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23 dicembre 2010 4 23 /12 /dicembre /2010 15:36

di Ninnj Di Stefano Busà

 

INGREDIENTI: 280 g. di farina, 1 bustina di lievito in polvere, 3 uova, 180 gr. di zucchero, 140 gr, di burro, 10 cucchiai di latte. Per la crema: 2 uova, 1 bucchiere di latte, 1 cucchiaio di farina abbondante, 1 cucchiaio di zucchero. Per la glassa: 2 albumi, 200 gr. di zucchero a velo.

 

Preparate la base della torta: lavorate a spuma con una forchetta il burro ammorbidito, i tre tuorli e lo zucchero, finché risulti un composto spumoso, aggiungete la farina, il lievito e il latte, infine gli albumi delle 3 uova, montati a neve fermissima (con un pizzico di sale). Imburrate e infarinate uno stampo con cerniera, versatevi il composto e infornate a 170° per un'ora(circa) Preparate la crema. Mettendo sul fuoco un pentolino nel quale mescolate il latte, le uova, lo zucchero e la farina. Fate addensare la crema per qualche minuto, evitate grumi, continuando a mescolare. Spegnete. Preparate anche la glassa: sbattete a neve fermissima gli albumi previsti (sempre con un pizzico di sale), incorporatevi piano, a pioggia lo zucchero a velo. Sfornate il dolce, dividetelo a metà. Sulla superficie del primo disco spalmate la crema, livellatela bene e chiudete con l'altro disco. Guarnite con la glassa la superficie dell'ultimo disco e infornate per altri 10 minuti finché è rappresa e solidificata. Servite fredda.

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23 dicembre 2010 4 23 /12 /dicembre /2010 10:18

di Ninnj Di Stefano Busà

 

INGREDIENTI: 1 kg di mele renette, 120 gr. di burro,140 gr. di zucchero, 180 gr. di farina, una noce di burro da spalmare, 2 cucchiai di zucchero a velo. Per la crema pasticcera: mezzo litro di latte, 3cucchiai di zucchero, 40 gr. di burro, 2 cucchiai di farina

 

Ammorbidite il burro con le mani, poi impastatelo con la farina e lo zucchero. Strofinate il composto tra le mani in maniera da sbriciolarlo. Tenetelo da parte. Preparate la crema pasticcera con il latte, lo zucchero semolato, il burro, la farina. Fatela rassodare un po' mescolando continuamente. Sbucciate le mele, eliminate il torsolo e tagliatele a fettine. Imburrate e infarinate il fondo di una tortiera con il gancio apribile. Sistematevi le fettine di mele a raggiera, distribuitevi un primo strato di crema pasticcera, uno di composto di farina sbriciolato, un altro strato di mele, il rimanente di crema pasticcera e il rimanente di pasta sbriciolata. Ponete in forno a 150° per 45 minuti. E' pronta quando la torta ha un bel colore ramato. Fatela raffreddare, spolveratela con lo zucchero a velo e servitela con una Malvasia. QUESTO DOLCE SI PUO' REALIZZARE ANCHE CON LE PERE E CON LE PESCHE FRESCHE O SCIROPPATE.

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23 dicembre 2010 4 23 /12 /dicembre /2010 10:07

di Ninnj Di Stefano Busà

 

INGREDIENTI: aceto di vino un bicchiere, la mollica di un panino, 1 cucchiaio di capperi, 1 cucchiaio di olive, 2 spicchi d'aglio, 2 filetti di acciughe sott'olio, 2 ciuffetti di prezzemolo, sale un pizzico.

 

Mettete la mollica del panino in ammollo nell'aceto finché è ben impregnata. Preparate un trito finisssimo di capperi, olive, prezzemolo, aglio, e filetti di acciughe sgocciolate. Unite la mollica del panino ben strizzata, aggiungete il pepe e, se necessario, un pizzichino di sale (non troppo). Mescolate tutti gli ingredienti e lavorateli con una forchetta, finché il preparato risulti amalgamato e omogeneo. Accompagnate con questa salsa  ogni tipo di piatto.

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23 dicembre 2010 4 23 /12 /dicembre /2010 09:26

di Ninnj Di Stefano Busà

 

INGREDIENTI: 2 uova, 2 cucchiai di farina, 1 bicchiere colmo di latte, pasta di salmone, pasta di tonno, pasta di acciughe, 1 limone non trattato, 1 cucchiaino di miele, 20 olive nere grosse (tipo greco), 1 vasetto di filetti di acciuga sott'olio, 1 cucchiaio d'olio extravergine di oliva, sale e pepe.

 

 

Diluite la farina col latte, unite le uova sbattute e salate, formate una pastella consistente e preparate le crepes in un padellino antiaderente versando per ognuna un goccio di olio. Quando sono tutte pronte, riempite con il composto differenziando le crepes con il ripieno, arrotolatele strettamente in una pellicola trasparente e formate dei salsicciotti. Metteteli in frigo a rassodare per qualche ora. Affettate  le crepes a rondelle con un coltello molto affilato e trasferite in un piatto di portata o in vassoio. Cospargete con un miscuglio di 2 cucchiai di succo di limone, 1 cucchiaio d'olio, pepe e miele miscelati e sbattuti insieme. Coprite con questa emulsione le girelle di crepes, guarnite con un'oliva o un filetto di acciuga sgocciolato e arrotolato ogni rondella  e trattenetelo con uno stecchino. Servite come antipasto o contorno.  

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22 dicembre 2010 3 22 /12 /dicembre /2010 18:20

di Ninnj Di Stefano Busà

 

INGREDIENTI: 2 grosse zucchine, 2 grossi pomodori un po' acerbi, farina, 2 spicchi d'aglio, 2 ciuffetti di prezzemolo, olio extravergine di oliva, 1 cucchiaio di succo di limone, 1 puntina di miele, sale e pepe.

 

Spuntate le zucchine, lavatele e tagliatele a rondelle, infarinatele e fatele rosolare in una padella antiaderente con due spicchi d'aglio sbucciati e schiacciati. Quando sono cotte, lasciatele a perdere l'unto in eccesso su carta assorbente da cucina. Rosolate anche i pomodori tagliati a fette spesse nello stesso olio, dopo averli infarinati. Metteteli anch'essi a perdere l'unto in eccesso su carta assorbente. Nell'olio rimasto ancora caldo, fate rosolare per un minuto il prezzemolo tritato finemente, versate un cucchiaio di limone e una puntina di miele. Mescolate bene e versatelo sulle verdure. Riunite tutti gli elementi in un piatto  e servite caldo come contorno a carne o pesce.

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21 dicembre 2010 2 21 /12 /dicembre /2010 14:37

di Ninnj Di Stefano Busà

 

E' un lavoro di indagine psicologico/analitica molto accurato e senza precedenti. Un poema introspettivo tutto da approfondire, uno scavo forte che porta in superficie, dai meandri bui dell'uomo, la forza di risalire dalle correnti del male e giungere ad una riappacifocazione con se stesso e con il senso morale ed etico della coscienza e della conoscenza.

Tra le righe vi è la rivisitazione di una compatta e autoreferente condanna ai mali del mondo: una sorta di esplorazione a 360° nella psiche del genere umano portato alla solitudine e alla disperazione da una sorte infausta che lo rilega ai margini del suo solipsismo, della sofferenza e del dolore, ma contemporaneamente lo mette in allarme su quell'inferno programmatico che si va costruendo da solo con le sue azioni indegne e le sue "bestialità" i suoi istinti primordiali, le corruzioni, le nefandezze di ogni genere.

Gli fa intuire il senso retrospettivo della storia condannandolo ad essere, suo malgrado, uno spettatore piuttosto che un protagonista. La scena in cui si svolge tutto il dramma, consente di avvertire molti riferimenti ai grandi Autori del passato che vengono menzionati e studiati come personalità degne della massima considerazione.

Supponiamo che la scrittrice abbia voluto mettere in evidenza l'impermeabilità delle azioni umane votate al declino, alla conflittualità, al male belligerante che riassumono i tratti peculiari dell'esistente funestato dal suo destino di essere incompiuto, solitario, misero escludendolo dalla salvezza.

Vi è in questo lavoro intenso di ricostruzione e di elaborazione tutto il progetto di voler introdurre ad una revisione programmatica del mondo, stritolato da forze centrifughe che lo collocano molto in basso del pianeta-uomo. Nonostante tutto, e malgrado il linguaggio crudo e cruento, dettati apposta, dall'autrice proprio per mettere l'uomo a fronte del suo dramma, Carmen Moscarello tende a valorizzare il referente umano progettandolo ad una rielaborazione etica, ad un preciso e dettagliato esame di coscienza che lo induca alla "catarsi" rimuovendo le ragioni stesse del comportamento e del fraintendimento. Versi forti, dominati da una energia intellettuale che non è mai retorica, ma vuole trasferire alla storia di oggi la sua parte di responsabilità nei riguardi della sua condotta meschina e miserevole. Taluni riferimenti mostrano avvenimenti del passato il cui bagaglio di cultura e di opposizione alla corruzione furono esempi per l'umanità.  

Un "male" quello di vivere che presuppone le condizioni di pre-morte ancora in vita, un peccato senza remissione, un trascinamento della propria condanna di dolore attraverso i secoli: neppure  il rogo per l'eretico che tuonava il suo je accuse dal proscenio ha potuto evitare il protrarsi del peccato e dell'incesto,. Reiterato attraverso i secoli e trasferiti da una generazione asll'altra i mali persistono: si va dalla pedofilia, alla corruzione del clero, a guerre, fame e genocidi, scorrerie morali di ogni genere, che portano tutti ad un solo unico, imponderabile destino: la catastrofe e la fine ingloriosa dell'uomo sulla terra, passando attraverso le inagibili e intollerabili progettazioni di congelamento spirituale, i quali si sono riadattati in ogni epoca rilegando l'uomo al suo miserevole stato. Né hanno potuto sconfiggere il  -male- le sempre più strategiche e incessanti scoperte, gli avanzamenti del progresso tecnologico, o i rimedi apparenti della medicina, dell'astronomia, dell'astrofisica.

Ogni male sempre torna, a devastare la logica umana, forse perciò, più agguerrita che mai nei cuori degli uuomini a infliggere altre pene e altri peccati da scontare con il patimento e il travaglio della progenie che sembra non avere scampo che quello di reiterare i suoi malifici, le sue contraddizioni, i suoi inganni.

La Storia ce lo insegna: niente è cambiato, ma nel caso in questione "repetita non iuvant" la nemesi storica riproduce il profilo dell'uomo in condizioni di frustrazioni ineludibili e di sconfitte etiche sempre più strabilianti.

Un libro a fortissime tinte, un dramma moderno  che delinea i tratti salienti dell'umanità in condizioni davvero precarie. Carmen Moscarello li fa parlare, presta loro il proscenio, induce personaggi del passato: Giordano Bruno, la Maga Circe...a tuonare contro i riottosi e irrecuperabili segnali di martirizzazione esistenziale, di condanna al dilagare  del malessere, dell'imperfezione del peccato.

Ma l'uomo di ogni epoca resta sordo al  richiamo di recupero, persistente la sua ottusità, inconcludente la sua smania di essere faber del suo viaggio terreno, detrattore della propria immagine e della propria sconfessione. L'autrice prende in prestito dalla Storia alcuni episodi d'intemperanza alla logica, per vivisezionare il corpo infetto del peccato.

E' un'opera che lascia il lettore esterrefatto, lo induce a riflettere sui suoi errori, lo incalza, lo inquieta, ma gli indica la stradina secondaria che porta alla catarsi e forse al ravvedimento.

Il tutto è condito e reso fruibile da uno strano ingrediente, -il responso storico- - , che appare come il bilancio retrospettivo sull'indagine umana di tutti i tempi. Intensamente legante appare il connubio tra Poesia eTeologia, tra il reale e il surreale, tra l'emozione e la suggestione, il bene e il male. Carmen Moscarello è una scrittrice che sa picchiare forte sulle parole, indicare un supporto per arginare il maleficio di essere i peggiori nemici di se stessi, coi tempi che corrono, mi appare un modo estremamente indicativo di far intendere la sorte infausta che toccherà al mondo, se continuerà a cavalcare il male senza pensare minimamente di arginarlo.

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21 dicembre 2010 2 21 /12 /dicembre /2010 14:37

di Ninnj Di Stefano Busà

 

E' un lavoro di indagine psicologico/analitica molto accurato e senza precedenti. Un poema introspettivo tutto da approfondire, uno scavo forte che porta in superficie, dai meandri bui dell'uomo, la forza di risalire dalle correnti del male e giungere ad una riappacificazione con se stesso e con il senso morale ed etico della coscienza e della conoscenza.

Tra le righe vi è la rivisitazione di una compatta e autoreferente condanna ai mali del mondo: una sorta di esplorazione a 360° nella psiche del genere umano portato alla solitudine e alla disperazione da una sorte infausta che lo rilega ai margini del suo  -solipsismo -, della sua sofferenza e del dolore, ma contemporaneamente lo mette in allarme su quell'inferno programmatico che si va costruendo da solo con le sue azioni indegne e le sue "bestialità" i suoi istinti primordiali, le corruzioni, le nefandezze di ogni genere.

Gli fa intuire il senso retrospettivo della storia condannandolo ad essere, suo malgrado, uno spettatore piuttosto che un protagonista. La scena in cui si svolge tutto il dramma, consente di avvertire molti riferimenti ai grandi Autori del passato che vengono menzionati e studiati come personalità degne della massima considerazione. Supponiamo che la scrittrice abbia voluto mettere in evidenza l'impermeabilità delle azioni umane votate al declino, alla conflittualità, al male belligerante che riassumono i tratti peculiari dell'esistente funestato dal suo destino di "essere" incompleto, solitario, misero escludendolo dalla salvezza, in questo libro vi trova la rigenerante sapienza di saper decifrare l'inadempienza, l'assenza dei valori e la miseria della specie.

Vi è in questo lavoro intenso di ricostruzione e di elaborazione tutto il progetto di voler introdurre ad una revisione programmatica del mondo, stritolato da forze centrifughe che lo collocano molto in basso del pianeta-uomo. Nonostante tutto, e malgrado il linguaggio crudo e cruento, dettati apposta, dall'autrice proprio per mettere a fuoco i contraccolpi delll'uomo a fronte del suo dramma, Carmen Moscariello tende a valorizzare il referente umano progettandolo ad una rielaborazione etica, ad un preciso e dettagliato esame di coscienza che lo induca alla "catarsi" rimuovendo le ragioni stesse del comportamento e del fraintendimento.

Una scrittura forte, dunque, dominata da una energia intellettuale che non è mai retorica, ma vuole trasferire alla storia di oggi la sua parte di responsabilità nei riguardi della sua condotta meschina e miserevole.

Taluni riferimenti mostrano avvenimenti del passato il cui bagaglio di cultura e di opposizione alla corruzione furono esempi per l'umanità.  

Un "male" quello di vivere che presuppone le condizioni di pre-morte ancora in vita, un peccato senza remissione, un trascinamento della propria condanna di dolore attraverso i secoli: neppure  il rogo per l'eretico che tuonava il suo "je accuse" dal proscenio ha potuto evitare il protrarsi del peccato e dell'incesto. Reiterati attraverso i secoli e trasferiti da una generazione all'altra i mali persistono: si va dalla pedofilia, alla corruzione del clero, a guerre, fame e genocidi, scorrerie morali di ogni genere, che portano tutti ad un solo unico, imponderabile destino: la catastrofe e la fine ingloriosa dell'uomo sulla terra, passando attraverso le inagibili e intollerabili progettazioni di congelamento spirituale, i quali si sono riadattati in ogni epoca rilegando l'uomo al suo miserevole stato.

Né hanno potuto sconfiggere il  -male- , le sempre più strategiche e incessanti scoperte, gli avanzamenti del progresso tecnologico, o i rimedi apparenti della medicina, dell'astronomia, dell'astrofisica.

Ogni male sempre torna a devastare la logica umana, forse perciò, più agguerrito che mai nei cuori degli uomini a infliggere altre pene e altri peccati da scontare con il patimento e il travaglio della progenie, che sembra non avere scampo perseguendo e reiterarando i suoi malifici, le sue contraddizioni, i suoi inganni.

La Storia ce lo insegna: niente è cambiato, ma nel caso in questione "repetita non iuvant" ; la nemesi storica riproduce il profilo dell'uomo in condizioni di frustrazioni ineludibili e di sconfitte etiche sempre più strabilianti.

Un libro a fortissime tinte, un dramma moderno  che delinea i tratti salienti dell'umanità in condizioni davvero precarie.

Carmen Moscariello li fa parlare, presta loro il proscenio, induce personaggi del passato: Giordano Bruno, la Maga Circe...a tuonare contro i riottosi e irrecuperabili segnali di martirizzazione esistenziale, di condanna al dilagare del malessere, dell'imperfezione del peccato.

Ma l'uomo di ogni epoca resta sordo al  richiamo di recupero, persistente la sua ottusità, inconcludente la sua smania di essere "faber" del suo viaggio terreno, detrattore della propria immagine e della propria sconfessione. L'autrice prende in prestito dalla Storia alcuni episodi d'intemperanza alla logica, per vivisezionare il corpo infetto del peccato.

E' un'opera che lascia il lettore esterrefatto, lo induce a riflettere sui suoi errori, lo incalza, lo inquieta, ma gli indica la stradina secondaria che porta alla catarsi e forse al ravvedimento.

Il tutto è condito e reso fruibile da uno strano ingrediente, -il responso storico- - , che appare come il bilancio retrospettivo dell'indagine umana di tutti i tempi. Intensamente legante appare il connubio tra Poesia eTeologia, tra il reale e il surreale, tra l'emozione e la suggestione, il bene e il male. 

Carmen Moscariello è una scrittrice che sa picchiare forte sulle parole, indicare un supporto per arginare il maleficio di essere i peggiori nemici di se stessi, coi tempi che corrono, mi appare un modo estremamente indicativo di far intendere la sorte infausta che toccherà al mondo, se continuerà a cavalcare il male senza pensare minimamente di arginarlo.

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21 dicembre 2010 2 21 /12 /dicembre /2010 09:20

di Ninnj Di Stefano Busà

 

SAPORI NUOVI, PIATTI GIORNALIERI E MENU' DI TUTTI I GIORNI,  ESALTATI DAL TOCCO DI QUALCOSA CHE LI RENDA PARTICOLARMENTE APPETIBILI O ECCEZIONALI.

 

 

INGREDIENTI: 350 gr. di lenticchie di buona qualità, 1 foglia di alloro, 1 scalogno, 1 bicchiere di Grappa, olio extraverine di oliva, sale e pepe nero in grani.

 

Mettete in ammollo la sera prima in acqua fredda le lenticchie. Scolatele, sciacquatele e poneteli in una tegame con acqua, la foglia di alloro, lo scalogno trutato finemente e qualche grano di pepe nero e il sale. Fate cuocere a fuoco basso, lentamente, finché l'acqua si sia prosciugata e le lenticchie appaiano ben compattate e cotte (non spappolate). Versate, quasi a fine cottura, la Grappa e fatela evaporare. Incorporate un cucchiaio di latte e mescolate bene. Servite da accompagnamento a piatti di ogni tipo che sulla tavola di Natale certo non mancheranno. Buon appetito, con la mia stravagante variante.

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20 dicembre 2010 1 20 /12 /dicembre /2010 18:19

di Ninnj Di Stefano Busà

 

INGREDIENTI: 500 gr. di asparagi, 100 gr. di prosciutto cotto tagliato sottile, 3 uova, 8 fette di pancarrè, 100 gr. di pecorino grattugiato, 1 zucchina, 100 gr. di di fettine di provola affumicata, 50 gr. di panna, noce moscata, 1 bicchiere di latte, 1 noce di burro, sale.

 

Pulite gli asparagi, eliminando le parti dure e legnose. Spuntate la zucchina affettatela. Lessate entrambi in acqua bollente salata per 10 minuti. Imburrate uno stampo, sistematevi a strati alternati prima le fette di pancarrè, private della crosta e immerse rapidamente in un piatto con mezzo bicchiere di latte. Fate uno strato di asparagi sgocciolati e asciugati, distribuitevi sopra le fettine di prosciutto cotto, il pecorino grattugiato. Alternate uno strato di zucchine, cospargetevi le fettine di provola affumicata. Mescolate il rimanente latte con la panna, la noce moscata e le uova sbattute e un pizzico di sale. Versate il composto nello stampo e ponete in forno a 200° per 20 minuti, finché si sarà formata una bella crosticina dorata. Sfornate, fate  intiepidire e servite.  

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20 dicembre 2010 1 20 /12 /dicembre /2010 14:54

di Ninnj Di Stefano Busà

 

INGEDIENTI: 700 gr. di polpa di fesa di tacchino in un solo pezzo, 150 gr. di salsiccia magra, 50 gr. di prosciutto cotto in una sola fetta, 80 gr. di parmigiano grattugiato, 2 uova, 2 cucchiai di pinoli, 5 fettine di pancetta tesa magra, latte, noce moscata, 4 foglie di basilico, 1 bicchierino di vino bianco, olio extravergine di oliva, 1 cucchiaio di pangrattato, sale.

 

Mettete a rassodare le uova (8 minuti dal primo bollore). In una terrina riunite tutti gli ingredienti: la salsiccia magra sbriciolata, il prosciutto cotto tagliato a piccolissimi pezzettini, la pancetta e lo scalogno tagliati finemente, la noce moscata, il parmigiano grattugiato, le uova sgusciate e tagliuzzate finissime, il basilico tritato, il sale e il pepe, i pinoli tritati. Con un coltello affilato praticate un taglio nella parte più spessa della carne, farcitela con il composto, chiudete l'apertura con un filo di refe da cucina o con uno grosso stecchino. Sistemate l'arrosto in uno stampo oleato e cosparso di pangrattato. Fate rosolare in forno a 180° per un'ora. Irrorate di tanto in tanto con il fondo di cottura, avendo molto cura di non bucare la carne. Spruzzate con il vino bianco quasi a fine cottura e lasciatelo evaporare. Fate raffreddare l'arrosto per compattare le fibre della carne e affettatelo. Servite con una purea di patate o di cavolfiore. Vini consigliati un Traminer o un Pinot grigio di Aquileia.

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