Trattasi di blog a carattere culinario che raccoglie migliaia di ricette di cucina
di Ninnj Di Stefano Busà
La nostalgia, vista in funzione di un'emozione che si manifesta dal "di dentro", parla una lingua che è compresa da tutti. Poiché tutti, prima o poi, proviamo dentro di noi questo stato di perenne frustrazione, di mancamento, di ricerca che ci fa sentire il vuoto, qualcosa che somiglia ad un'amputazione, ad una menomazione che non ha l'eguale nel senso della fisicità, (a volte è talmente forte da star male visceralmente), altre da star male nell'anima, quasi come una incompletezza ab origine, una sorta di ancestrale necessità, una finitudine che ci scaraventa in un abisso di desiderio inconfessato, quasi un ritorno, un deja vu, per qualcosa o qualcuno di cui non conosciamo neppure la ragione della sofferenza. E' una lingua a sé, un codice che se si anagrammasse risulterebbe condivisibile alla maggior parte di noi, quanto meno agli spiriti più sensibili. Il linguaggio della -nostalgia- è qualcosa che ci distanzia dal comune sentire, ci trasferisce in un luogo, in un tempo che non conosciamo, o se si conoscono sono l'incompletezza e la finitudine a stabilire le regole. Tutti gli esseri umani hanno nostalgia del loro stesso -esser(ci)- in un punto, in un'atemporalità di cui non si ha percezione, non tanto come sensazione oggettuale, ma come stato d'animo che non si può disgiungere da noi, per il semplice fatto che ne proviamo l'amarezza della perdita, il disappunto dell'esilio, la sensazione che quel mondo, quel tempo siano passati sulla nostra pelle, senza lasciare traccia, e questo ci affligge, ci consuma, ci fa soffrire: Non abbiamo la consapevolezza esatta di cosa sia davvero quello che ci manca, quello che attiene alle caratterizzazioni di un progetto che sembra svanire, prima di essere realizzato. Il senso d'incompiutezza è eguale a quello di finitezza, poiché non si parla di qualcosa di tangibile, di palpabile, ma di qualcosa che aleggia all'interno di noi, senza averne netta coscienza, senza saperne valutare il diverso grado di ineluttabilità.
Perciò, questa sensazione parla in noi come un amarcord. Un sogno dentro il sogno, una primordialità di essere che commuove e graffia.
Gli artigli a volte affondano nella carne, talmente a fondo da lasciare i segni.
In realtà, sono attimi di vita che crediamo di aver vissuto, di cui non siamo neppure consapevoli, ma di cui siamo certi di esserci distanziati anni-luce, poichè, come avviene quasi sempre, purtroppo, non abbiamo la sensazione di cambiare, di mutare, di crescere e, dunque, non resta in noi la percezione della concreta metamorfosi. Quegli istanti, quei momenti di cui si ha nostalgia non torneranno mai più, perché li abbiamo vissuti nello stato psichico in cui ogni azione ha una reazione uguale e contraria, per quanto attiene alla nostalgia.
Noi ci accostiamo agli avvenimenti passati, alle sensazioni avute, con mutate condizioni di coscienza, di sentimenti, di umori. Quello che a 20 anni poteva apparire esaltante, oggi non lo vediamo con gli stessi occhi. La nostalgia resta il punto fermo di un progetto di ieri, che appare non realizzato, ma non può avverarsi né tramutarsi nell'oggi o nel futuro, di cui non abbiamo nessuna certezza.
Lo stato d'animo è assolutamente cambiato, poiché mutevoli e inadeguati sono i tempi della rivisitazione, i luoghi dell'avvenimento e le persone che abbiamo conosciuto, anch'essi mutati, a volte, irriconoscibili non ci consentono di focalizzare l'evento passato e di ricreare le stesse atmosfere, di sentire le stesse emozioni.
La vita è un continuo movimento, una perenne corsa verso destinazioni ignote, verso destini che intuiamo precari e rischiosi, perciò la nostalgia ci appartiene, in quanto incompletezza di una vita passata di cui non abbiamo sensazioni precise, dettagli certi. Il desiderio ci prende l'anima e ci fa intensamente desiderare un ritorno, che sarà impossibile, perché noi non saremo mai in grado di essere nello spirito quelli che eravamo in quel preciso momento.
Quella che Baudelaire chiama "nostalgie d'un pays inconnu" ossia nostalgia di un paese sconosciuto è proprio quel senso di vaghezza, quel disarmo spirituale, quell'abbandono al rimpianto, quel pensiero incompiuto per qualcosa che avremmo voluto possedere e che, invece, ci lascia, ci abbandona ad un senso di vuoto, o anche di "saudade" che trasforma in desiderio il tempo, qualunque esso sia del nostro esilio.
Ci manca un ritorno, ci manca l'altra metà della mela per essere completi. Rimpiangeremo sempre quel ritorno che non avverrà, quella parte di noi che è chiusa in un sacello abissale, senza possibilità di recuperi, senza appartenenza, senza asilo, poiché resta impigliata all'anima, senza essere in grado di spiccare più il volo, senza apertura alare verso il passato che non torna e che ci lascia depauperati da qualunque stagione di bellezza, di compiutezza, di meraviglia.
In poche parole è l'amaritudine che abbiamo verso la luce che scompare al nostro orizzonte, per cui se ci voltiamo indietro rischiamo di trovare le tenebre e questa è l'afflizione, poiché ne intuiamo l'assenza, lo scacco, la perdita.