione scivola dalle mani...L'umanità tutta sembra essere giunta ad una sorta di resa dei conti di tutti gli errori madornali, perpetrati in secoli d'imperizia e di disgregazioni, conflitti, egoismi, contraddizioni: tutti i mali che hanno sperimentato sembra le si rivoltino contro.

La parola d'ordine risiede ora nelle coscienze che devono prendere atto, e subito, dei mutamenti storici, ambientali, economici, culturali, politici.

Una sorta di  -deja vu-  di tutte le colpe, un riesame a tutto tondo, un'indagine profonda nelle latebre primordiali degli errori: Il cambiamento dovrà esserci se non si vuole collassare definitivamente il fronte delle speranze di riemergere alla normalità, e deve essere ora radicale, non a passetti incerti: bisogna prendere decisioni immediate, non temporeggiare o tentennare, non prendere al largo le situazioni che s'impattano giorno per giorno in un'escalation di disordini, di contraccolpi, di derive.

L'inversione di rotta è d'obbligo perché si riequilibrino le forze che sono fuori controllo dell'uomo, ormai divenuto succube di colpevoli negligenze e omissioni, di ipotesi contrastanti e micidiali per la sua sopravvivenza.

Occorre riflettere, darsi una regolata, perché tutto sia rimesso "a punto", regolato con nuovi occhi, con parametri di nuove dimensioni e ricostruito alla luce dell'intelletto e della ragione, non più dell'ottusa e bieca spinta dell'egoismo.

I mutamenti climatici, geologici ed esistenziali non attendono oltre. Ce ne danno segnali più che evidenti i ghiacciai che si sciolgino, i terremoti di altissima magnetudine, gli tzunami e le apocalittiche visioni cui assistiemo in questi drammatici giorni.

Diecimila morti in Giappone sono un cataclima inaudito, centrali nucleari in pericolo,  uno spettacolo inaspettato e fulminante che fa molto riflettere sulle capacità dell'uomo di affrontare i suoi problemi vitali,  di saper gestire o meno le attitudini primordiali della specie che  -antropomorficamente-  sta cambiando, anzi il cambiamento è già avvenuto. Saprà l'uomo del domani porre rimedio e sopravvivere con maggior perizia e oculatezza? C'è da augurarselo per la salvezza del mondo, per il bene di tutta l'unanità così compromessa da leggi infauste, da insubordinazione alle regole naturali e attratta  ogni oltre irragionavole presunzione, dalla venefica e madornale atrocità dei suoi peggiori istinti. 

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13 marzo 2011 7 13 /03 /marzo /2011 15:00

di Ninnj Di Stefano Busà

 

Notiamo un'accelerazione furibonda che la dice lunga sugli episodi e sugli accadimenti dell'ultima ora. Tutti i nodi stanno per venire al pettine nei cambiamenti e nei risvolti dell'esistenza globalizzata di un'umanità piagata, esasperata, resa nulla e intorpidita dagli ultimi baluardi di regimi.

Alcune condizioni rappresentano davvero svolte epocali, parliamo ad es. delle rivoluzioni libertarie del Magreb, delle sommosse e dalla fuoruscita delle ultime dittature: una ventata d'aria nuova ha spazzato via letteralmente gli ultimi dittatori, disarcionando gli imperi a conduzione quasi dinastico-familiari che vari piccoli rais avevano creato, una dinastia che nei loro intenti e nelle loro utopie di fuorileggi, doveva passare agli eredi, tendenzialmente volta ad assoggettare intere popolazioni agli strapoteri di un solo potere che diventava dinastico nel passare da padre in figlio. Ma non è solo il vento di libertà ad esauturare intere generazioni di nuovi poveri. Di certo, la loro esistenza è stata attraversata sempre dalla miseria e dal controllo politico socio culturale dei <dittatorelli> di turno, che ne hanno sempre impedito l'allinaeamento alla modernità, ma certamente molta infuenza e apertura all'occidentalizzazione ha portato internet e la visione in tempo reale di ciò che avviene nel mondo. Coloro che stanno facendo la rivoluzione cosiddetta del gelsomino, sono tutti giovani dai venti anni in su, non sventolano bandiere di nessuna tendenza politica, soltanto vogliono, pretendono e chiedono diritti civili: la libertà di idee e di azione, che li ha sempre tenuti sott scacco; vogliono allinearsi all'occidente in quello che può essere diritto allo studio, al lavoro, all'emancipazione. tutti diritti umani calpestati o ignorati fino a questo momento, che hanno provocato la frammentazione e la faglia virtuale e reale tra loro e il resto del mondo moderno. Questi giovani stanno lottando per i diritti civili, per la Scuola, per attestare il loro diritto alla vita, alla società, al senso universale di esistere. Vi si respira una sorta di liberazione e di evasione dalle gabbie di una dittatura che li ha sopraffatti, affamati, resi ciechi e sordi, deliberatamente  succubi dei loro rais di turno, soggetti a diaspore, a emigrazione clandestina verso territori più liberi e civilizzati.

Un fenomeno di tale portata non era stato previsto, come del resto non si era neppure immaginata una crisi planetaria di eguale intensità economico-finanziaria. Senza alcun dubbio, il mondo globalizzato è stato scosso dalle fondamenta. Siamo stati presi alla sprovvista da uno tzunami di imprevedibili proporzioni. Ora l'incognita è alle porte. Dove andranno tutti i profughi del Nord Africa? dove si rifugeranno questi nuovi e inurbati poveri condannati alla miseria da secoli di dittature sanguinose e inamovibili? Si potranno introdurre democrazie nele varie regioni che hanno versato il loro sangue per cacciare l'impero del Male? Sapranno gestire la tanto sospirata liberazione? o cadranno preda di altre finte demagogie che inevitabilmente si verranno a creare in territori non avvezzi ad autogestirsi, ad avere governi liberamente votati,  dai quali troveranno asilo le loro speranze? e ancora, vi sarà una ricomposizione e una nuova spartizione di ricchezza, saprà il nuovo "universo" venuto fuori dai grandi sconvolgimenti antropologici trovare nuovi assetti? disincagliararsi dalle nuove sacche di povertà, utilizzare il cervello per equilibrare un mondo più giusto? Oppure si accavalleranno poveri su poveri, diseredati su diseredati, fino a formare una catena di dimensioni apocalittiche che sconvolgerà il mondo moderno, ormai alle soglie del famoso 2012 anno della dichiarativa e fatidica data  di fine del mondo?

 

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8 marzo 2011 2 08 /03 /marzo /2011 18:42

Vittoriano Esposito

 

Con un saggio introduttivo di Neuro Bonifazi e la postfazione di Dante Maffìa è uscita una straordinaria silloge di Ninnj Di Stefano Busà, da annoverare indubbiamente tra le opere destinate a rimanere nel panorama della produzione corrente più alta.

L'autrice non è nuova a pubblicazioni di notevole spessore letterario, avendo tra l'altro pubblicato una ventina di libri che hanno avuto il consenso pieno di critici autorevoli ed esigenti, quali Carlo Bo, Mario Sansone, Giuliano Manacorda, Emerico Giachery, Giorgio Bàrberi Squarotti, Renato Filippelli, Edoardo Sanguinetti, Marco Forti, Francesco D'Episcopo e altri. Le sono state dedicate anche tre attente e puntigliose monografie da Silvano Demarchi, Rosa Berti Sabbieti e Antonio Coppola, che ne hanno analizzato appieno il percorso poetico e letterario con una rigorosa lettura dei testi. Eppure, nonostante tanti successi, continuano ad ignorarla le redazioni delle Case editoriali elitarie e le antologie più storicizzate che, avvelendosi del battage pubblicitario della grande editoria, si dice facciano un punto doveroso, di volta in volta, sulla situazione vera o presunta della poesia contemporanea. Misteri tutt'altro che gaudiosi della nostra repubblica letteraria! Ahimé dedita a tutt'altre faccende che a valutare la poesia che vale, quella onesta e meritoria...Bisognerebbe anche tener conto che Ninnj si occupa non solo di poesia, ma di saggistica e di critica, seguendo da vicino il dibattito culturale di molti autori contemporanei, anche autorevoli sulla stampa specializzata. Ha pubblicato uno studio esegetico su Benedetto Croce: "L'Estetica crociana e i problemi dell'Arte" e vari saggi ancora inediti: " Sull'Interpretazione antica e moderna del Bello". Con ciò, s'intende dire che non è una donna chiusa nel bozzolo della sola poesia, anche se questo non sarebbe un demerito. Questa raccolta bella in ogni sua pagina, anzi a tratti straordinaria, e tuttavia non facilmente fruibile per lettori comuni, ma per addetti ai lavori, intendo dire di quella che sfugge ai parametri consueti. Ninnj Di Stefano Busà si allinea alla lirica moderna pù raffinata, senza cedimenti allo sperimentalismo linguistico fine a se stesso, in quest'opera si fa costantemente uso della metafora più elevata e dell'analogia, sia in riferimento al mondo esterno, sia al sondaggio dei segreti dell'anima, sconfinanti nel'inconscio.

Sulla scia di queste riflessioni , Neuro Bonifazi giustamente ha rilevato la caratura del dettato, tra l'altro ha evidenziato che questa poesia si trascrive sulla pelle a lettere d'oro, volendo dire che sono incorporate, mai per una rinuncia o impossibilità a rivelarsi, ma per n un intrinseco ed elevato costrutto linguistico.

E Dante Maffìa incalza, annotando come la poetessa ci conduce per mano all'interno dell'anima, senza tuttavia imporci la sua storia, anzi mettendola accanto a quella degli altri, di tutti. E chiarisce: "così, la minutissima ragione dell'imposseduto è cielo di un altro emisfero che permane come possibilità infinita di traguardi."

Si può comprendere, sulla scia di queste ragioni, quanto sia difficile addentrarsi nelle profondità di una poesia che riesce a sfondare l'essenza insondabile dell'anima, fin quasi a penetrarla. Una visione quanto meno traspare, diremmo , "naturaliter cristiana", con a fondamento il principio biblico del <vanitas vanitatorum>, ma senza lo sbocco delle asprezze del mondo terreno come lacrimarum vallis: la vita, vista come peregrinatio esistenziake, tutta giocata tra le costrinzioni e la libera scelta personale, destinata a compiersi nell'affannosa ricerca del vero, proprio in un insanabile conflitto tra adiacenze e lontananze rispetto alla meta ultima.

La liberazione non è che un anelito inappagabile in quanto "ogni luce presuppone la sua tenebra". Legge ferrea che regola il fluire dei giorni: "la vita sempre si risana dalle sue ferite, /si avvita al suo miracolo di gemme, di fogliame./ Tutto nelle adiacenze/ e non rivela che percorsi sfocati/ e solamente/ l'immagine del cielo tra le ciimase alte." (L'immagine del cielo). Per fortuna c'è il sogno, la poesia nei quali la parola può sorvolare inebriandosi di cielo, anche se la vita è "oltre il suo epilogo/ o nel capitolo conchiuso troppo in fretta."(cfr. La vita è quella scritta.)

A quel punto, non resta che "andare contromano/ e misurarsi al dubbio, all'occasione di rendere/ indolore il minimo scarto, / il peso del risveglio." (cfr. Andare).

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7 marzo 2011 1 07 /03 /marzo /2011 16:39

di Ninnj Di Stefano Busà

 

INGREDIENTI: 20 lasagne di pasta fresca o una scatola o 2 di quelle secche all'uovo, 300 gr. di carne trita, 400 gr. di porri al netto puliti, 50 gr. di burro, 100 gr. di gorgonzola dolce, 100 gr, di parmigiano reggiano grattugiato, 2 cucchiai di panna da cucina, 2 pizzichi di noce moscata, olio extravergine di oliva, 4 cucchiai di pinoli, 1 bicchiere di vino bianco secco, sale e pepe nero. Una confezione di besciamella pronta, (o fatela voi).

 

Mettete a lessare le lasagne in acqua bollente salata, aggiungendo un cucchiaio d'olio per evitare che si attacchino. Stendetele su un telo da cucina, man mano che cuociono. In una padella antiaderente fate sciogliere il burro e fatevi ammorbidire i porri lavati e tagliati finemente (solo la parte bianca escludendo parti dure e quella verde), aggiungete al soffritto di porri la carne trita e fatela rosolare e cuocere dopo averli sfumati con un bicchiere di vino. Fate a strati le lasagne. In uno stampo imburrato stendete il primo strato, coprite con il composto di carne e porri, aggiungete il gorgonzola a piccolissimi pezzetti, spolverate di parmigiano, cospargete con un po' di pinoli tostati, versate la besciamella a cucchiaiate e spalmatela bene. (Se risultasse troppo densa diluitela con un po' di latte e aggiungete la panna. Fate un secondo strato e poi un terzo allo stesso modo. Completate con abbondante besciamella, formaggio grattugiato e pepe nero. Cospargete con piccolissimi fiocchetti di burro e ponete in forno preriscaldato a 180° per 20 minuti, finché abbia fatto una bella crosticina. Estraete la lasagna, fatela rassodare 5 minuti fuori dal forno. Servitela con un Recioto o un Sangue di Giuda refrigerati.

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5 marzo 2011 6 05 /03 /marzo /2011 09:29

di Ninnj Di Stefano Busà

 

INGREDIENTI: 300 gr.di farina, 120 gr, di zucchero vanigliato, 100 gr. di burro, 2 tuorli, 1 bustina di lievito, 400 gr. di ricotta, 50 gr. di datteri snocciolati, 150 gr. di zucchero, 200 gr. di mandorle tostate.

 

In una terrina mescolate la farina, lo zucchero vanigliato, il burro sciolto, i tuorli sbattuti, il lievito e mescolate con le mani facendo diventare il composto bricioloso. In un'altra terrina mescolate la ricotta con lo zucchero e aggiungete le mandorle tostate e tritate grossolanamente insieme ai datteri snocciolati e tagliuzzati finemente. Amalgamate bene. In uno stampo da torta imburrato e infarinato ponete metà dell'impasto bricioloso, spalmatevi e livellatevi lo strato di ricotta, coprite con l'altra metà dell'impasto di farina e cercate di sigillare al meglio. Ponete la torta in forno preriscaldato a 180° per 50/55 minuti. Lasciatela raffreddare e rassodare. Servite con un vino dolce da tavola o un Passito di Pantelleria.

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3 marzo 2011 4 03 /03 /marzo /2011 12:04

ninnj[1]
ninnj[1]
di VolaPoesia

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