Trattasi di blog a carattere culinario che raccoglie migliaia di ricette di cucina
di Ninnj Di Stefano Busà
Per i tipi di Kairos Editore di Napoli, Tiziana Faoro, bellunese di origine, di professione infermiera professionale,distaccata al San Raffaele di Villa Turro di Milano, si consegna oggi alla narrativa con il suo primo lavoro di scrittrice.
Ovviamente, ha molta strada da fare. Ma i presupposti per attraversarla agilmente e gli strumenti per continuare il percorso vi sono tutti. Scoperta per caso da me, in una circostanza, a dir poco improbabile e fortuita, mi ha subito mostrato il lato umano e idealistico di una desrizione fuori dai canoni, di rara umanità. Un descrittivismo che fa da felice apprendistato alla sua forza interpretativa di vedere le cose sotto il punto di vista dei sentimenti, delle suggestioni che, se in quest'epoca di rari significati possono apparire con la valenza inutile della retorica, in lei, predispongono alla verifica dei significati più benevoli e profondi, meno malvagi e più elementari.
In questo esordio poetico-narrativo, già di per sé maturo, vi è l'esplorazione futura del suo limguaggio, vi è l'intrecciarsi dell'esperienza di lettura di lei, autrice-lettrice, consolidata dall'inclinazione all'accoglienza dell'altro, del malato che soffre, dell'interrogativo itinerante di una professione che visita il male ogni giorno, lo vive di riflesso, lo indaga, e lo cura con amore e dedizione, avvalendosi di quei rari incontri per creare fondamenti di estrema varietà dei temi e dei modi, per superare il disagio.
Una ricerca espressiva che si avvale dell'esplorazione del linguaggio in tutta la sua gamma di riferimenti e di intrecci, in quegli incontri saltuari e temporali in cui l'autrice s'impatta coi "suoi" ammalati, quale risultato di una degenza mai appesantita dal male, perché resa meno greve e più agibile dal buonumore e dale capacità di alleviarlo dell'autrice in questione, che fa suo, rimodellandolo, un vecchio adagio: mens sana in corpore malato, attraverso una rara perizia di adattamento al soggetto, che si vede distratto dalla malattia che in sè porta sofferenza e patimento. Nelle corsie s'incontra la gamma più completa dell'umanità sofferente; il genere umano che vive la tribolazione, il dubbio, la paura...c'è l'individuo che si porta dietro il disagio e soffre in silenzio, angoscia e tormento...Racconti che colgono l'umanità variegata del meditativo e dell'amore per il mondo, costruzione di unità tematica con l'aspetto e la dimensione più accoglienti del collettivo che lo determina.
Difficilmente io mi appassiono a racconti di esordienti, se non mostrano di possedere almeno i più rudimentali mezzi descrittivi. Per raccontare e narrare non occorre essere geni... C'è solo un gran bisogno di possedere un'anima, un intelletto pensante e delle capacità linguistiche e umane in grado di sviluppare accattivanti emozioni, sorprendenti elementi di commozione, una gamma variegata di elementi fantastici che sorregge e stimola, si fa indulgente col mondo sofferente, lenisce ferite del cuore, prima ancora di quelle fisiche.
Se poi a questi tre elementi imprenscindibili, si aggiungono i caratteri solidi e altamente umani di un desrittivismo fuori dal comune, incisivo, breve ma già altamente maturo e smaliziato, come quello della neoscrittrice Tiziana Faoro, il gioco è fatto.
Oggi in Italia troppa gente scrive, ma tentiamo di individuare il perché della loro scrittura: molti per puro spirito di apparire, in TV tra i media, o nelle prime pagine di giornali a far notizia, poi vi sono i più fortunati e raccomandati, che s'intrufolano in mille modi(spesso illeciti pergiungere alle case Editrici Elitarie che ne consacrino la fama, senza averne alcun merito.
Tiziana Faoro non è tra questi; è una tosta, senza ostentazione. bellunese di origini ma milanese di adozione da lunghissimi anni, porta in sé entrambe le categorie di elezione.
Con questi racconti entra a far parte di una lunga schiera di esordienti, ma in lei vi è certamente, a mio modesto avviso, la stoffa per progredire e dare molto di più anche in termini scrittori. La sua parola è agevole, il discorso fruibile, vi sono doti spiccate di umanità e di sensibilità.
Ho ritenuto da subito, appena letti gli scritti di doverla presentare all'Editore per un parere. E il responso è stato di ottimo gradimento. Non ne avevo dubbi. Il mio intuito e la mia difficile e abituale negazione ad accogliere lavori di esordio che siano decisamente senza alcun merito letterario, anche questa volta non ha fallito l'obiettivo, ha centrato in pieno. Hanno avuto ragione la competenza e il rigore che, modestamente, mi contraddistinguono e di cui sono fiera.
In Letteraura non ci si stanca mai di essere esigenti, prima di tutto con se stessi e poi con gli altri. Ecco perché non sono solita incoraggiare gli esordienti che non valgono una cicca. Così, è in Poesia di cui mi occupo da 40 anni, così nella Narrativa o nella Critica. Per quanto mi riguarda il mondo letterario è saturo di inutili scribacchini dell'ultima ora. Non ve n'è più bisogno.
C'è, invece, necessità di aria nuova, rinnovata, aria che porta una ventata di ossigeno all'umanità disperata, emarginata, in piena crisi epocale. Si ha bisogno di pensieri schietti, vibranti, c'è voglia di idealità, di purezza di sentimenti, di schiettezza e genuinità che di certo non mancano alla Faoro. Da parte mia, ho cercato di darle le coordinate.
Ora toccherà a lei, alla sua ispirazione e alla sua valenza linguistica dare ulteriore slancio e incisività alle opere che seguiranno. Di certo, non mancheranno le occasioni, perché Tiziana Faoro possa tornare a farci leggere ancora i suoi racconti o le sue composizioni cariche di umanità, di ricchezza interiore e di bellezza profonda del significato di "essere". Pur se persiste l'afrore del disinfettante di corsie, pur se vi è grande sofferenza e disagio tra i degenti, Tiziana Faoro cerca di eludere l'affanno più subdolo e insinuante: < il mal di vivere > che in ciascuno provoca più guasto e sconforto di qualsiasi malattia.