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Trattasi di blog a carattere culinario che raccoglie migliaia di ricette di cucina

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UN VIAGGIO INTORNO A NOI IN UN'EPOCA GLOBALIZZATA

di Ninnj Di Stefano Busà

La Filosofia è in genere un viaggio intorno a noi, alla scoperta di quelle teorie vere o ipotizzate di cui il nostro essere richiede continue prove nella segreta speranza di giungere  a verità possibili, a misure d'indagini che consentano di proiettarci verso mondi sconosciuti, alla ricerca di noi stessi e delle ragioni d'essere in ambito di esistenza, di morale, di coscienza, di scienza, estrapolando dai processi culturali quelle tendenze sociali, religiose, quei mutamenti epocali, di gusto, di giudizio, di conoscenza dei quali siamo tenuti a darcene una spiegazione plausibile in quanto li viviamo quotidianamente, li condividiamo coi nostri simili, li indaghiamo etc.
E' chiaro che ogni epoca ha avuto i suoi filosofi, ma, oggi, coi tempi che corrono è ancora possibile ricorrere alla Filosofia come scienza e studio dell'intelletto per darsi risposte esaurienti e ipotizzabili?
Chi si ferma più a pensare? a meditare...? Riflettere è diventata un'impresa alquanto improbabile. Non c'è più tempo per collegare cose e persone, per studiare le correnti di vita che ci ostruiscono e ci bloccano ogni strada percorribile.
 Le guide della vita sono divenute troppo labili, le correlazioni non esistono più, si tenta in tutti i modi di evadere le problematiche, di glissare sui riferimenti, di trascurare le logiche esistenti con uno stacco da stakanovisti. Persino la materia filosofica sembra arcaica, obsoleta, confusamente e decisamente da scartare in un'epoca come la nostra dedita alla corsa ad ostacoli, e alle vicende dell'utile e del superfluo.
E' del tutto evidente che in un excursus epocale e nel mutamento stesso dei tempi e delle ragioni d'essere delle generazioni, si assiste sempre ad una metamorfosi, con conseguenze che vedono i modelli di vita farsi diversificati.
Ma oggi più che mai la Filosofia non dà quelle risposte che l'uomo della strada si attende. Un tempo, dai pensatori ci si attendeva verdetti e studi, approfondimenti e indagini che avessero a cuore la sorte dell'uomo sulla terra, le motivazioni stesse della sua esistenza sul pianeta. Oggi la materia sembra non appassionare più nessuno: il linguaggio, la ricerca, la discettazione sono andati sempre più affievolendosi fino a scomparire. Il dialogo fra esseri umani si è andato disertificando, accomiatandosi definitivamente da quello che un tempo era il tentativo dell'intelligenza di orientarsi a tutte quelle materie e categorie intellettualistiche che avessero attinenze con il raziocinio. L'isolazionismo, il nichilismo, il libertarismo la fanno da padroni in funzione dell'utile e della materia gretta orientata solo sui disvalori. Non è più di moda, non è più tempo di smarrirsi in dissertazioni "futili" (le definiscono), ancor meno sulla Metafisica che affronti il problema esistenziale dal lato del dolore, della sofferenza, della coscienza, della vita e della morte, dell'etica e della religione. Non c'è più voglia di fermarsi a riflettere su problemi di Trascendenza: si deve correre per far presto, per gestire la sopravvivenza, pensare a come sbarcare il lunario, provvedere alla rata del mutuo, portare il cane dal veterinario, i figli a scuola di karate. Correre è la parola d'ordine, correre senza pensare di fermarsi più. Ma dove?
Il mondo ruota entro un'orbita che si è fatta fuorviante, ponendoci dinanzi all'estradizione di noi stessi. Il mondo globalizzato a cui assistiamo, ora, sempre meno ammetterà di confrontarsi con la coscienza, con la ragione, col buon senso. Tutto si va restringendo sul piano politico ed etico, ma anche sociale ed economico; cioé il rapporto, le dialettiche fra i propri simili diventano sempre più voci nel deserto, senza avventure né aperture d'ali , senza confronti né verifiche, perché il tempo è un'entità nemica, si va ogni giorno di più frantumando, divenendo inesorabile congegno contro l'uomo stesso, che si dibatte in una situazione senza scampo.
L'umano è soggetto alla perdita del tempo, perché come unità di misura agli uomini spetta l'intervallo tra la vita e la morte che ogni ora è sempre più labile e si assottiglia, si atrofizza, differisce da noi, precipitandoci nel caos delle nostre contraddizioni, delle nostre abiezioni, delle nostre inadempienze e conflittualità.
Il tempo residuale è talmente precario da non poter rimandare nulla al domani. Ogni giorno, ogni ora della nostra esistenza sono preposti ed esposti al rischio di vedersi depredare la vita, senza averla vissuta. Perciò, mal si rapportano i nostri progetti col linguaggio filosofico che vede tempi lunghi e sistemi d'indagine a lunga percorrenza.
I viaggi intorno al mondo, le scoperte, le ipotesi sono tali da soppiantare in partenza ogni tentativo di scandaglio del reale. Noi infatti viviamo proiettati nell'irreale, nell'impenetrabile nostalgia dello spirito che ci rende fragili, insicuri, spaesati in una terra di nessuno, molto diversa da quella cui eravamo abituati solo 70 anni fa.
Ormai un'incolmabile distanza ci rende estranei gli uni agli altri. I nostri progenitori ci appaiono gente arcaica, quasi extraterrestri, organismi obsoleti e cavernicoli. Ma l'elemento più inquietante è il fatto che non si veda più la correlazione tra il pensiero e il mondo.
A popolare qualche nostro sogno, a sollecitare qualche guizzo d'ala ci sono solo l'Arte, la Poesia, perché distraggono dall'atrocità del momento vissuto in solitudine. Non siamo più vivi nella parte più interiore della coscienza, non avvertiamo più l'anima. La parte più vulnerabile della nostra intelligenza traghettata verso fantomatiche illusioni si è andata diradando, e sta morendo per mancanza di ossigeno. In tale agonia, in tale decadente sistema di linciaggio morale, la forma della Filosofia è bandita e ogni accanimento terapeutico per tenerla in vita è soggetto a fallire.
E' inutile al ridimensionamento qualsiasi rimedio: l'eutanasia  dell'intelligenza è in fase terminale. Ci tocca vivere nel limbo, e non è solo la mia impressione personale, credo sia la condizione sine qua non in cui ci tocca annaspare senza spiragli di luce, e il giudizio degli uomini più colti ce ne dà conferma ogni giorno.

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