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| Oggi è l'antico una preghiera
Un sogno è sempre un confine, un nuovo che evoca forme alate all'agosto che in mare si versa, come Meobe nell'occhio dell'uragano. Mentre il sole si alza e dietro l'orizzonte svolano ampi uccelli variopinti. Non ho segreti mie ombre, numi e protettrici che serrano la vita come un ramo fiammante nel folto del canneto. E voi, pensieri, restate dove il sole interamente appare una palla di fuoco o dove l'alba invoca il nuovo giorno o gli uccelli custodiscono piume ai nuovi nati, all'ora del tramonto. Oggi è l'antico, l'immemore il nuovo confine, come preghiera sussurra alla ruggine del tempo il suo mattino di luce. |
| Una poesia, Oggi è l'antico una preghiera, che si fa pluralità di intenti emotivi. Sono l'impiego degli stilemi, delle figure allusive, le tecniche espressive a dare forza al supremo bagaglio esistenziale della Busà; bagaglio, che, cresciuto col tempo, col diacronico succedersi degli accadimenti e con le successive meditazioni sull'esistere, si è espanso in parola. Parola desanctisiana. Parola totale, viva, umana, e sovrumana; parola che contiene il sapore del vivere e dell'esserci con tutte le inquietudini del fatto di essere umani. Parola che non si accontenta del semplice etimo, ma vuole scalare le vette ardue de pensiero filosofico, del pensiero pascalianamente dicotomico, umanamente inquietante. C'è qui una lezione sull'arte del dire e del fare poesia. C'è qui un sapiente e generoso impiego del significante metrico: un abbraccio iperbolico, da parte dei suoni, al fatto di esistere. C'è questa vicinanza sconvolgente fra il verbo e le smisurate estensioni dell’azzardo. C'è il sacrosanto peso della memoria, dell'antico, c'è tutta la vibrazione di un'avventura che vuole farsi perenne e con la poesia e con gli allacci al domani. E c'è il sogno. L'atto onirico. Quella parte di noi che più ci avvicina all'imponderabile; il limen, la sottrazione implacabile del presente, il recupero con l’atto creativo. C'è insomma la grande forza etica ed estetica, quel polemos di una grande poetessa che ha dato la vita, tutta se stessa alla categoria dello spirito. E l'antico si fa preghiera per dare luce alla ruggine del tempo. Versi che fanno meditare, riflettere, che fanno da punto focale per ogni amante del canto e non solo. Quelle metafore, quelle sinestesie, quegli accorgimenti metrico allusivi a potenziare i significanti. E può essere l'antico il nuovo? Può farsi l'antico speranza in un mondo che gronda insipienza. In un tempo che gronda ruggine. E che sia preghiera! D'altronde quando è che ci facciamo complici col Cielo, effondendo le nostre preghiere? Perché lo facciamo? Lo facciamo per chiedere il bene, lo facciamo per coprire quei vuoti di cui si nutre l’insufficienza umana. E allora che preghiera sia! Già nell'intenzione c'è la speranza di un mondo migliore. Nazario Pardini
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