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3 agosto 2014 7 03 /08 /agosto /2014 20:52

di Ninnj Di Stefano Busà

 

Il bisogno di “intimità” insito in ciascuna coppia

Alcune riflessioni sulla psicologia dei rapporti uomo-donna  

 

La parola “intimità” non si esprime solamente col corpo e non prelude necessariamente a un comportamento sessuale. Vi sono impliciti tanti segnali di coppia, di relazioni, di segreti condivisi, di complicità, di sentimenti e di tenerezze che prolungano l’intimità, la manifestano su un piano alto di rapporti interpersonali, di condivisione, ponendola sul terreno di un grande incontro sentimentale con l’altro.

Il nostro “essere” ha un grande bisogno di intimità, ma allo stesso tempo non è sempre in grado di convogliarla nella maniera giusta e nella forma che gli dà soddisfazione spirituale. L’intimità di relazione altro non è che l’aderenza di noi stessi a un “corpus” in cui proiettarsi, dialogare con la parte più intima e profonda soprattutto della nostra spiritualità. Dal momento in cui cerchiamo di entrare in contatto con la vita segreta o interiore di un altro essere umano, noi apriamo una porta che ci fa scorgere un mondo da attraversare, con tutta una gamma di sentimenti da identificare, da privilegiare, da comprendere e assecondare, perché in intimità non si entra da soli…

Si deve necessariamente essere in due per provare le sensazioni di una concordanza affettivo-sentimentale, entro la quale è necessario mettere in gioco tutta la nostra aspettativa, che si consolida mano a mano che si entra sempre più in intimità con “l’altro/l’altra” e si manifesta in una dimensione di largo respiro, in una misura che ci fa sentire privilegiati in quel determinato rapporto, oppure alieni, estranei a noi stessi, prima ancora che a “lui”/“lei”, per il motivo che non ci sentiamo perfettamente a nostro agio. È fuor di dubbio che vi sia una differenziazione sostanziale alla base dell’intimità fra l’uomo e la donna nel momento di relazionarsi. Una visione contrastante, di solito totalmente passionale e fisica per l’uno, quanto emotivo-sentimentale con un’importante sfera affettivo-sessuale nell’altra.

Le due entità entrano in collisione se vi è troppa disparità di vedute, di educazione, di cultura, di mentalità e – perché no? – anche di sensualità, di emozioni. Spesso le coppie vanno in crisi perché non sanno gestire ed equilibrare le forze che sono all’interno di una relazione intima. Vanno in crisi perché alla base del rapporto vige imperante per “lui” la prerogativa di rapportarsi al corpo, in una dominanza fisica di forte impatto, mentre per “lei” al fattore sessuale fisico umorale e passionale è preferibile una più morbida e accattivante intimità affettiva, un dialogo interno, che la faccia sentire meno sola. Entrambe le necessità preludono poi al rapporto di coppia, che deve sfociare in una visione d’insieme che si compia in modo gratificante per entrambi.

È necessario allora essere elastici e assecondare la naturalità di entrambe le posizioni per compiere un atto condivisibile che porti il corpo e la mente a completare il giro d’orizzonte che li unirà in uno stretto legame di condivisione e di segreti, di complicità e di gioie possibili. Infatti bisogna conquistare giorno per giorno questi spazi ed entrarvi con le modalità che sono più adatte a stabilire un rapporto di coppia armonico. Spesso si creano malintesi sulle aspettative di intimità. L’intimità in sé implica una personalizzazione, un risvolto di premesse e di incognite che non utilizzino mai il privilegio di entrare in intimità per fini che sono estranei al rapporto di coppia. Vi sono interessi spiccioli, sentimenti di rancore, di astio, magari soffocati, forse sedati solo momentaneamente.

L’intimità, tuttavia, rinvia sempre a qualcosa di interiore, di “mentale” e non può rimanere isolata dal contesto. Erroneamente si crede che l’intimità subentri quando finisce la passione. Invece pare sia esattamente il contrario. Alcuni studi di psicanalisi sulle coppie hanno dimostrato che sono più felici e armonizzate le coppie che dialogano, che si fanno le coccole, che si misurano col lato più estroso e meno intransigente della loro passione: il corpo viene dopo. Risulta spontaneo e più sodale un rapporto che si crea e si riformula alla luce di una intimità che non mette al primo posto solo la corporeità dell’atto sessuale. 

Ci pare che oggi, in un mondo che sembra andare alla deriva, in mezzo al caos e alle temperie di una vita quotidiana difficile e implicativamente estranea al rapporto a due, vi sia più gente che inizia a capire che il corpo è fonte naturale di equilibri solo se rapportato a tutto il resto, ovvero alla poesia dell’intimità, che accresce la speranza e la condizione di vivere serenamente e con armonia un rapporto di coppia meno stringente, meno subìto e non squilibrato, né condizionato da fattori estranei all’amore.

 

 

 

 

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29 ottobre 2013 2 29 /10 /ottobre /2013 05:21

Sta per andare in stampa, il primo romanzo della scrittrice Ninnj Di Stefano Busà:

 

L’autrice già assai nota come poetessa, si cimenta per la prima volta nel genere del “romanzo” con una storia d’amore.

Toh! direte...che novità!... Invece, il lettore resterà stordito, ammaliato da questa storia d’amore: un tempio, un soffio di eternità avvincente e puro, di una purezza adamantina, quasi imperturbabile, evanescente, che vi farà sentire nudi nell’immenso universo della vita. Attraverso un descrittivismo naturalistico di rara perizia, che è anch’esso poesia, si snoda la storia dei protagonisti, la sagra dei sentimenti senza tempo, descritta con dovizia certosina che vi catapulta in suggestioni, in emozioni intense. Un vero bagno purificatore nell’universo delle false conquiste, delle ipocrisie fantomatiche dell’esistente. Questa storia vi farà sentire fortificati, dentro una purezza eternante, una catarsi e un turbamento nel soffio della vita insensibile, quasi sacrilega di oggi.

 

 

 

 

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17 gennaio 2013 4 17 /01 /gennaio /2013 10:06

POI NOI DOBBIAMO FARE I SACRIFICI.FATE GIRARE TUTTI LO DEVONO SAPERE QUESTA E' DAVVERO UNA VERGOGNA.DIVENTA FAN DI @[435995779757426:274:Notiziando]UNA VERA VERGOGNA, INAMMISSIBILE IN UN PAESE CIVILE. UN AFFRONTO ALLA MISERIA, ALLA GIUSTIZIA MORALE E SOCIALE. RICORDATEVELO QUANDO SARETE ALLE URNE. TUTTI A CASA QUESTI CIALTRONI CHE TRATTANO ANCHE I COMMESSI COME NABABBI... 

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23 novembre 2012 5 23 /11 /novembre /2012 16:03

 

di Ninnj Di Stefano Busà

 

Il mondo di oggi è pieno di “single”. Il fenomeno è sempre più comune e notevolmente in crescita. Perché? Queste single per scelta non hanno niente da invidiare alle coniugate infelici e senza via d’uscita di un tempo, mortificate nel loro ruolo di madri, mogli, fidanzate. Sono donne spesso autonome, del tutto prive della dipendenza da un uomo, sufficienti a loro stesse, consapevoli che la vita offre altre misure esistenziali, anche senza la presenza di uomini per cui vale la pena soffrire. L’esistenza oggi è diventata difficile, il dialogo tra gli esseri umani è sempre più difficile, vi sono in gioco le mille difficoltà, la scarsità del lavoro, i sacrifici per tirare su una famiglia, dei figli, tutto ciò porta spesso le coppie a snaturarsi, a isolarsi, a erigere delle vere barriere tra di loro. Donne che si dibattono tra mille incombenze o che dopo matrimoni interrotti, matrimoni esauturati e vincoli matrimoniali che hanno avuto le massime tensioni al loro interno, cercano di ricostruirsi una vita autonome e serena nella consapevolezza assoluta, raggiunta magari con fatica e a costo di molte sofferenze. Finalmente libere possono sperimentare il loro modo di essere, con più acutezza e meraviglia il mondo che le circonda, mettere a pieno frutto il loro talento, riprendere magari gli studi interrotti, le loro passioni cui avevano dovuto rinunciare e rimettersi in gioco, sperimentando se stesse, accettandosi come sono, con rughe e sofferenze, ma libere di vivere finalmente una stagione diversa, più intensa, più divertente, più gioiosa di quella che si può vivere con un uomo, noioso, arrogante, ossessivo, prepotente e bugiardo. Esse apprendono che senza un uomo si può vivere e invecchiare anche molto bene, soprattutto, senza l’ambiguità, la sofferenza e il dolore di coppia, se questa non risulta affiatata, collaborativa, e non dia garanzia di impegno duraturo e continuativo. La solitudine di oggi –per scelta- è il frutto di una determinazione necessaria alla vita, all’opportunità di vivere una esistenza serena che c’induca a prendere la nostra libertà e utilizzarla al meglio, soprattutto se volta a avere più tempo per se e per le possibilità di carriera, di lavoro, di impegni. A cinquant’anni si ha molto da dire e da fare: si possiede l’intelligenza al suo massimo sviluppo, l’esperienza, la capacità propria di saper gestire le proprie scelte, le opportunità, non si vive permeate solo d’amore o di desiderio,: gli ormoni si sono acquietati hanno acquistato la dimensione più vivibile, la maternità spesso si è realizzata. Come conseguenza, non si vive ossessionate dal confronto paritetico con la freschezza fisica delle ventenni, ma si accettano le rughe con lungimiranza, con tolleranza, quasi come una parte di noi che ci appartiene. La solitudine non fa più paura, la castità non è una condizione claustrofobica che dà la tristezza e il pessimo equilibrio che creava nelle “zitelle” di una volta. Oggi, i parametri sono cambiati: si vive meglio sole che male accompagnate (dice un vecchio proverbio). Le donne hanno appreso dalla modernità il tratto più saliente e più attraente...si sfilano dai legami terribili che danno sofferenza e si relazionano col mondo in maniera autonoma e serena, senza l’esaltazione di uno status di diritto che preveda umiliazioni, accettazione in famiglia di un uomo-padrone, schivo e riluttante a qualsiasi segno di buona convivenza. Le single per scelta hanno capito che più che un marito serve un amico fidato, sincero per vivere più serenamente, senza l’impegno coniugale la stagione della maturità. Sono donne over, felici, sole e pacificate quelle che scelgono la posizione di single, senza il cliché della famiglia tradizionale, soprattutto perché l’emancipazione della donna ha permesso la posizione di <donne in carriera> che non accettano il matrimonio come la sola strada da intraprendere. Si dà il caso che a cinquant’anni la donna riscopra se stessa, si riprende la sua autonomia e tende ad invecchiare meglio. Vi è poi un risvolto anche psicologico da indagare: c’è un tempo per ogni cosa, quasi che la fine o l’attenuazione del desiderio sessuale porti una nuova ventata di serenità, i figli sono cresciuti, vanno via e la donna riprende le redini della sua nuova vita. In quasi tutti i casi, le donne si prestano ad una rivincita che spesso le ringiovanisce, perché in ogni modo, sono meno vulnerabili dell’uomo alla solitudine.

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17 novembre 2012 6 17 /11 /novembre /2012 17:18

di Ninnj Di Stefano Busà 

 

Ogni tempo ha le sue paure si potrebbe affermare, ma le paure del ns. tempo riassumono modelli di vita assolutamente inconciliabili con la serenità, la pacificazione dello spirito e della coscienza. La paura di un altro conflitto ben più aspro e distruttivo dell’ultima guerra ci pone in una realtà che più spesso assume le caratteristiche di “normalità” sotto le fattezze gravi e dirompenti di una tragedia che cova sotto le ceneri.

In una società secolarizzata, inglobata a fattori terrificanti quali la mancanza di senso logico e di umanità, l’individuo di oggi si dibatte attraverso un sistema di liberi scambi, di mercato globale, di strategie finanziarie che va sempre più vanificando la vita a favore del facile guadagno, di arricchimenti planetari, di grandissime e ingenti risorse finanziarie per il sopravvento di uomini o di gruppi di potere subdoli, che enfatizzano l’economia su tutto, raggiungendo sempre più di frequente la fisionomia di una guerra con forme di discriminazione elevatissime, tra fasce d’indigenza miserrime e fasce di ricchezza sproporzionate ai bisogni dell’individuo. Sicché, si divarica sempre più la forbice tra i ricchi e gl’indigenti, assumendo la caratteristica di violenza discriminatoria tra di essi. Posto al vertice di questo nuovo conflitto planetario che la crisi epocale di fine secolo ha reso sempre più evidente tra la società di oggi e il passato, la modernità appare una forma sincopata, sterile, afflitta da tutti i mali del mondo, una sorta di terra desolata che T. S. Eliot aveva intravisto lucidamente come condizione di perdita e smarrimento di valori che orientano e sviliscono la società del postmoderno.

Il disorientamento di una società sta proprio nel non saper ritrovare la via del ritorno, pur girando attorno a noi stessi, smarriti da troppe impellenti distrazioni, disomogeneità, contraddizioni, creiamo intorno a noi una rete di isolamento che è pregiudiziale per una vita serena, pacifica e senza danno. Siamo fatti per vivere qui, non in altri luoghi, per avere tranquillità, pace, lavoro, libertà, giustizia, ma non sappiamo darci una mossa che predisponga la ns. esistenza a più sani equilibri. La paura ormai ci prende, s’interroga sulle assenze e inadempienze di ognuno o gruppo sociale e politico di appartenenza. La nostra infelicità è legata a stretto nodo ad una graduatoria di disvalori che ci opprime e ci sgomenta. Abbiamo enorme paura del futuro. Il progresso, portato alle sue estreme conseguenze e al suo massimo grado di evoluzione, ha creato il “mostro” una specie di uomo sordo ad ogni richiamo civile, umano, lo ha disorientato, dispogliandolo dei significati profondi dell’anima e della consapevolezza di essere umano. Dall’incapacità di gestire una graduatoria esatta in termini esistenziali, nasce e origina l’insofferenza alla vita e a quella sorta di nichilismo che annulla ogni tratto di coscienza. Sicché  - l’eccesso -  è il ns. nuovo dio, paradossalmente più si sale in alto, più si precipita in basso, in un processo divenuto irreversibile, “a ping pong”perché in una concatenazione di sistemi interscambiabili, quali sono oggi quelli della globalizzazione, ogni misura perdente trascina ad altre perdenze, in un gioco di grandezza planetaria che diventa una gigantografia dei ns tempi: un vuoto a perdere di proporzioni inarrestabili che divora e ci logora dentro. Per rimediare l’umanità si mette in gioco con regole ancora più disastrose, divenendo un grosso “boomerang” che si rivolta su se stesso degradandosi e perdendo altri pezzi nel sistema valoriale della specie. Dove ci condurrà questo processo inarrestabile non si può neppure immaginare. Frastornati da rumori assordanti che il mondo ci rovescia addosso, non distinguiamo più neppure una nota della nostra musica interiore, della bellezza del creato, della magnificenza dell’amore. E non c’è più nessun luogo che possa accogliere e pacificare le belve ferite che stanno in noi. Ci sentiamo afflitti, malati nel corpo e nell’anima, il futuro è una grave incognita per le nuove generazioni, non esistono più i valori nominali dello spirito che data la complessità dei fenomeni macroeconomici vengono manomessi e rivolti a beneficio di pochi, istruendo una sorta di microscopio ad alta intensità, per focalizzare e accedere meglio ai più alti vertici della speculazione più smaliziata, inquinando i territori dell’anima e avvelenando il genere umano, che vive confuso e quasi indicizzato da un fattore estremamente procrastinabile e distruttivo come l’alta finanza, che sta inquinando le coscienze in una nuova forma di conflitto che coglie la psicosi e la paura come nuovi agenti patogeni del mal di vivere.   

 

 

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8 giugno 2012 5 08 /06 /giugno /2012 08:37

di Ninnj Di Stefano Busà

 

Il numero dei "single" di sesso femminile è in aumento vertiginoso. C'è da chiedersi come mai? Sono cambiati i tempi? è cambiata la società? vi sono in giro meno uomini disposti al vincolo matrimoniale? sono cambiate le capacità della donna di fare coppia fissa, di aprire un dialogo duraturo con l'uomo? Vi è un risvolto di carattere psicologico a tale tendenza? o è il frutto di una società che non crede più nei valori della famiglia, nelle regole da rispettare per vivere in pace e serenità un connubio, diventato difficile, ma non impossibile tra uomo-donna.

Da una parte aumenta il fenomeno degli omosessuali conclamati, che ora vengono allo scoperto, senza più le reticenze del passato:  l'orgoglio gay! è diventato sfrontato, ha messo da parte pudori ancestrali, paure, dubbi e perplessità per inseguire un bisogno patologico di più complessa entità, un fenomeno anch'esso da indagare, analizzare in tutte le sue componenti. Vi sono addirittura petizioni presso la Chiesa e pressioni di gruppi omosessuali che insistono nel voler trovare una soluzione ai loro problemi, addirittura creando coppie "di fatto" che ambirebbero a sancire un "matrimonio",  essere considerati nella società, avere "diritti" patrimoniali, adottare figli.

Dall'altro lato, il fenomeno delle donne che si autodeterminano "single" per volontà, per scelta sono un numero in continua crescita: "sono single e me ne vanto" è il loro motto.

A costoro piace il sesso senza innamoramento, proprio come agli uomini che, per secoli non hanno avuto bisogno di giustificare il loro bisogno di accoppiamento sessuale. Non hanno sensi di colpa PER LA LORO FUORVIANZA ATTITUDINARIA, si sentono libere e leggere, senza obblighi né vincoli di carattere giuridico-comportamentale, senza remore morali. Eppure, in tempi di pare opportunità, la donna che autonomamente decide sulla sua vita sentimentale o sessuale, appare ancora un anacronismo, una devianza.

Il perbenismo da strapazzo è sempre pronto a denigrare, a biasimare. Una donna che dichiari di volere una sessualità libera da vincoli, suscita qualche scalpore o perplessità, viene guardata con biasimo e sospetto.

Ma se l'uomo dei sogni si allontana sempre più dal loro raggio d'azione, non è più una opportunità, neppure tanto ambita, mettere su famiglia, avere figli, coinvolgimenti di coppia, bisognerebbe indagare sulle vere ragioni dell'allontanamento dalla famiglia che non è più considerata la realizzazione di un progetto futuro, ma un percorso accidentato, dove le esperienze multiple e inquietanti possono apparire tutte in negativo.

L'altra metà del cielo, allora, non è più la soluzione alla solitudine, alla ghettizzazione della donna come un tempo, in cui definita "zitella" veniva messa da parte.

La saggezza della donna moderna consiste nel vivere appieno la sua sessualità senza intaccare il lato affettivo, senza coinvolgere i sentimenti: corpo e anima restano sostanzialente distanti. Il difficile resta vivere questa situazione nel futuro.

L'orologio biologico batte inesorabile le ore relativamente "felici" all'accoppiamento, quelle della fertilità, della bellezza giovanile. Fa riflettere molto su quello che si lascia alle spalle. Sulle prime, non si è in grado di capirne il nesso, ma quando il bioritmo si allenta e la solitudine prende il posto dell'euforia, potrebbe apparire il "vuoto", e determinarsi  immenso e sproporzionato il baratto della libertà e indipendenza dal maschio con la solitudine più amara.

Intanto, per il momento scindere la condizione di "single" felice con l'atteggiamento sempre più diffuso della propria amata libertà appare un argomento molto avvertito, soprattutto, nella generazione di mezzo dai 30/40 anni.

Le donne fanno slittare il loro ciclo riproduttivo intorno ai 40 anni e se si accoppiano lo fanno sempre in vista di una "maternità" non più per innamoramento. Ciò è l'espressione più ampiamente dimostrabile di una maschilizzazione del genere femminile, che porta ad una emancipazione più completa e assoluta di quella del maschio, il quale frequentemente non è in grado di sopperire ai suoi bisogni primari.

Ma il fenomeno, purtroppo, segnala quasi sempre un deterioramento dei tessuto intimo-sentimentale valido per entrambi i sessi.

Affonda le sue radici molto in profondità, cioé nell'essere incapaci di investire sulle relazioni con impegno e regolarità, mostra la reticenza ai sacrifici inevitabili del vincolo. Provoca rimpianto? chissà, sarà il futuro a determinarne la portata emotiva e l'impatto sulle capacità d'amare, di un risvolto umano e psicologico oggi portato alla sopressione dell'oggetto d'amare.

Non essere state in grado di creare un legame solido, duraturo nel tempo, può far suonare un campanello d'allarme, perché il passato non torna, il treno non si fermerà alle stesse stazioni e perdere il treno può voler dire. una sofferenza interiore decisamente più alta del rischio che si corre con un matrimonio alle spalle,

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10 maggio 2012 4 10 /05 /maggio /2012 17:36
L’arte sublime del Maestro Giuseppe Supino, 2 maggio 2012, Formia – Ninnj Di Stefano Busà
L’arte sublime del Maestro Giuseppe Supino, 2 maggio 2012, Formia – Ninnj Di Stefano Busà

mar 7, 2012

Il 2 maggio 2012 appuntamento all’Hotel Miramare di Formia con L’Arte sublime di Supino.

Incessantemente, come l’acqua scava la roccia, il Maestro Giuseppe Supinotrascrive “pittura”, una pittura che si allinea ai grandi artisti della terra. una pittura di grande e notevole tratto, un’esemplarità che si  colloca ai vertici alti di una plasticità e morbidità di tratti davvero sorprendenti, uniche e irripetibili. Per certi versi, è rapportabile solo a quella grandemente celebrata di Domenico Purificato, di cui lo stesso Supino fu allievo e, idealmente, discepolo nell’incarnazione geopittorica della sua componente più avvertita.

Un tratto preciso e superiore domina e governa la mano di questo artista che ha fatto dell’arte la sua casa, il suo altare, il suo modello di vita funzionale, esoterico e sognatore, un’arte univoca e profondamente avvertita fin da bambino. colori smorzati, non eclatanti, non avvampanti, con quellastemperanza coloristica che è proprio dei grandi, ha saputo imporre la sua vocazione e portarla a livelli di ampiezza inusuali attraverso, mostre, vernissages, cataloghi, rappresentazioni visive, acquerelli, olii, grafiche che hanno la bellezza inesauribile della mano divina. E credo, davvero, vi sia del divino in questo “mostro sacro” perché non si potrebbero spiegare altrimenti, le forze superiori e le vene ispirativo-immaginifiche di questo artista.

La sua inesauribile fonte è qualcosa che va oltre il limite storico della vicenda privata, ed è gaudio per gli occhi, giubilo per la mente e per il  cuore. Guardando le sue opere ognuno si sente libero di volare nelle aree iperuranie di altri cieli, si associa a cori di angeli, si avvicina al modello idealizzato e simboleggiato del “perfettibile” che riposa in tutti e in ciascuno. Guardare i suoi quadri è come stabilire un nuovo contatto con un’Entità Superiore che ci fa assimilare la lezione dell’eternità senza condizioni, con l’animo perso in episodi di luce, di abbagliante sonorità espressive, ci si sente slegati dalla gravità fisica della materia, in pace con se stessi. E’ una sorta di “magnetismo” quello che sprigiona dalle tele, dagli acquerelli, dai disegni di Supino, un magnetismo che solo l’Arte vera, (conla A) maiuscola riesce a far captare, a far sentire al mondo circostante.

E’ qualcosa di misterioso e imponderabile. Da parte mia, l’ho sempre considerato il “miracolo” di cui, solo in vista dell’opera d’arte, ci sentiamo infusi. Ma è evidente che vi siano poi altre ragioni di ordine pittorico: l’estensione del colore,il tratto, il dosaggio degli elementi, la struttura oggettuale delle componenti pittoriche, il gusto affinato della “bellezza” che non fa ombra a se stessa, ma anzi la esalta, la commuove, la trascina a fare la differenza, ad esercitare il suo fascino che la dice lunga sul diversificato stereotipo preposto che, nel caso di Supino, è davvero unico ed essenziale.

Le sue figure hanno le linee chiare della trascendenza, una sorte di estasi e di beatitudine nel volto, come si addice a creature d’altri mondi, con quella purezza edenica che vi fa da sfondo e neutralizza le temperie, le imperfezioni, le brutture del quotidiano. Il fattore della traslazione mi ha sempre intrigato. Non è facile far sentire lo spettatore esattamente dove vuole l’artista, perché è questo quello che fa Giuseppe Supino: trasferisce il soggetto sull’oggetto in modo così carismatico, così intenso da farlo apparire nei luoghi e nei tempi di cui lui narra.

Un grande potere ha l’arte, una grandissima e ineccepibile sorte per coloro che vi si avvicinano e ne vengono irradiati, catapultati e investiti dalla luce che sa dominare le lordure e ammorbidire e metabolizzare le asperità  della vita.

Written by Ninnj Di Stefano Busà

 

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6 dicembre 2011 2 06 /12 /dicembre /2011 10:55

di Ninnj Di Stefano Busà

 

Ogni epoca, ogni periodo storico hanno sempre avuti i loro sommovimenti, le angustie, gli scompensi, le assenze, le deficienze, le contraddizioni di un assetto socio/economico danneggiato dalla politica locale. Si deve, però, addebitare al fenomeno del neolibertarismo sfrenato dell'ultimo secolo lo sconquasso e la rovina attuali. Non siamo molto certi di poterci salvare da un'altra guerra, questa volta terribile, subdola, inflessibile come la rovina economica del pianeta e da qui a quella catastrofica del nucleare che annienterebbe l'umanità. 

Si avvertono segnali di scricchiolamento nella vecchia europa, ma anche la Grande America non è indenne da difetti di fabbricazione-strutturazione, Paesi (Cina, il continente asiatico, India) non sono estranei ad una debacle economico/finanziaria che ha conseguenze sull'intera globalizzazione.

L'impostazione data alla società di quest'ultimo secolo è stata semplicemente di ordine speculativo, commerciale. Si è voluto imporre la disciplina del lucro ad ogni costo, del lucro dentro e fuori di noi, il guadagno facile e senza remore. Si è professata un'altra religione, quella del dio <denaro>. Questa rincorsa a parametri aridi di ingegneria economica ha provocato una disparità tra la parte più ricca dell'emisfero planetario e quella più povera che si è vista indebolire sempre di più le risorse economiche, fino a ridurle allo stato di "defoult".

La politica senza raziocinio, fatta all'insegna del "mordi e fuggi", di una politica poco oculata, ridotta alla parcellizazione dei suoi componenti in tanti partitini che si alleano, si slegano, si rialleano, ha provocato un disavanzo socioeconomico assat grave, perché nel farsi la lotta tra loro hanno del tutto trascurato o reso nullo l'obiettivo del "bene comune"col presupposto che a "fare" l'interesse comune, siano sempre altri da noi, ha colpito duramente la realtà esistenziale della gente facendola precipitare in un baratro. 

L'eterno "mordi e fuggi" non è più cnsentito, si devono mettere mani a riforme strutturali, a riscrivere "costituzionalmente" molti vecchi schemi sclerotizzati e invecchiati, ormai obsoleti e tremendamente fuori dai tempi. 

La vita quotidiana è diventata un vero inferno per la popolazione del pianeta, costretta a subire dittature come in Africa e medio oriente, oppure dictat sull'andmento generale e l'amministrazione dei paesi aderenti come l'Unione Europea. E' stato un errore madornale credere che l'uomo "novus", l'uomo del Terzo Millennio potesse risolvere le difficoltà accantonando le ricchezze del talento, dell'etica, le virtù morali di un adempimento della coscienza e del cuore. L'uomo moderno imbevuto di superbia e di spocchia ha visto bene di superare se stesso nell'accumulo forsennato di denaro, spostando (letteramente) la ricchezza da una parte all'altra del pianeta. Così aprire la strada agli speculatori di turno che hanno sostituito alle regole e alla decenza, è stato un gioco da ragazzi, ampi spazi di delinquenza e criminalità finanziaria si sono annidati nel sistema economico-finanziario delle Grandi Banche, che da principio, con prodotti tossici hanno invaso le multinazionali e illuso la povera gente, depauperando sostanze e ricchezza ai vari Stati e ai vari livelli delle popolazioni di qualsiasi continente. Ora, incuranti del danno, sono alla rincorsa di altro denaro liquido, quasi come una droga, la corsa è per accaparrarsi finanze e potere, ma impoverendo le risorse mondiali a rischiare grosso sono soprattutto molte democrazie e molti governi dell'eurozona. 

I disordini possono avvenire in qualunque momento. E' di fresca memoria la rivoluzione francese, le violenze sanguinarie e i morti in Nord Africa. Ora tutti i nodi vengono al pettine. Non si può più scherzare col fuoco, il fuoco brucia l'esistenza e annienta il senso di coscienza collettivo che ad un certo momento si ribella e va nelle piazze. Si spera che ciò non avvenga mai, ma i presupposti di lasciar mettere tasse su tasse, farsi comandare da una pletora di tecnocrati a Bruxelles, che non hanno mai lavorato nella loro vita, ma hanno turlupinato il popolo, guadagnando cifre iperboliche fa andare in bestia la povera gente costretta a subire angherie e tasse e andare in miseria. Ci pensino lor signori, riflettano...si compenitrino sulle necessità dei loro elettori. La vita non è fatta solo per loro. Alla vita hanno diritto tutti, così come alla libertà e la loro spregiudicatezza sta funestando tutta l'Europa, a cominciare dalla Grecia, Spagna Portogallo, Irlanda. Italia, ma ora rischiano anche la Germania, la Francia che stanno per scivolare dai loro piedistalli di potere. La corsa è al ribasso, verso il fallimento dell'intero sistema globalizzato,e dell'intero pianeta a causa del tragico equivoco in cui versa la finanza selvaggia di un Capitalismo senza regole, fatto a immagine di un dio minire, a cui siamo votati e di cui siamo responsabili, al quale  sono state rivolte tutte le capacità, le aspirazioni, le incognite di una società in declino che al <denaro facile> ha donato tutta la categoria della coscienza e dell'anima, sprofondando nella vanagloria e nel paradosso di un arricchimento senza regole morali, né remore, tutto conchiuso nel bisogno di avere più che di dare, creare, generare per il bene comune, di cui si è perso perfino la traccia..   

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10 settembre 2011 6 10 /09 /settembre /2011 10:33

di Ninnj Di Stefano Busà

 

A distanza di dieci anni esatti, come una recrudescenza maligna si rigenera  dai meandri più bui e ineludibili della nostra memoria l'incubo di quel terribile 11 settembre.

Il mondo non fu più lo stesso, la morte di circa 3.000 persone innocenti, la distruzione, le lacerazioni che quel gesto arrecò negli animi  di tutti tornano oggi a farsi sentire più vivi che mai, a tuonare come il nostro peggiore nemico.

Del resto credo che nessuno può rimuovere del tutto un comportamento deviante della psiche che semina la morte per il gusto di tracciare sul suo cammino una lunga scia di sangue. Mi viene da pensare ad un altro squilibrato: Hitler (ma questa è un'altra storia) simile solo nel lungo itinerario di morte e di annientamento, o nei meccanismi: camere a gas, forni crematori, lager).

Tralasciamo per qualche momento le motivazioni, etero/sociali, le discriminazioni razziali, le implicanze economico-finanziarie, le arretratezze tribali di quei Paesi che attaccarono l'America, soffermiamoci sul lato umano, distruttivo e invasivo della psiche e dell'inconscio. Milioni di americani da quel momento non vissero più sogni tranquilli,

In un solo momento si videro crollare addosso l'intera nazione travolta dall'impeto maledetto del Male: male gratuito, fatto a degli innocenti cittadini che ebbero il solo torto di trovarsi sui luoghi di lavoro, di essere lì, al momento sbagliato e nel posto sbagliato. Migliaia di giovani mamme, di impiegati, di operai, di gente comune furono polverizzate dalla furia omicida e dissennata di Al Qaeda, una temibile organizzazione paramilitare addestrata a compiere il lavoro sporco di un fanatico pazzoide imbonitore di menti, che ha istruito migliai di estremisti musulmani ad attaccare l'occidente con mezzi infallibili, colpendoli nei loro affetti più cari, nei sentimenti, direttamente nel cuore pulsante della nazione ritenuta nemica.

 Chiediamoci per una volta come sarebbe il mondo senza questo flagello, come si potrebbe vivere senza il  -Male- , senza quell'ombra tenace e proditoria che fa amare la morte più della vita, che trascura la coscienza, resta sorda ai richiami del mondo e con inaudita crudeltà opera direttamente sulla psiche, neutralizzando le forze del bene, formulando e progettando le più eclatanti tragedie dell'umanità, realizzando le più complesse e ingegnose strategie per colpire a morte i nemici storici.

Non si potrebbe pensare a menti più malate, a geni più perversi, perchè di geni "maligni" purtroppo si tratta, geni malati, deviati, collusi con un potere-fantasma, di origine primordiale, proiettati dentro un'arretratezza tribale di istinti malvagi ed esaltati.

Non può essere diversamente definito chi progetta il male per il male, senza remore o ragioni morali, senza scrupoli, senza luce interiore che illumini un pur minimo segno di consapevolezza della colpa.

Infatti sono pronti, a quanto pare, a colpire ancora. L'America e tutto il mondo sono in allarme, episodi così virulenti di morte e distruzione creano abissi profondi nella psiche. irreparabili e irreversibili perturbamenti.

Non si sono ancora sedati i tormenti, la sofferenza, il dolore; ancora fresche nella memoria restano la tragedia e la dissennatezza del gesto.

La perdita di spessore morale nel voler reiterare quel gesto, la furia omicida, la perturbata e instabile leicità a commettere episodi di tale inaudita violenza restano a significare che il nemico non si è ravveduto, che il sangue versato, proprio come alle iene stimola lo spargimento di altro sangue, di altre vittime.

Paradossalmente è una spirale d'odio che non vede la fine, perché non vi è un inizio nella storia del male: esso vivifica, si fa forte, si nutre e si alimenta dalla stessa fonte dell'uono. Mi viene da pensare che il Bene e il Male siano le due facce della medaglia, indossate solo in forme diverse, intendo dire che in ognuno di esse scatta la genesi malvagia del Caino che uccide il fratello e nell'altro le motivazioni di S. Teresa di Calcutta in mezzo ai lebbrosi. In entrambi i casi vi è un intelletto umano pronto ad avallare l'uno o l'altro senso della vita, a crearla o a distruggerla.

Districarsi dai meandri di un abominevole comportamento maniacale o di devianza paranoica spetta solo agli studiosi, ai laboratori di indagini scientifiche. A noi resta la certezza che il male non è stato sconfitto e lo sconforto per episodi di tal genere è immenso. Si resta disorientati, spauriti e impotenti dinnamzi a episodi catastrofici di tale ampiezza. Si avverte che tutta l'umanità è tenuta sotto scacco, da pochi fanatici alterati dal potere che regola la spartizione di se medesimo e, senza ombra di dubbio, resta in preda alla follia più cupa e disturbata.

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19 agosto 2011 5 19 /08 /agosto /2011 17:48

di Ninnj Di Stefano Busà

 

Per giornale s'intende foglio di testo in cui si annotano i fatti più salienti e importanti di interesse privato e pubblico. Con il nome di articolista viene definito comunemente e genericamente chi scrive articoli su quotidiani, su mensili o periodici. Quasi sempre si tratta di uno scritto su giornale o rivista e simili che tratti un particolare argomento. l'espressione modellata ad essere  <article de fond> riguarda la rubrica di un quotidiano redatta nelle prime colonne della prima pagina e affromta quasi sempre problemi di attualità, impegnando in tal caso la responsabilità di terzi, specie della direzione, perciò detto ad es: editoriale a. di spalla, di taglio, o (pezzo ) di colore.

Come articolèssa, derivazione da articolo, con il suffisso essa al femminile, viene detto in senso dispregiativo, il pezzo che s'intenda poi come prolisso e noioso.

Questa definizione è del tutto gratuita e assolutamente inesatta in quanto a redigere scritti insulsi e noiosi possono essere entrambi i sessi: ma tant'è viene ad esprimere in tal senso la versione al femminile quando un articolo lascia a desiderare...

Per colpo giornalistico equivalente al più fanoso e moderno scoop, s'intenda proprio quello dei giornali o dei giornalisti d'assalto che espongono in vetrina, quasi giornalmente vicende private, qualche volta inventate e date in pasto ai lettori, senza remore, solo per fare "cassetta" e vendere copie.

 

Storia del giornale . - Origini -  è fenomeno che non affonda in tempi recentissini, proprio dall'età moderna, ma va considerato sull'esigenza che è alla radice di ogni cominucazione, le cui originiri risalgono nei secoli e si perdono nella notte dei tempi. infatti <giornale> in tal senso era definito anche il diario, o lettera e cronaca del Medioevo  del Rinascimento. A istituirli come acta diurna dei romani fu nel 59 a. C Giulio Cesare..

Pià tardi con la caduta dell'Impero, si fondano gazzette e corrieri o novellisti a seconda dei luoghi. Con l'adozione della Stampa avvenuta nel Seicento, il giornalismo nacque e fece il suo ingresso tecnico. Soprattutto in Europa si ebbe una vastissima fioritura e nel 1660 nacque il primo quotidiano della storia.

Si fa adulto e s'intensifica come fenomeno nel Settecento con l'Illuminismo e la Rivoluzione francese.

Vengono affrontate in Inghilterra le prime battaglie per la libertà e l'autonomia della stampa.

Dalla fine dell'Ottocento ad oggi vi sono stati grandissimi perfezionamenti in campo giornalistico, quanto a strutture, modernizzazione dei mezzi di comunicazione e tecnologie avanzate del sistema d'informazione, oltre che modelli di organizzazione, anche in rapporto al vastissimo sviluppo dei mezzi di comunicazione e tecnica di trasmissione, legato alla trasformazione della società da rurale a industriale.

 

Forme particolari di testate giornalistiche di vastissima gamma sono oggi: il giornale-radio o il telegiornale detto (giornale televisivo) trasmessi televisivamente, ad ore prestabilite, in diverse edizioni giornaliere, su svariati canali a cura di uffici redazionali nolto simili a quelli che  redigono su carta stampata.

In Italia il primo radiogiornale "ultime notizie" andò in onda il 6 ottobre 1924, al quale seguitono l'URI-Unione radiofonica Italiana nominato dal governo per conto dello Stato (al suo servizio).

Nel 1928 l'URI si chiamerà Ente Italiano Audizioni Radiofoniche, divenuto a sua volta nel 1944 RAI -Radio Audizioni Italia e nel 1954 RAI- Radio Televisione Italiana.

A partire dalla metà degli anni Settanta si è andata affermando sul territorio una larga fascia di emittenza privata. Subito dopo la legge di riforma della RAI (legge n.103 dell'aprile 1975) la Corte Costituzionale apre all'iniziativa privata superando il principio del monopolio statale. Quelli successivi a tale data sono anni d'intensa concorrenza che si va estendendo rapidamente dall'ambito locale a quello interregionale  e quindi nazionale e internazionale confermandosi di fatto il polo di sistema radiotelevisivo italiano, diversificandosi in emittenze private dapprima con programmi solo d'intrattenimento, e successivamente con i primi telegiornali a diffusion mazionale.

 

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