Trattasi di blog a carattere culinario che raccoglie migliaia di ricette di cucina
di Ninnj Di Stefano Busà
Sono ricordi, flash di vita e schegge di un itinerario esistenziale che fanno di Alberto Oddone il protagonista di alcuni racconti interessanti. Con il libro "Il Gemello mite" Oddone ci regala attimi della storia dell'umanità che vede nella guerra un nemico da abbattere.
Un poeta, quale Oddone è, non può che intraprendere da altra angolazione l'idea di guerra, di strage, di distruzione. Un poeta quale egli è non può approvare e giustificare criteri di annientamento, di morte, di catabasi.
La vita va vissuta per quella che la realtà ci proietta, cioé un breve percorso itinerante verso un quid che è la fine della materialità e l'inizio (seppure non provato) di un'altra vita oltre; un viaggio nelle sfere alte di un'incognita primordiale che ci vede tutti protesi a cercare, a captare segnali dall'aldilà. In questi brevi racconti, Oddone si fa interprete di chiari segnali rasserenanti, di ideologie di temperanza: un bisogno sotterraneo cresce anche nei processi necrologici in cui bisogna destreggiarsi per non imbattersi in una girandola di nefandezze, in una spirale di intolleranze razziali, di istanze e strategie che spargono ovunque nel mondo il sangue innocente.
Val la pena, allora, teorizzare il momento della vita sulla morte, del principio della tolleranza, e Il Fratello mite ne è la prova, in questo fratello si annida il rifiuto del sangue innocente, si leva il grido di speranza e il riscatto di molte popolazioni afflitte da genocidi, da dittatori esaltati, un sangue versato all'arroganza e alle ambizioni di potere assoluto sugli altri, di prepotenza perpetrata ai danni dei più deboli, dei diseredati, delle masse di indigenti e diseredati.
Val la pena sognare un mondo migliore: morire si deve, sembra dire Oddone ma nella maniera più naturale possibile, cioé godendo il dono della vita, senza deteriorarlo o anticiparlo con guerre e conflitti che hanno il solo scopo di progettare macchine di guerra e far delirare le anime dei dannati: vedi Hitler, vedi il fascismo, vedi la marea montante di morte e disperazione dei sopravvissuti alla furia delle dittature, di ogni dittatura, da Stalin a Sadam Hussein, gli esparesidos, i profughi di Trento e Trieste, La storia vicinissima a noi di Milosevich e della sua consorte accanita sostenitrice di morte e l'avanzata degli eserciti d'avamposto degli Alleati anglo-americani a difendere i baluardi della eguaglianza, della giustizia...
Tutto è Storia, tutto è vivida memoria nella costante degli accadimenti di uno scrittore come Oddone, che traccia nel disegno disarticolato della cruda realtà bellica una traccia di compassionevole obiezione, ogni riferimento emozionale che agevoli il processo di pace tra gli uomini è intrapreso con meticolosa cognizione di causa, è descritto col silenzio di un tributo alla vita, alla pacificazione, alla fascinazione di un teorema che suscita le ragioni del cuore e le mitiga. Un sogno che delinei la pace futura non si può fare ma che la si indentifichi al processo di civilizzazione tra i popoli, sì, dove ognuno, ogni essere umano possa cogliere la Storia proprio " sul sentiero delle stelle" o con le "ali oltre l'orizzonte", bellissime espressioni inserite nel contesto di eventi drammatici per definire il processo di moralizzazione e di revisionismo storico, lontano dal "balenare di baionette", incontro ad una ideologia comune che sia liberatoria dai soprusi, dalle aberranti epurazioni razziali di Hitler.
Un pezzo sorprendente descrive la fine e il crollo di una dittatura maniacale che aveva visto la propaganda nazista andare fino in fondo. Quel momento crolla con tutto il peso della tragicomica violenza di un fanatico pazzoide: "Il teatro italiano era in gran parte liberato dalle operazioni belliche...A Caserta si firmava la resa dell'esercito tedesco dominante in Italia...Il dittatore e i suoi accoliti scomparivano dalla scena. Non più scelte conniventi con il potere...nella presunzione di tutelare una ideologia indiscutibile, inventata da un solo uomo ed inculcata nelle menti di una banda di seguaci frogati da maniacali dottrine. Berlino era distrutta e metà del Paese con essa. C'era la vita da salvare ..restava in gioco tutto il resto e dall'ultimo soldato agli Alti Ufficiali da quel momento volevano fortemente provarci. " Sono pagine intense, quelle di Oddone, pagine che controllano l'esigenza di un dirottamento del potere, verso una sterzata salvifica. Alberto Oddone descrive con moto accelerato quei momenti, li fa rivivere con tutti gli orrori e le omissioni di una vera catabasi. L'armata tedesca defenestrata e resa inagibile dagli eventi, il genocidio della dittatura, l'accanimento di imporre al mondo la razza ariana. In questo libro si delinea il diritto alla vita contro la paranoia e la vacuità comportamentale di un fanatismo esaltato all'ennesima potenza che progetta morte e distruzione per mezza Europa. Cade il suo dogma, come quel rubino nel bagno che aveva fatto scoprire l'origine ebraica fin dentro le mura di una tetra follia invasiva, prevaricante e mortale come lo erano stati i suoi progetti di conquista e i suoi metodi di repressione. Un libro a tratti interessante quello di Oddone, perchè fa riflettere sul disegno di menti malate che innescano vicende di morte, ai quali li può sottrarre la morte stessa. Racconti permeati da orrori, ma che danno l'esatta misura della bestialità degli uomini, delle loro strategie per seminare morte e distruzione ovunque, per poi crollare come burattini al primo soffio di venti contrari.