Il senso provvisorio delle cose
E' un andare, il nostro, sfiniti
oltre quel muro d'ombra,
una condizione imperturbabile di gelo
che attanaglia le parole non dette,
quelle che entrano nel tormento
o nella gioia (poca in verità)
che rende trasgressivo il concetto
del chiaro e dell'ala, un cielo che esige
la luce reiterata nello sguardo,
come se dietro al nulla
vi fosse la certezza del coagulo,
il seme intrigato d'amore, in lotta col vento
che vuol fecondare i suoi campi.
Ora che impazza l'edera ai muri
e il calicanto dilata inflorescenze,
una forma diversa persiste
e si fa muta, provvisoria a quel vuoto
che si ritrae anch'esso senza un grido.
Altro è il crocchiare di foglie al viale.
Oltre il dolore
Luce d'oltre ti canta nel petto,
come un coro d'angeli alla luna,
e fa capolino all'infanzia felice,
al vento che spinge l'orgoglio
oltre il dolore delle solitudini,
al rosa di mille albe rinate
che umiliano la follia del dolore,
sicché l'erba rinasca alla sua morte.
Il più tenace
Il vento è più tenace dei ricordi,
sobbalza, s'incarna ai nidi
delle cinciallegre che l'inverno
sveglia dai granai.
Ogni cosa pare reclinare
come asfodelo stanco sul suo stelo,
e pare entrare in rada
ogni vela solitaria, dopo lungo inverno.
A fil di pelle è un quieto vivere
il mistero, in cui tutto si nega, tutto si ricrea.