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Trattasi di blog a carattere culinario che raccoglie migliaia di ricette di cucina

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ORA ARRIVANO I NODI AL PETTINE

di Ninnj Di Stefano Busà

 

Quando si dice: "giungere ai nodi al pettine" non è una frase fatta. Stamo assistendo giorno per giorno allo sgretolarsi delle certezze, dei sodalizi, dei rapporti, delle regole che devono determinare e regolare la COMUNITA' EUROPEA fatta di molti membri differenti gli uni dagli altri, per costumi, privilegi, diritti, supremazie, economie, cultura, etnie.

Fare di tutte le erbe un sol fascio doveva suonare male sin dal principio, ma non si è voluto tener conto di nulla: l'importante era esser(ci) in un contesto internazionale che avrebbe dovuto sancire l'elitaria appartenenza ai Grandi del mondo occidentale. Il fatto di non farne parte doveva apparire un arretramento di condizioni, un'umiliante distacco dalla Compagine del mondo che conta.

Oggi, questa distanza appare quanto meno fantomatica. C'è la corsa a perorare ognuno per sé la causa di appartenenza ai privilegi di casta; vi sono i primi della classe e gli ultimi (è sempre stato così) ma ora è molto visibile e tangibile l'atteggiamento di superiorità che la Germania e la Francia vogliono esercitare sugli altri stati dell'unione. 

Nella sostanza siamo il fanalino di coda dell'intera combriccola, la più disastrosa retrovia dei sopravvissuti.

La grande alleanza si rivela ogni giorno di più una frana, e non c'è bonaccia, non c'è intesa che tiene, quando le parti in causa sono disomogenee per natura, per stirpe, per tradizioni, per condizioni socio culturali ed economiche, così differenziati tra loro da non potersi compattare, armonizzare e neppure essere solidali, capirsi, sostenersi.

Constatarlo non può che rivelare l'inesattezza della visione complessiva, il disappunto per le mancate promesse, il disprezzo delle regole, e infine l'assoluto assenteismo delle più elementari regole di aggregazione.

Per conto mio, era possibile intuirlo, poichè la saggezza afferma che è -fattibile-  auspicabile un'aggregazione tra pari, (mai risulterà omogeneo e compatto un associazionismo tra elementi differenti) che abbiano come visione d'insieme un'intesa economica) è un'assirdità, qualcosa che è altamente distonico da far indietreggiare invece che progredire. L'uomo inteso come individuo non ò fatto per intessere a suo beneficio un'amalgama, un comprensorio di diversità e di scambi. L'uomo è egoista e fortemente legato alla sua indole egocentrica e isolazionista. Quando si lega o si associa si fa male da solo.  

In questo sodalizio e unione di stati-membri non c'è nulla di paritario, tutto e niente ci accomuna. 

L'Italia, come si vede arranca, non regge il passo, gli altri proseguono, si confrontano ma vanno avanti.

L'Italia resta al palo: una ragione vi sarà, e non è solo la crisi, bisogna riconoscere che la bella penisola non era in condizioni economiche da poter competere con gli altri: ammetterlo sarebbe stato doveroso tributo alla Nazione, servizio reso al popolo da un governo responsabile, lungimirante.

Quando le forze in campo sono dispari è facile essere disarcionati al primo ostacolo.

E l'ostacolo, per nostra sfortuna è stato di proporzioni planetarie, uno tzunami incalcolabile per le nostre sostanze fianziarie, una vera maledizione che ha portato molte nazioni sull'orlo del fallimento. Ora, anche se l'Italia non è in queste condizioni disperate, rischia di uscirne con le ossa rotte, perché non cresce, non è al passo coi tempi...

Ecco perché parlo di nodi al pettine. E' evidente che la disparità doveva venir fuori, era chiaro che la neonata Comunità Europea non si facesse carico dei problemi di altri paesi membri.

Dai primordi del mondo, ogni pesce grosso mangia il più piccolo, figurarsi se in un contesto di decisioni e di vantaggi privatistici, potessero far passare regolamenti che reggessero i paesi zoppicanti.

Questo non è nella natura umana ed è ingenuo solo pensarlo. Si è visto come hanno reagito all'invasione dei profughi dal Nord Africa, si è visto come non hanno agevolato il flusso migratorio clandestino e non hanno alzato un dito per tentare di arginare o almeno concordare  la diaspora devastante e l'invasione di Lampedusa. Lo stesso Marone ha messo in dubbio, il perché si stia ancora nella Comunità Europea.

Certo uscire ora equivarrebbe ad arretrare, uscire ora sarebbe un disastro peggiore, sarebbe una retromarcia da confino, un esilio storico, un'emarginazione con tutto il sapore di una sconfitta.

Stringere i denti, allora, e proseguire, ma fino a quando? fin dove sarà possibile giungere senza che il filo si spezzi? La nostra economia va a rotoli. E gli altri tirano acqua al proprio mulino. Pensate che vi possa essere nell'immediato futuro un salvamento per una scialuppa che fa acqua da tutte le parti? o  piuttosto, ci spingeranno in mare aperto lasciandoci al nostro destino.

Personalmente penso che, se non entravamo  nel MEC non saremmo in queste condizioni. Grazie Prodi!

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