Trattasi di blog a carattere culinario che raccoglie migliaia di ricette di cucina
di Ninnj Di Stefano Busà
Il maschio latino agisce ancora come un troclodita, ha reazioni d'insofferenza e di disagio. Viene ad essere punto nel suo amor proprio; il suo orgoglio ne esce ferito, ha reazioni apparentemente senza motivi validi. E' un passatista prevenuto, essendo per sua natura refrattario ad ogni diversificata categoria di regole determinate.
La sua aggressività tende a consolidarsi a livello inconscio, diventa cupo e meschino. Anche nel campo sessuale trasferisce il suo livore e la sua rabbia. Il successo raggiunto in prima persona, ormai da donne in carriera, porta il maschio a manifestazioni d'intolleranza e di recettività davvero intollerabili. L'uomo percepisce l'introito superiore della donna come un attentato al suo eterno maschilismo, quasi un affronto, una sorta di je accuse dell'incapacità di essere lui a condurre il pallino nell'amministrazione economica familiare. Per secoli, la donna è stata assoggettata economicamente al maschio , il quale, a seconda delle sue preferenze, ne ha fatto la compagna, la moglie, la concubina, ma sempre offrendo il suo reddito personale e camuffandolo di una superiorità istintuale che non aveva modo di differenziarsi dal suo ruolo di superiorità. Ora l'inadeguatezza si è trasformata in aggressività e violenza verso la persona che lo fa sfigurare, che lo sminuisce agli occhi dela società e lo manda in crisi. A volte questo istinto barbaro, questo accanimento contro regole fuorvianti non è confessabile neppure a se stesso, in altre circostanze, la reazione è pesante, esplode negli stadi profondi della mente come un affronto personale. Il "lui" frustrato e deluso arriva a pronunciare parole offensive nei riguardi di "lei"... espressioni crudeli, pesanti e grevi che ne rivelano la profonda ferita e l'ambivalenza ossessiva, la collera, la rabbia represse. Perché di orgoglio e di umiliazione sembra essere colto il maschio che reagisce in tal modo. Nel suo profondo inconscio egli ravvisa una frustrazione demoralizzante fatta di sentimenti contrastanti e ambigui: se da una parte, egli sembra non avere motivi di lamentazione, dall'altra il suo orgoglio ferito lo porta a scantonare, a fargli pronunciare frasi sibilline di apparente disagio. Una miscellanea di sentimenti a volte lo domina, la collera esplode improvvisa, senza apparenti motivazioni, perché il motivo rode dal di dentro e scava. Soprattutto al giorno d'oggi, in cui il denaro e il guadagno sembrano essere tutto per l'individuo, la misura senza deroghe, -il sine qua non - di tutte le manifestazioni valoriali. Subentra l'affronto: una "lei" che porta in famiglia un guadagno decisamente notevole, differenziato e superiore nella cifra a quello di Lui diventa una bomba innescata. Suscita invidia e rabbia, fa scattare nella psiche una feroce e maligna reazione di revance.
La "cultura" virilmente prepotente e arrogante del maschio si ribella, soffre del modificato assetto economico, anche se le sostanze pecuniarie messe in campo servono a migliorare lo status del nucleo familiare, egli le ricusa, le nega. Dacché mondo è mondo egli è abituato a far pesare la sua superiorità di maschio che provvede alla famiglia. Oggi questa impostazione sempre più di frequente, mal si addice alle mutate regole del gioco. La donna, se è in gamba, riesce a realizzare se stessa in una girandola vertiginosa di guadagni. E' Musa di se stessa, mente creatrice, manager, imprenditrice e sa mettere in campo tutte le sue potenzialità, le sue qualità, perciò sfonda nella vita, fa carriera, guadagna molto. Il maschio si vede messo al tappeto, ai "margini" come sul ring. Ma non è una gara fra due contendenti. E' un progetto di vita, un coacervo di forze, una deliberazione di effettive risorse comuni che dovrebbe potenziare il rapporto di coppia, saldarlo meglio. Ma l'uomo dovrebbe imparare a rispettare i tempi e le mutate condizioni del ruolo femminile. In lui invece cova un rifiuto ad assimilare e inglobare il diverso status sociale in funzione della professionalità o del successo femminile, ed è tale questa forza di negazione da determinare un divario inamovibile, una frattura insanabile, a volte decisamente fuori luogo e impensabile. Per taluni maschi diventa insopportabile anche una differenza pur minima: in tal caso si va dalla paranoia, all'aggressività anche sessuale. In qualche modo il -maschio- deve sfogare il suo status d'inferiorità e lo fa platealmente, nel campo in cui gli è più congeniale: il dominio sulla donna. Un passato di perenne dominazione economica, di sottomissione all'eterno ruolo di cenerentola alle dirette dipendenze del maschio ha fatto sorgere in lui il sospetto che fosse il re della foresta: la cacciagione la procaccia il maschio, il capo branco. Per alcuni millenni, la dipendenza totale dalla sua fonte di reddito ha determinato la cattiva sorte del suo equilibrio interiore, che oggi viene pesantemente intaccato dall'orgoglio, andando a creare stereotipi di esasperazione e d'inadeguatezza quasi allo stato puro. Ma perché mai l'uomo si trova così vulnerabile nel contesto economico/finanziario di un impianto familiare che lo vede in secondo piano rispetto alla condizione femminile? Non è certo perché la donna glielo fa pesare, né perché tende a mortificarne il suo ruolo di capo famiglia all'interno di un nucleo che lo vede comunque emergere come conduttore e e responsabile? Eppure, non è mai facile per un uomo accettare che una donna ha saputo realizzarsi professionalmente ed economicamente. In certi casi si arriva alla violenza alla sopraffazione, con scatti d'ira impensabili. Non sono rari i casi di divorzio o separazione, perché il maschio vede nella donna il pericolo della dipendenza totale da essa e questo non lo sopporterà mai. Il proprio ruolo all'interno della famiglia è ben sancito da secoli e non vi può rinunciare, anche se oggi il sesso femminile non ha nessuna colpa del suo nuovo assetto economico superiore, anche se si toglie tutto l'armamentario professionale di donna in carriera e se, in famiglia, mostra solo il volto di compagna, di moglie dolce e affettuosa oltre che remissiva, il tarlo rode dal di dentro l'uomo-maschilista e non allevia la sua sofferenza perché egli tende a portare la criniera del "leone", re della foresta, rendendo molto difficile il rapporto di coppia.