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13 ottobre 2014 1 13 /10 /ottobre /2014 09:45

 

a cura di Ninnj Di Stefano Busà

 

Domenico Pisana vive a Modica, ove è nato il 2/1/1958. Ha conseguito il Magistero in Scienze Religiose con specializzazione pedagogico-didattica presso la Facoltà di Teologia dell'Ateneo della S. Croce di Roma; il Baccalaureato in Sacra Teologia presso l'Istituto S. Tommaso di Messina, aggregato alla Pontificia Università Salesiana; la Licenza in Teologia Morale presso lo studio Teologico "S. Paolo" della Facoltà Teologica di Sicilia.

 

Ha insegnato dal 1981 al 1990 Etica Professionale e Morale fondamentale. Bioetica presso l'Istituto Superiore "G. Maria Tomasi" della Diocesi di Ragusa. Insegna Religione nel Liceo Scientifico Statale "G. Galilei" di Modica.

Iscritto all'Albo dei giornalisti, dal 1986 è Direttore responsabile della redazione giornalistica di R.T.M. - Radio Trasmissioni Modica. Dal 1982 al 1985 ha svolto attività giornalistica nella TV Video Mediterraneo, ove ha anche curato le rubriche "Scuola e Società" e "L'angolo del libro".

Già Direttore responsabile del Quindicinale della Diocesi di Ragusa "Insieme". Nel 1995 ha fondato il Giornale "Professione IR", periodico a carattere nazionale di attualità, cultura. Ha collaborato, inoltre, a periodici e riviste culturali, tra cui "La Provincia di Ragusa", "Giornale di poesia siciliana" di Palermo, "Dialogo" di Modica, "La Vita Diocesana" di Noto.

Svolge l'attività di scrittore, critico letterario, saggista.

Ha conseguito alcuni riconoscimenti importanti tra cui il "Premio Katana" 1988, la "Menzione d'onore" al Premio Bontempelli-Marinetti, per quanto riguarda la critica letteraria. Per la poesia ha ottenuto, oltre a varie segnalazioni, il "Premio Giacomo Leopardi" nel marzo del 1988 a Catanzaro.

Ha pubblicato volumi di poesia, saggistica, critica letteraria e testi di teologia:"Oltre il silenzio della parola", Vincenzo Ursini Editore, Catanzaro 1990; Guardando lembi di cielo, Adierre Editrice, 1993, Poesia negli  Iblei, Antologia per le scuole, Setim, 1990; Poesia e teologia in una letteratura d'umanità", saggi critici, Libroitaliano,1995; Saverio Saluzzi e la sua poesia del "Tramonto". Antologia della critica, 1996; Sulla tua Parola getterò le reti, Editrice San Paolo, 1997 (tradotto integralmente in polacco e in spagnolo);

- La famiglia santuario della vita. La riprogettazione dell'ethos familiare siciliano alla luce di Evangelium vitae.

 

 

 

Non dirò più nulla alla coscienza

Non dirò più alla coscienza
di scrutare
l’abisso delle notti
e di oscurare la luce
e di salpare i confini del silenzio
e di mordere i fili del mistero.

Tutto sarà come al lume sotto il moggio.
Gli occhi guarderanno la clessidra
per consumare il lievito dei farisei
e la nebbia coprirà il monte
ove l’aria s’è fatta irrespirabile
e uno stuolo di corvi ha scavato una dimora.

Non dirò più alla coscienza
di riaprire
le ferite del clown cantastorie
e d’inondare d’azzurro le cadute
e di separare il grano dalla pula
e di tessere la tela di Penelope.

Tutto sarà come alla fuga di Icaro.
Il cuore costruirà una diga
e un tempio di ghiaccio
s’innalzerà al dio dei morti.

 

 

 Da: Terre di rinascita(Poesie), 1996

 

SE NON FOSSI QUI

Se non fossi qui
a calpestare queste pietre stanche
e a fare delle mie mani
una coppa di neve,
non mi sentirei
come nave smarrita in cerca di terra.
E questo tempo
che m'appare così freddo
e che attende di ormeggiarmi
agli scogli del mio mare,
non sarebbe una pianta senz'acqua,
un ramo spoglio di fronde,
una flebile voce
incisa sul tuo cuore
come scritture sull'oro.
Non più buie grotte,
i giorni canterebbero inni d'amore;
il pane e il vino,
la tavola e la dimora
avrebbero il loro antico sapore;
la tua bocca uscita dal sonno
renderebbe iridescente
l'orizzonte delle mie fatiche.
Ora che le mie radici
hanno trovato la loro terra,
vivrei nuove stagioni
e notti rossi di luna
e canterei sereno
sino alla fine della vita.
Copyright by Domenico Pisana

 

 

NOTTE DI SAN LORENZO

Consegnami oh cielo
al mio canto di libertà,
sguardo dell’anima sul mare,
ridonami l’aria e le stelle,
che danzano come numi dell’olimpo,
la tenue carezza di sangue e di miele,
l’odore salmastro della sabbia,
il sussurro di una brezza di vento,
il sogno amato non sognato
che sversa nelle trafitte delle fibre
foglie verdi destinate ad ingiallire.

Cielo, restituiscimi i tuoi germi d’infinito,
le trasparenze ricamate di voci sibilanti
che parlano lingue di pensieri indecifrabili:
voglio riascoltare ciò che i poeti sanno ascoltare,
imparare la lingua del cuore
che l’impercettibile luccichio delle stelle
possa riflettersi o negarsi: non importa
essere un granello di più, il granello calpestato,
il granello leggero che l’onda si porta via.


Agosto 2014, inedita 

 

 

 

 

 

 

         

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6 ottobre 2014 1 06 /10 /ottobre /2014 10:30

di Ninnj Di Stefano Busà

 

 

Arturo Schwarz nato in Alessandria d’Egitto, 3 febbraio 1924  

Laureato in filosofia alla Sorbona di Parigi,nel 1946 è tra i fondatori della sezione egiziana della Quarta Internazionale trotskista. Dopo aver subito diversi arresti, nel 1948 viene trasferito dalla prigione Hadra di Alessandria al campo di concentramento di Abukir. In seguito all’armistizio del 1949 tra Egitto e Israele, viene liberato ed espulso in Italia. Stabilitosi a Milano, nel 1952 dà il via a un’attività editoriale. A partire dal 1954 la sua libreria, che si trasforma in galleria nel 1961, presenta i protagonisti del dadaismo e del surrealismo, oltre ai nomi più significativi delle avanguardie storiche e del dopoguerra. Nel 1975 chiude la galleria per dedicarsi a tempo pieno alla scrittura e all’insegnamento. La sua attività di storico dell’arte, saggista, poeta e conferenziere lo porta a viaggiare per tre continenti. Cura le mostre e i cataloghi di importanti manifestazioni internazionali. Scrive opere sul surrealismo e il dadaismo, ma anche sulla kabbalah, il tantrismo, l’alchimia, l’arte preistorica e tribale, nonché l’arte e la filosofia dell’Asia.Pubblica inoltre più di quaranta raccolte di poesie. E’ membro di prestigiose accademie universitarie internazionali ed ha ricevuto premi e onorificenze sia in Israele, che negli Stati Uniti e in Italia.

 

amare

 

la somma degli anni non conta più

quando penso a lei ridivento profeta

e posso credere a un mondo fraterno

se la vedo allontanarsi si ferma tutto

e gli occhi sono di nuovo doloranti

per la dura insonnia della vita

del nostro amore resteranno sempre 

le parole che non sappiamo scrivere

e i gesti che rischiarano la notte

resterà la promessa di una eternità

anche se ora il mondo è diventato altro

senza che ce ne siamo neanche accorti

questa mattina di primavera è orgogliosa

delle nostre mani che sanno preservare

la luna solitaria della nostra unione rara.

(milano, 2011)

 

 

 

La sua voce

 

La sua voce è già il suo corpo

bello come una semplice verità

fatto di latte caldo e pane fresco

è luminoso come idea nuova

l'amore dolorosamente intenso

è sempre stato più forte della morte

non possiamo stare l'uno senza l'altra

ben sappiamo che non stiamo qui a lungo

per vivere felici ci basta ora

la realtà di un amore senza fine

rotondo come sasso nella corrente.

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6 ottobre 2014 1 06 /10 /ottobre /2014 08:52

a cura di Ninnj Di Stefano Busà

 

 

AL CAFÉ DE FLORE

Il vento si sfila
dal tempo dei secondi
nel sorso di un caffè
tuffato nei sorrisi
azzurri di capelli
di cielo che mordono
carezze di brividi.

Qui l'esistenza è piena,
è vero, sfilano persone
volti scarpe sconosciuti
che guardano i pensieri
nei tramonti disillusi.

Ma le ore lasciano segni
d'indelebile profumo.

Jean Paul, Simone, Juliette,
chissà se pure Michel passò di qua,
chissà..., non dico Baudelaire,
quanti caffè gustaron tra le righe
nei sorrisi amati amari
delle loro vite piene di mari
di porti mai approdati
nelle parole della poesia
nel canto della filosofia.

Ritorno alla tua pelle
alle tue labbra
agli sguardi alle carezze
di mani di velluto.

Mi stempero nei quadri biedermeier
che disegniamo insieme dai vissuti
che passano davanti
al boulevard di Saint Germain
davanti a noi
davanti ai tavolini
specchiati nell'onda del caffè
sui marciapiedi
caldi d'asfalto
morbido calpestato
dalle orme della vita
passata nel futuro che ci aspetta.

*****

SONNAMBULISMO DEL CUORE
                                           
a mio padre, Sergio

siamo dentro un improbabile mattino
c'è il sole e il cielo è più che azzurro
la svolta è là a un passo di cane

un ciuffo d'oleandro fiorito di rosa
s'intravede con la coda dell'occhio
mio padre guida la sua centoventisette

sono sul sedile di dietro e vedo la nuca
reclinarsi e tutto si ferma all'istante
chiedo se si senta bene o che cosa sia

ma lui riprende a guidare lentamente
è solo un barlume di follia a svolgere
la pellicola di un déjà vu mai stato

è solo l'emergenza di un sogno
mio padre è già morto da circa dieci anni
e la probabilità che io ancora non lo sia
è tutta scritta nel sonnambulismo del cuore

*****

LA RESILIENZA DELLA SERA

Sbattere il muso contro un vetro
capita spesso nell'indecisione
quando si cammina contro vento
e battono le ciglia alla rinfusa

dentro i pensieri a ostacoli
in una corsa al fulmicotone
verso una meta inaspettata
che sbarra il passo nella trasparenza.

Si fa visione allora quel che cela
la resilienza buia della sera
in una luce calda in calma piatta

dietro un portone di una casa
nella periferia di una città qualunque
usbergo per difendere il già perso.

*****

UN CANTO PURO

                                    a Guido Oldani
                  e al suo realismo terminale



Il rumore scrisse una lettera
al silenzio e chiese scusa
delle chiacchiere di sottofondo.

Ma non sapeva della sordità
di quello e scivolava sul discanto
in uso allo sberleffo schietto.

Il silenzio rispose con mute parole
per non tradire la sua natura viva
e la pagina odorava di liscivia.

Bianca come la luce la risposta
inaridì il nero del frastuono
e un canto puro inondò quell'uomo.

*****

 

Maurizio Soldini è nato nel 1959 a Roma, dove vive e lavora.

Medico, filosofo e poeta, insegna Bioetica e svolge l'attività di clinico medico presso la “Sapienza” Università di Roma.

Ha all'attivo numerosi interventi, articoli e saggi anche su riviste internazionali.  

Collabora con Riviste e quotidiani, in particolare ha collaborato come editorialista con il quotidiano Il Messaggero e ha collaborato e tutt'ora collabora con le pagine culturali oltre che come editorialista con il quotidiano Avvenire
Ha pubblicato diverse monografie tra cui: La bioetica e l’anziano (ISB, 1999), Argomenti di Bioetica (Armando, 1999 e 20022), Bioetica della vita nascente (CIC, 2001), Filosofia e medicina. Per una filosofia pratica della medicina (Armando, 2006), Wittgenstein e il libro blu (Mattioli 1885, 2009), Il linguaggio letterario della bioetica (Libreria Editrice Vaticana, 2012), Hume e la bioetica (Mimesis Edizioni, 2012).
Ha pubblicato le seguenti raccolte di versi: Frammenti di un corpo e di un'anima (Aracne, 2006), In controluce (LietoColle, 2009), Uomo. Poemetto di bioetica (LietoColle, 2010), La porta sul mondo (Giuliano Ladolfi Editore, 2011) e Solo per lei. Effemeridi baciate dal sole (LietoColle, 2013).

È presente, inoltre, in diverse antologie poetiche. Numerosi anche suoi interventi di critica letteraria. Ha fatto e fa parte di giurie in concorsi letterari.Si sono occupati della sua poesia tra gli altri: Raffaele Aggujaro, Sandro Angelucci, Pasquale Balestriere, Giorgio Barberi Squarotti, Franco Campegiani, Franco Caporossi, Giovanni Caso, Carmine Chiodo, Giuseppe Conte, Salvatore Contessini, Flaminia Cruciani, Maurizio Cucchi, Rosaria Di Donato, Riccardo Duranti, Cristiana Freni, Emerico Giachery, Marco Godio, Giovanni Guanti, Giuliano Ladolfi, Maria Lanciotti, Giorgio Linguaglossa, Dante Maffia, Roberto Maggiani, Valerio Magrelli, Salvatore Martino, Cinzia Marulli Ramadori, Enrico Mattoccia, Eugenio Montale, Roberto Mussapi, Eugenio Nastasi, Nazario Pardini, Elio Pecora, Plinio Perilli, Alberto Pucciarelli, Maria Pia Quintavalla, Roberto Raieli, Merys Rizzo, Paolo Ruffilli, Antonio Spagnuolo, Antonietta Tiberia, Stefano Verdino, Giuseppe Vetromile, Marcello Vitale

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5 ottobre 2014 7 05 /10 /ottobre /2014 20:36

a cura di Ninnj Di Stefano Busà

 

GIORGIA CATALANO nata a Ventimiglia (IM) nel 1971, ma vive da sempre a Torino con i suoi tre figli: Nicolò, Matteo e Simone.

Inizia a scrivere a tredici anni, ma solo nel 2010 comincia a condividere le sue emozioni e i suoi sentimenti attraverso l'espressione poetica e la narrazione breve.

Ha ricevuto segnalazioni e menzioni ed è stata premiata in diversi concorsi letterari e fotografici; è, spesso, membro di giuria.

Molte sue liriche sono incluse in antologie, agende e calendari e pubblicate su quotidiani, periodici locali e riviste letterarie on-line, anche internazionali.

Cinque sue poesie sono presenti nel libro d'Arte "I Sogni e le Stelle" (EGS Edizioni, 2011).

A fine 2012 è pubblicata la sua silloge poetica "Un Passaggio Verso le Emozioni" (Photocity Edizioni) e, nel 2013, il Libro d'Artista "Alle risposte, il tempo" (EGS Edizioni).

L'Autrice è presente, con altri autori, nell'opera di Emanuele Marcuccio  "Dipthycha. Anche questo foglio di vetro impazzito c'ispira...", (Photocity Edizioni, 2013) e nell'opera critico-antologica di Luciano Domenighini: "La lampada di Aladino", (Tracce Per la Meta Edizioni, 2014), ancora, nel volume "Diptycha 2", ideato e curato sempre da Marcuccio, che sarà a breve pubblicato, ed è stata inclusa nell'antologia "Amici di Marzia Carocci" edita sempre dalla casa editrice Tracce per la Meta; il ricavato delle vendite sarà devoluto alla Lega del Filo D'Oro che da cinquanta anni si occupa del miglioramento della qualità della vita di persone sordocieche e pluriminorate sensoriali.

Nel 2011 la intervista Emanuele Marcuccio, poeta ed aforista palermitano, su suggerimento dell'autrice Gioia Lomasti che cura un blog rivolto ad autori emergenti: "Vetrina delle emozioni" e, nello stesso anno, viene intervistata anche dalla poetessa e giornalista Luigia Sorrentino che le dedica uno spazio sul blog poetico di Rainews.

Intervistata anche da periodici locali torinesi e durante caffè e salotti letterari.

Lo street artist Opiemme (diversi i suoi interventi artistici nel Mondo) ha immortalato su marciapiedi di Torino, per il progetto di riqualificazione urbana: "Un fiume di parole", una lirica della Catalano, insieme ad autori quali, ad esempio, Saramago, Gibran e Gadda.

Ospitata e letta durante diverse trasmissioni radiofoniche: da "L'uomo della notte", condotta da Maurizio Costanzo su Radio Uno, a "Love, Peace and Bike" curata e condotta dal poeta Enrico Pietrangeli su Radio Deli (Roma), a "Musica e Parole" ideata e condotta da Tony Esposito sulla web radio belga Radio Napoli Emme Live, a "Dimensione Autore", programma ideato e condotto dagli autori Laura Scaramozzino e Giorgio Milanese, su Radio Italia Uno.

E proprio con lo stesso Milanese è ideatrice e conduttrice, sempre su Radio Italia Uno, della trasmissione "L'Isola che non c'è", volta a promuovere autori emergenti.

E' fiduciaria della sezione di Torino dell'associazione "Il Club dei Cento", presieduta dallo stesso Milanese, che conta una sessantina di autori tra i quali la scrittrice ed attrice Margherita Fumero e il noto giallista e giornalista torinese Mario Barbero. Cura anche, per l'associazione, il marketing e le pubbliche relazioni.

Collabora, inoltre, con altre associazioni culturali cittadine e non soltanto, rendendosi disponibile come organizzatrice di eventi e conduttrice.

La Catalano è anche recensionista e curatrice editoriale. Instancabile, ha ancora molti progetti nel cassetto che, prestissimo, ci farà conoscere.

 

A TE, POESIA

Fedele compagna dei miei, mali

generosa ascoltatrice dei miei silenzi,

mi conduci là dove vi è respiro,

dove la notte s’illumina a giorno.

Mia speranza, in te vivo per il mio domani,

per respirar profumo di freschi nettari

d’alberi in fiore.

Dalla tua pianta colgo

immagine di me stessa,

dalle tue radici

la mia stessa essenza.

Vivo per te,

per la gioia che m’offri,

vivo per l’ombre del sole

a mezzodì.

Vivo per questa vita,

per i figli miei.

Vivo con te,

sempre eterna Poesia.


Giorgia Catalano


Tratta dalla raccolta:
"UN PASSAGGIO VERSO LE EMOZIONI"
2012, Photocity edizioni

 

 

 

 

 

 

 

 

 

RIPENSO

25 settembre 2010

Ripenso a gesti, ironie,

scherzose malinconie.

Rubo i miei stessi pensieri

per lavarli dalla tristezza,

per stenderli al caldo sole.

Così, odorosi di bucato,

li indosserò come abito nuovo.

 

© Giorgia Catalano

dalla raccolta: "Un Passaggio Verso le Emozioni"

 

Silenzi

 

Mi nutro di silenzi,

di lunghi silenzi.

S'attardano i pensieri

nella notte

come magia in un castello 

fatato.

E dolce è la mia musica

sovrana e soave,

che tenue, a passi lenti

m'accompagna.

 

 

 

 

 

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4 ottobre 2014 6 04 /10 /ottobre /2014 14:19

a cura di Ninnj Di Stefano Busà

 

GIUSEPPE CONTE è nato a Imperia nel 1945. Si è laureato in Lettere presso l'Università Statale di Milano,ed è stato collaboratore di riviste letterarie, redattore della rivista Il Verri diretta da Luciano Anceschi, assistente universitario di Estetica a Milano con il Prof. Dorfles e di Letteratura Italiana a Torino con il Prof. Barberi Squarotti, e docente nelle Scuole Superiori. Abbandonato l'insegnamento, si è poi dedicato a tempo pieno all'attività di scrittore. Esordisce nel 1972 con un volume come "La metafora barocca" (Mursia editore), destinato a diventare un punto di riferimento costante per gli studi secenteschi, e nel 1979 in poesia con "L'Ultimo aprile bianco" (Guanda, Società di Poesia), cui seguirà nel 1983 "L'Oceano e il Ragazzo", uscito direttamente nei tascabili della BUR di Rizzoli, che fu salutato da Italo Calvino come un libro fondamentale nel rinnovamento della poesia italiana. In seguito, ha pubblicato altre raccolte di poesia, romanzi, saggi, libri di viaggio, libretti d'opera, testi teatrali. Il suo ultimo romanzo, "Il Terzo Ufficiale", Longanesi 2002 ha vinto i premi Hemingway e Basilicata. Ha tradotto Blake, Shelley, Whitman, D. H. Lawrence, ed ha curato l'antologia "La lirica d'Occidente", Guanda 1990.
È in uscita una sua nuova antologia che, prima in Italia, comprenderà anche la poesia delle maggiori tradizioni dell'Oriente (quella araba, persiana, turca, indiana, cinese, giapponese). Dal 1986, è consulente per la poesia dell'editore Guanda (Gruppo Longanesi), e dal 1984 collaboratore di diversi quotidiani, settimanali e periodici. Ha scritto come commentatore su Stampa Sera, come critico letterario sul supplemento di Repubblica "Mercurio", e attualmente è collaboratore del Giornale e del Secolo XIX.
Tra i libri pubblicati: "Lettera ai disperati sulla primavera" (Ponte alle Grazie, 2006) e "Ferite e rifioriture" (Lo Specchio, Mondadori 2006).
Momento culminante di una storia poetica iniziata trent'anni fa con "L'ultimo aprile bianco".

 

 

 

 

 

 

 

Sono qui seduto su un tappeto


Sono qui seduto su un tappeto
di foglie e fiori di primavera
e il mio silenzio è una preghiera
ed ho con me la coppa e il vino.
Se la mia Amata fosse vicino
se la sua bocca lucente fosse qui.
Il profumo dei suoi baci
è più dolce del gelsomino.
Dicono che sono saggio perché
conosco tutte le parole di Dio
e so che il suo volto non si vede
ma a tutti i roseti concede
la sua porpora e il suo fuoco.
Ma io sono saggio perché bevo ,gioco
canto mentre il tempo ci rapina.
Quante rose si apriranno stamattina
e quante ne cadranno domani
o sotto le raffiche degli uragani
avvizziranno. Il tempo ci affratella
noi che ci muoviamo sotto lo stesso cielo.
Non è la stessa per noi tutti quella
luna che sembra una melagrana
staccata lentamente dal suo ramo?
Ma io sono saggio perché amo

da: Canti d’Oriente e d’Occidente, Mondadori 1997

 Giuseppe Yusuf Conte.

 

Salmo 2 (A Yves Bonnefoy)

 

Oso invocarti in questa Europa cieca

sfiancata da calura e siccità

corrosa da diluvi e frane

continente di cenere e liquami
dove sono sovrani incontestati
Nulla e Ipermercati.
Oso invocarti e sperare, Poesia.
Senza essere né Davide né Salomone
senza possedere né Betsabea né la Sunemita
e senza conoscere il linguaggio
degli sparvieri o delle formiche
io ti invoco, ritorna
ritorna come un maggio
luminoso-selvaggio
e come il primo raggio
soffiante-biancheggiante
dell’alba.
Ritorna, ritorna.
Ritorna foreste, anime, cattedrali.
Ritorna azzurri giardini orientali.
Ritorna, ritorna
Vergine, Venere, Africa.
Non sarai più la stessa,
migrerai, muterai
e noi non ti vedremo come non vide
Mosè la Terra Promessa.
Ma ritorna, ritorna, Poesia.
Oso invocarti e sperare.
Seduto sulla sponda del torrente in secca ad aspettare
e ancora tra le rovine a cantare.

Giuseppe Conte

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3 ottobre 2014 5 03 /10 /ottobre /2014 12:49

a cura di Ninnj Di Stefano Busà

 

Mariano Menna è nato a Benevento nel 1994. Ha conseguito la maturità scientifica presso l’istituto Polispecialistico Gandhi di Casoria. E’ iscritto al primo anno del corso di laurea in Filosofia presso l’Università Federico II di Napoli.
Nel 2012 è risultato vincitore del Concorso Nazionale “Scrittura attiva” di Tricarico, nella sezione giovani, con la poesia “La ballata del vagabondo”;
Nel  2013 :
ha pubblicato due raccolte di poesie  “La grande legge” e “ La pagina bruciata”, entrambe edite da Marco Del Bucchia rispettivamente a maggio e novembre;
è risultato secondo classificato nella sezione “Giovani” del concorso Nazionale “Città di San Giorgio a Cremano” con la lirica  “Iris” ;
 E’ membro cofondatore della corrente  artistico-letteraria del Labirintismo, il più grande movimento d’avanguardia del 2000 con più di 200 iscritti.
Nel 2014:
si è classificato al 3°posto nella 5^ edizione del premio letterario internazionale “Le parole dell’anima” Città di Casoria (NA)  con il libro di poesie “ La pagina bruciata”  ;al 2° posto alla IX edizione del Premio Artistico - Letterario Internazionale Napoli Cultural Classic con l’inedita “ Il crepuscolo”; ha ricevuto il premio della critica nell’ambito della XV edizione del Premio Letterario Internazionale “Tra le parole e l’infinito” con il libro “La pagina bruciata”.
E’ stato inserito nelle antologie   “Poesia per Dio” , curata dalla casa editrice “La Ziza” con la poesia inedita “La scelta” (marzo 2014)   e “Fondamenta instabili”, curata da deComporre Edizioni.
Alcune sue poesie sono apparse su blog e riviste online come  “ L’ombra delle parole” di Giorgio Linguaglossa,  “Alla volta di Leucade” di Nazario Pardini,  “ La distensione del verso” di Sandra Evangelisti,  “ Le Reti di Dedalus” di Marco Palladini e “Poetrydream” di Antonio Spagnuolo.
Nichilismo
Una goccia incessante martella la quiete:
è piena di vuoti pensieri  la mente,
continua la caccia ad un senso sfuggente;
la vita è celata dietro a una parete.
Lo sguardo si ferma sui singoli oggetti:
solo materia che ovunque si estende,
un mondo di corpi e molteplici aspetti
creati dal nulla, che poi, li riprende.
Quella putrida salma valeva una vita,
 era anche amata tra gli esseri umani,
ma tu non potrai più tenerle le mani:
era una rosa e adesso è appassita.
Il tempo ci morde come una mela,
spolpa le ossa e più niente rimane,
solo parole taciute, ormai vane:
si spegne il fuoco di ogni candela.
Queste rime son  polvere amara,
il vento le spazza lontano già ora,
sono una vacua preghiera a me cara,
un requiem disperso nella gelida bora.
  
Majorana (29/08/14)
“Vidi un lampo accecante e una nube di fumo :
un fungo gigante saliva nel cielo “
E’ questo il progresso?
Questo labile compromesso
tra il bene e il male
 torna a bussare alla porta
di chi non ascolta
la voce della propria coscienza:
la chiamavamo scienza, ma io
seppi guardare oltre “il monte”;
già scrutai l’orizzonte
di quel “non ancora”
ed in questa  dimora
cupa e isolata,
io rinnego la strada
percorsa per gioco e potenza:
io rinnego la SCIENZA.
Passo ancora le notti a pregare
che il mio sguardo non torni
a sguazzare nel vero:
il più grande mistero del mondo
è l’uomo col suo criptico sfondo,
col suo essere santo e demonio
in un solo volto.
Una volta il mare mi ha rifiutato
ed ora passo i miei giorni
da pastore, sdraiato sull’erba
che sa di rugiada:
io rinnego la strada
percorsa per gioco e potenza:
io rinnego la SCIENZA.
  
Orizzonte ( 8 aprile 2014)
Più rosso è il cielo d’orizzonte
se il Sole ricade nel mare;
il fuoco m’incendia la fronte
e poi lentamente scompare.
E’ luce che abbaglia la vista,
un gioco di mille impressioni:
ricorda una tela, un artista,
una storia di altre stagioni.
Il mondo era meno moderno,
ma il mare è rimasto lo stesso:
quel faro sbiancato è l’eterno
che torna ad illudermi adesso.
Rivedo il mio viso immaturo:
la barba era ancora  mistero.
Adesso, se un po’ la trascuro,
divento più vecchio ed austero…
Tanti anni volati col vento:
li osservo con altri colori,
perché non è solo dei fiori
il cruccio del cambiamento.
Ancora il miracolo avviene
su questa terrazza di ieri:
anche oggi la vita appartiene
al tempo e ai suoi strani poteri.
Chissà se potrò ritornare
a scambiar due parole col Sole,
 qui, dove  ricade nel mare
e poi lentamente scompare…
  
  
Temporali d’estate  (16/06/14)
Il sole lascia posto a un cielo cupo,
squarciato da fulmini e folate
di vento, che ottenebra le strade
e lacrima sul mondo senza indugio.
Avevo già dimenticato il suono
ipnotico della pioggia che cade;
così ogni vita è una lunga estate
di bruschi e devastanti  temporali .

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2 ottobre 2014 4 02 /10 /ottobre /2014 16:49

a cura di Ninnj Di Stefano Busà

 

Gabriele Via è nato a Bologna nel 1968. Per linea paterna discende da una antichissima famiglia dell’aristocrazia cattolica di Francia, in Avignone, posizionata in Calabria da molti secoli. Da parte materna appartiene alla borghesia bolognese fin dal XIV sec.

Poeta, filosofo, cercatore. Si esprime e ricerca in versi, in narrazioni, con la voce, e con la fotografia. Ha vissuto molti anni con un monaco indiano che gli è stato maestro e guida. È stato insegnante di religione. Ha fatto l’attore con Ellen Stewart (La MaMa).  Collabora con Lavinia Turra dal 2006; partecipa quindi alla crezione del progetto Like-US e del brand INABITIDIVERSI. Cucina, suona diversi strumenti musicali, e ha fatto due volte il cammino di Santiago. Dal 1991 fu amico di Roberto Roversi, che gli dedicò pagine bellissime di lode e stima. Ha pubblicato con Roberto Roversi, Roberto Pazzi, Elio Pecora, Nicola Muschitiello, Lorenzo Chiuchiu, Bruno Rombi.

Nel 2011 il Prof. Marco Roccetti lo invita a tenere 4 incontri con gli studenti EMBA dell’Alma Graduate School. La sua collaborazione prosegue nel 2012 e nel 2013.

Nel 2013 ha scritto versi e offerto la sua voce per la realizzazione (sotto il coordinamento del Prof. Marco Roccetti) dell’App. Bologna Mondo Musei che propone un innovativo tour geolocalizzato per 22 musei bolognesi con una sezione divinatoria basata sulla poesia.

Ha pubblicato diversi titoli di poesia, un romanzo e figura in numerose antologie.

Dal 2008 è ospite con diversi titoli sulle pagine di bibliomanie.it

E nel 2013 Bomba Carta gli ha dedicato una monografia nella rubrica Lettera in Versi, a cura di Rosa Elisa Giangoia con una intervista fatta da Bruno Rombi.

Nel 2013 è tra i fondatori del progetto artistico di  ABC con Lavinia Turra, Paolo Fiore Angelini e Valentino Corvino.  In ascolto da sempre della Parola come Rivelazione, come Poesia e come strumento di cura (vedi la Psicanalisi) ecco che dal 2014 ha creato una pagina Facebook in cui propone la poesia come terapia.


****



Non è la risposta a un indovinello: 

La fede indovina la tua carne 

come il disegno di una cicatrice. 

  

Dicono che Dio ci voglia bambini: 

ma questo era vero un tempo.

Tieni a bada il tuo silenzio pietoso;

 

lascia che oggi contempli, soltanto,

ad un crepitare d'acque prossimo

alla soglia biblica di tutte le cose.

 

Paura di uno sprofondo immenso

di luce che muove ogni altro agire,

e lasciati trovare, indifeso

 

al vertice grave del silenzio:

smetterai di proteggerti coi tuoi gusti,

o l'esibirsi naturale di un simulare.

 

In ciascuno il silenzio propone

così, il suo inatteso fiore.

 

E la forma del nulla stabilisce

che vi siano lacrimali le idee;

che il bello rapisca il pensiero;

che il bene assapori il respiro.

 

E che il silenzio venga, percepito,

giustamente accolto, e praticato.

Che il sorriso s'offra alla bocca del cuore;

che il raggio di luce si rivolga in colore.

 

Dicono che Dio ci voglia bambini:

ma questo è vero solo per il pittore.

 

...Basterebbe ricalcare il disegno.

 

 

©Gabriele Via       Praglia, 7 settembre 2014

 

Con parole di cucina e verità

 

 

Con parole di cucina e verità

in principio Dio carezzò la vita;

suscitò forse così la contezza

come un piccolo disturbo sulla pelle.

 

E prendere coscienza, con le mani;

agitare le mosche con la coda

sull'equilibrio implicito dei nodi.

 

Vedere così l'inizio della fine:

 

vedere il bene,

vedere la verità,

vedere la giustizia,

vedere la bellezza...

 

La fine è iniziata da un pezzo.

 

E vedere al mondo senza fine

l'urto elementare della carne;

l'urlo creaturale della voce: 

l'umano dimenarsi, non trovare pace.

 

E quindi far ponti, stare in riva ai fiumi:

camminare, architettare.

 

Vedere è l'inizio predicato della fine,

che non possiamo più rimediare.

 

La vita e la morte sono sempre

cose molto più grandi di noi.

 

Meglio allora stare nella poesia:

un rendere grazie minerale

affacciandosi al dramma del dicibile,

 

sulla vertiginosa linea del mondo,

ascoltare chiedere lo spezzarsi

di questo cotto e semplice pane.

 

 

©Gabriele Via        8 settembre 2014



L'esperienza della verità
non è un aquilone:
non risponde al filo assicurato.

L'automatica volontà della mano,
come di navigante,
pescatore o contadino,
non si controlla e non si fa.

Ma come una stella nel firmamento,
se appare improvvisa, c'era già
da sempre: non la riuscivi a vedere.

Non è legata, non si poggia, non dipende:
è nuova rivelazione improvvisa,
e ugualmente attorno irradia
ulteriori luci per nuove comprensioni.

Stàncati in qualsiasi maniera
della mera stanchezza del dire;
indirizza il silenzio delle tue parole
al cuore denso della verità:
e lei esploderà. La vita,
ogni suo particolare dettaglio,
diventerà l'innesco del processo.

È questo giorno appena nato,
che arriva sera e non sai spiegare:
lo nomini, lo scrivi, lo collochi,
poi spegni la luce e sei inghiottito
nel ventre cosmico del suo mistero.

Chiamammo sapienza
la distruzione dell'ignoranza.
Eraclito tacque; Socrate ne rise.

Prosegue il racconto delle albe
si rinnova la meraviglia della libertà.



©Gabriele Via       31 agosto 2014

 

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2 ottobre 2014 4 02 /10 /ottobre /2014 13:41

 

a cura di Ninnj Di Stefano Busà

 

 

Emilio Capaccio è nato a Salerno il 16 maggio del 1976. Si è laureato in Economia e Commercio all’Università degli Studi del Sannio nella città di Benevento. Vive a Milano, dove lavora nel campo della sanità.

Ha pubblicato per la casa editrice Pagine un e-book nella collana antologica “I Poeti Contemporanei vol. 16”(settembre 2012) e alcune poesie nell’antologia poetica “Voci d’Autore” (gennaio 2013) e nell’antologia “Attimi” (ottobre 2013).

Per Aletti Editore è stata pubblicata la poesia Verrò a spiarti nell’antologia “Sotto l’Albero delle Mele vol. 2”(marzo 2013) e la poesia Il giorno nell’antologia “Parole in Fuga vol. 9” (giugno 2013).

Per Montedit è stata pubblicata la poesia Ragione d’esistenze dissimili, finalista del premio “I poeti dell’Adda 2012”,nell’antologia omonima (luglio 2013).

La poesia Propositi è risultata finalista al concorso “Il Federiciano 2013” e inserita nell’antologia omonima, copertina verde, (novembre 2013).

A giugno 2014 è stata pubblicata (e liberamente scaricabile) nel sito www.larecherche.it l’antologia: Malinconico oscuro: traduzioni di 25 poeti sudamericani inediti, prefazione di Giorgio Mancinelli.

La poesia Morirò di Domenica è risultata finalista e premiata al concorso di poesia internazionale Viaggio di Versi III edizione, a cura della rivista letteraria Poeti e Poesie diretta da Elio Pecora (agosto 2014).

Collabora con Poetry in Translation di Chiara De Luca, fondatrice e direttrice della casa editrice Kolibris.

 

 

 

 I corpi

 

 

In questo momento esisto.

(Esisterò in altri momenti

ma senza averne coscienza).

Mi sembra di staccarmi dal corpo

con il quale mi coprivo

per pudore di restare nudo …

e di osservarlo oscillare,

sui piedi,

da un luogo lontano,

con sguardo affrancato e primitivo,

che non è degli occhi!

E osservo il riflesso degli altri

più opaco,

che vegliano i loro corpi

da altri luoghi solitari.

E capisco che siamo troppo lontani …

troppo lontani!

Non abita nessuno

in questi corpi paralizzati

nella forma che dovrà sciogliersi

a un’alzata di vento.


Il peso dell’essere

 

 

Vado proteso e filiforme

in qualche sogno

che ricordo la mattina.

Mi stacco da quell’io che contengo a fatica,

come un fiore contiene un uccello

che vuole cantare,

però maldestro sulla sua foglia!

E osservo il mio nido …

che è la Terra!

e le sue vie

e i suoi trascorsi

e le sue ombre sotto gli alberi,

dove incontro qualcuno,

più stanco,

venuto a bare un veloce silenzio.


Inventatevi un oroscopo …

 

 

Inventatevi un oroscopo,

qualità e tare ereditarie,

somiglianze con fratelli e sorelle.

Brevettate un modo di comunicare,

un sorriso indecifrabile.

Parlate dell’ambiente che vi ha ispirato,

del mare che vi ha affievoliti,

della montagna

che ha dato fibra e risolutezza.

E i venti diranno di avervi conosciuti

in luoghi che eternamente si contrastano,

dove le montagne

(lanterne antiche sull’acqua)

sono tutto quello che si acquisisce,

il mare, quello che si disperde!


La rilevazione

 

 

Tuonava nei cieli della marina.

Era notte e non vedevo!

A quei tempi si aspettava il Domani,

come chi aspetta

quelle ferree certezze

di cui manca appena la presenza.

E venne il Domani! …

con passettini frettolosi,

mascherato da Mattino.

E si fece Tardi!

Si fece Chiaro!

E vidi ai piedi di un alaterno

bocche di preghiere ancora spalancate

con tutti i fulmini addosso!


Le nuvole

 

 

Che cosa vogliono da me queste nuvole

così bianche e frastagliate …

frivole d’aria,

lampanti di luce?

In che lingua d’altitudine mi parlano

quando passano nei caldi planisferi dell’estate?

O, invidio le nuvole!

Il loro tempo che non segnano gli orologi! …

Vanno agli angoli dei cieli

dove finisce ogni età.

Assegnate a un ordine di precarietà universale,

non temono delibere di venti,

non temono dissolvenze …

fedeli all’effimero apparire

del loro comandamento.

Mi ricordano la fugacità di ogni danza che danzo,

di ogni volo che si compie,

e la condanna di chi resta fisso a guardarle

con le radici nella terra

(con le braccia corte sulla terra)

seppur passa! …

senza andare passa! …

Vittima dello stesso comandamento!


L’amore

 

 

Non ci sono similitudini.

Quello che scrivo per te è umano,

quello che sento è divino!

Vivo l’amore nel mistero,

nella più scura profondità di ogni anima della terra.

Qui, nel recondito,

in clandestinità,

nei fiotti di sangue e desiderio

che inondano il mio cuore,

non ci sono voci,

né baci,

né parole.

Vengono da Dio

le correnti che mi portano il tuo nome!

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2 ottobre 2014 4 02 /10 /ottobre /2014 13:13

 

a cura di Ninnj Di Stefano Busà

 

Dante Maffìa è nato a Roseto, sulle rive dello Jonio. Si è laureato a Roma. Saggista, poeta e narratore. Esplica la sua attività critica sulle maggiori riviste italiane. Come poeta fu segnalato, agli esordi, da Aldo Palazzeschi, che ha firmato la prefazione al suo primo volume, e da Leonardo Sciascia che, con Dario Bellezza, ritiene Maffìa “uno dei più felici poeti dell’Italia moderna”. Alcune sue opere sono tradotte in Francia, Russia, Svezia, Spagna, Argentina, Ungheria, Bulgaria, Germania, Stati Uniti, Belgio, Macedonia, Slovenia, Romania,  Grecia, Serbia, Brasile, Slovacchia, ecc. Con il romanzo Milano non esiste ha vinto il Premio “Corrado Alvaro” a cui la Presidenza del Consiglio dei Ministri  ha assegnato anche il Premio “Giacomo Matteotti”.  Da segnalare, tra le altre opere,  Il Romanzo di Tommaso Campanella (pref. di Norberto Bobbio e Claudio Magris), Lo specchio della mente(Pref. di Nelo Risi), La Biblioteca d’Alessandria (Pref. di Mario Specchio e Giuliano Manacorda).  Il Presidente della Repubblica Ciampi, nel 2004, lo ha insignito di medaglia d’oro alla cultura. Nel 2013 è uscito Io, poema totale della dissolvenza , con Prefazione apocrifa di Dante Alighieri e nel febbraio del 2014 Il poeta e la farfalla, poesie d’amore, da molti lettori illustri immediatamente definite le più belle di tutti i tempi.

 

Il Consiglio Regionale della  Calabria, all’unanimità, la Fondazione Palazzo Spinelli di Firenze, la Fondazione Guarasci e la Fondazione Farina di Cosenza, la Fondazione Di Liegro di Roma lo hanno candidato- ufficialmente-  al Premio Nobel. La Giuria del Premio Frascati gli ha assegnato il Premio alla Carriera.

 

 

 

 

 

 

AVVISO CON UN OCCHIO ALL’ORIENTE

 

                                                   a Barack Obama

 

Nei cappuccini tiepidi ho visto fallire eserciti

avviati alle battaglie più cruenti.

Una volta perfino migliaia e migliaia di carri armati

e di aerei da combattimento

che emettevano suoni aspri e codificavano parole minacciose.

La risposta si udiva appena: la vittoria è salda nelle nostre mani,

un album è già pronto nelle edicole per la raccolta delle figurine.

 

Tutti complici e beatamente seduti a tavola a gustare

la torta al cioccolato. L’America in preda a un orgasmo

dentro camion scassati e carichi di omosessuali simpatici

e pronti alle recriminazioni. Quelle giuste,

specificava un Generale con decorazioni sul petto e sulla fronte.

E bastava l’odore d’una rosa, lo spiraglio d’una stella

per dare scacco matto anche ai facinorosi.

 

Le statistiche dicono che non si va mai da nessuna parte

quando il sangue scorre e non diventa sanguinaccio.

La pietà dentro il culo, e quelle grida bastarde e noiose.

 

L’animale che divorava l’anima non avendo altro da masticare.

 

 

 

CHISSA’ SE DAVVERO A TOLSTOI

 

                                                       a Marco Onofrio

 

Sul davanzale della finestra si stravaccano le tortore.

La signora del piano di sopra spiumaccia i cuscini.

Le nuvole trasportano treni bianchi e notti d’amore.

Una banda suona senza interruzione la Nona di Behetoven.

Ma che sconcezza, son tutti mandolini!

“Chiudi le imposte” tu dici quasi irritata,

“chiudi che mi farai altrimenti raffreddare”.

Così torno alla scrivania a tamburellare sul computer

in cerca di paradisi o di consolazioni

o forse soltanto di spazi concreti per coprire altri spazi.

“Chissà se davvero a Tolstoi piaceva La sonata a Kreutzer

oppure ha soltanto sentito un’affinità con l’omicidio”.

“Non hai niente di meglio da fare

che rimuginare su storie inventate. Lascia stare la letteratura,

di questi tempi ormai è uno stupido esercizio

senza prospettive. Occupati d’altro, scendi nel giardino

a potare le rose, va’ poi a comprare il latte,

porta al ciabattino le scarpe da risuolare”.

Io non ho risposte da dare, eseguo i consigli, uccido

le rondini che stanno nelle tasche e squittiscono.

Inseguo un calabrone, mi fermo a guardare

la macchina che sfreccia strombazzando

perché la Lazio ha vinto sulla Roma.

Una voce robusta chiama Amelia.

Mi piacerebbe essere io a chiamarla, chissà com’è fatta,

magari con lunghi capelli neri che le scendono sugli omeri,

con due gambe dritte da ballerina, lisce, calde,

sensuali, aperte a tutti i venti, pronte

a salire su un cavallo della giostra del luna park.

“Amelia, sei pronta? Il tassì ci aspetta, dai, sbrigati.

L’aereo parte fra due ore, non possiamo ritardare”.

 

 

 

A GIUSEPPE TREBISACCE

 

La Cannosa, gli orti verso il mare,

le “vicce” capricciose,

i libri ancora oggetti misteriosi,

i treni in corsa,

il mare con la voce minacciosa,

l’orizzonte a portata di mano.

 

Tutto ritorna a tessere la trama,

quando siamo a Roseto,

del nostro inquieto ardere

d’inconsapevolezza.

 

Lo ripete il cuore dei fichi

che mi riporta le voci

delle nostre madri.

Parlano di noi preoccupate

neppure immaginando

un futuro di carta.

 

 

 

 

A ZONZO PER TRIESTE

 a Claudio Magris

 

 A zonzo per Trieste

con pesi e pesi che non riesco

a opacizzare.

 

Fradicio di nomi il cuore.

Vado per le strade

accompagnato da troppi fantasmi.

Tocco la profezia

nella poesia di Saba e di Marin.

 

Se almeno ci fosse il lamento d’un grillo,

o un vecchio arcobaleno

dimenticato davanti alla Stazione.

 

 

 

 

 

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30 settembre 2014 2 30 /09 /settembre /2014 16:45

a cura di Ninnj Di Stefano Busà

Luigia Sorrentino è giornalista professionista e poeta. Nata a Napoli, laureata in Giurisprudenza. Attualmente lavora per il sito del canale Rainews24 e, dal gennaio del 2011, cura attivamente il blog Poesia, diLuigia Sorrentino, il primo blog di Poesia della Rai, da lei ideato e seguito. Il blog si è in breve tempo affermato come uno dei principali mezzi di divulgazione della Poesia, della Letteratura e delle Arti in generale, in Italia e all’estero. Il primo riconoscimento di tale attività divulgativa è arrivato nel luglio del 2011, quando è stato assegnato a Luigia Sorrentino il Premio “Prata” (Premio Donna, Cultura e Comunicazione). Tra le sue più recenti pubblicazioni: “C’è un padre” (Manni, 2003) “La cattedrale” (Il ragazzo innocuo, 2008), “L’asse del cuore”, (Almanacco dello Specchio Mondadori, 2008) e “La nascita, solo la nascita” (Manni, 2009). La sua ultima opera:Olimpia (2013).

     

La cattedrale

intorno a questo altrove 
fin dall’infanzia
occhi di grandi in ogni fondo
entrano in qualcosa di ignoto
verso il loro dentro denso
tutto sembrano sapere del vento
e della pioggia in primavera
esseri di asilo, affettuosi
esseri, e il dio che scende li lascia
entrare, accoglie nutrimento
il dio lieve


*

 

poi vedi la luce fendere il volto
e il volto scostarsi dalla luce
e vedi la luce cadere 
sul mosaico dorato

accade qualcosa d’umano
nella navata centrale rotola
dalla cupola il volto sostenuto
nel semicerchio

siate colonne
quando vi solleverete
l’uno verso l’altro
il volto vostro esca
dal marmo 
e torni qui dove ora siamo/ /

[….......]

(2007)

 

Da: La cattedrale, Il ragazzo Innocuo 

 

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