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Un altro capolavoro del Maestro Prof. Giuseppe Supino: I Misteri del Rosario, a coronamento della sacra effige della Madonna
di Ninnj Di Stefano Busà
Questo lavoro è figlio del suo silenzio, del suo connaturato amore verso la creazione del pensiero che si fa interprete di reali esigenze spirituali, nel tradurre un repertorio di scene, soggetti, suggestioni e simboli particolarissimi e variegati, pur nella sincronia del tema trattato.
Dentro le sue creature, si avverte l’aurorale impegno dell’artista nel riprodurre tutta la ricchezza e la bellezza spirituali della Sacre Scritture, che da secoli costituiscono non soltanto il “grande codice” morale di esse, ma anche delle ispirazioni, dei modelli, delle linee di demarcazione tra il sacro e il profano, a cui si rivolge la cultura chiesistica occidentale, ma soprattutto si delinea nel complesso delle forme, di tutte le forme rappresentative dell’arte, quella straordinaria testimonianza di fede, confessionale o non, religiosa o laica, gnomica, ecclesiale o sacerdotale che ha rappresentato nei tempi il valore universale ed eterno per l’umanità.
Giuseppe Supino esegue i bozzetti preparatori a “sanguigna”: una tecnica particolare, intrisa con argilla ferruginosa di tonalità rossa con cui si prepara un pastello usato per disegnare, che precede quasi tutti i generi delle opere pittoriche dei grandi artisti. A mio avviso, esegue questo stato preparatorio con grande perizia e particolare attenzione. Questi bozzetti andranno collocati come corollario all’immagine della Madonna sull’altare, nella Chiesa Cattedrale di S. Pietro Apostolo, Minturno (LT). Sono scene variegate, illustrazioni di carattere religioso che originano dai Misteri Dolorosi e Gaudiosi, si proiettano sulla scena di Cristo e della sua flagellazione, con la salita al calvario schiacciato dall’umiliazione e dal peso della croce, al dolore indicibile di Maria ai suoi piedi, all’agonia della crocefissione, ed infine, al momento della Resurrezione, contornata da angeli vi è il bozzetto superlativo dell’apoteosi della Vergine Santissima. L’arte di Giuseppe Supino è notevolmente simbolista, manifesta il grande controllo di una mano che non cede al moderno, ma si delinea in un classicismo riveduto nei temi e nelle modulazioni, ispirati attraverso i secoli ai grandi della storia dell’arte. Sono il frutto di studi e di modelli che definiscono i tratti artistici in modo superbo e prezioso. Così com’è, l’elemento trattato diventa la forma per eccellenza, denota la maestria dei lineamenti, i chiaroscuri, le linee di demarcazione, le dimensioni, i tratti somatici degli angeli, il volto della Madonna. Trovo particolarmente splendido il bozzetto: l’Annunciazione con l’angelo che annuncia a Maria la sua prossima maternità, un giglio ne impreziosisce un angolo, quasi a significare simbolicamente la purezza dell’avvento, o il volto di Maria che da quel preciso momento viene investita da un tale enorme destino: essere la madre di Cristo.
Ogni bozzetto è indicativo di una “via crucis” che tortura il Figlio di Dio come il peggiore dei criminali, sfregiandolo e calpestandolo nella simbologia fideistico-ecumenica che ne costituisce il grande codice di trascendenza. Ma Cristo risuscitando dalla morte dà la più grande lezione di perdono. La sua religione origina dalla Verità, e dunque, risorge e commuta in gloria il suo stato di Grazia, la sua generosa testimonianza di salvezza al mondo che lo ha condannato alla croce.
Sono temi difficili da rappresentare, perché oltre che disegnarli bisogna prima interiorizzarli con studi approfonditi, facendo particolare attenzione ai testi sacri che li descrivono nei misteri del Rosario. Per poterli poi tradurre in bozzetti è necessario intuirne le ricchezze interiori dei personaggi, bisogna saperne interpretare i passaggi cruciali di questa fede, le latitudini del dolore e della rinuncia, la disperata solitudine del Figlio che si sente abbandonato da Dio-Padre. Non si possono fare soggetti d’arte così “eccelsi”, se almeno non si è assimilata la lezione del percorso divino sulla terra, il suo valore universale, straordinario che ci ha investito di grazia e ci ha offerto con molta generosità la salvezza, oserei dire, -malgrado noi stessi, - quale valore universale dell’Eterno.