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25 settembre 2014 4 25 /09 /settembre /2014 10:16

INTERVISTA RILASCIATA da Ninnj Di Stefano Busà

a Nicola Franco, blogger Redazione: Ciao/Italian di Montreal (Canadà)

 

D. A che età ha cominciato a scrivere poesia? La Poesia si raggiunge per gradi in un procedimento lungo nel tempo,  oppure è folgorazione immediata?

 

Ho iniziato a scrivere a tredici anni, ma ho pubblicato le prime poesie quando mi sono sentita più matura per farlo. Da allora, è stato un susseguirsi di libri, di pubblicazioni varie su riviste, di concorsi. Avevo spalancato la porta alla poesia e lei mi veniva incontro, si concedeva a me come un derma profondo, che da quel momento ho considerato la mia seconda pelle. Ho cominciato a leggere poesie di poeti spagnoli, inglesi, francesi, italiani; mi sono interessata ai classici, ai poeti russi. Ogni modello, ogni stile andavano bene per me. Ovviamente ogni età ha avuto il suo “itinere”, mi ha dato qualcosa: suggestione, emozione, incanto, ne ho amati tanti di poeti e, ognuno mi ha insegnato qualcosa di nuovo, di particolare, d’interessante.

Quelli che hanno formato la mia giovinezza sono molti e negli anni li ho riletti per assaporare altre sfumature della loro arte. Oltre a quelli dei tempi scolastici, Dante, Petrarca, Foscolo, Manzoni, Pascoli, Carducci anche i più contemporanei: D’Annunzio, Montale, Ungaretti, Zanzotto, Luzi, Quasimodo, Gatto.

Taluni di questi autori ci segnano la vita, tracciano un percorso, danno il senso vero di una condizione linguistica che si fa portavoce per il tuo futuro, altri fanno da guida, inducono ad un pensiero alto della storia letteraria, ti indicano una strada da percorrere, in solitudine (si capisce), perché il poeta, ogni poeta deve scrivere solo con se stesso, formulare un modello autobiografico, sapersi trovare, riconoscere nella lingua che lo rappresenti e gli è più congeniale.

 

D. secondo lei il poeta può modificare il suo percorso, il suo itinerario, inaugurare un linguaggio nuovo che lo differenzi? Può inventare una linea che costituisca la sua vera forza, il suo punto di riferimento per sempre?

 

R. La forza del poeta sta proprio nel rinnovarsi, nel ripresentarsi sempre nuovo, l’eclettismo necessario è una energia che lo solleciterà a sempre nuovi approdi, modificherà molti dei suoi progetti iniziali, attraverso una catarsi letteraria che solo lui saprà introdurre potrà (se lo vuole) cambiare i suoi molti destini: attraversare il dolore, la solitudine, e rifondersi in un suo viaggio personale nel tentativo di possedere definitivamente la forma, la categoria della sua “parola”: L’importante è uscire dalla banalità, non essere fermi al suono, al balbettamento che ti prende e ti modella. 

Attraversare i propri limiti, imporsi un’adeguata preparazione leggendo molti testi, superare il proprio status di esordiente, crescere. Non penso però che il poeta debba o possa rifondare un nuovo rapporto tra sé e la poesia in continuazione.

Vi sarà un momento che deve fermare la sua attenzione su uno stile e personalizzarlo, caratterizzandone la categoria che più si è imposta. L’importante è provare a non essere amorfi, insabbiarsi in sistemi logori, raffermi, in posizioni di caduta libera. C’è la tentazione a volte di lasciar perdere, di non inventarsi niente di nuovo, di abbandonarsi a stilemi desueti o eccentrici della propria poesia. Qui sta lo sforzo immane di non rinunciare, fare dell’esordio una premessa, un preliminare di continuità, non diventare un fuori ruolo, non fare della poesia un atto transitorio, revocabile, oscillante.

 

D. Lei ha scritto molti libri di poesia per l’esattezza 23, sono un numero elevato di opere, senza aggiungere la saggistica, la critica, la narrativa...nota che c’è differenza tra il suo tempo precedente e quello attuale, la passione le si è stemperata, o prova lo stesso sentimento intrinseco, intimo e appassionato delle sue prime opere?

 

R. Si cambia, perché l’individuo cambia, il poeta cresce ogni giorno, diventa autoreferenziale se trova la via giusta, si definisce in una realtà, in una esperienza che sono nuove e diverse nel tempo, ma se devo essere sincera, conservo dopo quarant’anni lo stesso interesse, la stessa passione che intriga ogni mia nuova opera e mi fa desiderare di concluderla. Se questo non è amore per la poesia, cos’altro è? Mi accorgo che resta incompiuta sempre una poesia, quella che non si è ancora scritta e chissà se mai si scriverà.

 

D. Ogni poeta ha un concetto di poesia suo “personale”, vi sono miriadi di processi linguistici e tante diverse definizioni di poetica. Per Lei, che cos’è la poesia?

 

R. Un lungo camminare a zig zag,  un procedere a volte ad ostacoli, un passaggio influenzato da una facoltà del dire “inequivocabile”, a volte anche un tornare indietro per ritrovarsi, rinnovarsi; è un po’ come la vita, non ti appartiene del tutto, (perché c’è la fine sempre in agguato), ma la vivi ogni giorno, te ne innamori, la contieni all’interno, l’alimenti, perché non ne puoi fare a meno, se la possiedi dentro è per sempre, come un figlio, un differimento procrastinato dell’anima.   

 

D. Lei ha scritto finora veramente tantissimo...scrive per diletto, per passione, con metodo? O perché folgorata da un momento ispirativo che Le dà la potenzialità, la tensione...emotiva

 

R. La poesia è il lampo di un solo momento, se si spegne quell’istante“perfettibile” in cui da banalità la poesia si può trasformare in un episodio immortale, se non assecondi quell’illuminazione che ti prende improvvisa e ti scuote tutto l’essere dall’interno,  non puoi più sperare di riafferrarlo. Lo si perde per sempre. Devi abbracciare l’ispirazione nell’istante in cui giunge a te, devi darti interamente ad essa, senza vizi di forma.

 

Come vede la poesia italiana di oggi?

 

R. Il Novecento italiano è un territorio vastissimo, un coacervo di molti miti, di molti stili. Vi sono anche tra i giovani dei buoni talenti. Auspico che la poesia non decada con l’avvento dell’informatica, che potrebbe rappresentare un ostacolo alla continuità del messaggio, trattandosi quest’ultima di una forma molto speciale di linguaggio che non può adattarsi a sintomatologie che siano diverse dall’anima.

 

 

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25 settembre 2013 3 25 /09 /settembre /2013 11:32

 

 

 

 

PER LO SVILUPPO E LA CRESCITA DELL’ ITALIA, DELLA PICCOLA E MEDIA IMPRESA OCCORREREBBERO RIFORME STRUTTURALI CORAGGIOSE NON PICCOLI RITOCCHI

 

Di Ninnj Di Stefano Busà

 

Ecco alcuni punti più importanti per lo sviluppo in Italia del meccanismo imprenditoriale che è il tessuto dell’economia nel ns. Paese

 

 

Dimezzare (senza se e senza ma), con decreto legge, senza dar loro il tempo di ribellarsi, le spese della Casta adeguandola a criteri ed emulamenti degli altri paesi UE

 

Eliminare i rimborsi elettorali che per referendum popolare erano stati cancellati e il governo ugualmente con altra definizione li aveva introdotti, senza tener conto della volontà del popolo italiano, ritenendolo schiavo

 

Con decreto legge attivare e regolamentare il pagamento dei debiti dello Stato entro 60 giorni

 

Defiscalizzazione degli investimenti per industrie, imprese e commerci

 

Defiscalizzazione dei redditi nei primi due anni di vita dell'impresa

 

Eliminare tutta la burocrazia, che risulta nefasta ai fini di investimenti e di imprese nel ns. Paese: la mole di permessi, di autorizzazioni che si richiedono per aprire una pur minima impresa in Italia è tale da scoraggiare gli eventuali investitori e dirottarli in altri paesi. Perlomeno ridurla all’osso, come nei paesi civilizzati.

 

Pagamento dell'IVA solo a fattura incassata, senza aumentarla ad ogni manovra correttiva, perché si è rivelata nefasta e depressiva per il PIL  

 

Eliminazione dell'IRAP

 

Prestiti agevolati elargiti dalle Banche per la sopravvivenza delle aziende in difficoltà

 

Sconti contributivi per assunzioni di giovani under 35

 

Diminuzione graduale della tassazione all’ impresa adeguandola alla tassazione europea

 

Assoluto controllo per attribuzione del "Made in Italy" solo alle aziende che producono in Italia

 

Chiusura definitiva di Equitalia, un organo incompetente e immorale che fa da mastino di guardia allo stato di fiscalizzazione con crudeltà e imperfetta visione del bene del Paese 

 

Defiscalizzazione alle aziende che assumono giovani a tempo indeterminato fino a tre anni

 

Collaborazione tra istituzioni ed Enti universitari, di ricerca, laboratori di sperimentazione e imprese con stage formati ad hoc in corso di studi o di ricerche

 

Eliminazione di qualsiasi contributo statale per enti inutili, Giornali, TV, etc.

   

    Eliminare almeno il 50% delle auto blu della casta e delle auto di   scorta, come ha fatto Hollande in Francia.

 

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6 maggio 2012 7 06 /05 /maggio /2012 08:33

di Ninnj Di Stefano Busà

 

Grandissima affluenza di pubblico e di critica, giornalisti, scrittori e artisti per l'ultima mostra del maestro Supino. Opere davvero preziose, che hanno fatto affluire un pubblico competente e attento sulla Rocca del Castello "MIRAMARE" di Formia. La serata di vernissage si è conclusa poi con la presentazione dell'ultima opera teatrale della giornalista e scrittrice Carmen Moscariello. Ai monologhi ha prestato la voce l'attore Franco Silvestri, noto per aver lavorato con registi di fama internazionale come Strehler, Vanzina, Albertazzi, etc. La sala era gremita e gli applausi non si sono fatti attendere. Con la bravura di sempre, Franco ha recitato e impersonato Giordano Bruno.

L'autrice della "piece "teatrale Carmen Moscariello ha ottenuto il successo che merita pienamente. Madrina della manifestazione e relatrice di entrambi gli artisti la nota scrittrice e poetessa Ninnj Di Stefano Busà, che è stata intervistata dalle TV locali sull'avvenimento, dopo aver riportato un'ottima impressione sull'organizzazione della manifestazione e sui presupposti dell'arte anche in Provincia. "L'arte ha dichiarato la scrittrice deve coinvolgere le menti e il cuore, perché attraverso di essa si realizzino le forze migliori per superare la crisi epocale e riemergere allo sviluppo e alla crescita degli ideali della società attuale, martoriata da troppe inadempienze di carattere economico/culturale. La Signora Carla Celletti, da ottima padrona di casa dell'Hotel "Miramare" ha offerto da par suo, con l'eleganza che la contraddistingue una cena di gala ai due artisti e ai loro più stretti amici e collaboratori. 

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10 luglio 2009 5 10 /07 /luglio /2009 14:39

di Ninnj Di Stefano Busà

Desideravo avvisare i miei numerosi utenti che da oggi inizierò a intrattenervi non solo con articoli di carattere economico/finanziaro, di politica, di Poesia, di attualità, ma anche di consigli, suggerimenti, pensieri, ricette, storie di vita, aneddoti, proverbi etc. 
Chiunque lo desiderasse potrà interagire con me e aggiungere al mio contributo ogni suggerimento atto a interessare il pubblico femminile su tutto ciò che ritenesse utile o migliorativo, per il buon andamento di casa, famiglia, studio, bellezza, arte, fantasia, pittura, scrittura, arredamento, floricultura, cucina, vini, come ricevere gli ospiti,come curare le piante di casa, intrattenere i bambini etc.
Io vi do quel che possiedo, se è troppo perdonatemi, se è poco aiutatemi a migliorare. 

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17 maggio 2009 7 17 /05 /maggio /2009 09:30

di (Ninnj Di Stefano Busà)

Esclusivamente personale, individuale e privata può e deve essere la laicità confessionale, poiché,trattasi della convinzione profonda di ogni individuo nei confronti di un atteggiamento confessionale che lo contraddistingue. Il libero arbitrio torna più che mai insistente a farsi sentire, quando la Chiesa vuole imporre il suo sigillo di propaganda ecclesiale. Se è vero che ogni uomo è nato libero come la Chiesa stessa afferma, si deve dare a costui l'opportunità di fissare il suo comportamento e i suoi atteggiamenti nei confronti di una sensibilità che deve portarlo a compiere l'atto di credere o non credere.
Quando la Chiesa vuole imporre ad ogni costo le proprie direttive sbaglia, perché allontana i fedeli dalle proprie intime convinzioni. La laicità non è un vestito che si può indossare solo la domenica:è un
abito mentale, un rendiconto spirituale,una misura delle proprie capacità di giudizio, una caratteristica propria della libertà e una condizione morale della propria coscienza individuale, e ancora: un bilancio delle proprie azioni, l'affermarsi del proprio  -io-  nei confronti di una fede o di un comportamento religiosi che all'uomo spettano di diritto
. L'invadenza della Chiesa nei confronti della società civile non deve essere di usurpazione dei diritti e dell'esproprio delle condizioni di vita che si rapportino con la coscienza di ognuno. Ma tant'é che, a volte, soprattutto, in materia giuridica o nelle scuole e nell'insegnamento, la gerarchia ecclesiale pretende di dettar legge, soprattutto quando nella fattispecie si sente espopriata del proprio ruolo formatore delle coscienze e dello sviluppo mentale e cognitivo delle nuove leve.Si arroga , quindi, una critica esasperata ed eccessiva nei confronti di organi e istituzioni che proprio nel ruolo riformista dovrebbero essere lasciati liberi di scelte comunitarie o individuali. 

Ogni persona ha diritto di promuovere la propria coscienza in modo autonomo e decisionale, senza incorrere nelle ire della Chiesa che vuole invadere quelli che sono i ruoli dello Stato e dei diritti civili, sociali e religiosi della parte laica. Gli intellettuali hanno un loro credo confessionale,u modello libero di intendere e di delineare all'interno del loro sistema progettuale di comportamenti e di scelte, possiedono il discernimento, le capacità di credere o meno nei dettami di una Verità eterodossa che a viva forza vuole inculcare i propri principi fideistici. Le due realtà possono convivere senza ostacolarsi a vicenda. Alla Chiesa spetta la sua parte evangelica, la sua predicazione e gli ammonimenti per una vita che sia conforme ai precetti cristiani, allo Stato e ai cittadini spetti l'ordine e la disciplina di lasciare che la Chiesa amministri la parte spirituale, la coscienza di chi crede. Libera Chiesa in libero Stato, dunque senza invadenze di campo, senza polemiche o critiche che potrebbero acuire il già fragile meccanismo e l'equilibrio di molti Stati nei confronti delle religioni. Perciò,il Papa gira il mondo. Per portare il suo messaggio pacificatore nei cuori delle genti e degli altri rappresentanti delle Chiese diverse dalla nostra e delle religioni altre.La Chiesa non è più quella delle origini o dei secoli passati, deve aggiornarsi, andare al passo coi tempi: non è più tempo di scomuniche, non è più tempo di arroganze e di atteggiamenti drastici nei riguardi di una laicità perfettamente in grado di autogestire la propria autonomia di pensiero e di azione.  

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