Trattasi di blog a carattere culinario che raccoglie migliaia di ricette di cucina
di Ninnj Di Stefano Busà
Silvio Berlusconi dopo la sentenza della Corte Costituzionale che ha emesso il verdetto di bocciatura del lodo Alfano è a un bivio, o perseguire la lotta contro la Magistratura (colpevole a suo dire) di persecuzione nei suoi confronti, oppure incassare l'ennesima freccia acuminata che lo vede di nuovo sotto tiro, processabile in ogni momento della giornata e sotto accusa per reati che qualsiasi pubblico Ministero può emettere contro di lui, con reiterati avvisi di garanzia, che finora assommano a 400 perquisizioni, oltre a decine di processi di varia natura, che non solo freneranno l'attività del Governo, dovendo il Premier portarsi continuamente in aule di Tribunali per difendersi e passare la maggior parte delle sue giornate anziché a Montecitorio nelle tribune giudiziarie di mezza Italia.
Ora, è sempre più difficile essere indifferenti o neutrali: si avverte l'esigenza di schierarsi ancor più dall'una o l'altra parte. Vi sono gl'innoccentisti e i colpevolisti, in ogni modo la politica è sempre più schierata dalla parte di Berlusconi per quanto riguarda la maggioranza, giornali e opinione pubblica tentennano, pendono dall'una all'altra, acuendo lo spazio che si frappone fra Berlusconi e i suoi avversari. Fino a questo momento i processi giudiziari intentati contro di lui si sono conclusi o ingiudicato o nei termini di prescrizione.
Di tutti i processi il più interessante e dibattuto sembra quello fondato sull'accusa a Berlusconi di avere corrotto Mills inducendolo a false testimonianze: il processo, com'è noto, si è concluso in primo grado con quattro anni e sei mesi di reclusione per il preteso teste "corrotto" ed è già iniziato quello di appello. Dalla stessa vertenza era stato stralciato il procedimento contro Berlusconi per effetto di sospensione del lodo Alfano, che ora viene a decadere con la bocciatura del lodo stesso. Quanto ai tempi procedurali si sospetta siano infiniti e costellati da ardui e reiterati rinvii delle udienze, adducendo nella fattispecie impegni governativi che di certo al Premier non mancano.
Il giornalismo di questa amata Italia è ben lungi dall'essere corretto, è invece accusatore, di parte, permanentemente strisciante. Da quindici anni Berlusconi viene sistematicamente tartassato dalla stampa di sinistra e dai Magistrati più schierati, vive fra patemi e carte da bollo. Mai uomo è stato messo sul legno e inchiodato come Berlusconi. Mai inquisito e inquisitore hanno fatto il corso delle cose come nel sistema democratico di un concetto indivisibile di processi e controprocessi, aule d'appello, tribunali che accusano e recusano.
Il vero problema, come afferma Giuliano Ferrara, grande giornalista, è dentro il sistema che convive col tarlo delle strategie per intentare giudizi e svilire l'avversario politico con ogni mezzo.
Ora il problema che si pone, dopo la caduta del "lodo" è quello di arrivare al traguardo dei cinque anni. Le figure politiche che si ergono giudici ad oltranza non sono molte, ma quei due che sfiancherebbero qualunque umano, non riusciranno a scalfire una sola piccola dose della volontà, della caparbietà, della combattività di cui Berlusconi è capace.
Ormai vaccinato contro dosi masicce di veleno, l'arsenico non lo scalfisce più neppure per un momento, riesce a guazzare con una tempestività, una lungimiranza, un'intelligenza politica, un acume d'intelletto che lo mostrano appieno come Leader di una coalizione che lo affianca e lo sostiene nei momenti bui.
Dicevamo il "sistema". Così non va, non sarà possibile andare avanti senza dichiarare bancarotta per il paese, ulteriori decenni di giudizio prevedibili e reiterati nel teempo insieme alle mancate riforme che il Premier non potrebbe attuare, provocherebbe il guasto < assoluto> bisogna ricorrere alle riforme: l'Italia di oggi non è più l'Italietta che si possa apparentare ad un editto bulgaro (dice Berlusconi).
Vige la filosofia di iniziare processi e portarli alla lunga, per decenni e decenni, come quello di Andreotti che alla fine dopo processi-fiume è stato assolto. In questo caso ancora una volta è una sentenza che mette fine a un atto di Governo, ancora una volta palesi detentori di un potere hanno optato di procedere rendendo anticostituzionale un protocollo governativo che sia CHIARO A TUTTI, non esclude la pena o il processo, ma lo sposta "a posteriore" per le massime Autorità dello Stato, consentendo il facile espletamento delle loro istanze governative nell'esercizio delle loro funzioni, che spetta detenere solo a Chi governa.
L'invasione di campo, la prevaricazione delle due competenze non assolve appieno la funzione di un Paese democratico, lo fa arretrare rispetto agli altri partners euopei. Il fiato della politica non sembra essere corto, ed è in quest'ambito che andrebbero fatte le riforme, liberalizzando istituzioni, politica, giornalismo, economia e quant'altro e inducendo ognuno a stare nel suo raggio d'azione, senza prevaricazioni nè tentennamenti, senza eccessi di aggressività pregressa, di vessazioni e di gogne, che deformano il sistema giudiziario, economico, sociale, industriale di un paese civile.
Ogni giorno l'opposizione è fatta con tributi deteriori, con fragili alchimie dettate dal rancore, dall'astio, dalle rivalse politiche che inficiano e turbano l'atmosfera che dovrebbe ingenerare obiettivi e strategie comuni per poter andare avanti nelle riforme, che vanno fatte nella direzione di ciò che può essere più utile al Paese. Non siamo ancora usciti dalla crisi che ci ha attraversato e devastato: sono fragili le idee, sospese talune opportunità che potrebbero modificare l'assetto italiano e farlo uscire dal ginepraio. Ma occorre la marcia in più, quella che accelera, non quella che decelera e rimanda. Non si può pensare ad un buon funzionamento del nostro sistema se non vengono apportate e alla svelta modifiche importanti, se non vengono ammodernati taluni settori vecchi e decrepiti, burocrazie stantie della Prima Repubblica, leggi che datano 60/70 anni orsono, se non viene fatto un restauro alla casa, questa crolla. Alla stessa maniera che, se Berlusconi ritarda o temporeggia, le tante ventilate riforme si possono definitivamente salutare. La parola d'ordine, allora, sia ripristinare il funzionamento di un meccanismo imperfetto, di una scialuppa che fa acqua da tutte le parti e che senza Berlusconi rischia di rimanere un carrozzone senza guida, una voragine in cui annegare l'economia che non si muove, le regole che non sono attuate, le riforme che non vengono realizzate. Agli Italiani non interessano gli scandali sessuali di un baldanzoso settantenne, della sua vita privata può fare quello che vuole, ma le riforme, sì, quelle interessano tutti i ceti, tutti i lavoratori, gli impiegati, i pensionati, le manovalanze dell'Italia intera che da lui si aspettano una mossa. L'antiberlusconismo non passerà semplicemente perché non si può avversare con tale accanimento che, chiamerei antiterapeutico per l'intero paese, un solo uomo che ha l'ardire di controbbattere (o tentare almeno di farlo) il sistema antiquato, obsoleto che ormai porta l'Italia ad essere lo zimbello dell'Europa. Destabilizzando e demolendo ogni giorno il Governo e l'operato legiferativo della maggioranza, non si fa altro che il male di tutti. A perdere la faccia non è solo la vittima di un tale vilipendio, ma in ogni modo perdono credibilità, fiducia, stima e affidabilità anche coloro che lo braccano, lo accusano, lo mettono nel tritacarne ogni giorno, incessantemente, perentoriamente, inevitabilmente da 15 anni. La sfida continua e la lotta dei media schierati dall'una e dall'altra parte pure. Le campagne mediatiche fanno effetto, fanno presa i gossip della vita privata del Premier, ma i lettori lo sostengono, hanno fiducia in lui, lo hanno votato a grandissima maggioranza. A questo punto non c'è altro da dire che: Forza Silvio ce la farai, contro i tuoi nemici: hai combattuto scandali e battaglie cruenti. Pure se la sua fase più difficile comincia ora. faccia vedere di che razza è colui che è stato chiamato a cambiare le cose. Dopo di Lui non rimane che il Buio.