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17 febbraio 2011 4 17 /02 /febbraio /2011 10:30

di Ninnj Di Stefano Busà

 

Dentro di noi ne avvertiamo l'esigenza, lo stimolo, il conforto che ne potrebbero derivare, ma siamo ormai incapaci di rintracciare la nostra "spiritualitò" fortemente oltraggiata, derisa, ignorata, trascurata dala immensa mole di sollecitazioni esterne, che abiurano alla profondità e verità del soggetto-animatore che dentro di noi abita.

In qualche attimo di assoluto privilegio, "qualcosa" canta in noi, ci consente una parziale visione dell'assenza, chiede, talvolta, a gran voce di essere rigenerata, alimentata. E' la voce della coscienza come promessa dell'assoluta, indivisuìibile percezione di essere più che di avere. Riempirci di splendore, di luce, di desiderio , raggiungere intinerari spirituali che ci arricchiscano all'interno, che ci progettino qualcosa di alto, di nobile, di migliore per la nostra esistenza.

Una vita degna di essere vissuta è l'anelito di tutti.

Ma cosa può significare oggi il concetto stesso di spiritualità non osiamo neppure immaginarlo. Non ne abbiamo neppure l'idea, lo avvertiamo come percezione, come essenzialità di un tutto, di un corpus ineludibile che si presenta a noi come "anima", concetto astratto che si qualifica come irrangiungibile meta di un quotidian percorso dalla tenebra alla luce.

Ma dove stanno il buio e dove la Luce...non riusciamo a comprenderlo. C'è un vuoto dentro di noi, un vuoto che ci modella, senza la nostra volontà, incolpevolmente o non, verso un'informale, stereotipata visione della vita.

Allo stesso tempo, siamo stritolati dalle passioni, dai desideri, dai tormenti quotidiani che ci allontanano sempre di più dal nucleo centrale del nostro esser(ci). Brancoliamo nel vuoto assurdo delle nostre incapacità pregresse, ma non abbiamo sensazioni di superamento  dallo status di frustrazione. Il vuoto ci prende, ci spende nella miriade di sue profanazioni, corrutele, inganni.

Vorremmo ritrovare, indubbiamente, il senso della sacralità, ma siamo infiammati dalla grettezza, dalla pura e semplice incapacità a donarci senza remore ai moti del cuore, agli impulsi del sentimento, alle vicende amorose, sociali, politiche, religiose con una visione più ampia e meno banalizzante.

Da ogni parte si avvertono i sintomi di questa atroce contraddizione. Siamo la domanda senza risposta, l'opposto e il contrasto vivo e tagliente della nostra miseria spirituale.

Stiamo assistendo ogni giorno di più allo sfaldamento di tutti i valori, alle remore etiche, al faòòomento dei significati più elevati e sobri.

Siamo di fronte al diffondersi di un <indivisualismo> senza precedenti, una sperimentazione delle passioni e una  diversificazione dei sistemi esistenziali senza freni.

Ci occorrono nuovi modelli, nuovi mondi da esplorare, nuove vie da percorrere: il tragitto verso la Luce è inquivocabile o ci si allinea per raggiungerlo, oppure soffriremo sempre di più il vuoto, la desolazione, l'annientamento delle risorse spirituali. 

Siamo ad uno sbocco finale. Il passaggio da un'era all'altra ci ha visto spettatori impassibili scivolare verso abissi fondi. Oggi è tempo di tirarsi indietro, di iniziare a percorrere un sentiero che ci conduca alla consapevolezza di essere su una strada senza ritorno: allora, o reiterare l'inganno o, modificare l'assetto, l'opportunità di crescita spirituale.

L'antico metodo scientistico ha messo in luce che il matrimonio tra scienza/fisicità non sta più in piedi, ne ha ampiamente mostrato i limiti. La fisica quantistica ne ha esaltato l'universalità materialistica della visione newtoniana, incentrata sull'atomismo dei nuclei e sugli atomi isolati, racchiusi nei margini di spazio-tempo.

Oggi, dopo l'illuminismo, attraverso la coscienza dell'intelletto pensante, ma anche dell'intelligenza dell'anima la concezione dell'universo è vista sotto un altro aspetto, il dettaglio non è di poco conto. esiste un legame tra corpo e anima, tra sacro e profano.

E' davvero priva di scopo la nostra esistenza? c'è senso ad essere qui, ora nella nostra veste di protagonisti del nulla o dell'indissolubile mistero che ci  trascende? Esiste la metafisica, esiste Dio, c'è legame tra la religione e la spiritualità che tanto evochiamo?

La sfida è aperta.Tutto sta nel dirigere bene le forze interne a noi, non sprechiamo fiato ad evocare assurde dinamiche di funzionalità, mettiamo in moto le nostre sinergie e affrontiamo la prospettiva e la sacralità della vita con occhi diversi, ma soprattutto con nuovi metodi e nuove discipline che non contrastino lo spirito che abbiamo dentro.

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16 febbraio 2011 3 16 /02 /febbraio /2011 15:16

di Ninnj Di Stefano Busà

 

Per non essere tacciati di "ridicolaggine", cadiamo nella correità di una istituzione giuridica del diritto, che contrasta la libertà e calpesta i principi di eguaglianza e di giustizia. Ci colpevolizziamo in massa, per dimostrare che un solo individuo è degno di essere messo alla gogna e al ludibrio dall'intera comunità per il solo fatto di aver rotto gli equilibri, etico/sessuali della specie. Ma il sesso, non dimentichiamolo, non ha morale, è fatto come unione carnale tra esseri umani uomo-donna, che amano la spregiudicatezza e spesso anche la trasgressione.

Se solo riflettiamo un po', ci accorgiamo che è sotto gli occhi di tutti il mastodontico sospetto che ad essere "l'Orco per eccellenza" e il "male assoluto" non può essere un solo uomo.

Me davvero si pensa che mandando a casa Berlusconi tutto viene purificato, nobilitato, reso immune da peccato?  -la catarsi- avverrà. Ma, davvero, siamo giunti a questi livelli  della sfera emotiva e della logica?

Un solo uomo, non può aver generato lo sfacelo morale di cui lo accusano i benpensanti. un solo uomo non è il guasto della collettività, della società che ha raggiunto il livello di guardia e sfondato il parapetto della decenza per aver ospitato feste, magari un tantino hard in casa sua. La verità è che si vuole strumentalizzare questo stato emotivo, si vuole cavalcare l'onda lunga come i "surfisti" più spericolati, per stabilire un prima e un dopo ineludibili entrambi e inconciliabili con la visione del mondo.

Si vuole e si sta attuando un procedimento a suo carico che ha tutta l'aria di una caccia alle streghe, allora, perché non metterlo sul rogo? perché non lapidarlo, non evirarlo?

Ma siamo diventati tutti matti? Il furore dà alla testa...fino a far perdere la ragione?

Vi sono livelli di raziocinio che non si possono divaricare e oltrepassare fino a tal punto da ottenebrare la mente. Anche i sassi comprendono che è una speculazione "moralistica" orchestrata ad arte per mettere "al tappeto" il maschilismo di turno.

Dàgli addosso all'untore..Siamo tutti da psicanalizzare? il caso "Berlusconi" è divenuto una vera ossessione. Qui, non siamo più a giudicare i fatti, ma gli antefatti, le remore morali, le travagliate e intricate forme della psiche umana quando è tra le lenzuola.

Fare 4 processi in 1 solo mese allo stesso "soggetto" vorrà dire pure qualcosa.

Cioé, salta agli occhi di tutti che abbiamo perso la lucidità, il buon senso, perfino la logica comune dell'equilibrio più elementare.

Il cambiamento antropologico della specie ha avuto in quest'ultimo decennio una tale accelerazione da far attribuire ogni colpa ad un solo uomo?

Sembra che solo Berlusconi abbia contagiato l'intera società, abbia inquinato le menti e l'anima di giovani pulzelle, da farle divenire dissolute, prostitute. La vera ragione sta a monte. Si vuole colpire l'uomo dei soldi facili, il miliardarrio, si vuole mandare a casa un Presidente scomodo, che oltre a piacere alle donne, sta al potere da anni; si vuole addossare la colpa della trasformazione antropomorfica di una società che ha raggiunto il culmine del suo libertinaggio, l'apice della sua corruzione (detta erroneamente morale), perché non è questa la morale, facendoli passare tutti per reati non per peccati: reati di stupro, libertarismo sfrenato, corruzione minorile, inquinamento sociale, fanatismo, eccesso di sesso, di potere, arroganza, spocchia e abuso di ruolo, autoritarismo dissoluto, libertinaggio, depravazione sulla testa di un solo uomo, (capro espiatorio). Ed è tale la furia di spodestarlo che non si capisce più dove è il limite, dove il concetto di giustizia, dove finisce la realtà e dove diventi invece affannosa smania di colpirlo e demolirlo.

Si lotta all'impazzata, si smuove l'intera umanità, si sguinzagliano forze, mezzi, uomini che diversamente utilizzati potrebbero dare giovamento in altre sedi, per altre problematiche. Si mobilitano energie e si finanziano strumenti (tanti) per colpirlo, come fosse un cane rabbioso, un orco pronto a divorare "le verginelle".

Ma davvero queste "minorenni" sono verginelle? o sono iene pronte ad azzannare, a vendersi al miglior offerente, qualcuno a buon diritto, le ha chiamate <lupe>. 

Il fatto poi che mettano come slogan <SE NON ORA, QUANDO> deve far riflettere molto. E' come dire: vedete, visto che abbiamo la possinilità di colpire attraverso fatti del tutto inusuali e inconcludenti il nostro malfattore, dobbiamo insistere, rincarare la dose, battere il ferro finché è caldo, tentare con ogni mezzo (anche illecito) di cacciarlo, di stanarlo (come si fa con le bestie feroci) prima che l'ondata di sdegno passi e gli italiani lo votino ancora...

Arriviamo al paradosso, la strumentalizzazione è tale che far perdere di vista anche l'atteggiamento di tolleranza per il quale siamo ampiamente riconosciuti all'estero. Oggi, con 4 cause a giudizio per un solo uomo, abbiamo davvero superato ogni concetto di garantismo. A rischio è non solo la democrazia, ma davvero, anche la morale, il concetto della giustizia e del diritto, soprattutto la libertà individuale del soggetto-uomo in quanto tale. Ognuno di noi si guardi come può da una condizione di servilismo e di partigianeria che ci travolgerà tutti: vittime ed eventuali carnefici, verginelle e corruttori, lupi e agnelli, peccatori e casti, moralisti e impenitenti stupratori. La posta in gioco è troppo alta per proporla e propinarla ai gonzi di turno, senza essere attraversati dalla più profonda inquietudine ed esserne feriti nel più profondo della coscienza e dell'intelligenza. 

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15 febbraio 2011 2 15 /02 /febbraio /2011 14:14

di Ninnj Di Stefano Busà

 

INGREDIENTI: una o due orate di media grossezza, 150 gr. di burro, 2 ciuffi di prezzemolo, 1 limone non trattato, un bicchierino di Grappa, olio extravergine di oliva, sale e pepe.

 

Lavate ed eviscerate bene il pesce, tenete da conto i fegatini che non devono essere eliminati. Fateli spappolare in un padellino con il burro disciolto a fuoco basso, fintanto che diventa di un bel color ramato. Aggiungete il trito finissimo di prezzemolo, 2 cucchiai di succo di limone, un pizzico di sale. Tenete il composto da parte.

Mettete il pesce in una teglia e irroratelo d'olio, salatelo e pepatelo. Fatelo cuocere a 180° per 20/25 minuti. Poco prima di sfornarlo, spruzzatevi sopra la Grappa e versatevi il composto preparato precedentemente. Lasciatelo insaporire per qualche minuto e  trasferite in un vassoio. Cospargetevi sopra una cucchiaiata di piccolissimi capperi sgocciolati o tritati. Servite subito abbinandovi un Blanc de Blanc o un Clastidio.

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15 febbraio 2011 2 15 /02 /febbraio /2011 11:07

di Ninnj Di Stefano Busà

 

NON BUTTATE LA CARNE AVANZATA DI NESSUN TIPO, TRASFORMATELA COSI'

 

INGREDIENTI: carne di recupero (circa 300 gr.) 100 gr. di bacon o prosciutto cotto, 2 patate lesse, noce moscata, 50 gr. di parmigiano grattugiato, 2 cucchiai di pistacchi, 2 uova, 3 cucchiai di pangrattato, 4 cipolline sott'olio, sale e pepe.

 

Lessate le patate, sbucciatele e passatele al schiacciapatate, facendole cadere in una terrina ancora calde, aggiungete la carne avanzata tagliata a piccolissimi pezzettini o tritata nel mixer, le cipolline tagliuzzate fini, la noce moscata, le uova, il parmigiano, 2 cucchiai di pangrattato e i pistacchi pestati finemente, aggiustate di sale e pepe. Mescolate bene e fate delle polpette, inumidendovi le mani con un goccio d'olio, passatele nel rimanente pangrattato e friggetele in olio bollente. Fate perdere l'unto in eccesso su carta assorbente da cucina. Servitele calde con un Teroldego o un Marzemino.

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15 febbraio 2011 2 15 /02 /febbraio /2011 10:44

di Ninnj Di Stfano Busà

 

INGREDIENTI: 1 pollo di media grossezza, un vasetto di cipolline sott'olio o aceto, 80 gr. di pancetta affumicata magra, (o bacon), 1 rametto di rosmarino, 1 bicchierrino di Marsala, olio extravergine di oliva, sale e pepe q.b

 

In un tegame a fuoco basso fate rosolare in 4 cucchiai d'olio la pancetta o bacon titati finemente, aggiungete le cipolline sgocciolate dal loro liquido. Fate rosolare nel composto il pollo intero (o i pezzi di pollo), come preferite. Spruzzate il Marsala, il rosmarino e trasferite il tutto in una teglia che porrete in forno a 180° per un'ora. Controllatene la cottura e, se necessario, aggiungete un goccio d'acqua. Irrorate un paio di volte il pollo col suo liquido di fondo. Servitelo caldo con fagiolini lessi e passati nel burro. Vini consigliati un Bardolino o un Raboso. 

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15 febbraio 2011 2 15 /02 /febbraio /2011 08:56

di Ninnj Di Stefano Busà

 

Quest'ultima fatica di Giorgio Luzzi lascia il lettore in un stato di grande riflessione. Non si tratta della solita poesia, è qualcosa di più, è un messagio di rinnovamento dei cardini classici di un far poesia per esclusioni tematiche, è un dialogo con se stesso e l'altrui, è un intraprendente viaggio ai confini della nostra coscienza di esseri umani senza una terra di origine: ne possediamo una di transito e per un breve momento.

In ciò si avverte il pellegrinaggio amaro di una vivisezione interiore che ci faccia dire "io c'ero" senza alcun senso di possesso, con la nostalgia dell'assenza e del più indissolubile silenzio, con la sofferta convinzione del dubbio, della riluttante certezza di esser(ci) per realizzare un progetto di <relativismo> che non ci consenta deroghe.

Un lavoro intenso e fortemente impregnato di un linguismo oculato e scabro, fatto ai limiti della prosa, senza orpelli, orgiasticamente atto a demolire i cardini di una quieta vita per addentare (si fa per dire) la drastica e belligerante realtà del quotidiano, fatto spesso orpello di vanagloria, di atroci dissidi, di sperequazioni illogiche, di smarrimenti, di derive. Una realtà cruda, nella quale Luzzi destreggia il verso in prossimità della riflessione, del presentimento più lucidi dei nostri tempi..

"Avanzano le schiere corrucciate della specie

i fronti massicci del bisogno. Occorrono

sabbia e farina per i morti, calce

e pane derelitto, poche croste."

Trattasi di una poesia affilata, rivolta al sociale che non demorde di proporre la controffensiva alla vita, all'esistente che pure si macchia di un'onta feroce e non disdegna di attuare atrocità nel mondo, sotto la spinta di irresponsabili quanto deprecabili avvenimenti.

Un lavoro di cesello che sa interpretare la Storia e gli eventi in modo crudo, ma autenticamente nutrito di oculata saggezza, di profondo senso del dubbio, di icastico soffio vitale, pur nell'inestinguibile mistero che orienta e sgomenta.

Una poesia che sa stabilire un margine tra il cauto ottimismo e il nulla, tra il chiaro e lo scuro di una tribolazione che travalica "il buio"per tentare la luce, anche se questa luce ci viene dal pensiero della morte. Ma cos'è la morte, se non un congiungimento all'eterno ciclo della vita? Cos'è la vita senza la morte? questi e tanti altri enigmi sono espressi nel fitto linguaggio di Luzzi. una poesia da proporre alle nuove generazioni, che non favoleggia, non mitizza i suoi "idoli di cartapesta", non li giustifica, li frusta, li condanna, evoca i vecchi dèmoni come fallibili autori di atrocità, di genocidi, di intemperanza inaudite. Così, quasi per caso: " In faccia ai libri, al tramonto, senza un'idea" esplora il suo progetto "indifendibile", umano, perverso.

Il senso della Storia si muove sullo sfondo, indietreggia e vacilla sotto il peso dello scavo luzziano, che mette il dito nella piaga, nel nichilismo della specie umana, nel vuoto e nel buio che ci distraggono  e disorientano.  "Sciame di pietra" è un libro da proporre, un libro che un po' ammonisce, senza essere didascalico, un libro per gli amanti della scavo interiore, della riflessione, per gl'interpreti del dubbio, esplorativo e còlto nella pienezza della sua accezione programmatica di finalità della poesia.

 

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14 febbraio 2011 1 14 /02 /febbraio /2011 18:13

di Ninnj Di Stefano Busà

 

INGREDIENTI: 800 gr di merluzzi di media grossezza, 2 cipolle, 1 spicchio d'aglio, 50 gr. di burro, 2 cucchiai di farina, 2 ciuffi di prezzemolo, 4 foglie di basilico, 100 gr. di salsa di pomodoro o polpa (anche in scatola), olio extravergine di oliva, sale e peperoncino.

 

Lavate ed eviscerate accuratamente i merluzzetti. Asciugateli su un telo. Fate soffriggere la cipolla e l'aglio tagliati finemente nel burro sciolto al quale si aggiungerà un cucchiaio d'olio. Infarinate i merluzzi e fateli rosolare nel soffritto, girandoli delicatamente da ambo le parti. Aggiungete la salsa di pomodoro (o la polpa in scatola) il basilico e il prezzemolo tritati finissimi, il sale e il peperoncino. Fate cuocere a fuoco medio, finché si addensa il sughetto. Servite caldo con crostini di pane. Ottimo anche il mio consiglio di spennellare con l'uovo sbattuto alcuni crostoni di pane toscano e farli gratinare qualche minuto al forno. Abbinateli al piatto e servite.

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14 febbraio 2011 1 14 /02 /febbraio /2011 17:54

di Ninnj Di Stefano Busà

 

NON BUTTATE MAI VIA IL PANE RAFFERMO, POTRETE UTILIZZARLO PER QUESTA OTTIMA MINESTRA CASALINGA.

 

INGREDIENTI: 6 uova, 6 cucchiai scarsi di pangrattato, 6 cucchiai di parmigiano grattugiato, un pizzico abbondante di sale, noce moscata, 1 ciuffetto di prezzemolo, mezzo litro di brodo bollente di carne 8ma va bene anche dado).

 

Sbattete 6 tuorli d'uovo con il pangrattato e il parmigiano, aggiungete il sale e la noce moscata, il trito finissimo di prezzemolo. Unite all'impasto le chiare d'uova sbattute a neve fermissima. Fate delle quenelle mettendo un po' d'impasto tra due cucchiai e versandoli contemporaneamente nel brodo bollente. Lasciateveli cuocere qualche minuto e portate in tavola caldissimo. Se gradito cospargete dell'altro parmigiano o groviera a scaglie.

 

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14 febbraio 2011 1 14 /02 /febbraio /2011 17:26

di Ninnj Di Stefano Busà

 

INGREDIENTI: 700 gr, di latterini (pesciolini piccolissimi), 3/4 litro di aceto bianco, 4 cucchiai di pangrattato, 2 bustine di zafferano, 1 rametto di maggiorana, 1 cucchiaino di coriandolo, 1 punta di timo secco,  1 pizzico di origano.

 

Versate per un minuto in aceto bollente con un po' di sale i pesciolini lavati. Scolateli. Iniziate a fare a strati la sistemazione in una terrina: nel fondo spargete un cucchiaio di pangrattato, poi il timo con la maggiorana e il coriandolo, poi uno strato di pesciolini, versate una dose di aceto in cui farete sciogliere lo zafferano, un altro strato ancora di pangrattato, pesciolini, aromi e aceto zafferanato, fino all'esaurimento degli ingredienti: l'ultimo strato deve essere di pangrattato e aromi vari. Coprite tutto con foglio trasparente da cucina e tenete in frigo per 24 ore. Ottimo come antipasto o come secondo piatto.  

SI MANTIENE PER ALCUNI GIORNI, poiché contiene aceto.

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14 febbraio 2011 1 14 /02 /febbraio /2011 14:13

di Ninnj Di Stefano Busà      (x 4 persone)

 

INGREDIENTI: un cespo di lattughino, (va benissimo anche rucola), 1 cipolla dolce, 6 ravanelli, 6 cetriolini sott'aceto, 1 vasetto di carciofini sott'olio, 2 uova, 300 gr, di salmone affumicato (in un solo pezzo spesso), 1 cetriolo, 1 carota, 1 limone, 4 foglie di basilico, olio extravergine di oliva, sale e pepe.

 

Rassodate le uova (8 minuti dal primo bollore). Lavate, mondate le carote, la cipolla, i ravanelli, tagliateli sottilmente e metteteli in una insalatiera, aggiungete il lattughino o la rucola, i cetriolini sgocciolati e tagliati orizzontalmente, il salmone affumicato tagliato a julienne, il cetriolo sbucciato tagliato a rondelle sottili, i carciofini sgocciolati. Irrorate con olio e il succo di mezzo limone e aggiustate di sale e pepe. Mescolate bene. Ora spruzzatevi sopra 2 cucchiai di buon aceto di mele e mescolate ancora. Sgusciate le uova, affettateli a spicchi e guarnite quest'ottima insalata.

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