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30 settembre 2014 2 30 /09 /settembre /2014 09:40

a cura di Ninnj Di Stefano Busà

CORRADO CALABRO'

 

Nato a Reggio Calabria 13 gennaio 1935. Giurista. Poeta. Scrittore. È una figura di spicco nel diorama giuridico/letterario di oggi. Da gennaio 2011 presidente dell’Euro-Mediterranean Regulators Group, associazione di 20 Paesi rappresentati dalle rispettive Autorità di vigilanza del settore delle telecomunicazioni.
Presidente dell’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni (2005-2012). È entrato a far parte del Consiglio di Stato e vi ha svolto gran parte della sua carriera tra toga e politica.

Nel 2001, alla presidenza del Tar del Lazio. Ma Calabrò è quel che si dice personalità eclettica, poliedrica, che non si può racchiudere in poche definizioni: “la poesia è l’attività più appassionante che io conosca” ama dire, e sentire questa affermazione da un uomo di legge come lui (allarga il cuore). Attraverso i suoi continui contatti in vari paesi del mondo,
le sue poesie sono state tradotte in sedici lingue.
 Ha al suo attivo un romanzo: Ricorda di dimenticarla, (1999). Ultima pubblicazione: Mi manca il mare (Genesi 2013).

 

 

Il tempo si raggruma

Sei qui:
non si dibatte più, mosca impazzita,
nella rete delle ore la tua assenza.

Sei qui:
non pialla più il cervello
la tua attesa.

Sei qui:
il tempo si raggruma,
lo spazio prende corpo in questo evento.



Incontro rovesciato

Ho incrociato stanotte, rientrando,
i piccoli fari furtivi
degli occhi di un gatto.

 

Mi manca il mare

 

 

Toda mujer es del primero que sabe soñarla.

 

(Charles Chincholle)

 

 Se non sognassi non avrei un passato

 

Non appartiene al navigante il mare

che ha solcato

 

Non trattiene chi nuota

altro che il sogno

del mare che ha abbracciato.

 

 

 

                                   Corrado Calabrò

 

 

 

 

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28 settembre 2014 7 28 /09 /settembre /2014 13:02

 

a cura di Ninnj Di Stefano Busà

 

Maurizio Cucchi è uno dei più rappresentativi poeti del diorama moderno. E' nato a Milano il 20 Settembre del 1945, dove vive. Si è laureato all'Università Cattolica con una tesi su Nelo Risi e Andrea Zanzotto.
Cronista sportivo dal 1960 al 1971, un’attività che ha ripreso e che continua a esercitare sporadicamente per vari giornali, da “Italia Oggi” al “Corriere dello Sport” a Rigore” ed ha insegnato nella scuola media dal 1972 al 1981.
Si impone alla critica e al pubblico già con la prima raccolta di poesie nel 1976 "Il Disperso.
Per anni opera come consulente editoriale, critico letterario e traduttore (Flaubert, Lamartine Mallarmé, Stendhal, Villiers de l'Isle-Adam, Prévert).collaborando a numerose riviste – “Paragone”, “Belfagor”, “Nuovi Argomenti” – e alle pagine culturali di varie testate giornalistiche – “l’Unità”, “Il giorno”, “Tuttolibri”, “Panorama”, “Il Giornale”, “La Voce”.
Nel 1980 pubblica "Le meraviglie dell'acqua" e due anni più tardi il poemetto "Glenn",Premio Viareggio 1983,nel 1987"Dama del gioco" e "Poesia della fonte", PremioMontalenel 1993.
Dal 1989 al 1991 ha diretto il mensile “Poesia”, ha fatto parte del comitato di lettura della Società di Poesia e dell’”Almanacco dello Specchio” ed attualmente collabora alla “Stampa” e tiene, sul settimanale “Lo Specchio”, una rubrica di poesia che dedica molto spazio anche a poeti esordienti.
Nel 1996 ha curato, con Stefano Giovanardi, l'edizione di una antologia dei poeti italiani del secondo Novecento, edita nei "Meridiani" Mondadori.Tra le ultime opere pubblicate: Vite pulviscolari (Mondadori, 2009); Malaspina (Mondadori)

 

 

 

 

bibliografia:

Il disperso, Mondadori, 1976 e Guanda, 1994 
Le meraviglie dell'acqua, Mondadori, 1980 
Glenn, San Marco dei Giustiniani, 1982. Premio Viareggio 1983
Donna del gioco, Mondadori, 1987 
La luce del distacco, Crocetti, 1990
Poesia della fonte, Mondadori, 1993. Premio Montale 
L'ultimo viaggio di Glenn, Mondadori, 1999
Poesie 1965 - 2000, Mondadori, 2001
Per un secondo o per un secolo, Mondadori, 2003
Il viaggiatore di città, LietoColle, 2004
Il male è nelle cose, Mondadori, 2005
Il denaro e gli oggetti, Il Faggio, 2006

 

 

Il bacio della buonanotte

 

Ti ritrovo ogni giorno di più nei miei gesti,  

persino nel battere del tacco sulla strada, nel frenare

del passo, nei lineamenti sempre più vicini, nell'aggrottare

la fronte

 

 

Tenerezza bambina

 

 

La tenerezza bambina della donna

si realizza nell'incontro sognato

e chi arriva a inverarlo

quell'incontro

non è angelo del cielo, sublime creatura 

ma un tipo qualsiasi come me,

che trova per sempre un beneficio

e dice grazie.


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28 settembre 2014 7 28 /09 /settembre /2014 10:56

 

a cura di Ninnj Di Stefano Busà

 

 

Francesco Belluomini è nato a Viareggio nel 1941, vive a Lido di Camaiore. Poeta e operatore culturale, ha fondato nel 1981 il Premio Letterario Camaiore dedicato alla poesia, di cui è presidente. Ha pubblicato di poesia: L’altro io (Campobasso, 1976), Già dell’equivoco (Seledizioni, 1978), Giorni miei: la storia già scritta (Forum, 1979), I racconti dell’anima (Periferia, 1982), Il melomalessere (Tracce, 1985), Tartine e/o Quartine (Campanotto, 1990), Nudità degli eletti (Viareggio, 1993), Sul secco di quell’erba (Pagine, 2002), Oscillazioni del Pendolo (Campanotto, 2002), La distanza del dialogo ( Luci del Porto, 2003), Senza distanze (Bonaccorso, 2004), Celeste odissea (Bonaccorso, 2008), Occhi di gubia (Lieto Colle, 2008), Escobenes (Lieto Colle, 2009), Nell'arso delle sponde (Bonaccorso, 2010) Occasioni di poesia (Tracce, 2011).

Ha inoltre firmato i romanzi Le ceneri rimosse (Newton Compton, Roma 1989), L’eccidio di Sant’Anna di Stazzema (Bonaccorso), La finestra sul mare (Bonaccorso, 2007), Villa Giulia (Bonaccorso, 2009), Mary Moss (Bonaccorso, 2011).

Tra le opere antologiche e monografiche che raccolgono suoi lavori si devono ricordare: Poesia della metamorfosi (Stilb, 1984), Poesia italiana contemporanea (Vague, 1985), La poesia in Toscana (Forum, 1985), A cominciare dalla zeta (Campanotto, 1985 ), Il sogno di Parnaso (Biennale di Alessandria, 1986), Inchiesta sulla poesia italiana in prospettiva duemila (Riscontri, 1986), Guida ai poeti degli anni Ottanta (Spirali, 1987), Le proporzioni poetiche (Laboratorio delle arti, 1988), Le parole dello Sport (Coni, 1991), La poesia in forma chiusa (Biennale di Alessandria, 1990), La parola originaria (La Corte, 1991), Poeti latini tradotti da scrittori italiani contemporanei (Bompiani, 1993), Accessibili distanze (La vita felice, 1999), Ondate di rabbia e di paura (Pagine/ Rai Eri, 2002), Diversi (Dialogolibri, 2004), L'amore, la guerra (Rai Eri/ Ibiskos-Ulivieri, 2004), Diversi 2 (Dialogolibri, 2005), Poesia del novecento in Toscana (Biblioteca Maruccelliana, 2009), Poesia Italiana contemporanea (La Cabra Ediciones, 2010), I miei sogni son come conchiglie (Rizzoli, 2011), Animali diversi (Nomos, 2011), Le strade della poesia (Delta 3, 2012), 100 Thousand poets for Chang (Lavinia Dickinson, 2012).

 

 

DI ME VIVI SEDUTA

A mia moglie

 

 

Mi capisci spero anche se annotta presto sul divano nessuna flotta ha più il suo capitano di ventura né stura desideri oltre il consenziente quest’alcova; di me vivi seduta questo dato piegato all’udire: c’è sorriso invernale dentro un David senza nessun Golia.

 

 

 

 

 

 

Dario Bellezza

 

Sei andato... ma l'alba è sorta chiara

ed è spuntato un sole senza lacrime.

Un fatto che accomuna, nessuna transazione

come la guerra che combattiamo assieme.

La storia, quella dei pochi, non comprende

quelli dei taboga, i disattesi della parola:

il semiOlimpo ha le mani callose

quelle che non trasudano nei salotti.

Sei andato lasciando i tuoi fendenti di carta

la tua dolente ironia, quel nonostante tutto

del vivente tra viventi. Non eri atteso

e non aspettarti ora gli oltre degli echi:

per noi le campane suonano solo a morto.

Chissà perché la cosa, quali le ragioni

gli azzeramenti degli scalini...

Un rapporto pesantito dai miei carichi,

dalla gente, dal pudore del mio essere

ortodosso, ma non serve la morte

per indebolire l'amizia.

 

 

 

Amelia Rosselli

 

Vorrei poter recidere un fiore

nel giardino proibito per Amelia,

sottrarla dall'esilio continuato

dopo quello d'epopea di famiglia.

Averla vista prima della cosa,

come il gatto, che dopo la cercava.

miagolando dall'alto per la ciotola

vuota. Poterle dire della forza

del tagliente linguaggio dei suoi versi,

per nulla femminili, e della voce

nel roco del transalpino fonestismo.

 

Spero che la ricordi quell'avaro

mondo, cui sempre poco si concede

a chi non porta dote contingente,

 ma spero la contenti questo fiore

come perenne dedica d'omaggio.

 

 

 

 

Antonello Trombadori      

 

Ricordo nell'uomo ligio che conobbi

la fierezza di vecchio partigiano

e dedico parole non dolenti

raccolte nel momento del distacco,

seppur con educata propensione.

So quanto scorre l'acqua sotto i ponti

e quanto fu ribelle la miseria

perché vissuta tutta l'esperienza

da quando vidi luce nel malanno.

Nel furore dei rossi sventolii

si giacque d'attesa e sangue mia madre,

che si segnava ai pasti e guerreggiava;

e fu tutto un grido in diecimila bocche

tra sudore e pugni chiusi a partorirmi.

Ma lo spazio costante del cordoglio

registra l'uomo d'arte, il poeta

mai domo dei sonetti romaneschi

e l'intellettuale privo di rimpianti,

senza pesi d'ideologica scansione.

 

E nell'andare via vedo quel gelo

che raffredda la voce dei poeti

e lascio questa mia corrispondenza

ai valori ruotanti la passione,

negando m’appartenga l’apatia

che sempre aspra e netta ci soggiace.

 

Quando lascia un amico

ad Alberto Cappi

Scusami, amico mio, se non esprimo

con compiuto dolore la scomparsa

 terrena del tuo corpo e se spendo

tutto per le tue figlie, per Raffaella, 

e l'oltre per la piccola bambina,

anche se poco credito dispongo.

Per te, Alberto, non sono necessarie

parole di commiato: la tua storia,

i tre lustri del viaggio d'avventura

al Camaiore, i tuoi saggi, la tua poesia,

l'umanità dell'uomo nei rapporti

nel mondo delle dispute focali,

vieteranno lo spengersi del faro

sul tuo nome. Cosi come rimani

vivido nel compreso dei miei giorni,

in quelli riparati dalle scorie

invasive d'astrusi quotidiani.

Questa sera la sedia resta vuota

né siamo stati, come di consueto,

al bar a bere il bianco di straforo,

ma non disperdo passi dei miei passi

né quel discreto modo di proporli.

(Lido 12 settembre 2009)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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3 settembre 2014 3 03 /09 /settembre /2014 17:17

 

a cura di Ninnj Di Stefano Busà

 

Ines Betta Montanelli è nata alla Spezia da antica famiglia pontremolese. Fin da giovanissima si sente attratta dalla poesia che coltiva negli anni.

Al suo attivo ha otto pubblicazioni di poesie:

Dal Profondo (Araldo della Stampa, Roma, 1981);

Sete di stelle (Edizioni Toscana Arte 2000, Firenze, 1986);

Trasparenze (Carpena Editore, Sarzana, 1989);

Radici d’acqua e terra (Editrice Arte della Stampa, Vasto, 1993, stampa offerta quale primo premio Histonium di Vasto);

Nel passaggio di tante lune (Luna Editore, La Spezia, 2000);

Il chiaro enigma (Bastogi Editrice, Foggia, 2002;  ristampa 2010)

Lo specchio ritrovato (Bastogi Editrice, Foggia, 2004).

L’Assorta tenerezza della terra (Bastogi Editrice, Foggia, 2013).

 

Della poesia di Ines Betta Montanelli si sono interessati noti critici e letterati fra i quali: Mario Luzi, Giorgio Bàrberi Squarotti, Ninnj Di Stefano Busà,Maria Grazia Lenisa, Ferruccio Battolini, Loris Jacopo Bononi, Elena Bono, Giuseppe Benelli, Paolo Bertolani, Sirio Guerrieri, Vittoriano Esposito, Elio Andriuoli, Giuseppe Coluccia, Marina Caracciolo, Sandro Pietro Gros, Giovanni Sbrana, Paolo Bassani, Giovanni Petronilli, Isabella Tedesco Vergano, Gianni Rescigno, Ada De Iudicibus Lisena, Franca Vannucchi, Anna Ventura, Domenico Cara,  Pasquale Matrone, Nazario Pardini.

Pagine critico – antologiche dedicate ad Ines Betta Montanelli compaiono sulla Rivista La Tribuna Letteraria di Padova e sulla rivista Vernice della casa editrice Genesi di Torino (2003). Nel 2008 il critico letterario Pasquale Matrone le ha dedicato pagine critiche sulla rivista La Nuova Tribuna Letteraria di Padova. Presente  in varie antologie poetiche, è stata inserita ne La Spezia nella poesia del ‘900, lo studio Progetto Giovani ‘93 realizzato dell’Istituto Domenico Chiodo.

 

Nel 1997 è stata presentata a La Versiliana presso il Caffè dei Pinoli di Pietrasanta (LU) da Giuseppe Cordoni e Patrizia Hartman.

Nel 1998 ha ricevuto il Premio alla carriera nel concorso Val di Vara.

Nel novembre 2003 le è stata conferita una targa alla Cultura all’interno della cerimonia di premiazione della XV edizione del Concorso Iniziative Letterarie di Milano.

È membro di Giuria in vari premi letterari nazionali. Tiene  incontri di poesia con le scuole.

 

Ines Betta Montanelli è vincitrice di numerosi e prestigiosi concorsi nazionali di poesia, fra i quali si ricordano il Gran Premio Histonium d’oro di Vasto (CH), il concorso Penisola Sorrentina di Sorrento, il concorso di Raidue Ci vediamo in Tv di Paolo Limiti con la pubblicazione della poesia premiata su Lo Specchio de La Stampa di Torino. Finalista più volte al Concorso Lerici Pea, nel settembre 2001 ha conseguito il Premio Speciale della Giuria Lerici Pea 2001Poeti nel Golfo (Medaglia d’oro).

Nel luglio 2001 ha conseguito il Primo Premio assoluto per la sezione libro edito col volume Nel passaggio di tante lune, al Premio Histonium di Vasto (CH), libro tradotto in lingua russa. Ha inoltre conseguito il terzo premio al concorso David di Carrara nel 2003.

Al Premio Europeo di Arti Letterarie “Via Francigena” (Pontremoli 2004), ha ottenuto il Trofeo Lunigiana. Ancora, si ricordano il Premio Grappolo d’Oro (Bardolino 2005); il 2° Premio Rocca di Montemurlo (Prato 2006); il 1° Premio (silloge inedita) al Concorso Europeo “Via Francigena 2005”; il 1° Premio (Lo specchio ritrovato ed. Bastogi) Spazio Donna (Striano, Napoli, 2006); il 1° Premio sez. libro edito (Lo specchio ritrovato ed. Bastogi) Giacomo Viggiani (Pontinia, Latina, 2006); il 1° Premio sez. libro edito (Lo specchio ritrovato ed. Bastogi) al Concorso Nazionale La Gorgonie d’Oro – Gela 2009. Nel 2010 le è stato conferito, fra l’altro, il Premio alla Carriera nel Concorso Roberto Micheloni, Aulla, Lunigiana.  Fra gli ultimi riconoscimenti: il 3° Premio di poesia sez. inedito Alda Merini di Brunate (Como), nel settembre 2011; il 1° Premio di poesia sez. libro edito CAPIT Città di Fucecchio nel dicembre 2011.

 

 

 

Sacro fuoco

 

Ho lasciato la stampella in giardino

volevo rincasare senza aiuto.

Spesso sogno di correre e di ascoltare i miei passi

come acqua dentro argini odorosi,

di salire sugli alberi,

cogliere frutti sull’alto dei rami.

 

Ma con il tempo tutto muta

e si resta immobili dietro i vetri dello sgomento

a guardare le stagioni che passano

che si vestono e si spogliano.

Luce e gelo.

 

Ma se dentro di noi

il sacro fuoco della vita, arde con passione,

allora, anche la speranza si fa luce

di tenerezza e di nuovo vigore.

 

Così, “ sei bella dico alla vita”

anche quando il dolore ci incatena

a sedie di solitudine e di malinconia.

 

 

 

Donna, amorosa voce d’universo

 

Dolce si fa il mistero che ti circonda

e che ti rende unica quando doni la vita

e allatti il tuo bambino nato dall’amore.

Miracolo e bellezza il tuo essere madre

di tutti i figli del mondo.

 

Eppure qualcuno a volte dimentica chi sei

ed allora divieni oggetto di scherno

e di meschini pensieri, così in un baleno,

il tuo vivere diviene calvario.

 

Ma tu resti radice profonda 

delle umane promesse

che ti rende preziosa

nelle cupe corsie di ospedali,

passo sicuro, sorriso d’aiuto.

Nelle case di riposo

quando asciughi lacrime di vecchi soli.

 

Donna, amorosa voce d’universo.

 

 

 

Il linguaggio della fede

 

 

Abbiamo detto addio a dolcezze d’anima.

Questo tempo ci chiude in stanze  di dolore,

così abbiamo chiuso la porta  ad ogni gioia.

Anche l’amore  è prodotto scaduto

da quando l’uomo aspira non alla dovizia

del cuore ma del denaro accumulato chissà come.

 

I vecchi, uno ad uno, se ne vanno

insieme a quei valori soffocati dal potere.

Ma il volto della fame è sempre tra di noi

e la ricchezza indifferente non lo scorge.

Soltanto chi si ama nel semplice  linguaggio

della fede nutre speranze di un mondo migliore.

 

 

 

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30 agosto 2014 6 30 /08 /agosto /2014 11:53

 

a cura di Ninnj Di Stefano Busà

 

 

Lucio Zinna. Nato a Mazara del Vallo nel 1938, si è trasferito giovanissimo a Palermo per seguire gli studi di filosofia e pedagogia nell’Università, dove si è laureato. Nel 1965 ha fondato a Palermo il Gruppo Beta, che interagì con il Gruppo 63. Ha operato nell’ambito dello storico “Centro Pitré”, negli anni ’70-’90. Ha collaborato con la RAI siciliana per  i programmi culturali (1981-1988). Dal 2007 vive a Bagheria. Ha pubblicato, di poesia: Il filobus dei giorni (1964), Un rapido celiare (1974), Sàgana (1976), Abbandonare Troia (1986), Bonsai (1989), Sagana e dopo (1991), La casarca (1992), Il verso di vivere (1994), La porcellana più fine (2002), Poesie a mezz’aria (2009), Stramenia (2010); di narrativa: Antimonium 14 (1967), Come un sogno incredibile/Il caso Nievo (1980, 2006), Il ponte dell’ammiraglio (1986), Trittico Clandestino (1991), Un’estate a Ballarò e altri racconti (2010). È autore di saggi, prevalentemente dedicati ad autori siciliani del ’900, in parte confluiti nel volume La parola e l’isola. Opere e figure del Novecento letterario siciliano (2007). Ha curato la sezione Sicilia (testo critico e antologia) in “Dialect Poetry of Southern Italy”, a cura di L. Bonaffini (New York, 1997). Suoi testi sono stati tradotti in inglese, spagnolo, francese, portoghese, greco, romeno, serbo-croato, macedone.

 

 Illusorietà del presente

 

 

Ciascun giorno ha la sua circoscritta

infinità che – metodica – la  clessidra

tenta di catturare imbrigliando

lo scorrere  dei granuli. Non il passato

si sottrae alla calamita dei sensi

non il futuro in attesa è l’hic et nunc

che gioca alle tre carte e la più falsa

piega l’acuminata vista.

 

È  perché i sensi colpisce (luce d’alba

corpo di donna  ampie marine ove

l’occhio respira) che pare solido

questo presente che sotto lo sguardo

si scioglie come in acqua cristalli

di sale. Il minuto successivo rinnova

l’illusione nel suo vitale impulso.

 

Il reale  – circostante si dice –

ha pesantezze e levità misurabili e tutto

pare spingersi oltre l’istante a rendere

inossidabile il presente. Ma  tutto sparisce

con l’attimo che muore mentre più è vivo

e si nega affermandosi. Nel suo sorgere

perisce e non si abbatte – virgulto di aerea

gravità – nell’avvizzire genera. Solo

la memoria è ferma finché  è data memoria

perituro macigno armonia delle sfere.

 

 

 (da “La porcellana più fine”, Sciascia editore, Caltanissetta-Roma, 2002)

 

 

 

I molti e il loro altrove

 

 

Ormai i molti sono gli scomparsi

dal mio globo e non so che velo

li ricopra quale vento sottile

sussurri tra ora e allora tra qui e dove

dove come grido sommesso.  

 

Dove siete se ancora siete chi vi cela in quale

cielo vi vela sotto quale vela navigate per quali

onde galattiche chi vi impedisce di lanciare

un amo o di agganciarlo oltre le nebbie

del ricordo se ancora in voi albergano ricordi.

Siete il mio popolo disperso nel gorgo

del tempo la mia diaspora in profondità.

Siete prossimi e inaccessibili siete compagni

silenti o smarriti in astrali spazialità

in quale comunità di trasparenze dimorate

o in quale solitudine stellare procedete

alla ricerca di un punto luminoso che nessuno

sa dove sia neanche nel vostro altrove dove sia.

 

(da “Stramenia”, con dipinti di Eliana Petrizzi, Arca Felice, Salerno 2010)

 

 

                                                 Partenze e arrivi

 

 

Non la partenza conta

né la fermezza o l’instabilità

del punto da cui ti muovi.

Conta quel che lasci

e cosa ti porti

(nel centro della pupilla

in un rincón del cuore)

il dolce e l’amaro.

E l’agrodolce.

Le esaltazioni e le paure.

E le albe

coi loro tramonti.

E il prossimo quando lo è.

 

Non l’arrivo conta

né la solidità o fluidezza

del punto verso cui ti muovi.

Conta quel che ti attende

se qualcuno ti attende

che cosa ti attendi

il cuore che vi conduci

se sono nuove le tue pupille.

E ancora le albe

coi loro tramonti.

E il prossimo se lo sarà.

 

Conta la vita

lì – nel suo spigolo –

a contare i passi.

 

                         (da “Almanacco Thule 2013”, Palermo 2012)

 

 

 

 

 

 

 

 
 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

  

 

 

 

 

 

 
 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

  

 

 
 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

  

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

  

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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27 agosto 2014 3 27 /08 /agosto /2014 10:13

a cura di Ninnj Di Stefano Busà

 

Umberto Piersanti inizia in poesia con La breve stagione nel 1967 all'età di ventisei anni. Da allora si dedica con impegno alla letteratura pubblicando, oltre a diverse raccolte poetiche, testi di saggistica e anche di narrativa.

È presente in diverse antologie italiane e straniere tra le più prestigiose. Il suo nome è legato a premi di grande rilevanza come:

  • il primo Città di Pisa
  • il premio Camaiore
  • il premio Penne
  • il premio Caput Gauri,
  • il premio Insula Romana e ancora  il Mastronardi, il Piccoli, il Frascati, tutti di prima grandezza.

Nell'edizione del 2005 fu candidato al Premio Nobel per la Letteratura.
E' nato a Urbino nel 1941. Nel 1966 suoi scritti giovanili sono usciti nella cartella d' arte All'ora del crepuscolo (Ed. Svolta, Urbino). Ha pubblicato i libri di poesia: La breve stagione (Ad libitum, Urbino; 1967); Il tempo differente , (Sciascia, Caltanissetta, 1974), L'urlo della mente (Vallecchi, Firenze, 1977), Nascere nel '40 (Shakespere e C., Milano, 1981), Passaggio di sequenza (Cappelli, Bologna , 1986); I luoghi persi, (Einaudi, Torino, 1994), Nel tempo che precede (Einaudi, Torino, 2002), L’albero delle nebbie (Einaudi, Torino, 2008). Un' antologia di sue poesie è uscita in Spagna col titolo El tiempo diferente (Los libros de la frontera, Barcelona; 1989) Con Fabio Doplicher ha curato l'antologia di poesia italiana Il pensiero, il corpo (Quaderni di Stilb, Roma, 1986 ) Ha inoltre pubblicato i romanziL'uomo delle Cesane (Camunia, Milano, 1994), L’estate dell’altro millennio (Marsilio, Venezia, 2001), Olimpo(Avagliano, Roma, 2006), Cupo tempo gentile (Marcos y Marcos, Milano, 2012). Ha scritto tre volumi di saggistica:L'ambigua presenza (Bulzoni, Roma 1981 ), Poesia diffusa, insieme a Fabio Doplicher, (Shakespeare e C., Milano, 1982) e Sul limite d'ombra (Cappelli, Bologna 1989). E' autore del film L'età breve (1969) e dei film-poemi: Sulle Cesane(1982), Un'altra estate (1988) e Ritorno d'autunno (1988). Tre suoi testi filmici, L'età breve, Nel dopostoria, Sulle Cesane, insieme a numerosi interventi sulla sua produzione cinematografica, sono usciti nel volume Cinema e poesia negli anni '80, curato da Gualtiero De Santi (Cappelli, Bologna, 1985). Dirige la rivista "Pelagos", ha collaborato con "Tuttolibri La Stampa" e con "Il Corriere Adriatico".


 

poesie di Umberto Piersanti da “I luoghi persi” (Giulio Einaudi, Torino, 1994)

 

Nel tempo che precede

madre ch’eri fra tutte la più gentile
persa con le tue amiche in fondo al fosso
lunga la treccia sul tuo corpo snello
scende fino alla vita, nell’acqua chiara
hai camminato scalza, scosti le brecce
dentro la tana il gambero s’appiatta
d’intorno sono i colli che tu speri
di sorpassare un giorno, non sai la meta
guardi il greppo che pende e ti sovrasta

oggi Madìo ha preso con la vanga
il lepre nel trifoglio alla piantata
passano i merli dentro l’aria chiara
getta fuori il sambuco acini fitti
ma Celeste è lontano, presso i fili
dove muore chi è andato a far la guerra

scenderà questa notte giù dal cielo
- la tua fiaba narravi all’Elda attenta -
lo aspetto col cuscino presso il noce
c’è come un carro grande che vola sopra
per lui metto le viole nel bicchiere
ho tolto dalla cenere i lenzuoli

dopo scavò la terra proprio alla porta
dentro ci ha messo il noce, la rama chiara
consiglio della Fenisa quand’ha saputo
che è quella la pianta dove aspetta

scende nella divisa grigioverde
lento giù per la costa sullo stradino
e splende la sua faccia per la luce
come mai s’era vista dentro l’aria
sarà quella ragazza che t’aspetta
venire nella notte giù dal cielo
la prima che t’abbraccia sulla porta

prima che nascessi furono insieme
stavano tutti là presso l’aiuola
a pescare castagne nel caldaro
ora mancano tutti, manca una casa
solo prima di nascere l’ho avuta.

 

Il favagello

è d’un giallo squillante, nessun fiore
l’uguaglia anche se prendi l’anno intero
copre a febbraio i greppi
verdissima è la foglia
umida sempre un poco e immacolata
quando la neve cade che ritarda
il favagello resta sotto intatto

se sta sotto la neve tre giorni sani
e viene una ragazza che lo coglie
dinnanzi alla specchiera, in un bicchiere
col gambo dentro l’acqua poi lo mette
sale nel vetro l’uomo, sale le scale
bussa alla porta
e aspetta se lei apre.

 

 

 

 Incontro


il crepuscolo lungo
che si spegne,
dall'erbe e dalle macchie
fitte più di formiche
in processione
le rane nella strada
e contro i vetri,
sul cofano aggrappate
con rauchi gridi

ma non c'era un torrente
tutt'intorno,
neanche un fosso
il più scavato e perso,
non era quel cammino
così assurdo e irreale
e senza meta?

ma tacevano i lunghi
campi e freddi,
ottobre li bagnava
con la sua brina,
solo un grillo tenace
nel trifoglio
lo stanco canto
oppone
al primo gelo

chi non sa dove andare
meglio cammina,
nel buio che s'annuncia
conviene perdersi,
i sentieri tra i campi
sono infiniti,
la fonte sta dovunque
o in nessun luogo

scendono per i greppi
le rane a balzi,
forse non hanno meta
forse è smarrita,
tu le guardi,
pensi
quant'è dolce
perdere la strada

_____Maggio 2013

.

.

 


.

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25 agosto 2014 1 25 /08 /agosto /2014 18:09

a cura di Ninnj Di Stefano Busà

 

LORENZO SPURIO è nato a Jesi (AN) nel 1985. Laureato in Lingue e Letterature Straniere, è scrittore e critico letterario con all’attivo una serie di saggi pubblicati online, in rivista, in antologia e in volume unico, prevalentemente su autori anglosassoni.

Per la narrativa ha pubblicato le raccolte di racconti “La cucina arancione” (2013) e “Ritorn ad Ancona e altre storie” (2012 – coautrice Sandra Carresi).

Direttore della rivista di letteratura “Euterpe” fondata nel 2011, ha organizzato una serie di reading poetici e incontri tematici sul “Disagio psichico e sociale” che hanno toccato varie città per i quali ha poi curato le relative antologie dell’evento in collaborazione con la Associazione Culturale TraccePerLaMeta della quale è socio fondatore.

E’ stato ed è membro di giuria in vari concorsi letterari; è Presidente del Premio Letterario Nazionale di Poesia “L’arte in versi” e Presidente di Giuria del Premio di Letteratura “Ponte Vecchio” (Firenze) e del Premio “Città di Porto Recanati”.

La sua prima silloge poetica è “Neoplasie civili” (2014) una raccolta di liriche civili che si apre con la prefazione di Ninnj Di Stefano Busà.

 

 

 

 

 

 

L’AIUTO NON DATO (MAIDAN)

 

Rivoluzioni di provincia,

neglette reclusioni in

domini di regimi canaglia,

come sempre intimidiscono le stelle.

 

I comunitari se ne fregavano

beffando se stessi

in pensieri di fiamma,

spenti ed evacuati.

 

Cocci taglienti e scarpe spaccate

nella piazza centrale, assedio

contro un capo-cecchino

schifoso, come tutti i capi in guerra.

 

Del fuoco e dei vetri di piazza,

una neve non più bianca,

ma grigia di noia,

nera d’affanno

e prossima al rosso.

 

La battaglia si vince solo intentandola.

La vittoria è un tramestio di nuvole

e lacrime spente

mentre il giallo-blu del vessillo

si scioglie

in un verde opprimente

che fa sognare nei prati

di qualche fiaba tremenda.

 

 

NON PIU’ FAVOLE

 

Non era tempo per favole

e idiote freddure, quello.

Il sole riscaldava l’erba,

l’aria e il cemento,

ma non me.

 

Me ne andavo solo

riflettendo beota

mentre incespicavo

ai bordi di un marciapiede

spaccato.

 

Un gatto senza coda

correva baldanzoso

zampettando felice

in un prato

poco distante da me.

 

 

 

 

IL LAIDO TIMONIERE

(SEWOL INFILAZTO)

 

L’avventata decisione di solco

imprevedibile avvento di derelizione portò

nei mari avulsi da umana presenza

e regno dei flutti e scoramenti.

 

L’istruzione zuppa d’acqua,

incinta di un sale pungente

sdoganò la ratio

e l’oceano si mangiò se stesso.

 

Il fetido navigatore chinò il piglio.

Mi domandai se quei capelli fossero tinti.

Strozzai un bicchier d’acqua

e mi commossi.

 

Il comandante oceanico

rabbuiato per la sua colpa

accoltellava l’umanità di angoscia

con il traghetto-catafalco

esacerbando ferite profonde

fino all’osso.

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24 agosto 2014 7 24 /08 /agosto /2014 19:00

 

a cura di Ninnj Di Stefano Busà

 

Stefano Massetani  nasce nella “ fiorita collina tosca “del Carducci e cioè a S. Maria a Monte (Pi) nel 1959, assorbendone l'incanto poetico alimentato dai frequenti soggiorni presso la casa dei nonni paterni.

In giovane età si trasferisce a Pisa dove compie gli studi al “glorioso” liceo scientifico U. Dini. Si iscrive alla facoltà di Farmacia dell'ateneo pisano laureandosi nel 1983.

Da allora esercita a Pisa la professione di Farmacista ritagliandosi spazi per poter scrivere racconti e poesie seguendo quella che si può definire una tradizione di famiglia Massetani, iniziata dal nonno Nando e proseguita dallo zio Enzo.

“Farfalle e falene “Giovane Holden Edizioni Viareggio 2008 è il suo primo libro di racconti, mentre,“Amore imperfetto” Giovane Holden Edizioni Viareggio 2009 è il suo primo libro di poesie. “Fiore di vetro” Giovane Holden Edizioni Viareggio 2012 è la sua ultima raccolta di liriche. “Tutti i colori dell'autunno” Giovane Holden Edizioni Viareggio sono racconti che sarà presentato in anteprima nazionale al Pisa Book festival il prossimo 8 Novembre.

Primo classificato Premio Speciale Concorso letterario europeo di poesia e narrativa città di Montieri Circolo Culturale Mario Luzi di Boccheggiano 2010

Primo classificato al XV concorso nazionale di poesia L'Amore, Foiano della Chiana 2010

Primo classificato al Premio Nazionale di Poesia “Astrolabio 2010-2011” Pisa 2011

Primo classificato al Premio Poesia “una frase l'8 Marzo per la mia donna” on-line 2012

Primo classificato al 26° Concorso Letterario Internazionale"G.Gronchi" Pontedera 2012

 

 

 

TESTI

Fiore di vetro

 

 

E' come un fiore di vetro il nostro amore.

Delicato e fragile,pronto a sbriciolarsi

 in cento schegge,al soffio del tempo.

Schegge capaci di lacerare la carne e lasciare il segno.

Oggi,non ci sono più lacrime nei miei occhi,

mentre osservano le profonde cicatrici che porto sulla pelle.

 Stringo a stento fra le dita i resti di questo fiore di vetro,

che scintillava al sole del mattino ed ora,

 con le luci della sera,

appaiono opachi e smorti,

senza più quei riflessi d'oro e corallo,

che incantavano la mente e il cuore.

 

 

 

Sei

 

 

Sei la più bella poesia

che un poeta possa avere mai scritto,

capace di dare la pace

al palpito sordo di un cuore sconfitto.

Sei la più dolce melodia

ascoltata nei giorni di festa,

sei ciò che va via e ciò che resta,

al mattino al risveglio dal sogno,

sei ciò che mi spinge e mi arresta:

la sola di cui ho davvero bisogno.

 

 

 

Come pioggia dietro un vetro

 

 

 

Vorrei esser il tuo sole all'orizzonte,

ed esser capace ad incendiarti il cuore,

ma sono come pioggia dietro ad un vetro,

mi osservi,distratta,

ma non ti bagno,

mentre scivolo via,

goccia dopo goccia,

convogliato in mille rivoli,

che indugiano solo per un attimo

davanti al tuo volto,

quasi a volerne carpire il sogno,

prima di precipitare,

ormai indifesi verso il vuoto.

 

 

 

Donna sbagliata

 

 

Donna sbagliata,

te lo sei sentita ripetere fin da piccola,

così tante e tante volte,

che hai finito anche tu per convincertene,

ipotecando il futuro attraverso scelte sbagliate.

Gli uomini approfittano facilmente di una donna sbagliata,

perché una donna sbagliata è un fiore sbattuto dal vento, fragile e sola,

in compagnia soltanto dei suoi sensi di colpa.

Ma tu donna sbagliata, hai tanto bisogno d'amore,

quanto dell'aria chi è da troppo tempo sotto il pelo dell'acqua.

Lotti e ti dibatti,finché senza respiro,

sei costretta a riemergere, anche per un attimo soltanto,

infrangendo con impeto il guscio di spavalderia che ti ricopre,

per respirare con avidità e senza scelta,

quanto più amore ti è dato trovare.

Un amore che ti usa e t'avvelena,

per  lasciarti,alla fine, ancora una volta sola,

 senza mai darti, veramente, il tempo di amare.

 

 

 

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21 agosto 2014 4 21 /08 /agosto /2014 18:20

 

a cura di Ninnj Di Stefano Busà

Rosanna Di Iorio è nata a Chieti e vive e opera a Cepagatti (PE). Nel 2002 ha pubblicato la raccolta di poesie “Oltre lo sguardo”; nel 2005 “ Stelle del nulla misterioso”; nel 2008 “Con le nostre mani d’anime”, nel 2010 “Un groviglio di sentimenti” pubblicata come vincitrice del premio San Nicolò’ di Padova; nel 2011 “Sono cicala. Mi consumo e canto” pubblicata come vincitrice della XXXII edizione IL Portone di Pisa. Nel 2013 “Arianna e il Filo. Geografia di Sentimenti” Edizioni Kairos. E’ risultata nella terna vincitrice e tra i finalisti anche con alcuni racconti. E’ stata membro di Giuria del Premio Mimesis di Itri nel 2013.

Ha conseguito numerosi primi premi importanti. Finalista e segnalata in tanti altri.

 

 

UNA RAGAZZA ALLO SPECCHIO UNA SERA DI SETTEMBRE

 

 

 

Nelle serate torbide d’autunno

s’impara ad accostare piano piano

le porte delle stanze addormentate

dove non si dovrebbe entrare più.

 

Nello specchio si affaccia la ragazza

che di nascosto esercitava il suo

febbricitante corpo nello specchio

a mettere il vestito della madre,

ancora stanco di profumi forti

e di odori di corpi attraversati

da sapori e deliri della notte.

 

Poi voltandosi mostra una figura

che si piega in avanti con tremore

come a volersi opporre a una ventata.

 

Ma vento sulla scena non ce n’è.

 

Come dopo l’amore nelle ore

vuote del pomeriggio. Oppure come

quando si pensa a un viaggio che alle spalle

non lascia traccia alcuna. A questo punto

sono più i giorni attraversati intanto

che quelli che poi restano. E qualcosa

li sta riempiendo lentamente. Come

l’assordante frinìo della cicala

che sottovoce cantilena ai piedi

della vallata dietro i nostri volti,

le nostre ombre opache, i sentimenti

che scorrono atterriti, disattenti

lungo il sentiero senza suono solo

con passi lievi inesistenti. Quasi

come un nonnulla.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

DI TUTTO QUELLO CHE HO VISSUTO

 

 

Di tutto quello che ho vissuto, Amore,

solo un groviglio di pensieri adesso

rimane con la polvere dei giorni;

qualche dolcezza consumata in fretta

nell’attesa di fragili finali.

 

Resta un eterno bacio alle illusioni,

un triste lacerarsi dentro il cuore

ai tanti addii passati sulla nostra

strada rovente di figurazioni.

 

Desideri, parole ricercate.

Altre scagliate come frecce ostili

e poi volute indietro per Amore.

 

Resta l’ansito triste delle angosce

la sera, la malìa di una canzone

che mi faceva supplice sognare

fosforescenti alberi infiniti

in una stanza viola con la voglia

rabbiosa di un abbraccio senza fine.

 

Questo rimane. Mentre scalza in punta

di piedi, saltellando, credo ancora

di vivere. Isolata, crocifissa

in un modesto grumo di esistenza

dove anche il filo sfugge alle mie mani.

 

E dove non riesco più a capire

persino il modo di parlare oscuro

dei miei nuovi padroni. Il senso e il verso

di queste voci atone, appassite.

 

Di questi sassi nelle tasche. Queste

notti d’inverno fredde e senza sonno

che scorrono nel fuoco di un delirio

febbricitante che sta macerando

i sentimenti miei. E ogni altra cosa.

 

Ti dico solo a questo punto ormai

la vita ci è sfuggita dalle mani.

E i resti abbandonati, spogli, sparsi,

cercano invano nuova umanità.

 

 

 

 

 

LA VOCE DELL'AMORE TRA LE MANI

(per una mamma non udente)

 

 

Ho visto le tue mani farsi voce

e gridare nel vento. E sulla fronte

fili di seta bianca, riluttanti

sfidare oltre le stelle, l’Universo.

 

Ho visto nei tuoi occhi sempre ardenti

fiumi di luce mite e imperativa.

 

E il pensiero si lega al gesto, il segno

al senso. Senza mai nessun bisogno

di inventarsi sirene. La dolcezza

delle tue dita elastiche e sottili

come un tam tam percuotere il silenzio

e farsi canto di contralto. E d’ombra.

 

Quanta forza nel fondo, senza orecchi

per udire la voce di tuo figlio

che solitaria canta nel tuo buio,

che non riesce a vincere il silenzio,

ma lieve sfiora le tue labbra mute.

 

Forse bisognerebbe saper dare

di più. Vorrei poggiare le mie mani

sullo schermo magnifico del cielo

vivendo sempre in questo mondo ostile,

così placando con la mia passione

la tua feroce dissonanza e darti

una rosa del mio muto giardino.

 

Perché io amo i balsami segreti

delle tue mani che sanno attenuare

le mie pene del vivere. Le tue

celesti dita che sanno cantare

sulle mie gote canti di innocenza.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

LE FORBICI DEL TEMPO

 

 

Per troppo tempo, amore, hai fatto finta

di non comprendere trafficando, spesso

in ginocchio, coi sogni e le parole.

 

Ma i sogni sono spesso senza fondo.

 

Su quest’ultima soglia, ora decisa,

pare che solo adesso tu ti avveda

del tuo volto allo specchio che la vita

ha deformato e il tempo incide. E quella

lacrima antica che scivola furtiva

dai tuoi occhi alla terra. Usuale.

 

Ora ti accade di guardare altrove.

Oltre il tuo freddo grigio conversare

senza costrutto, senza desiderio,

senza pietà né amore, oltre i giardini

che ci tolgono il sole. Oltre il passato,

l’ieri, i domani oscuri; oltre il segreto

del tempo. E ora ti pare di capire

che c’à qualcosa dentro il meccanismo

che ci uccide, una perfida rotella

che abbiamo conservato in una tasca

fin da dopo la nascita nascosta

nella nostra coscienza primitiva

e che ci ha per sempre avvelenato.

 

Ferma decisa sulla soglia, adesso,

credi di aver capito finalmente.

 

Ed aspetti qualcuno, qualche cosa

col sorriso stampato sulle labbra.

 

Annodi l’ora alla cupa stagione

e i giorni persi. E sembra che li scelga

scuotendo il capo, poi li culli appena

con rammarico freddo. Poi li conti

ad uno ad uno nel palmo della mano.

E poi li scruti per guardarvi dentro

e ti viene da piangere. Ora sai:

 

Troppo a lungo, per crescere, le tue

radici hanno piegato le tue ali.

 

 

 

LA NEBBIA QUELLA SERA ADDORMENTAVA

 

(per Alessandra I.)

 

 

La nebbia quella sera addormentava

la terra sul suo magico cuscino.

E il colore del cielo sarà certo

apparso differente alla tua vista.

 

Così sgomenta hai rigirato altrove

il tuo sguardo fingendo di cercarti

qualcosa nelle tasche che non c’era.

Ma tu cercavi inutili parole

capaci di riassumere un passato

che non sapeva dirti niente più.

 

Si sa, la giovinezza ha le ali mozze

e il vento intrufolandosi all’interno

gonfia speranze di futuri arditi.

 

Ma la vita ricerca braccia forti

e ricche di pazienze inesplorate.

 

Quella sera non c’era il vento buono.

Svelto fu il volo per la tua angosciata

anima frantumata clandestina

in un secco silenzio senza bene.

 

Pendono alla ringhiera le tue ali.

Le catene ha spezzato il tuo angioletto.

 

Il tuo sorriso eterno ora si è fatto

nell’abbraccio benevolo col cielo.

 

E il mare sotto il ponte più non s’ode.

 

Quietamente continua il suo cammino.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

IN UNO SPECCHIO

 

 

Guardandomi cadrò senza capire.

E lascerò il racconto mentre stavo

soltanto riflettendo sul da farsi

per resistere ai danni di ogni giorno.

 

Credo che sarà inverno, perché oggi,

adesso - e non è colpa della brutta

stagione se non so sentirmi viva -

mai niente mi è sembrato così triste;

la mia mano sprezzata dalla tua

fretta ingiuriosa, le parole, il cuore

ipotecato da tutt’altre cose

che me. Che non ci sono dentro te.

Il tuo passo, il mio passo disperato

sospesi sopra il ciglio di un abisso

lontano da ogni cosa: tutto questo

in un istante sparirà e spaurita

io sarò cancellata dalla carta

geografica del vivere. Una storia,

un desiderio di esistenza avranno

perduto ogni sostanza. Ogni pietà.

Nessuno saprà mai che una speranza

sacrificata di felicità

si sarà cancellata. E prima c’era.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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10 agosto 2014 7 10 /08 /agosto /2014 16:03

a cura di Ninnj Di Stefano Busà

 

Maria Luisa Spaziani nata a Torino, frequenta l'Università di Torino, facoltà di Lingue, laureandosi con una tesi su Marcel Proust. La cultura francese e la Francia con i suoi autori, in seguito sarebbero rimasti una sorta di stella polare nel suo immaginario e nel suo vissuto, con una serie di soggiorni a Parigi a partire 1953, anno del conseguimento di una borsa di studio.

Nel gennaio del 1949 conosce E. Montale durante una conferenza del poeta al teatro Carignano di Torino, e fra i due nasce, dopo un periodo d’assidua frequentazione a Milano, un sodalizio intellettuale caratterizzato anche da un'affettuosa amicizia.

Inizia anche la prima stagione poetica di Maria Luisa Spaziani, che  invia alla Mondadori una raccolta. Durante il soggiorno in Francia scrive nuovi testi, che vengono aggiunti all'opera. La  Mondadori pubblica nel 1954 :Le acque del Sabato, nella prestigiosa collana Lo Specchio.

Negli anni 1955 e 1957 Maria Luisa Spaziani insegna lingua e letteratura francese presso il liceo scientifico del collegio Facchetti di Treviglio. A tale periodo e a tali luoghi dedicò la poesia Suite per A. con la quale nel 1958 vinse il premio Lerici (presidente di giuria E.Pea).

 

Spaziani viene chiamata come docente all'Università di Messina lingua e letteratura tedesca fino a quando non si libera, nello stesso Ateneo, l’incarico di lingua e letteratura francese e proprio in quegli anni in ambito accademico cura volumi comePierre de Ronsard fra gli astri della Pléiade (1972) e II teatro francese del Settecento (1974). Fervida e proficua la sua attività di traduttrice dal francese, P. De Ronsard, Racine, G. Flaubert, A. Gide etc.

La statura intellettuale di Maria Luisa Spaziani supera i confini nazionali: nei viaggi in Francia e negli Stati Uniti ha tra l'altro modo di conoscere personalità di rilievo assoluto del Novecento letterario come Ezra Pound, Thomas Eliot, Jeam Paul Sartre.

Buona parte del libro di poesie L'occhio del ciclone (1970) è ispirato dalla sua esperienza vissuta in Sicilia, con i suoi paesaggi e il suo mare, cui fanno seguito raccolte sempre più "diaristiche" e "impure" come Transito con catene (1977) eGeometria del disordine (1981), che si aggiudica il Premio Viareggio per la poesia.

Nel 1979, del lavoro poetico di Maria Luisa Spaziani, autrice ormai affermata, con introduzione di Luigi Baldacci, viene pubblicata un'antologia (una seconda, ampliata sarebbe poi uscita nel 2000, e una terza seguì nel 2011) negli "Oscar" Mondadori. Presiede infine nel 1982, dopo esserne stata nel 1978 fondatrice, per onorare la memoria del poeta, il Centro Internazionale Eugenio Montale, ora Universitas Montaliana, e il Premio Montale.

Coronamento del percorso poetico dell'autrice è l'opera Giovanna d'Arco (1990), poema in ottave di endecasillabi senza rima, che corona un lungo interesse dell'autrice per questo personaggio. 

Spaziani ha scritto inoltre numerosi articoli apparsi su riviste e quotidiani, saggi critici ed una raccolta di racconti, La freccia (2000). È stata tre volte candidata al Nobel per la letteratura. 

Ha vissuto a Roma fino alla morte, avvenuta il 30 giugno 2014

 

La memoria

 

M'inselvo nell'odore di mia madre
(purtroppo è ancora un sogno). Sono nata
o mi rannicchio in lei? Ci starei sempre
(forse pensavo) rinunziando a nascere.

E tu che c'entri, tu sfida vivente
di una vita ben viva? La memoria
di te ha lunghe ali e si proietta
avida, oltre le lande del passato.

 

Nessuno dice mai
 
Nei miei vent’anni non ero felice
e non vorrei che il tempo s’invertisse.

Un salice d’argento mi consolava a volte,
a volte ci riusciva con presagi e promesse.

Nessuno dice mai quant’è difficile
la giovinezza. Giunti in cima al cammino
teneramente la guardiamo. In due,
forse la prima volta.

 

 

 

 

 

 

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