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Trattasi di blog a carattere culinario che raccoglie migliaia di ricette di cucina

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Dare un volto alla Poesia è ancora possibile

di (Ninnj Di Stefano Busà)

L'uomo come ebbe a dire E. Kant, appartiene al regno dei fini, e non a quello dei mezzi. Ed è per questo motivo che non deve lasciarsi condizionare da strumenti, da immagini e cose che hanno la prerogativa dell'utile a discapito del fine. Il poeta nella nostra "società dei consumi" non è altro che un'espressione vaga, aggredita dalla turba volgare e dal fiume sempre in piena, che esonda di prodotti di illegalità e di contraffazione.
In un mondo come quello al quale si appartiene, nel quale dobbiamo vivere e soprattutto sopravvivere,è inconcepibile pensare al poeta come un dio alato: del resto non lo è mai stato e mai lo sarà, per una considerazione che a dir poco è banale, egli non vola, ha i piedi ben piantati e si avvede di ciò che avviene intorno a lui. Il poeta appartiene al mondo, non è un extraterrestre, non è alieno dalle vicissitudini, dai turbamenti, dai tormenti, dal dolore che ogni essere umano porta con sé. Se possibile, soffre di più per questa sua attitudine visionaria e idealista della condizione umana, ma sono le sue insegne, dovute alla sua esistenza di esule in terra sconosciut,.(perché il poeta questo solo vorrebbe, a questo solo aspira: vivere in un mondo altro, in una dimensione più cosmica e meno mercificatoria. Una società, come la nostra aggredita brutalmente da volgarità e teleguidata da business, da vantaggi immediati, da utili stratosferici, da consorterie senza regole, da scambi spericolati e mirabilie di ogni genere, il poeta conosce i suoi limiti, sa che l'inutilità ha soppiantato la morale, che il superfluo la fa da padrone sulle necessità, che la legittimità del giusto non è mai il dato preferito di chi lo circonda, sa che il fanatismo è di regola e l'etica è divenuta uno spartiacque tra chi divora e chi è divorato. Eppure continua ad insistere, a bussare ad una porta chiusa, a chiamare da lande disertate, poco frequentate e irrise dall'altra parte del cielo. Con una carica sorprendente, (in ciò deve ricercarsi il valore del poeta) nella sua capacità di reggere lo squilibrio tra sé e gli altri, nella volontà e costanza a voler divulgare il suo credo, la parola fatta luce, il patrimonio intellettivo che lo distanzia e lo affranca dal sottoprodotto di tenebra e di oscurità mentale.
Una poesia basata sul potere creativo dell'immaginifico, pur se di difficile interpretazione, pur nel criptico che non ne sostiene la fruibilità ha sempre del miracoloso, ed è in questa complessità e contraddizione che il pensiero si riabilita dalla violenza di un mondo, che si rapporta a tifoserie acefale, a terrorismi occulti, a culture abrase, quasi cancellate. 
La Poesia allora non può fare altro che opporsi con tutte le sue forze all'insorgere del male, al suo umiliante, mediatico ruolo distruttivo, che la rende impotente. La tecnologia avanzata, computerizzata dei nuovi sviluppi telematici  sembrerebbe emarginare e quindi escludere i poeti dal suo porsi in dirittura d'arrivo verso la capacità catartica delle regole, che diventano sempre più insostenibili. Il poeta appartiene a questa terra, è impasto di carne e sangue, avverte la spinta delle suggestioni, delle passioni, delle emozioni, forse più di altri, non condivide solo l' appartenenza ad un mondo senza la luce dell' intelligenza

In questo suo progetto che va oltre ogni dettaglio pianificatore, oltre ogni esegesi sull'utile e sulla tragica appartenenza al dominio della giungla, il poeta è affiancato dalla sua carica emotiva, dal suo diniego alla brutalità, dal suo negarsi alla morte che lo rende impotente dinanzi a un piano cosmico, il cui destino è designato dal nostro Creatore e non certo dalla dissolutezza e incapacità di un di un suo simile che sente di dover snaturare la poesia per poterla ignorare. 

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