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10 settembre 2014 3 10 /09 /settembre /2014 09:17

 

Destini temerari

 

 

Viviamo l’inganno del tempo,

come respiri di nuvole ai crinali.

Conchiglie frantumate da furia di uragani,

ombre che percepiscono l’agguato

delle Najadi in cattedrali di memorie.

 

Abbiamo il fiato corto di chi

ha corso per mari a caccia di velieri,

tesori inabissati le stagioni,

malli di noci che serbano l’aroma.

Corsari in silenzi di rogge

destini temerari, senza approdo.

 

Oh la campana assorta, note di allegrezza

apriva al vento:

nefasta al figlio dell’uomo la salvezza.

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22 marzo 2014 6 22 /03 /marzo /2014 11:08
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21 febbraio 2014 5 21 /02 /febbraio /2014 11:23

di Ninnj Di Stefano Busà 

                       

 

 

 XX

 

 

Esistere per patire, o restare

nello smarrimento è lo stesso,

per sottrarsi al solleone o

al mondo che pure li incalza.

Rispondono col fomentare

le follie del vento, hanno il sorriso

da opporre all’imperio dei giorni,

alle sottrazioni inutili della vita.

Anche se spiove o fa gelo invadono

metropolitane e sottopassi,

vegliano con lo stesso timore

i figli e i bonus del discount.

Intanto si contendono

la luce di un giorno che verrà,

e godono il lucore

dei fanali che nasconde loro

le nuvole e le stelle.

 

 

 

 

 

 XXI

 

 

Non è fatica. È dolore che affatica,

lo vegli con lo stesso timore,

il traguardo che fugge, si defila,

perché in gioco è la vita,

l’istinto che ti sopravvive, l’ipotesi

che ti abbandona alle cose maldestre,

senza rimorso, il suo finale che non regge,

non ha elastici e ti cambia.

A nulla servono i pensieri, il silenzio,

la regola del giorno è presto fatta:

è tutto lì, nella paura l’istinto perverso,

la sua sorte, essere il fuori “fuoco”

dentro l’obiettivo.

E poi non basta nessuna forma di dolore

a dirti salvo o morto.

Un trattenere i battiti del cuore

che non si arrende, resiste un po’,

fino all’ultimo sguardo, e pare ti appartenga.

 

 

 

 

 

XXII

 

 

La combatte ogni giorno la guerra:

dei cartoni, dell’erba e del pane,

poi c’è l’ombra che lo serra all’asfalto

di strade roventi...relegato al tempo di esistere,

allo spazio che gli è consentito

e veglia con lo stesso terrore

il sottoscala e il bricco di latte pe’ i figli.

Nei cortili c’è l’ombra, ma non è l’ombra buona

dei prati, non ha profumo d’erbali.

Nell’ora di punta è il sogno a franare,

trasuda dagli scantinati la muffa, come topi

dal vicolo cieco essi vanno a cercare

frescura ai picchi di sole.

Formiche senza fretta scompaiono

nei vicoli ciechi di città-fantasmi.

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25 gennaio 2014 6 25 /01 /gennaio /2014 18:17

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I girasoli di Ninnj Di Stefano Busà.

                    

                               

Van Gogh ispira l’anima ad atmosfere irreali, il suo tratto di pennello è pari ad un magistero fecondo di colori. La bellezza della sua arte riconosce il Bello come contributo di una storia, di una parabola che si elevano al buono al bello, quasi in religioso stupore e in silenzio. I suoi “girasoli” mi hanno ispirato questo testo:

                    

I girasoli di Van Gogh

Annegano nel giallo oro
i girasoli di Van Gogh,
contribuiscono al tempo d’anima,
ascoltano la musica divina
da una soglia d’aria.
Hanno un profilo umano
di rada bellezza,
un canto votato alla celebrazione
dei papaveri tra il grano.
Così la poesia è grazia di assoluto,
brivido d’attesa mistica e divina
che incontrano la forma
del suo tempo - il tempo
dei nostri desideri -.
fiamma che arde sul volto della rosa.
Di un mondo più umano,
si cerca la città celeste.

Una città al crocevia del nulla:
l’uomo,
ma che sappia ascoltare
dal rumore della vita
la pienezza del cuore.

                

van-gogh-girasoli

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3 dicembre 2013 2 03 /12 /dicembre /2013 07:57
N. D. S. BUSA': INEDITA
 
 
Forse fu solo un tremore d’erba,
o appena un respiro di biada
a soffiare un nuovo dolore.
Il giorno distillò ninfee d’acqua
sul bianco sigillo del mondo
e tenero annotò d’albe ogni ferita.
Non fu che l’abbaglio di un giorno
a fiorire d’assenze..
o un germoglio di luce a sbalzare
le pietre, a placare il grido, la fiamma
degli ultimi fuochi.
Ora si è persa la meraviglia,
le ultime ortiche pulsano nel sangue.
Il bianco sigillo
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30 settembre 2013 1 30 /09 /settembre /2013 20:33

 

di Ninnj Di Stefano Busà

 

 

...E' ancora sangue

 

 

Il giorno è ancora sangue

sulla linea scomposita del tempo,

sogno che si frappone ad altro sogno

tra il lungo artiglio e la parete azzurra.

La farfalla che svola già si sfaglia

sulle rotte lontane

di papaveri e grano a mietitura,

o nei cieli iperuranei delle stelle.

Mentre una luce immemore s'attarda

a ricomporre ampolle di certezze,

perché ritorni intatto il mistero aurorale,

oltre le soglie, tra il bianco e il nero,

il sapore intenso della giovinezza.

Mostri l'attonita odissea dell'uomo,

un cielo in migrazione che sorrida.

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19 luglio 2013 5 19 /07 /luglio /2013 20:09

SI FA SANGUE LA PAROLA

 

E' meraviglia ora il palpito del cielo

che allunga la sua luce sui bastoni.

Ogni ombra espande la sua ala

oltre i confini, come l'erba tenace

ha radici vive nel travaglio della terra.

Si fa sangue la parola, serra il suo tormento,

rosa d'innocenza o poesia che si tramuta

in spazi esigui, dove cerco l'ombra

e la pace, il punto estremo o il confine

delle cose, forse il filo di Dio,

o il naufragio nei flutti del vento.

 

Eppure, Ti sento come un respiro d'erba

tra le fronde dei platani, aspetto

che a stento mi trascini l'onda di memoria;

sono parte dell'attimo infinito,

il mio tremore è nel silenzio delle fonti,

nel miele antico delle albe, come allora.

 

 

                                      Ninnj Di Stefano

 

 

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10 giugno 2013 1 10 /06 /giugno /2013 11:26

 

 

Non sappiamo

 

La notte ha occhi seducenti,

dal sogno evoca l’oro di memorie,

si fanno lente come clessidre vuote

all’ombra delle attese,

alzano vessilli d’alba, reti di dolore,

sfilano come lame sul velluto

le giostre colorate dalla luce,

preparano il giorno al sangue già versato,

agl’immemori presagi della resa.

Sarà ancora dubbio questa disarmonia

di canti? Artiglio delle favole incompiute

scioglie la nera uniformità notturna.

Ogni silenzio è guado in mare alto,

vena di attracco lungo il bordo scuro,

riarso dei ricordi.

E non vorremmo migrare in altri luoghi

che quelli di un cielo di cobalto.

Uccelli migratori ora smarriti

non sappiamo chi ci salverà.

 

 

 

 

  Acque chete

 

Come acque chete

che accarezzano scafi, accelera

l’aprile al litorale, fiati di brezza,

promesse di equinozi attendono

il sogno dell’estate, ignara

dentro il fittume di ferite, anela

l’erba a rinfittire il verde sui muretti

sui dossi e sugli anfratti.

E ci spingiamo al largo dalla secca,

dai canali melmosi, al lampo azzurro,

al porto più sicuro come velieri

salpati al vento di bolina.

Terra che si sfalda ereditammo

e oro che la ciurma inabissa

al suo naufragio. E giungemmo

al lampo delle stelle con audaci pensieri,

a sfogliare giorni lievi, parole

che precedono il canto dell’addio,

forse il perdono o la dimenticanza,

senza voltarsi indietro.

 

 

 

 

  Labririnto

 

 

Un labirinto di franta luce,

un sogno aggrumato, precipitato

dal lungo sonno, lasciato a fiammeggiare

dentro il suo tormento, ossidato

come lanterna abbandonata

all’irrisolto abbraccio della luna.

Eppure inventeremo un nuovo giorno,

un’alba di rinnovato stupore

al sole d’innocenza.

La luce è incorruttibile stasera,

inventa nuove favole, sgrana rosari

e fiori abbandonati.

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4 giugno 2013 2 04 /06 /giugno /2013 20:06

Oggi è l'antico una preghiera

 

Un sogno è sempre un confine,

un nuovo che evoca forme alate

all'agosto che in mare si versa,

come Meobe nell'occhio dell'uragano.

Mentre il sole si alza

e dietro l'orizzonte svolano

ampi uccelli variopinti.

Non ho segreti mie ombre,

numi e protettrici che serrano la vita

come un ramo fiammante

nel folto del canneto.

E voi, pensieri, restate dove il sole

interamente appare una palla di fuoco

o dove l'alba invoca il nuovo giorno

o gli uccelli custodiscono piume

ai nuovi nati, all'ora del tramonto.

Oggi è l'antico, l'immemore

il nuovo confine,

come preghiera sussurra

alla ruggine del tempo

il suo mattino di luce.

 Una poesia, Oggi è l'antico una preghiera, che si fa pluralità di intenti emotivi. Sono l'impiego degli stilemi, delle figure allusive, le tecniche espressive a dare forza al supremo bagaglio esistenziale della Busà; bagaglio, che, cresciuto col tempo, col diacronico succedersi degli accadimenti e con le successive meditazioni sull'esistere, si è espanso in parola. Parola desanctisiana. Parola totale, viva, umana, e sovrumana; parola che contiene il sapore del vivere e dell'esserci con tutte le inquietudini del fatto di essere umani. Parola che non si accontenta del semplice etimo, ma vuole scalare le vette ardue de pensiero filosofico, del pensiero pascalianamente dicotomico, umanamente inquietante. C'è qui una lezione sull'arte del dire e del fare poesia. C'è qui un sapiente e generoso impiego del significante metrico: un abbraccio iperbolico, da parte dei suoni, al fatto di esistere. C'è questa vicinanza sconvolgente fra il verbo e le smisurate estensioni dell’azzardo. C'è il sacrosanto peso della memoria, dell'antico, c'è tutta la vibrazione di un'avventura che vuole farsi perenne e con la poesia e con gli allacci al domani. E c'è il sogno. L'atto onirico. Quella parte di noi che più ci avvicina all'imponderabile; il limen, la sottrazione implacabile del presente, il recupero con l’atto creativo. C'è insomma la grande forza etica ed estetica,  quel polemos di una grande poetessa che ha dato la vita, tutta se stessa alla categoria dello spirito.  E l'antico si fa preghiera per dare luce alla ruggine del tempo. Versi che fanno meditare, riflettere, che fanno da punto focale per ogni amante del canto e non solo. Quelle metafore, quelle sinestesie, quegli accorgimenti metrico allusivi a potenziare i significanti. E può essere l'antico il nuovo? Può farsi l'antico speranza in un mondo che gronda insipienza. In un tempo che gronda ruggine. E che sia preghiera! D'altronde quando è che ci facciamo complici col Cielo, effondendo le  nostre preghiere? Perché lo facciamo? Lo facciamo per chiedere il bene, lo facciamo per coprire quei vuoti di cui si nutre l’insufficienza umana. E allora che preghiera sia! Già nell'intenzione c'è la speranza di un mondo migliore. 

Nazario Pardini     

 

 

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21 aprile 2009 2 21 /04 /aprile /2009 11:01


La Parola

Ti strazia la parola

che vive dentro la dolcezza ingannevole

di amante, ognuno ne porta il segno,
un grido chiaro che inazzurra.
Ha carne di mistero, voci accese
al tremore delle palpebre.
Cresce in embrione e si rigenera
da sè, del suo significato indicibile.




 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Il gioco finisce a luci spente         (in morte di Sirio Guerrieri)

La morte non concede proroghe,
sulla scena di un altro sipario
recita la vita nei minimi dettagli.
Qui è tutto nella capacità totalizzante
delle ossa di attutire i contraccolpi,
il gioco finisce a luci spente:
si chiude sul corpo martoriato.
La gioia di vivere è nel privilegio dell'ala,
quando tocca il cielo e vi s'ingloba,
come tuorlo al guscio che lo tiene stretto.
Dimmi, ancora, ti prego, del verde di maggio
che s'apre a profili di rondini,
dettami parole appropriate, le più abbreviate...
virgole dimenticate sulle strade del mondo,
mentre imperversa la necessità
di fuggire da noi stessi.
E' nel battesimo dell'ardimento, Sirio,
la virtù del coraggio.
Poi è sempre analogia il muoversi
tra parola e silenzio, il filo teso
nel vuoto ce ne darà la ragione.


La Spezia, 19 aprile,2009

 

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