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Trattasi di blog a carattere culinario che raccoglie migliaia di ricette di cucina

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IL GIORNALISMO OGGI

di Ninnj Di Stefano Busà

 

Parlare di "giornalismo" oggi è diventato una sfida. C'è nell'intera categoria una sorta di capitalizzazione e di allineamento alla politica di tono mediatico e allo stesso tempo "rivoluzionario", perché va a scardinare quelli che sono i criteri deontologici di tutto il sistema giornalistico del passato.

Una grande riaffermazione dell'"ego"che non è motivo di orgoglio per chi lo pone in essere, ma un declassamento e una posizione di estraneità a quelli che sono le tematiche, le argomentazioni prioritarie rispetto alla società, alla civiltà, al buon senso.

In un mondo globalizzato in cui tutte le forze dovrebbero confluire in un unico esito valido, ovvero: l'informazione onesta, limpida, il rendiconto veritiero fatto di notizie e di dettagli è divenuto una sorta di scoop, di gossip in cui si trova di tutto e di più con la vaga intenzione di sollecitare l'interesse dei media, di captarne i segnali, per un successo personale e un tornaconto privatistico.

Per l'individuo moderno che si fa carico di grandi aspirazioni e di grandi progetti in un sistema di globalizzazioni informatiche, in cui le notizie giungono "via cavo" in tempo reale a interpretare, quasi ad anticipare fatti e avvenimenti, quella del giornalista è diventata un'idea di secondaria importanza che va a depositare il suo ricco patrimonio genetico di cultura e di passione in un crogiolo di pericolose e a volte diffamatorie ambizioni.

Il gossip che continuamente viene fomentato e seguito denota un abbassamento, un declino una débàcle in una corsa sfrenata al tentativo di giungere per primi alla notizia. ma lo scoop spesso si rivela un boomerang, una sortita stravagante, una messa in onda fuori luogo e tempo, poiché è stata soppiantata da internet, che la fa da padrone sul giornalismo di massa e sulle reali condizioni in cui operano al momento "i corrieri" di notizie.

C'è spettacolarità e confusione, leggerezza e disordine nel produrre un giornalismo cosiddetto "di cassetta".

La corsa verso il battage pubblicitario, la messa in onda della notizia stessa sul televideo, su internet, sui canali satellitari la rende disponibile al mondo intero. Da ciò si evince che  la carta stampata non trova più interesse nel pubblico: diminuiscono i lettori dei giornali, niente è più come una volta.

La stragante maggioranza non compra più quotidiani, poiché sembra di leggere sulla falsariga del "telegiornale" notizie già obsolete, le quali  a sua volta risentono della variegata e ingarbugliata temperatura politica, degli orientamenti e delle sollecitazioni economico-finanziarie delle grandi imprese editoriali.

Fare il giornalismo oggi è diventato un business: ci si aggrega al padrone di turno e si parla o si denigra a seconda delle sfere d'ingerenza quotidiane o almeno del momento, delle alternanze e delle capitolazioni di questa o quella corrente politica, di questa o quella direttiva dichiaratamente partitistica e politicizzata. 

Una volta il "giornalista" era lo specchio della società, oggi è il riflesso di questo o quell'accomodamento, di questa o quella componente di mestiere che si sintonizza sull'interesse privatistico del "far carriera" alla svelta, di passare ad una testata importante, di bruciare le tappe e, perché no, giungere in redazioni televisive, dove fare i giornalisti uol dire fare soprattutto politica, addestrare il pubblico a vivisezionare l'avversario, criminalizzarlo, metterlo con le spalle al muro, per poterne condizionare l'ascolto, come ad es. le trasmissioni di Santoro, criticatissimo giornalista d'assalto che domina l'audience battendosi strenuamente per una causa di allineamento a sinistra ostaggiata dalla destra, la quale, a sua volta. gli contrappone "Porta a porta" di Bruno Vespa (altro allineato).

Così è oggi il "giornalismo" una visuale allargata di ciò che avviene in politica, un prolungamento della lunga mano satiro-politica sui fatti e sulle vicende quotidiane di un gossip che tenta di demolire, non di costruire il tessuto sociale, una manomissione e un'intrusione nel campo delle idee con evidenti tentativi di dirottamento politico-strumentale, che la dice lunga sui risultati di un "perbenismo" culturale e di principi morali.

Oggi vige il caos, la struttura portante del vero giornalismo si è andata allentando, vi sono lassismo e insubordinazione alle regole, alla deontologia categoriale, alla disciplina perché in linea di massima tutto è concesso, sparare a vista o condurre una trasmissione di grandissimo impatto elettorale è diventato un ruolo di primaria importanza nel condurre un'attività senza regole, un vero assalto alla diligenza con dileggio e disonore per l'intera categoria.

 

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