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Trattasi di blog a carattere culinario che raccoglie migliaia di ricette di cucina

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POESIA tratta da una raccolta di Ninnj Di Stefano Busà

L'inverno


Una pena ineludibile, strinata
di malinconia calca l'inverno,
condensa echi e libecciate,
fiati ai davanzali diacci di gennaio.
A riparo dei pensieri è acclive Il tempo

che respira la sua asprezza.
Ogni parola pare ricrescere dal seme,
esondare come un fiume incontro al mare:
tutto si confà al tiepido terrazzo della casa,

al suo chiarore estenuato nelle sere.

 

- Poesia -  estrema dolcezza
che freme da minuscole bocche,

da bioccoli di brina a custodire in chi l'ama la grazia,

ori e rossori di un minuscolo sguardo,

il peccato dolce della fragola al labbro.
Come passerotto attende il cibo dal becco di madre
e scioglie il rigore invernale
dal suo palpito

di gioia e dolore che confonde il nido col cielo.
Non dà
peccati, solo felicità a chi l'ama
la mutevole ragione di del verso a chi lo cerca . 

Un farsi brevi

Quel poco che ti basta già lo indossi:
un cenno di saluto, qualche ruga in più.
Se finge accenno di ripresa, è tutta un farsi breve,
la vita, spendere occasioni di voci, di strade,
morirti fra le braccia senza far rumore,
e disarmare ali e sguardi, toccare fino in fondo
i residuali silenzi, fugare dentro la frenesia
dei giorni la mutevole condizione d'essere senza confini,
vinti o sopravvissuti, rastremati dalla trascorrenza,
ancora acerbi al mondo, eppure arresi alle mutazioni
dei vivi, all'odissea dei morti.


E' altro il senso

Qui l'inventario è minimo,

solo il necessario, il frammentato.
Rivela pochi tratti di matita, qualche lume acceso,

un canto di gente di passaggio che sconfina sempre,

sconfina e non sa dove.
Il giorno è fiore stropicciato dalla pioggia.
Ogni voce si perde, come se svanisse,
abbracciando le motivazioni dell'addio,
l'inverno senza acrobazie di rondini.
I sogni non decollano, i prati vivono il tempo
illimite che risponde ai morti, agli alfabeti persi.
Le parole si stringono per poco:
la verità è altra dal suo senso.




Fedeltà disabitate


Nelle piazze di notte tacciono le voci,
ogni cosa si accorda al silenzio
come un lampione antico senza acetilene.
S'incontrano risposte atte a reclamare
la felicità del poco, del già detto, dell'addio.
Mai punti di raccordo, suture...
Le fedeltà disabitate offuscano il tuo iato, l'emozione.
Le cose sono cose e tu non le possiedi,
ti camminano accanto e non le vedi,
cercano il tuo sguardo che le spinga più in là,
oltre la tenebra, verso una luce chiara
e senza inganni.





Il limite

E' questo il limite marcato, il sogno che ti spetta?
Tradisce noia, qualche strada senza sbocco,
lo smalto ti si scrosta, l'aria punge,
si fa breve, a tratti, è quasi nulla sul tuo labbro.
Tròvalo allora il luogo condiviso, l'incontro che rallenta
la morte e ti consola, un fascio di emozioni che sa attendere
e non rantoli quando l'inverno giunge
e non c'è fuoco, non c'è fascio di rose scarlatte.
Arriveranno i giorni del sole
a rismaltare fiori sui veroni, ore nuove d'amore,
(sensi e cuore), oltre, è polvere di contrade,
luminarie che si spengono.


Camminiamo

La vita è in questo silenzio? E' questo scacco d'anime e di sguardi?
L'erba poi rinasce, l'uva pare acerba.
Tu trovala l'occasione giusta,
gli anni muovono a un battesimo nuovo,
a un risveglio che non è da vigilia d'avvento.
E tutto annotta, pare un diario necessario
che rimanda a nuovi inverni, a nuove prove, a sbagli
ancora tutti da decantare, distanze minime da coprire.



















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