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di (Ninnj Di Stefano Busà)
La poesia ha sempre avuto capacità sue proprie d'imporsi anche agli scettici, a chi la sottovaluta o la ignora. Essa è arte di un vivere interiore fatto di coscienza dell'essere, insieme a un unicuum di follia individuale che la domina e la crea. Qualcuno affermò che non vi può essere parola poetica senza la proprietà di un linguaggio che fa sbiadire quello usuale, quotidiano, per porre le prerogative del suo significato al di là del concetto comune di comunicazione fra simili.
In realtà, notiamo che in prossimità del linguaggio poetico ogni altro, pur aulico esperimento linguistico, perde forza, si spegne.
Qualche segreto vi sarà, allora, nella poesia che sconosciamo o disconosciamo a seconda come ci aggrada, ma non si può ometterne l'impronta di eccellenza che emana dalla sua precipua forma e si propaga al suo esterno in funzione di raccoglimento, di suggestione, di emozione.
Tutti, credo, indistintamente, siamo attratti dalla poesia come dalla musica: Chopin, Beethoven, Shumann sono Autori che elevarono all'ennesima potenza la Bellezza furente, immaginifica, portentosa delle loro superbe composizioni e interpretazioni. Anche la Poesia vive di riflesso un tempo e un luogo dell'anima, fa vibrare corde segrete, instaura un rapporto segreto fra il sé e la spiritualità più intima e profonda del nostro status di umani.
Umanità essa stessa, sussulto intellettuale, ma anche corda per toccare cieli più alti, o abissi fondi, per poi riemergere a una nuova forma, una quasi (ri)nascita, o dimensione di verità. Infatti, non per nulla, quell'episodio isolato o marginale che si dice -poesia- e che risponde appieno al diritto più autentico del nostro desiderio di elevazione.
La Poesia in ordine di tempo ha illuminato molti periodi storici dell'uomo, lo ha introdotto nelle stanze più segrete di un luogo e di un tempo magici, in cui avviene l'incontro fra il sé e l'altro di sé. Un luogo apparentemente inesistente, che invece vibra all'unisono col patrimonio intellettuale di ogni poeta, genera sinergie, induce ad affinare una creatività che la mente umana non sa di possedere. Come non può battere un cuore senza ritmo sistolico, così la poesia senza il respiro dell'universale che la stringe. Non vi può essere virtù dell'uomo se non è caratterizzata da un linguaggio altamente stringente, appassionato che porti direttamente ad esprimere attraverso un idioma diversificato e spesso subliminale: visioni, sogni, nostalgie emozioni, struggimenti, odori, colori strettamente collegati al nostro esser(ci) nel mondo. Ma esser(ci) in forma funzionale all'intelligenza del cuore, esige la caratteristica di farsi brivido infinito coi sensi, nello splendore ambiguo di memoria che si cala nella visione onirica del mondo, per poi fondersi con le albagie, le dolcezze, il miele o anche il dolore della vita, per stemperarlo e reggerne l'impatto, a volte devastante del suo magmatico non sense. Se al significato analogico di un pensiero che ci assilla noi diamo il corpo e l'armonia di un verso, la vita appare meno oltraggiosa, meno ingombrante, meno deludente, perché avvertiamo stimoli nuovi, energia nuova emanare dal nostro corpo e farsi soggetto lirico. Qui sta il potere di trasmissione che ci mette direttamente in contatto con qualcosa che va al di là del sensibile, dell'inintelligibile. Perché gli esseri umani hanno bisogno di andare oltre la porta della prigione terrena verso sfere di pura essenza incontaminata? Perché cercano nella poesia un luogo un tempo d'incontro meno reietto, che li metta in relazione con l'Infinito? Perché l'uomo si pone oltre il suo nulla in una dimensione che, non di rado, lo relega ai margini del mondo? La poesia risponde a questi piani elaborativi, pur non dando certezze assolute, si fa interprete di un suo precipuo contato con l'aldilà, dove noi cerchiamo le ragioni profonde dell'essere, la poesia ci indica un fievole lume: come Diogene annaspiamo in cerca della Luce. Di certo la Poesia fa riferimento alla Luce di Dio, all'Eternità, ma non potrebbe essere il nostro piccolo miracolo, il surrogato terreno che muovendo al sogno entra in sintonia con l'inconscio? Non potrebbe essere la fiammella che prelude il Grande, Immenso fuoco che dilaga, che principia da un quid (terreno) per riferirsi al Tutto? o almeno a quel che portiamo in noi, senza avvedercene, senza sospettare minimamente di possedere il dono cui l'ardita fantasia ci condanna per firmare, per così dire, il nostro piccolo, trascolorante desiderio di non morire?