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Trattasi di blog a carattere culinario che raccoglie migliaia di ricette di cucina

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Dal repertorio di Ninnj Di Stefano 2 poesie edite

Pianto di maree

Era attesa d'albe e tenerezze
a trascorrere il canto dello sguardo.
improvviso il dolore dei silenzi,
tu brace accesa d'ore liete
residuavi l'ultimo miele.
Lente squittivano le ombre
nei fiotti di fogliame
e vi smoriva l'incanto di radici,
del giorno il cauto mutare delle brezze.
L'estremo rinverdire dei crocicchi
è ora pianto di maree.




Perdersi

Eppure, c'è un silenzio a tenerci avvinti,
un assedio di cose in sospeso,
dove il tempo si consuma immemore.
Pure se sono le memorie a darci
la certezza delle tracce perdute,
oltre il muro di una quieta essenza
ti ritrovo intatto.
Anche se il calendario ha i giorni in fieri
e ci trastulla talvolta un'alba insonne.
Pure se stringessi forte le mie mani,
solo un lampo sarebbe a cingerci dappresso,
a darci nostalgie di giorni al sole,
repertori d'echi obsoleti o stanchi.


Il criptico senso del risveglio

E' ancora là il dolce fiato dell'assiolo,
sul ramo fiorito di maggio,
lascia ombre nel cuore, induce timore alle rive
odorose di mentastro e lupinella.
E spalanca al mattino il sogno dei vivi,
la traccia che incanta le pietre
sul moggio la sera.
E persistono antichi tremori,
al risveglio.


Il vuoto

Cos'è questo senso di vuoto
che s'avventa sul fiato del mondo?
(non è certo il danzare del vento
alla prima falce di luna).
E' salvezza o è schianto l'alchimia
di parole, le spighe mature
che si piegano al loro dolore?
Una vertigine pare smaniosa
di essere lievito e pane,
ma trova sfinite le erbe,
i mattini capovolti alle ortiche,
un gelo che frange la terra
e gronda un pianto d'attese.  
E' follia che sfodera i mali del mondo?
o è l'unico male che semina miglio
abbrunito nel solco della tormenta?
La strada si chiude:
il segnale è presagio che trova
l'indicibile ombra, l'estrema sua sorte.


Come aquiloni

Inbianchi il tuo spazio,
dove persiste ancora
chiara di stelle la notte.
Risorgi dal fuoco dove più fonda
la forza del dolore t'inabissa,
Lì, s'apre uno squarcio d'eterno,
una commozione di erbe controvento;
e non trova la giusta direzione
il seme da mettere a dimora.
Come aquiloni sulle stoppie brulle
avverti un'accelerazione d'anima,
senti pulsare in vena la parola,
che coglie appena un po' l'enigma
dei fonemi e li disperde.




Il fermaglio

Il pensiero come risacca
torna a te, al tuo passato irrisolto,
torna fino all'estrema origine,
a quella dimora d'utero che salva.
Ogni cosa resta infissa al mistero
che ignora la felicità.
Sotto il sasso cogli più da vicino
la densità del dolore, senti piangere il petalo,
avverti il suo farsi erba e luce,
il suo morirti accanto: come fermaglio
a trattenerne l'essenza.


La conca del cuore

Sono queste parole a scolpire
il silenzio? o è il canto timido
dell'allodola a disperdere
i segnali del mattino?
Un canto di spighe e girasoli
cresce nella carne viva, ha pudori
ormeggiati ai casolari, guizzi di memoria
che crescono nell'ombra
come erbe d'inverno.
La casa degli avi ora mi ospita
dentro morsi di stupore, s'illumina
al grido d'altri cieli, per tornare
nel sussurro mite della conca del cuore.



A fil di pelle

Voglio seguire ancora
il battito dell'onda alla battigia,
seguire virgole di Luce
in cieli cristallini, mordere spore
di mirtilli e rossi melograni,
ascoltare soffi d'eternità dentro
conchiglie vuote, e acquemarine.
Andrò per cieli di galassie 
a cercare ancora brezze di stupore.
Appena oltre il silenzio 
incontrerò il perdono dell'ortica,
le piume di rondini a respirare
nel solco di una vela
che trema fra le ciglia a intenerire
nidiate di uccelli canterini.
A fil di pelle il tempo
scolpisce le pietre dell'attesa,
le rarità del dopo.


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