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Trattasi di blog a carattere culinario che raccoglie migliaia di ricette di cucina

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LA STORIA DI UN DISAGIO GENERAZIONALE INQUIETANTE

di Ninnj Di Stefano Busà

 

Le famiglie si dicono a volte sane, si vuole significare  in buone condizioni economiche, con nuclei familiari apparentemente normali, niente che faccia sospettare di partecipare ad un'orgia di streghe, niente che dia solo il timore di essere in presenza di mostri, di assatanati, di pazzoidi schizofrenici o di ritardati mentali: solo paranoia, solo un grumo di stupidità, di menefreghismo di basso livello. Eppure, sono i nostri viziati figli i responsabili morali di una degenerazione culturale, che vede il suo minimo storico nella parte più elevata economicamente, una fascia di persone benestanti, senza eccessivi problemi finanziari,  ad occupare le prime pagine dei giornali e dei media per intemperanze, gesti di completo rigetto delle regole e solitudine estremi.

Una forza irrefrenabile li porta a condurre una doppia vita, spesso deprivata da ogni principio morale, da ogni connessione logica che non sia la più completa e diseducativa compagine esistenziale. Sono i figli della modernità, la più raccapricciante conseguenza (dis)amorata e amorfa di una generazione priva di regole, affranta, mancante di vera coscienza cognitiva, forse tanto disperata e irresponsabile. NON HANNO PIU' FIDUCIA IN SE STESSI, nella guida della famiglia né nel futuro. Una neoavanguardia guascona e devastatrice, un numero sempre più crescente di casi patologici da lettino di psicanalisi. Il fenomeno diventa sempre più inquietante, e allarma psicologi, studiosi, psichiatri, sociologi. Perfettamente inutile escludere la ns. parte di responsabilità in una problematica che assume sempre più aspetti torbidi e allarmanti. Il branco la fa da padrone. Si comincia sempre col collasso degli ideali, col non credere a niente e a nessuno, col commisurarsi a piccole pietre in un mare di guasti morali, sociali, comportamentali. La nuova generazione è fatta di figli sbandati  ai quali viene aggiunto il cartellino optional: di buona famiglia-

Ma cosa significa oggi, definire di  <buona famiglia> una feccia simile?  già forse questo perbenismo peloso, questo voler escludere l'integrità morale dei figli, dalla concomitanza educativa dell'ambiente familiare, genitoriale suona come un errore di fondo, il più temibile autofallo della ns. pagina storica. E' inutile fare i sordomuti, mostrarsi sorpresi e allibiti, giustificare queste devianze, queste intemperanze come rischi di percorso, può indurre i minori a fare sempre meglio la loro parte di insicurezza, di bestialità primordiale, può pregiudicare ulteriormente la loro condotta morale facendoli divenire dei veri mostri.

Si va dal caso avvenuto a Conegliano di 14enni cosìdetti "di buona famiglia" che hanno dato fuoco ad un casolare per noia. "non avevamo niente da fare" è stata la risposta, oppure a quegli altri della Domusnovas che hanno sfasciato una scuola, per la stessa ragione: niente da fare. Dinanzi a tali comportamenti, a stupri di gruppo, a violenze e sopraffazione sui minorati,  c'è molto da riflettere. L'idea di assegnare alle famiglie gran parte di responsabilità non sfiora mai nessuno. Tutti siamo pronti a dare colpa di tali comportamenti abominevoli a Scuole, Istituzioni, politica, società. Spesso le famiglie sono pronte ad autoassolversi, come se fosse altro e non quello di famiglia il luogo atto a corromperli.

La verità è altra da noi stessi: ne tastiamo il polso ogni giorno, fare i genitori è un compito arduo, diventa sempre più difficile essere esempio vivo, tangibile. A volte non basta la facciata a distendere l'ansia dei figli, i quali assorbono a pelle le distonie, le avvertono nell'aria, tra le pareti domestiche; non è affatto l'agiatezza economica a far comprendere loro che la vita è ardua e ciascuno la deve mettere in gioco ogni giorno, per dominare situazioni difficili, balordaggini, e turbamenti,  per non compromettere la loro giovane età in affari balordi: non basta mostrare ricchezza, benessere, timberland, racchette da 400 euro, marche di lusso nelle magliette, nei jans...basterebbe viziarli meno e spiegare loro il senso della vita, la bellezza  del dono di esistere, la qualità del vivere sani, senza le turbative di gettare sassi dai cavalcavia, per sopperire a chissà quali tare, quali carenze affettive. Basterebbe insegnare loro la bellezza di saper trovare in se stessi la sicurezza, l'equilibrio mancante,  i punti fermi, e ancora il sapersi entusiasmare o sorprendere, emozionarsi agli avvenimenti... sorridere.

Ecco i nostri figli soffrono di atarassia, non si commuovono, non sanno neppure piangere o ridere all'occorenza, non lo sanno più fare, e noi non troviamo il tempo, né le parole giuste per indirizzarli al bene, alla logica, ai valori. Viziarli, quello sì, con il "tutto è permesso" "tutto si può, ma non è la migliore condizione per la loro crescita. L'appagamento dei sogni-desideri non è tutto, bisogna anche saper rinunciare: in medium stat virtus è l'impianto valoriale che possiamo dare ai nostri figli. E non è un comportamento di facciata, quello di cui hanno bisogno, neppure una questione di rendita e di profitto... la loro vita scorre inconcludente, senza freni inibitori, senza binari, né remore, inquietamente. Ciò ci deve fare intendere la loro sofferenza, il loro disagio esistenziale, la loro solitudine. I nostri figli hanno bisogno d'amore, hanno sete e fame di amore, proprio perchè in un mondo così devastato e insinuante, privato da ogni reticenza o etica, sconvolto e subordinato a regole del gioco che sono lontane da un vero bagno d'amore, essi "figli deviati e succubi" di una generazione che li rende vittime prima ancora che carnefici, ne avvertono la mancanza a tal punto da compromettere il vero equilibrio comportamentale, senza capire le cause e le ragioni della vita stessa.  

I nostri figli avvertono come non mai l'assenza dei punti di riferimento: diamo loro le regole, imponiamoci un po' di più, non concediamo tutto e subito... regola fondamentale per avere un approccio al dialogo  è quello di essere presenti nella loro vita, conquistarsi la loro fiducia, possedere il loro cuore, senza la schizofrenia atta a fomentare in loro che sono "figli" di una generazione cosiddetta "buona" i più atroci e irresponsabili atti vandalici che farebbero inorridire i nostri progenitori cosiddetti "poveri".

 

 

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