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6 dicembre 2014 6 06 /12 /dicembre /2014 14:15

a cura di Ninnj Di Stefano Busà

 

 

Maurizio Donte, nato a Imperia il 29 dicembre 1962, si interessa alla poesia fin dall'infanzia e comincia a scrivere le prime liriche in prima media. I professori, notandone la propensione lo incoraggiano a proseguirne la composizione. Segue studi tecnici, perito chimico e poi diploma universitario di Tecnico di Laboratorio Medico, ma la passione per la letteratura non l'abbandona. Nel 1988 vince il premio Garlenda per la poesia in vernacolo, seguono molti anni in cui scrive senza fare concorsi o pubblicare nulla.Nel 2012 partecipa a tre concorsi, vincendo il concorso Internazionale "Quelli che a Monteverde" in Roma, si classifica secondo e riceve una segnalazione nel terzo. Pubblica il suo primo romanzo "DE BELLO PARTHICO" per Edizioni REI France nello stesso anno. Il 2013 lo vede ancora secondo classificato al Dino Campana di Morano Calabro e autore segnalato in un altro concorso e giudice alla XVI edizione del premio Mimesis di Itri, presieduto da D.Rondoni.Nel 2014 pubblica Sonetti e Madrigali d'Amor e Guerra con REI France e vince al concorso Nazionale Voci città di Abano Terme il premio speciale della Giuria. Riceve in tutto dodici riconoscimenti letterari, fra i quali, la vittoria al Nazionale Tracceperlameta di Recanati, dedicato al tema di A Silvia, di Giacomo Leopardi, con "Pensando a Silvia". Vince il concorso Internazionale Regina Margherita di Bordighera, con la lirica "Danzavi", è secondo classificato all'Internazionale Memorial Guerino Cittadino di Rende. Terzo classificato al Nazionale Città di Grottammare e quarto classificato al premio Thesaurus, Vedere Oltre e John Keats di Morano 
Calabro. Riceve menzioni e segnalazioni all'Albero Andronico di Roma, al Natta di Vallecrosia e all'Ossi di Seppia di Taggia. Sempre nel 2014 pubblica i Nuovi Canti di Erin e il Cù Chulainn, il Mito del mastino di Cullan, sempre con REI France, due poemi epici incentrati sul tema del Ciclo dell'Ulster, antiche leggende irlandesi, viene notato e inserito dal
professor Nazario Pardini nella sua vetrina di autori contemporanei "Alla volta di Leucade", seguitissimo blog letterario.

Tra fili di trasparente vetro

 

Vorrei non mi sfiorasse mai

la vertigine del finire,

come un'ala di penne d'ombra

che vicino a me invoca

l'abisso del nulla.

Tremo sul limite dell'inconoscibile

e vaga la mia anima turbata

nell'inquietudine del dubbio.

Cerco e non trovo pace

nel silenzio del chiostro,

né sulle tante e tumultuose rive

del deserto dei vivi.

Lambisce questa pazzia, il mio cuore,

e mi sfiora la tenebra infinita.

Non so quale domani

m'attende al di là

di questo andare esitante

da funambolo nell'aria.

 

 

Tempo

Suona potente
l'acqua che corre:
cascata saltante
su umide rocce,
frante dal tempo,
che corre e scivola
lontano come vibrante
corrente, verso
non so quale mare.



Filari

 

Osservo

con sguardo radente

ordinati filari

di vigne, distesi

nel chiuso orizzonte:

non posso dire,

il pensiero muta

ogni istante.

Sfugge, come acqua

dai pugni rinchiusi,

inafferrabile attimo,

perduto per sempre.

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17 novembre 2014 1 17 /11 /novembre /2014 10:25

 

 

a cura di Ninnj Di Stefano Busà

 

Abner Rossi vive a Firenze dopo aver trascorso diversi anni in Liguria. E’ un autore teatrale, poeta, regista ed insegnante in diverse scuole di formazione teatrale. Come autore ha scritto più di trenta opere originali. Inoltre scrive poesie (com'è solito dire, per evitare di ammettere che è un poeta vero). Pochi giorni fa è uscito il suo libro di Poesie dal titolo “Ascolta il vento”. In teatro ha collaborato con G. Albertazzi, Omero Antonutti, Anna Maria Castelli etc. Ha scritto i testi del Recital del Premio Oscar Luis Bacalov “La Meravigliosa avventura del Tango”. Particolare successo ha recentemente ricevuto il suo lavoro originale di Teatro-Canzone dal titolo “Se io ho perso…chi ha vinto?” dedicato a Giorgio Gaber ed interpretato dalla cantattrice Anna Maria Castelli. Per la sua pregressa attività politica è anche un importante commentatore delle vicende politiche nazionali ed internazionali, soprattutto di politica economica.

 

Nel tuo nome, Maria,


ho trascorso gli inverni,


l’assottigliarsi dell’anima,


le dispersioni di luce.

 

Nei tuoi occhi


ho cercato gli azzurri


e i crepuscoli precoci,


le altezze di cieli stranieri,


conoscenze troppo intense

per un unico individuo.

 

Mi sono infine arreso alle nuvole,


ai mutevoli venti, alle stagioni,


a tutto ciò che conclude un ciclo


e finisce per poter generare.

 

Nel tuo nome, Maria,


ho scoperto le mie preghiere,


sulla tua bocca, il fuoco,


nel suono delle tue parole


la mia musica preferita.

 

Nelle tue grida notturne

la pace.

 

Abner Rossi

 11 nove 2014

 ********     

 

 

7 novembre - anniversario della nascita di mio padre.

Per mio padre in sogno

Adesso sei soltanto somiglianze,
gesti che ho copiato chissà quando,
stessi modi di sorridere e pensare,
un modo di guardare un po’ distratto,
atteggiamenti spontanei, nostri,
incontrollati.

Piangevo stanotte lacrime dovute,
mai versate per te, nemmeno in sogno.
Lacrime da tanto tempo attese
e che credevo perse.

Appuntamento preso non so quando.

Attesa.

Singhiozzavo nel sonno
come da sveglio non mi è mai riuscito,
ero stupito di esserne capace.

Singhiozzavo come quando
promettevi qualcosa che dimenticavi.

Ormai son sette anni che sei morto
e le lacrime sono uscite all’improvviso,
con il mio stile, sempre un po’ in ritardo.

Certo, ci siamo visti sempre poco,
ma lo sapevo che mi amavi tanto.

Si chiama amore anche tra noi due?
Il problema non è che sei partito:
io ero lì, l’ho visto che la vita trascorsa
ti bastava, l’ho visto bene che volevi andare.

Il problema è quel taglio netto,
il fatto che decidi, parti e io resto.
Il problema è l’improvvisa fuga
e il non luogo dove sei andato.

Il problema è che ti ho visto andare,
prendere una strada nel silenzio,
una strada che non torna indietro,
all’infinito, senza incroci e curve.

Ma forse è proprio questo strano sogno
il primo incrocio, il nostro primo incontro,
il primo appuntamento che ti ho dato.

Non ti trattengo, non ti voglio fermare,
non è da noi, riflettere, fermarsi,
indietreggiare.

Come tu sai, non ammettiamo intralci,
è stata la prima tua regola che ho assunto.

Ed ho scoperto che sei vivo ancora,
se è vero che anche i sogni sono vita,
quella più vera, quella più profonda.

 

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11 novembre 2014 2 11 /11 /novembre /2014 16:26

a cura di Ninnj Di Stefano Busà

 

 

Paolo Pistoletti è nato nel 1964 e vive ad Umbertide (PG). Terminati gli studi in Giurisprudenza e in teologia, ha continuato ad approfondire i contenuti di alcune correnti spirituali d’occidente e d’oriente, ampliando, allo stesso tempo, la sua ricerca poetica. Ha pubblicato la silloge Legni (Ladolfi Editore, 2014) e il contributo Legni, una lettura devadatta, all’interno del volume Dove sta andando il mio italiano? (Fara Editore, 2014). Collabora con il blog letterario Compitu re vivi. Dal 2010 cura e conduce Arcipelago, il programma radiofonico di letture e poesia di RadioRCC. Sta lavorando, con il musicista-bassista Manuele Cambiotti, al progetto Devadatta, vedo la parola che suona.

 

 

ULTIMA VISITA

C’è una poltrona di pelle
che regge appena.
Sarei venuto a dire delle cose,
a trovare un appiglio.

Ma tra noi qui
c’è una stanza
che non ne vuole sapere.

Come niente l’aria
e la luce oramai.

Poi ci si aggrappa.
Come se all’improvviso
volessimo stare
come se finalmente
di colpo si fosse.

 

LEGNI                                                                 

Non mi ricordo più quante volte si muore,
quante stagioni di legni
ci pesano sulle mani
prima di rovesciarci il cuore.                                               
All’ospedale di Careggi c’è il bianco                                              
delle mura che in mezzo ci passa
chi non ce la fa più a stare qua.
Quelli che invece tornano
nelle vene hanno sentito
tutto il risucchio che viene dagli aghi
dal tubo della flebo
fino alla luce del neon
dove a un certo punto
uno non è più niente
tutto lì nel mentre,
tanto che a sorpresa
non avendo più materia
si smette di tremare
senza cassa senza risonanza                   
la mancanza ricompone tutto
porta a zero la distanza.

Da bambini si arriva ogni volta
al momento giusto
come una bolla al centro del lago,
la memoria poi torna dopo                                          
quando un giorno d’estate
il sole spacca le pietre       
e allora si esce.
In corsia si dice che un giro                         
moltiplicato per sempre sia l’eternità.   

 

Firenze, ospedale di Careggi, reparto di rianimazione, aprile 2001

 

 

AMICO

 

Caro amico mio quando uno come te

si ammala in giorni come questi

di una tacca tutto si abbassa

pure i nostri corpi. E solo adesso                                             

vedo tutto il bianco della mia barba

l’alba che mi cresce fitta pallida sulla faccia.

E allora rimane poco qui quasi niente

del respiro che va sotto va più giù,

mentre fuori si riaprono nicchie lucernari

si riapre la stanza che ora riconsegna reperti

ripone unghie nei cassetti

lettere e capelli nelle scatole

come pelle lasciata indietro nei giorni i guanti spaiati.

E le stagioni tra le persiane passano

tornano ai loro maglioni alle loro scarpe

e nella foto appesa al muro poi

tutto quel ricomporsi di cose.

 

 

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5 novembre 2014 3 05 /11 /novembre /2014 07:46

a cura di Ninnj Di Stefano Busà

 

Patrizia Stefanelli nasce il 10 aprile del 1960 a Formia (LT). Prima laurea in scienze infermieristiche, seconda laurea in DAMS ( regista teatrale ) all’università di Roma Tre. Con 110 cum laude con il Prof. Raimondo Guarino, storico del teatro.

Direttore Artistico del  Premio Nazionale Mimesis di poesia. E' scrittrice di testi teatrali tutti rappresentati in teatro, dei quali è interprete e regista: "Non scherzare con il morto? (migliore regia e sceneggiatura al festival FITA); "Tre tazze e una zuppiera"; "Qui si sana?"; "Cantando il tempo che fu" (tradizioni e canti popolari del Sud Pontino); "Il mistero di Don Giovanni" Premio FITA  2012.

E' presente in numerose antologie. ha vinto il premio al XIII Festival lirico Leoncavallo - Montalto Uffugo (CS) -  Premio di poesia “Amalia Vilotta”2012; . Premiazione e intervista della giornalista  Rosanna Cancellieri con Michele Mirabella -

M  Menzionedi Merito al concorso di poesia “Quelli che a Monteverde”- Roma 2012. Ha ottenuto per meriti culturali nel 2013 il premio Thesaurus ad Albarella-Rovigo. Finalista in molti premi letterari. Ha pubblicato nel 2013 la raccolta di poesie "Guardami" (ed. Rupe mutevole, pref. Nazario Pardini).

 

 

"Laudate Dominum"

Poni, Signore, sulla mia fronte un sigillo.
Non ho pensieri di fede.

Bagdad, favola delle mille e una notte
di cieli stellati e tappeti d'oro 
non hai più voli.

Sei, sangue di Cristo ucciso 
mille volte per le strade;
per migliaia di yazidi
solo due sopravvissuti; 
nel nome del Padre e del Figlio
e dello Spirito...
Non ho pensieri di fede.

Così, anche tu, Israele,
uccidi il Figlio mille volte
nei mille volti
dell'unica verità raccontata,
quella degli occhi.

Tre giovani ebrei
per trenta giovani Palestinesi 
per mille e mille morti
bambini, nascosti al mondo
e...non ho pensieri di fede
perché un bambino
vale quanto un bambino
e una madre quanto una madre,
sempre uguale il suo dolore,
nel nome del Padre. 
Oh David! La tua stella sanguinaria è ignominia
e a sud di Damasco
la strage degli innocenti continua.

Poni, Signore, ti prego, sulla mia fronte un sigillo.
Non ho pensieri di fede. 

Tu, che sei pane, porta pane
dona, l'acqua del Battesimo 
a fiumi da bere
e, delle mille fosse, fa meraviglie!

Muoiono, ed io, Signore, 
non ho pensieri di fede. 

PatriziaS 5 ott

 

 

  per "amare" 


Ogni cosa di cui ho desiderio
accade
e accade
che io abbia desiderio sol di quella.

Pretesa è, un verbo dolce all'infinito
cullato dal sentire di un momento...

e accade
che si mettano petali a tappeto
e profumi, che restano sospesi
come le note, quando l'aria è calma.

Le sere a primavera, quasi toccano
le mani, e dove i glicini fioriscono
ci sono gocce misteriose e pure.

Accade

 

 

 Pag.72 Alla Luna

"Tu mi donavi un mondo e ti sforzavi

a farlo perleo agli occhi inteneriti" (cit. Nazario Pardini)

                            ***

 

 

Non so cosa davvero ci sia in certe

parole. In bocche fatue, conclamate

esclamazioni di potere fatte

per fingere, sorrisi accattivanti.

Allora…

Resto, qui, ma a contare quel che vedo

e quel che sogno senza strappi né

traguardi da rincorrere. Per mano

ho il mio attimo e non lo cambio, no

al bancomat a getto continuo

di insulse idee e strampalate glose.

Resto, con quel che resta del mio diario

al sole d’oltresera.

 

Verso così inquieta, dalla tua pagina

settantadue che chiude qui : Alla Luna

 

28 ottobre 2014

 

 

 

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4 novembre 2014 2 04 /11 /novembre /2014 09:39

a cura di Ninnj Di Stefano Busà

 

 

Rosa Elisa GIANGOIA, insegnante, scrittrice e saggista, ha pubblicato tre romanzi (In compagnia del pensiero, 1994; Fiori di seta, 1998; Il miraggio di Paganini, 2005), un prosimetron (Agiografie floreali, 2004), un saggio di gastronomia letteraria (A convito con Dante, 2006), un’edizione delle Bucoliche di Virgilio con annotazioni in latino (2008), le raccolte di poesie Sequenza di dolore (2010) e La vita restante (2014), il volumetto di riflessioni sulla poesia Appunti di poesia (2011) ed il testo teatrale Margaritae animae ascensio (2014). Per l’Assessorato alla Cultura della Regione Liguria ha realizzato con Laura Guglielmi la collana (10 voll.) Liguria terra di poesia (1996-2001) e per la Provincia di Genova, insieme a Margherita Faustini, i volumi antologici Sguardi su Genova (2005) e Notte di Natale (2005). Con Lucina Margherita Bovio ha curato l’antologia di poesie-preghiere Ti prego (2011). Ha pure curato le antologie di poesie su Genova Tenui bagliori di pitosforo (2012) e sulla Liguria Liguria schegge di poesia (2013) e Tra l’ulivo e la mimosa, il mare (2014); suoi racconti sono compresi nei volumi Il delirio e la speranza (2012), Tra parole e immagini (2013) e Amori dAmare (2014).

E’ vicepresidente del Lyceum club di Genova, fa parte del Direttivo del Centro Culturale Antonio Balletto. Ha fondato l’Associazione culturale “Il gatto certosino” di cui è presidente.

Fa parte della redazione della rivista “SATURA” e collabora a molte altre riviste. Ha vinto diversi premi letterari ed è membro di numerose giurie di concorsi.

 

 

 

 

 

A Mino

 

Certo sarebbe più bello saperti

dietro l’angolo della strada

seduto su una panchina,

ad aspettarmi.

Invece capiti nell’abbaglio

di un lampo di sole

che entra in casa inaspettato

all’improvviso,

forse per tenerti fuori dal tempo,

ad un passo dal niente.

 

Per questo sei stato:

perché io ti potessi ricordare

ora che appartieni alle profondità

delle memorie mute.

Quando ti penso

vorrei penetrare dove tu che non ti svegli

dormi in silenzio dentro quella notte

che io non conosco ancora.

Di tutto quel che è stato

non rimane neppure il rumore

di un fiume che scorre veloce.

 

 

 

Casa in vendita

 

Una vena rosata

sta nascosta dentro casa

nella malinconia della polvere,

ospite affettuosa in attesa.

I ricordi opachi di chi l’abitava

invitano ai risvegli

quando i candeggi facevano svanire

le sagome lasciate dalle notti

sulla tela delle lenzuola.

Ora bisogna decidersi

ad uscire dal passato

ed innestare l’albero di mele

ormai troppo legnoso nell’orto

per lontana trascuratezza.

Acquistare è segno di fiducia.

A conforto l’ammiccante

intermittenza delle lucciole

nel giardino troppo buio:

palpitanti di vita

accendono nel prato

la speranza della luce.

 

 

 

In Grecia

 

In Grecia ho bevuto la fresca acqua

che scorre in lago di memoria,

ho abitato l’azzurro immenso

del cielo e del mare

squarciati dal sole

nell’abisso dell’incanto

degli ulivi di Delfi,

dove la luce diffusa e tagliente

rivela il passato

e ridisegna la storia,

mentre il pensiero fugge

in miraggi d’infinito.

Ho incrociato sguardi

di divinità e di uomini

di pietra e di metallo

vivi nel tempo

della loro assenza;

ho visto l’enigma del sorriso

dei kouroi e delle kore

distendersi nella perfezione

fino a estenuarsi

nella malinconia composta

del congedo dagli affetti

nel concludersi di un arco di storia.

Ma alle Meteore ho incontrato

chi ha cercato

la purezza dello spirito

incarnandosi nell’aridità

della pietra dell’aria della luce:

fuori dal mondo

per convincere e salvare.

 

 

 

Navigando sul Volga

 

Sulla grande strada fluviale

incontri tutta la Russia,

vecchia e nuova.

Tra passato e futuro

lo scorrere delle acque

trascina la storia.

Il viaggio è lento,

ma inesorabile

tra i quattro punti cardinali

di ogni esistenza vagante:

il cielo l’acqua il sole il vento.

A poppa il tempo trascorso

disegna gorgoglii di schiuma

inghiottiti dall’oblio dell’acqua.

La prua

fende la verginità dell’ignoto.

Mentre il vento eccita

narrandoli sul volto

gl’invisibili approdi venturi,

la storia avanza

in cerca di futuro.

A terra

la vita quotidiana

è scritta sul viso

a quelli che incontri.

 

 

 

 

 

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1 novembre 2014 6 01 /11 /novembre /2014 16:30

a cura di Ninnj Di Stefano Busà

 

 

ANNAMARIA FERRAMOSCA di origine salentina, da molti anni vive e lavora a Roma. E’ stata per alcuni anni cultrice di Letteratura italiana all’università Roma3. 

Ha collaborato con testi e note critiche alle riviste Poesia, Le Voci della Luna, La Mosca di  Milano, La Clessidra, Gradiva e con vari siti web di settore, come blanc de ta nuque, Rebstein- La dimora del tempo sospeso, poiein. Fa parte da 4 anni della redazione del portale Poesia2punto0.com, dove è  ideatrice e curatrice della  rubrica non autoreferenziale Poesia Condivisa, che seleziona e diffonde nuova poesia italiana su proposta dei lettori.

Ciclica, edita da La Vita Felice per la collana Le Voci Italiane, è la sua settima raccolta di poesie(con nota critica di Manuel Cohen) booktrailer: https://www.youtube.com/watch?v=YhgOlqL-xN8  

poesia.lavitafelice.it/scheda-libro/annamaria-ferramosca/ciclica-9788877996056-171831.html

Altri libri di poesia pubblicati: Curve di Livello, 2006,Marsilio, pluripremiato, selezionato nella rosa del Camaiore, finalista ai Premi Pascoli, LericiPea, Lorenzo Montano. Ripubblicato di recente in e-Book da www.larecherche.it, scaricabile gratuitamente.

Per Empiria ha pubblicato Paso Doble, una raccolta di dual poems (poesie a 4 mani), coautrice la poetessa irlandese Anamaría Crowe Serrano, sua traduttrice in inglese. Porte / Doors, Edizioni del Leone, del 2002, tradotto da A.M.Serrano  e Riccardo Duranti, è infatti in versione bilingue e ha avuto diffusione in area anglofona.

Nel 2009 le viene pubblicato a New York da Chelsea Editions un volume antologico di poesie edite con una raccolta inedita, dal titolo Other Signs, Other Circles, (Altri Segni, Altri Cerchi ) nella collana Poeti Italiani Contemporanei Tradotti, libro che ha ricevuto il Premio Città di Cattolica e recensioni anche su riviste americane (World Literature Today, Fire, Freeverse, Gradiva). La Poesia AnimaMundi, con una silloge inedita dal titolo Canti della prossimità, è una monografia completa curata dal critico Gianmario Lucini per puntoacapo nel 2011.

Quella di A.F. è voce inclusa e registrata nell’Archivio della voce dei Poeti , per Multimedia, di Firenze.      

Per la poesia inedita  A.F. ha ricevuto nel 2011 il Premio Guido Gozzano e nel 2012 il Premio Renato Giorgi. Suoi testi  sono stati tradotti, oltre che in inglese, in francese, tedesco, greco, albanese, russo, romeno.

 Da OTHER SIGNS, OTHER CIRCLES (Altri Segni, Altri Cerch Chelsea Editions, collana Poeti Italiani Contemporanei Tradotti, New York, 2009

 

 

 

MEDITERRANEO

 

Marina Serra. Assalto 

di un’alba nitida, capace

di spingere i monti d’Albania

fin qui, sotto il balcone

Posso toccarli quasi

fianchi verdi e radici

intrecciate alle mie

Da costa a costa

scintillano di senso le correnti

lu rusciu de lu mare 

canta in  mediterraneo

 

Potevo essere nata su quei monti

e mia madre avermi lavata nel canale d’Otranto

nutrita con zuppa d’alghe e filastrocche di Lushnje

potevo trovarmi in quella barca

così traboccante di speranza

che i fianchi non reggevano al rimorso

 

Mi trovo in quella barca, sono

albanese, pure

messapicagrecaegizialibica

il mio sangue è incontro d’onde

paziente e antico

(continua a mescolare

questo inascoltato mare)

             

 

 

SULL’OTTAVA ELEGIA DI RILKE

 

La casa ha finestre sul mare

per ricordare l’origine

il vortice la calma le vele millenarie

i ritorni che volgono in commiati

partenze per altri oceani

 

Il giardino ha pini d’aleppo e olivi

per ospitare chi non sa della morte:

insetti e uccelli, volpi

notturne, a volte - immobili-

guardano anch’esse il mare

come per un abbaglio misterioso

- gli animali mai fissano

la morte negli occhi -

noi l’abbiamo a fianco e miopi

vediamo il cielo accendersi  di fuochi

e i luoghi dove

lei ciecamente piove

 

La rosa veloce sfoglia

in silenzio le spine si preparano

a penetrarci le carni

il mare a sommergere il disordine

gli abbracci misti a spari nonostante

l’angoscia suonata a stormo

dalle cicale sui rami

 

Dai pini volano

rondini al sud, imperturbate

 

 

 

FORSE CON UNA DONNA

 

Lasciarla far luce

con le sue lanterne, vigile

sulle alte mura trasparenti

lasciarla apparire e sparire

come lei vuole

dosare i richiami

perché possa appartarsi

in qualche sua giungla di luna

 

Forse con una donna

disperata di te, del tuo mondo

non serve dividere corone

meglio farsi esuli insieme

navigare con lei navicella lunare

approdare su placide ginecosfere

dove lei è dispensiera

di pane e parole

 

Forse con una donna

sentire più spesso stupore

che istupidimento, soprattutto

quando dalle macerie risorgono

lentamente i villaggi

illimpiditi dal pianto e lei

ricomincia a parlare alle rose

 

Forse con una donna

ridere insieme

della tua enfasi e imperfezione

lei complice custode

di pienezza e inquietudine

del  riso e del pathos

che non debordi

nel suo patimento

 

Ti immerge

nella morbida offerta

tu colmo di lei le correnti

inverti al tuo mare, dissenti

dal banditore che eri

(ora più aperte sul mondo le porte)

 

 

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30 ottobre 2014 4 30 /10 /ottobre /2014 09:48

di Ninnj Di Stefano Busà

 

 

Gianmario Lucini è nato a Sondrio il 18/09/1953.  Ha frequentato le scuole dell'obbligo a Sondrio, Roma, Como e l'Università Cattolica di Brescia, laureandosi in Scienze dell'Educazione (indirizzo Formazione Aziendale) e conseguendo un master in critica.  Ha vissuto come emigrante in Svizzera per alcuni anni in giovinezza, si è trasferito per 10 anni circa a Bolzano, dove ha lavorato come operatore in un sindacato.  Per un anno e mezzo circa è di nuovo in Svizzera come sindacalista e dal 1990 di nuovo a Sondrio.  Nel frattempo inizia a pubblicare su alcune riviste, fra le quali Lengua, curata da Gianni D'Elia. Dopo un periodo di disoccupazione  lavora presso un ente pubblico, dal 1998 con contratto part time.  Si occupa anche di formazione e animazione culturale come libero professionista, organizzando o partecipando come docente a corsi, dibattiti, incontri.  Cura, quando non ha di peggio da fare come ad esempio guadagnarsi da vivere, i siti culturali www.poiein.itwww.donmilanigioiosa.itwww.nordorobie.it,www.abramolevi.it ed organizza il Premio di poesia intitolato a David Maria Turoldo, il cui ricavato viene devoluto a situazione di emergenza umanitaria in paesi sfruttati dalla nostra civiltà e dal nostro stile di vita.

Dal 2007 lavora 6 mesi a Sondrio e 6 mesi in Calabria (da ottobre a marzo), dove collabora in qualità di esperto multimediale (videoriprese, montaggi video, fotografia, internet, formazione informatica di base, ecc.) presso l'Associazione don Milani di Gioiosa Jonica, aderente aLibera.  Ama la fotografia, la musica e si dedica alle videoriprese realizzando filmati semi-professionali di carattere documentario, culturale, atti di convegni, seminari, ecc.  Si occupa anche di filosofia e pedagogia.

Nel 2007 inizia a raccogliere documentazione antimafiosa pubblicata sul sitowww.donmilanigioiosa.it  e nel 2008 realizza un documentario di formazione alla legalità per la Provincia Autonoma di Trento.  Nel 2007 ha realizzato un documentario-intervista in due DVD "La guerra dei poveri", dedicato ai reduci della seconda guerra mondiale e alla Resistenza in Valtellina, cui seguirà un  secondo volume nel 2009. Dal 2006 al 2009 è direttore del periodico locale All'ombra del Rodes, edito in Valtellina.  

Ha pubblicato Allegro moderato ed ha partecipato con 12 testi alla raccolta "Poesia del dissenso", curata da Erminia Passannanti. 

 

 

 

 

 

POESIA DELLA ROSA

Cammini nel sole nuovo dell’estate;
ti vedi camminare corrucciato
fra aliene strade alienato. La vita
– pensi – è scontento che si espia
ruga dopo ruga, pazzia per pazzia
sempre correndo senza nulla fare.

E intanto il profumo di rose da un viale
ti distoglie; lo sguardo sollevi
dal selciato morto, dai rifiuti sparsi
d’una civiltà finita – seguiteranno
altri passi a camminare; ma intanto
il gioco è scoperto, palese l’inganno. 

 

L’UOMO PROVVISORIO

E non si cura di se stesso, del suo seme:
lo spegne nel sangue, nella fame,
gli fa suggere l’uranio impoverito,
gli avvelena l’acqua, il pane
– ma vuole protrarre la sua vita oltre il tempo
come a prolungare un tormento…

Sembra giunto alla fine del suo ciclo,
sembra chiudersi il cerchio – non rinnega
tuttavia i millenni d’una brama nera
e senza occhi: ragione
fatta mito di sé, assoluta
fede nel futuro, chiusa
logica di un calcolo glaciale

(non ci sarà altro Dio
all’infuori di lei).

 

LE COSE HANNO UN’ANIMA SINCRONA

Le cose hanno un’anima sincrona
al mio volere, le cose
seguono l’ombra della mia mano e ombre
d’uomini sulla sabbia sono il vento
de mio volere che con impeto e dilaga e svelle
ogni insana fantasia di libertà.

Sulla carta geografica precedo i battaglioni
il loro passo chiodato e il volo
dei miei angeli d’acciaio.

Ho sorpreso me stesso spegnendo il mio sigaro cubano
su quella caccola nera dove sta scritto
Bengasi.

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30 ottobre 2014 4 30 /10 /ottobre /2014 08:53

 

a cura di Ninnj Di Stefano Busà

 

Nevio Nigro (Tripoli 1930), medico, già professore ordinario, poeta, vive a Torino, ma ha compiuto i suoi studi in parte in Africa Orientale (Adis Abeba) e in parte in Italia: Cecina, Roma, Bologna (dove si è laureato) e Torino. Ha pubblicato diverse opere poetiche: Se (1976), Non tutte d'amore (1992, introduzione di G. Bárberi Squarotti), Il colore del vento (1994), Lune d'amore(1995), Occhi segreti (1996), Senza sentir parole (1997, prefazione di Dante Maffia), Ore brevi (1997), Emozioni clandestine (1999), Le donne oscure (2000) e Il sale dei baci(2002), Tra funerali e sottane (il sacro e il profano) (2003, prefazione di A. Spagnuolo), Quel passo di danza (2004, prefazione di M.L. Spaziani e saggio di A. Maia), Sogni sospesi(2007, postfazione di Plinio Perilli), Incontri (2008). Sue poesie sono state tradotte in russo, rumeno e spagnolo; in quest’ultima lingua sono state pubblicate sue poesie sulla “Rivista Universitaria “ di Saragozza (Campus de Huesca) nel 1998 e ’99 nella rubrica “Poesia italiana contemporanea”. Collabora a riviste ed antologie poetiche sia come autore che come critico. Ha vinto diversi primi premi letterari: 1977, Torino “Speranza”; 1989, "Firenze”; 2001, “Rabelais”; 2003, “Città di Lerici”;, “Augusta Taurinorun” per l’edito; “Rabelais”; Torino “Augusta Taurinorum”; 2004, “Mario Soldati”; 2005, “Pinayrano”; 2007, "Pannunzio-una vita per la poesia". Ha meritato numerose citazioni alle sue opere in diverse riviste letterarie: "Poesia", "La Nuova Tribuna Letteraria", "Il Ragguaglio Librario", "Alla Bottega", "Flumen" (Spagna), "Gradiva" (Usa), "YaleIitalian Poetry" (Usa), "Novilunio" (Svizzera).

 

 




Risveglio

(Parole)

La notte chiude gli occhi
senza vedere angeli
senza sentir parole.

Al suo vento d'autunno
cadono alberi
e suonano campane.

Il potere del sogno
soccorre
e invoca
una dolce mattina.

Ed il giorno
comincia
comincia.

Profumo di parole.

 

 

      L'ORA

 

 Suono di luce

all'ora morta,

ombelico di luna,

cancella la scintilla

che ci unì

a questa vita breve.

 

Sete e silenzio

e paura d'amare,

desiderata sempre

all'ora morta

che più non sveli

 

il gemito nel buio.

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15 ottobre 2014 3 15 /10 /ottobre /2014 21:07

a cura di Ninnj Di Stefano Busà

 

 

GIORGIO MILANESE

Nato a Pinerolo (TO) nel 1947; vive aTorino fin da tenera età. Fonda, circa trent'anni fa, insieme al Cav. Alessio Gaiotti, il Gruppo Missionario Laico "Una mano amica" il quale opera in Torino e provincia, a favore degli indigenti ed in favore delle popolazioni povere del Sud del Mondo, supportando i missionari di tre ordini religiosi: Consolata, Salesiani e Cappuccini, attraverso raccolte di denaro, gare, concorsi di poesia e spettacoli musicali e trasmissioni radiofoniche. Promuove iniziative a favore di Don Ciotti del Gruppo Abele, di Ernesto Olivero del Sermig, delle suore cappuccine di Madre Rubatto, della Bartolomeo & C. ed infine, a favore della ricerca in campo medico, per TELETHON. Tutti gli eventi umanitari da lui promossi sono sempre stati patrocinati dalla Regione Piemonte, dalla Provincia e dalla Città di Torino - in un paio di occasioni, hanno ottenuto anche il Patrocinio del Vaticano. Grazie all’impegno di Giorgio Milanese, del Cav. Alessio Gaiotti e del Cavalier Mauro Maffione e dei vari collaboratori si è raccolta e devoluta a favore dei bisognosi del Terzo Mondo, la somma di 258.300 euro. Il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha premiato "Una Mano Amica" per i 25 anni di attività umanitaria con la prestigiosa medaglia. Collabora da 23 anni con la Federazione Italiana Dama - disciplina

associata del CONI. All'interno della Federazione ha ricoperto importanti incarichi e mansioni: Giudice Sportivo Unico, Presidente Della Commissione Giustizia e Disciplina,

Presidente Della Commissione Pubblicità – Consigliere Nazionale. Per il grande impegno dedicato alla Federazione è stato nominato nel 2000 "MAESTRO DI DAMA ITALIANA AD HONOREM" e gli è stata conferita la massima onorificenza: LA TARGA D’ARGENTO. Poeta e scrittore; ha pubblicato due libri di poesia con la Casa Editrice Carta e Penna: "Cento emozioni di un poeta" e

"Desideri" il cui ricavato è stato devoluto a favore della ricerca sulle malattie genetiche con particolare attenzione alla sindrome del Prader Willi. E’ stato conduttore degli incontri letterari "Salotti d' Autore" negli anni 1997/98 e al Circolo dei Lettori di via Bogino a Torino, nel 2007. E'un paroliere iscritto alla SIAE. Ha collaborato con le riviste PENNA D'AUTORE e IL SALOTTO DEGLI AUTORI con articoli vari. E’ stato Delegato Regionale e Direttore Artistico dell'Associazione Culturale CARTA e PENNA di Torino, fino al 2007. Ha vinto il 1° premio in due Concorsi Nazionali di Poesia. E’ stato più volte giurato in concorsi, presentatore e dicitore in altri. E’ stato conduttore nel 2005/2006/2007 della trasmissione radiofonica culturale"IL SALOTTO DEGLI AUTORI" in onda su Radio Italia Uno. Attualmente, insieme alla critica letteraria e scrittrice Laura Scaramozzino, conduce il programma di cultura e letteratura "DIMENSIONE AUTORE". Nel 2009 ha fondato IL CLUB DEI CENTO - gruppo culturale amatoriale collegato a Radio Italia Uno che accoglie Poeti e Scrittori non professionisti o

semi-professionisti in tutta Italia. Il 7 novembre 2012 ha regolarmente registrato il Club dei Cento facendolo diventare una Associazione Culturale con la denominazione ufficiale di "CLUB DEI CENTO APS" della quale è l’attuale Presidente. Dal 2013 Milanese interagisce, artisticamente, con la poetessa e scrittrice Giorgia Catalano con la quale conduce la nuova trasmissione culturale "L'ISOLA CHE NON C’E’" in onda su Radio talia Uno.

 

 

  • SULLE VETTE DELLA SOLITUDINE

  •  

    Pareti a strapiombo, orizzonti immensi eppur delimitati…. Al di là dell’infinito Mio, tuo, nostro, il definito. Tu non vedi, è scritto con l’ultimo raggio di sole, che rimbalza è triste possedere “ Il Mondo “ e non sentire la vita intorno a te…. Il vento piega Le corolle dei tuoi fiori donati Erano dei bellissimi…. ….non ti scordar di me….

     

  • Giorgio Milanese
     

    IL PERDONO 


  • A te rovo di spine che hai spezzato le membra per farne strumento di tortura sul Suo capo regale intriso di sudore scarlatto quell'Uomo ha detto : " ti perdono ". A te gelido ferro che hai preso forma di chiodi spietati laceranti la candida carne dell' Agnello quell'Uomo ha detto : " ti perdono ". A te ruvido legno che hai accolto nel tuo mortale abbraccio il mistero grande di una Fede quell'Uomo ha detto : " ti perdono ". A te lancia pagana che hai aperto nel costato la sacra porta da cui è uscito per sempre il fiele del peccato quell'Uomo ha detto : " ti perdono ". A voi , a tutti voi che con il cieco errore avete generato l'urlo del vento, lo scroscio della pioggia, lo scoperchiare delle tombe e il grande strappo nelle sale vuote del Tempio, la Voce di un Uomo moribondo vi ha detto con un grido possente : " VI PERDONO ".

 

 

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13 ottobre 2014 1 13 /10 /ottobre /2014 13:57

a cura di Ninnj Di Stefano Busà

 

Gianni Rescigno è nato nel 1937 a Roccapiemonte, in provincia di Salerno, e risiede a Santa Maria di Castellabate. 

Ha pubblicato: Credere (Gugnali, 1969); Questa elemosina (Todariana, 1972); Torri di silenzio (EdiNord, 1976); I salici-I vitigni (A. Lalli, 1983); Le ore dell’uomo (Forum, 1985);Tutto e niente (Genesi, 1987); Un passo lontano (Piovan, 1988); Il segno dell’uomo(Lorenzo, 1991); Angeli di luna (Genesi, 1994); Un altro viaggio (Bastogi, 1995); Le strade di settembre (idem 1997); Farfalla (idem 2000); Dove il sole brucia le vigne (Genesi, 2003);Lezioni d’amore (Lineacultura, 2003); Le foglie saranno parole (Manni, 2003); Io e la Signora del Tempo (Biblioteca S. Maria, 2004); Come la terra il mare (Guida, 2005); Dalle sorgenti della sera (Eldorado editrice, 2008); Gli occhi sul tempo (Manni, 2009); Anime fuggenti (Genesi, 2010); Cielo alla finestra (idem, 2011); Nessuno può restare (idem, 2013);Sulla bocca del vento, tradotto in francese da Jean Sarraméa e Paul Courget (Il Convivio, 2013); Un sogno che sosta (Genesi, 2014).
In prosa ha pubblicato il romanzo Storia di Nanni (Galzerano, 1981) e Il soldato Giovanni (Genesi, 2011). 
Nel 2001 è uscito a Torino, per i tipi della Genesi Editrice, un saggio critico sulla sua trentennale attività poetica, dal titolo Gianni Rescigno: dall’essere all’infinito, a firma di Marina Caracciolo. Un altro saggio è stato scritto per lui da Luigi Pumpo, Gianni Rescigno: il tempo e la poesia, Ibiskos. Anche Franca Alaimo gli ha dedicato uno studio intitolato La polpa amorosa della poesia, Lepisma. È di Menotti Lerro La tela del poeta (amicizie epistolari di G. Rescigno), Genesi, 2010 e di Antonio Vitolo Il respiro dell’addio (la poesia dell’attesa e il rapporto madre-figlio in G. Rescigno), idem 2012. Nel 2010, Federica Iannucelli ha discusso la tesi di laureaTra cielo e mare: l’amorevole carezza della poesia di G. Rescigno, all’Università Tor Vergata di Roma.
È redatto da Sandro Angelucci il saggio Di Rescigno il racconto infinito (Blu di Prussia, 214). Rescigno è incluso nell’opera di Giuseppe De Marco Per una carta poetica del Sud (Federico e Ardia, 1989) e nell’opera critica di Giuliano Manacorda En guisa d’eco i detti e le parole, Vol. II (Dell’Orso, 2006); è citato nell’opera di Giorgio Bárberi Squarotti Storia della civiltà letteraria italiana (UTET, Torino). È vincitore di moltissimi e prestigiosi Premi.
Nel 2014 l’Accademia Internazionale “Le Muse” di Firenze gli ha conferito il Premio Internazionale “Le Muse” per la poesia (tra gli altri premiati si citano: Quasimodo, Montale, Pound, Luzi, Turoldo, Parronchi, Spaziani, Sorescu, Zavoli, Evtusenko).

 

 

L’ultimo respiro

Tra veglia e sonno
consumi l’ultimo tempo
che ti è toccato.

Vai ai giorni di mare,
al fuoco che bruciava
barche all’orizzonte.

Tra veglia e sonno
non riconosci più le ore.
Ti è splendore la notte
oscurità l’arco del sole.

In questo costante perderti
non dimentichi il mio nome.
So che mi chiami
sempre negli stessi istanti,
perciò io ti rispondo da lontano,
e tu, che di me immagini la voce,
beata continui a smarrirti
nel passato quando a sera
si alzava dalle colline la luna
e il mattino era raggio
che improvvisamente ti destava.

 

 

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