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di Ninnj Di Stefano Busà
L' ultima raccolta poetica di Antonio Spagnuolo: Fratture da comporre" è un viaggio dentro la mente, un fortunato essere presenti a se stessi e un malinconico riemergere alla memoria che cerca alla rinfusa, annaspa fra le rovine del naufragio in cerca di una Nausicaa e di un Ulisse nel territorio sovraffollato di una bellezza illusoria, di una nostalgia di cose perdute o mai possedute, di amori veri o presunti che restano nel magnetismo della mente avvolgendola e coinvolgendola nei territori dell'attesa, della speranza, della salvezza possibili.
Vi è tra i versi di Antonio Spagnuolo quel labirintismo magmatico, quel tentativo di risorgenza e di aurorale sfida verso quelle emozioni che si vanno assopendo, che vanno trovando nicchie di torpore dove rannicchiarsi e rassegnarsi alla loro fine, al loro declino.
L'interrogativo si spezza ad ogni emozione, ad ogni suggestione che l'autore, in grado di stimolare dalla sua meditazione, coglie e decifra come un rabdomante alla ricerca dell'acqua.
Fratture da comporre è un libro da leggere tutto d'un fiato, sono componimenti lirici che hanno la tristezza della narrazione poetica, ma vibrano di una loro speciale malinconia, all'interno di un rimpianto appena accennato: il tempo, l'imperfezione, l'attesa, le insidie, le maschere della vita hanno tutte il loro peso nella riduttiva ottica del congedo, ma ogni cosa sa redigere la giusta misura di ascolto e di pronunciamento, ogni deriva si gonfia e si sottrae alla sua sconnessione, alla sua fuga dal reale, alla sue variazioni molteplici, mirabolanti ma pudiche; si sottrae al pudore solo la parte amorosa che gioca un ruolo preponderante nella vita di ognuno, balza in petto dai colori, dagli odori, dai sapori dalle parole incustodite, dalle immagini sfocate e ad un tempo stesso impresse a fuoco, lasciate a macerare dentro sentimenti di fantasia sognante, di frenesia e di meraviglia. Come in questi versi che denotano le sfumature di un'assenza che dilania. "Fu il gioco disperato della vita che sfugge,/ il sole amareggiato, il desiderio irrefrenabile/ che trascina a fatica un'impossibile insania:" ( pag. 11 ) la parola del poeta si fa sigillo e cuna di frantumi di stelle, dentro un'allegoria che metabolizza e rende più lieve il distacco, la perdita, l'assenza.
Vi sono punte acuminate nella poesia di Spagnuolo, misure di rimpianto arroventate dentro la carne viva del distacco: "Avrei voluto ritrovare i miei anni virili,/ quelli che la bizzaria pettinava nelle stanze del sogno,/ ma senza più parole ho chiuso ogni poesia." Ove poesia sta per amore= sentimento del delirio amoroso, rinserrato corpus di un arcobaleno non più iridescente, ora esposto ai crepuscoli, alle eresie, agli inganni del tempo inesorabile, e alla furia distruttiva e acuminata dell'assedio di memoria.
La dicono lunga questi versi che, a mio parere, sono chiarificatori dello stato d'animo del poeta, sono aculei nel tessuto degli accadimenti, vibrazioni ultime o strappi fra gli interstizi di un cuore che vibra ancora vivo, nella prigione degli accenti irrimedibili del tempo perduto, e si concede ai ricordi: "Innamorari è facile:/ slabbrare i connotati è l'ultima attenzione/ dello specchio che chiude il mio catalogo"; ove per specchio (ritengo) s'intenda l'appiattita rifrangenza di un cuore che batte i suoi ritmi dentro le cicatrici della fantasia e per catalogo la pagina della vita che ancora si ostina a fomentare illusioni, ad accecare con bagliori "il verde di radici dissepolte".