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LA QUESTIONE DEL CLIMA E' DI CAPITALE IMPORTANZA PER OBAMA

di Ninnj Di Stefano Busà

Il pianeta terra è diventato un molosso vecchio, comincia a dare segnali di grande sofferenza: al Polo Nord si sciolgono i ghiacciai perenni, che in un certo qual modo regolavano le acque oceaniche e tutto il sistema oreografico e idrico dei continenti, frenando quelle che potrebbero divenire inondazioni o risultare tsunami o sommovimenti dei fondali marini atti a causare enormi sconvolgimenti riguardo alle terre emerse. Ma, mentre per Bush la questione climatica era stata rinviata e messa all'ultimo posto nella graduatoria dei problemi degli Stati Uniti, si era mostrato scettico e indifferente e non aveva mosso un dito per intervenire sulla scala della diminuzione del livello d'inquinamento, rinviando agli anni successivi la verifica dei fatti, forse molto dubbioso sulla validità delle teorie avanzate dagli studiosi e dagli scienziati; il nuovo Presidente Obama, appena eletto, ha messo fra le priorità proprio la salvaguardia del pianeta.
In un incontro con i vertici mondiali egli ha sostenuto la necessità di una revisione e di una diminuizione degli scarichi tossici inquinanti.   L'emissione dei gas tossici è un allarme che già gli scienziati hanno lanciato da troppo tempo.
Secondo Obama, siamo già oltre la linea di demarcazione dal protocollo per poter intervenire sulla base di una salvaguardia planetaria, perché, interpretando i nuovi sistemi di studio, nel pieno rispetto delle regole, si evince che non si potrà recuperare l'indebito fraudolento vituperio che gli umani hanno inflitto al pianeta.
L'economia moderna fatta di allucinanti speculazioni per l'accaparramento di ingenti ricchezze di ordine industriale, chimico, farmaceutico, manufatturiero, alimentare  ha messo in serio pericolo la salute della terra. Oggi siamo ad un punto di verifica che il piano industriale deve tenere nella massima considerazione, se non vuole incorrere in una deflagrazione e in una devastante anticipazione di morte del nostro pianeta e con esso la fine sicura di milioni di persone, per gli scolvolgimenti della crosta terrestre, e la tanto temuta la quale invasione a delle acque che metterebbe in serio pericolo la vita planetaria.
Ma non è solo di questo che l'intera catena di salvaguardia deve farsi carico ed avvertire come priorità assoluta, per non andare in controcorrente,  a cozzare, contro le teorie e gli studi dei Grandi scienziati che riducono ormai a pochi decenni il recupero e l'eventuale modificazione dell'assetto terrestre: se son si interviene in tempo sintetizza Obama, l'impatto potrebbe essere  deflagrante e devastante nei confronti nell'intero sistema globale, e l'assetto terrestre potrebbe venire sconvolto dalla negligenza e incuria dei paesi più industrializzati.
La grande preoccupazione degli studiosi è quella di evitare che nell'immediato futuro si possano instaurare complessi movimenti tellurgici, sisma spaventosi, con esalazioni di grisou, dissesto dei gasdotti, con distruzione della
crosta terrestre, mancanza di acqua per sconvolgimento dei sistemi idrici, di conseguenza anche mancanza di alimentazione, cibo insufficiente e carestie per interi continenti, inoltre il buco dell'ozono venutosi a creare per il pessimo funzionamento dei gas tossici, potrà causare altri fenomeni a catena che potrebbero annientare interi paesi e cancellarli dalla carta geografica.
C'è da augurarsi che l'intenzione di Obama di apportare qualche rettifica all'intero sistema economico, con criteri di autoregolamentazione e di interventi a favore del ripristino di quei sani principi che garantendo la sopravvivenza del futuro pongano l'effetto-serra  e la salvaguardia dell'ambiente al di sopra degli interessi spiccioli di molti capi di stato e diventino il prioritario interesse per la conservazione della salute e dell'esistenza e che ciò sia superiore di gran lunga all'istinto dell'utile, soprattutto, sia condiviso dai vertici mondiali dell'intero globo civilizzato:
C 'è da sperare che tanti paesi in via di sviluppo, come la Cina, l'India, Il Brasile, la Corea e molti altri Stati, i quali si affacciano oggi nell'agone competitivo del mondo, non sviluppino quell'extrema ratio del guadagno ad ogni costo,  preferendo una finanza facile e un "utile" immediato entrambi refrattari ad ogni istinto di conservazione della specie, portando alla sua fine ingloriosa l'intera umanità.
 

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